Nella prima metà del 2025, il mercato musicale italiano ha registrato una forte crescita. Secondo la FIMI, il settore ha raggiunto un fatturato di oltre 208 milioni di euro, con un aumento del 9,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questa crescita è dovuta principalmente allo streaming online, che ora detiene la quota prevalente del consumo musicale in Italia.
Dagli abbonamenti a pagamento alle piattaforme video e a quelle supportate dalla pubblicità, lo streaming ha reso più immediato l’accesso alla musica ovunque. Con così tante fonti digitali disponibili, gli ascoltatori non accettano più di essere vincolati. Molti si rivolgono a piattaforme meno conosciute, dove spesso si trova musica di nicchia o alternativa. Tuttavia, queste piattaforme non sempre risultano affidabili né pienamente integrate nel mercato.
Per questo motivo, le persone preferiscono la navigazione privata & senza limiti, che permette di cercare liberamente musica, sia internazionale che nazionale, rimanendo al sicuro online. Dato che la maggior parte delle nuove uscite di artisti emergenti o meno noti non compare sulle app più popolari, la navigazione privata diventa la soluzione migliore per evitare tracker o restrizioni.
Tendenze di genere e scelte degli ascoltatori
I generi musicali hanno visto un cambiamento nella loro popolarità, riflettendo un gusto più eterogeneo tra gli ascoltatori italiani. Il pop è in cima alla lista, seguito a ruota dal pop italiano. Insieme, rappresentano oltre il 60% delle preferenze attuali. Rock, musica d’autore e hip-hop/trap completano il quadro. Questi generi hanno un’ampia diffusione, ma i gusti possono variare in base alle abitudini e all’utilizzo delle diverse piattaforme.
Il divario generazionale gioca un ruolo importante. Tra i giovani sotto i 24 anni, l’hip-hop e la trap sono molto più diffusi. In questa fascia d’età, occupano il secondo posto subito dopo il pop in generale. Mentre gli ascoltatori più anziani tendono a fare riferimento alla radio, la maggior parte dei giovani utilizza le app di streaming. Questa abitudine influenza la velocità con cui i brani vengono condivisi, riprodotti o aggiunti alle playlist.
Secondo il rapporto “Engaging with Music” dell’IFPI, in Italia le persone dedicano in media circa 20,5 ore a settimana all’ascolto di musica. Tra i più giovani, questo tempo sale a 24 ore settimanali. La maggior parte di questo ascolto avviene online, non tramite la radio. Circa l’84% delle persone in questa fascia d’età preferisce lo streaming come principale modalità di ascolto.
Sanremo: costi in crescita e richiesta di un credito d’imposta più elevato
Il Festival di Sanremo è uno dei più grandi eventi musicali italiani, ma è anche uno dei più costosi. A metà del 2025, le case discografiche hanno scritto alla RAI chiedendo maggiore supporto. Hanno affermato che gli alti costi di logistica, viaggi e alloggio stanno rendendo più complessa la partecipazione degli artisti. Dopo aver analizzato l’edizione del 2025, le aziende hanno sostenuto che gli attuali livelli di finanziamento erano troppo bassi.
Nella lettera di reclamo si affermava che ogni artista si trova oggi a investire oltre 120.000 euro per partecipare. Si tratta di una cifra ben superiore all’attuale limite di rimborso fiscale di 65.000 euro. Le etichette discografiche chiedono che tale limite venga innalzato, altrimenti, a loro dire, la partecipazione futura potrebbe essere a rischio. Sostengono che il ritorno economico sull’investimento si sia ridotto eccessivamente.
Durante gli incontri con i parlamentari, i rappresentanti del settore musicale hanno indicato il credito d’imposta per la musica come parte della soluzione. Questo credito copre il 30% dei costi e può arrivare fino a 75.000 euro per progetto. Nell’arco di tre anni, ogni azienda può ricevere fino a 2 milioni di euro di sostegno. Tuttavia, i leader del settore musicale affermano che il limite annuale di 5 milioni di euro non è sufficiente.
Ora chiedono che venga aumentato ad almeno 8-10 milioni di euro a partire dalla prossima legge di bilancio. Questi cambiamenti, affermano, consentirebbero a più artisti e piccole etichette di partecipare senza rischiare perdite finanziarie significative.
La lingua italiana conquista una portata globale
Nel 2024, secondo il rapporto Loud & Clear pubblicato da Spotify, l’italiano è entrato per la prima volta tra le otto lingue che hanno generato più di 100 milioni di dollari in royalty dallo streaming. È un risultato importante che conferma come le canzoni italiane stiano guadagnando spazio anche fuori dai confini nazionali.
Sempre secondo Spotify, gli artisti italiani hanno raccolto quasi 150 milioni di euro in royalty nel corso del 2024. Rispetto all’anno precedente si tratta di una crescita del 20%, mentre, confrontando i numeri con il 2019, il valore è più che triplicato. In pochi anni, il numero di artisti che ha superato le soglie di guadagno da 10.000, 50.000 e 100.000 euro è più che raddoppiato.
Anche se l’Italia è ancora dietro alla Francia e alla Germania per volume di mercato musicale nell’Unione europea, il distacco si sta riducendo. I dati economici lo dimostrano chiaramente. L’interesse per la musica italiana cresce, e con esso aumentano le possibilità per chi produce, distribuisce e ascolta musica nella propria lingua.
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