Rivive in un sontuoso cofanetto uno dei live più importanti nella storia del rock. Uscirà infatti a fine agosto "Made In Japan (Super Deluxe Edition)" dei Deep Purple, con remix curati da Steven Wilson e un'inedita mole di materiale d’archivio.
Il 15 agosto 1972 i Deep Purple debuttavano in Giappone con il primo dei tre concerti destinati a diventare leggenda. Da quelle serate — due a Osaka e una a Tokyo — nacque "Made In Japan", considerato una pietra miliare del rock.
La nuova edizione sarà disponibile dal 29 agosto in vari formati: un cofanetto da 5 cd + Blu-ray, un imponente box da 10 Lp (esclusiva dello store Universal Music Italia) e una versione in doppio vinile nero che propone il remix del live originale firmato da Wilson. Per la prima volta, l’intera trilogia di concerti giapponesi è stata remixata da Richard Digby Smith, mentre il mix Dolby Atmos è incluso nel Blu-Ray.
Pensato inizialmente per il solo mercato giapponese, "Made In Japan" fu pubblicato nel dicembre 1972 nel Regno Unito e nel marzo 1973 negli Stati Uniti, trasformandosi presto in un successo mondiale, certificato disco di platino in America e in numerosi paesi europei.
La formazione era quella d’oro: Ian Gillan alla voce, Ritchie Blackmore alla chitarra, Jon Lord alle tastiere, Roger Glover al basso e Ian Paice alla batteria. Brani come "Highway Star", "Smoke On The Water" e "Space Truckin’" vennero ripensati in lunghe e travolgenti versioni dal vivo, che contribuirono a consolidare la fama della band. “Arrivammo dall’altra parte del mondo e trovammo un pubblico che conosceva ogni parola delle nostre canzoni. Fu una sensazione magica”, ricorda Roger Glover nelle note di copertina.
Le registrazioni originali furono affidate a Martin Birch, storico tecnico del suono del gruppo, che catturò con precisione il suono esplosivo delle tre serate alla Festival Hall di Osaka e al Budokan di Tokyo. Il materiale della Super Deluxe Edition documenta nella loro interezza tutte le performance, inclusi gli encore con brani come "Black Night", "Speed King" e "Lucille", oltre a rare edizioni di singoli, tra cui la versione tedesca di "Black Night", quella messicana di "Space Truckin’" e l’edit americano di "Smoke On The Water".
Steven Wilson, impegnato nel nuovo remix stereo e Atmos dell’album originale, commenta: “È tutto esattamente come accadde quelle sere. L’album ha una potenza e una spontaneità che i Deep Purple non sono mai riusciti a riprodurre pienamente in studio. Spero che questo nuovo mix restituisca al meglio la sensazione di essere stati lì ad assistere a quei concerti irripetibili”. Un’occasione imperdibile per rivivere o scoprire uno dei momenti più incandescenti della storia del rock dal vivo, con un lavoro di restauro e valorizzazione sonora degno del mito che rappresenta.
Ecco la tracklist della riedizione super deluxe di "Made In Japan" dei Deep Purple:
CD One: Original Album (2025 Steven Wilson Remix)
Highway Star
Child In Time
Smoke On The Water
The Mule
Strange Kind Of Woman
Lazy
Space Truckin’
CD Two: Osaka, August 15, 1972
Highway Star
Smoke On The Water
Child In Time
The Mule (Drum Solo)
Strange Kind Of Woman
Lazy
Space Truckin’
CD Three: Osaka, August 16, 1972
Highway Star
Smoke On The Water
Child In Time
The Mule (Drum Solo)
Strange Kind Of Woman
Lazy
Space Truckin’
CD Four: Tokyo, August 17, 1972
Highway Star
Smoke On The Water
Child In Time
The Mule (Drum Solo)
Strange Kind Of Woman
Lazy
Space Truckin’
CD Five: The Encores
Black Night (Osaka, August 15, 1972)
Speed King (Osaka, August 15, 1972)
Black Night (Osaka, August 16, 1972)
Lucille (Osaka, August 16, 1972)
Black Night (Tokyo, August 17, 1972)
Speed King (Tokyo, August 17, 1972)
Single Edits
Black Night (German Single Edit)
Space Truckin’ (Mexican Single Edit)
Smoke On The Water (U.S. Single Edit)
Blu-ray
Made in Japan – Steven Wilson Atmos Mix
Nonostante il peso di 50 anni di carriera, Ian Gillan ha recentemente rassicurato i fan: "I Deep Purple non hanno alcuna intenzione di ritirarsi dalle scene". In una intervista a Ultimate Classic Rock, il cantante ha spiegato che finché le forze li sosterranno, i pionieri dell'hard rock andranno avanti, pur essendo consapevoli del tempo che passa: “Non appena inizi a sentirti incapace di dare il massimo a certi livelli, ovviamente ti adatti e fai del tuo meglio. Ma quando il livello di energia cala, è il momento di fermarsi prima che diventi imbarazzante, e nessuno lo vuole. Ma finora, per noi va tutto alla grande”. Parole in linea con quelle pronunciate dal batterista Ian Paice lo scorso dicembre in un’intervista per Zoom”: “Non abbiamo mai pianificato una data per smettere, ma siamo realisti. Stiamo invecchiando, e arriverà un momento in cui forse uno o due di noi non vorranno più farlo o non sarà fisicamente possibile per loro continuare. Ma non ci pensiamo. Ci stiamo ancora divertendo un sacco”.
Il gruppo britannico ha di recente pubblicato il suo nuovo album, “=1", il primo con in organico il chitarrista Simon McBride, che ha preso il posto di Steve Morse. Lo scorso mese di luglio, Gillan e compagni sono stati anche protagonisti di due concerti in Italia, nell'ambito del loro tour europeo.
La ventitreesima opera in studio dei Deep Purple, seguito di "Whoosh!" del 2020, è stata prodotta da un mostro sacro degli studios, il produttore Bob Ezrin, e includerà 13 tracce. A realizzarla una line-up formata da Ian Gillan, Roger Glover, Ian Paice, Don Airey e Simon McBride.
Una cosa è certa: ora che la band non deve misurarsi con giganti come i Led Zeppelin e i Black Sabbath, ovvero le altre due grandi formazioni protagoniste della rivoluzione hard-rock degli anni 70, quel che veramente conta per Ian Gillan e compagni è potersi ancora divertire grazie a una formula riconoscibile che è ormai un vero e proprio marchio di fabbrica. "= 1" è un disco dove i riff chitarristici tornano a essere protagonisti: Simon Bride (che a tratti ricorda l'ottimo Gary Moore) duetta e duella con Don Airey con calibrata energia, l'apporto sempre più rilevante di Bob Ezrin anche in fase di composizione regala almeno un paio di canzoni dall'incedere contagioso e non privo di geniali intuizioni: la divertente "Lazy Nod" e la pulsante e articolata "A Bit On The Side" (miglior prestazione vocale di Gillan). Il tastierista Don Airey onora il ruolo che fu dell'ineguagliabile Jon Lord, rispolverando tutto il fascino di quell'incrocio di riff tra chitarra e organo che, unitamente al fin troppo classico passo ritmico di Ian Paice, ha contrassegnato la fase più nota della band.
"= 1" è un album che forse qualche critico troverà non privo di cliché e di inutili ripetizioni di stile, ma è anche la raccolta più solida di canzoni del gruppo dai tempi di "Perfect Stranger". Un disco che ha dispensato già vari singoli di ottima fattura - "Picture Of You" ma soprattutto "Portable Door", destinata a diventare una delle punta di forza dei concerti - e non lesina ulteriori potenziali hit - "If I Were You", "Show Me" - nonché due pezzi da novanta come la notevole "Now You're Talkin'" e il brioso rock'n'roll di "Old-Fangled Thing".