In un’intervista al "Guardian" pubblicata in occasione dell’uscita del libro "Jack White: Collected Lyrics & Selected Writing Volume 1",
Jack White ha spiegato il proprio approccio alla scrittura delle canzoni, prendendo le distanze dal modello autobiografico oggi diffuso nel pop.
Il musicista ha dichiarato di non essere interessato a raccontare direttamente la propria vita privata nei brani, come accade spesso nel caso di artisti come
Taylor Swift o Lily Allen. Nei suoi testi l’esperienza personale è presente, ma viene filtrata e trasformata in personaggi e storie: quando un evento è particolarmente doloroso, preferisce non esporlo in modo esplicito. Inserisce invece solo una parte di quell’esperienza e la rielabora narrativamente, un metodo che gli consente di comprendere meglio se stesso attraverso prospettive diverse.
White ha affrontato anche il rapporto tra musica e politica. Pur essendo da tempo un critico di Donald Trump, ha spiegato di non voler scrivere canzoni apertamente polemiche o con nomi espliciti. Citando
Bob Dylan e "Blowin’ In The Wind", ha sottolineato l’efficacia di un approccio allusivo, in cui il messaggio resta implicito e affidato alla narrazione piuttosto che alla dichiarazione diretta.
Il libro, curato dall’archivista Ben Blackwell, raccoglie testi scritti da White al di fuori dei
White Stripes insieme a poesie, appunti e note tratte dai suoi taccuini. L’artista ha spiegato di aver voluto sondare il terreno prima di pubblicare un volume interamente dedicato alla poesia, una definizione che teme possa apparire troppo pretenziosa.
Parallelamente, White si prepara anche al debutto nelle arti visive: la sua prima mostra, "These Thoughts May Disappear", aprirà il 29 maggio alla Newport Street Gallery di Londra, lo spazio espositivo fondato da Damien Hirst, e resterà visitabile fino al 13 settembre.