Taylor Swift

Taylor Swift

La superstar dei record

Il percorso artistico e personale di una delle più influenti icone pop della nostra epoca, un fenomeno non soltanto musicale, ma anche mediatico, sociale, economico e persino politico. Impostasi giovanissima, come brillante promessa del country, ha inglobato gradualmente nel proprio stile elementi soft-rock, electro-pop e indie-folk, moltiplicando a ogni cambiamento il proprio successo

di Claudio Lancia

tay_era_1.1Taylor Alison Swift è uno dei più grandi fenomeni della nostra epoca, non soltanto musicale, ma anche mediatico, sociale, economico e persino politico, una delle più influenti pop icon contemporanee, in grado di abbattere un record dopo l’altro nonostante resti un personaggio fortemente divisivo.
Partita giovanissima e rapidamente impostasi come brillante promessa del country, ha inglobato gradualmente nel proprio stile elementi soft-rock, electro-pop e indie-folk, moltiplicando a ogni cambiamento il proprio successo. Creativa, carismatica, iper-prolifica, impegnata nel sociale e simbolo di rivalsa femminile, si è ripetutamente messa in evidenza anche per le proprie capacità organizzative e imprenditoriali, divenendo una delle donne più ricche e famose del pianeta.
Taylor Swift nasce il 13 dicembre 1989 a West Reading, in Pennsylvania, da Scott Kingsley Smith, ex-agente per la banca d’investimento Merrill Lynch, poi gestore in proprio di una società finanziaria, e Andrea Gardener Finley, responsabile marketing per un fondo d’investimenti. L’esperienza maturata sul campo dai genitori fungerà senz’altro da volano per indirizzare e formare la visione “aziendalistica” di Taylor, spiegandone in parte l’attitudine manageriale.
La sua infanzia si svolge in un ambiente confortevole: la famiglia, benestante, ha investito in una tenuta adibita a piantagione di alberi di Natale, elemento che spiega quanto le appartengano i camicioni di flanella e lo stile “cottage” che ritroveremo nell’estetica dei suoi album della pandemia, Folklore ed Evermore.

tay_era_1Taylor inizia a mostrare interesse per la musica già in tenera età, incoraggiata dalla nonna materna, Marjorie Moehlenkamp Finlay, ex-cantante d’opera e conduttrice televisiva: sarà lei fra le prime a intercettare le qualità canore della nipote, ma non potrà ammirarne il successo. Morirà nel 2003 a 74 anni: a lei è dedicata la canzone “Marjorie”, contenuta nell’album Evermore, pubblicato nel 2020. Taylor cresce in una realtà rurale e conservatrice, è dunque la musica country a impregnare ogni momento delle sue giornate; di conseguenza la giovanissima Taylor si appassiona alle cantanti più famose e rappresentative del genere, non soltanto grandi classici come Dolly Parton o Linda Ronstadt ma anche le più contemporanee LeAnn Rimes, Faith Hill, Shania Twain, Dixie Chicks, capaci di portare il punto di vista femminile nell’azione di rinnovamento di un mondo storicamente dominato da imponenti figure maschili.
La ragazzina inizia a scrivere, prima racconti e poi canzoni, che vorrebbe anche cantare. Si iscrive a diversi contest, e non di rado le capita di vincerli, guadagnandosi magari la possibilità di aprire un concerto importante o di intonare l’inno nazionale prima dell’inizio di una partita di football. In parallelo, prende lezioni prima di canto (con Brett Manning, vocal coach di grande fama) e di recitazione, poi anche di chitarra, e inizia a far circolare le prime registrazioni casalinghe.
E’ una bella ragazza, Taylor, e le capita di posare per qualche scatto destinato alla campagna pubblicitaria di un noto brand d’abbigliamento, guadagnandosi una pubblicazione su Vanity Fair; intanto un suo brano viene inserito all’interno di una compilation diffusa da una marca di cosmetici. Si accorge di lei Dan Dymitrow, manager di Britney Spears, di lì a poco la Rca la mette sotto contratto, senza però consentirle per il momento di cantare le sue canzoni. La sua famiglia cerca di cogliere l’opportunità e decide di trasferirsi a Nashville, Tennessee, dove la quattordicenne Taylor può ritagliarsi maggiori occasioni, in un ambiente in grado di stimolarla e di porla in contatto con professionisti in grado di farla crescere. Castrata nell’ambiente della Rca, che non le consente di pubblicare nulla fino al raggiungimento della maggiore età, Taylor rescinde il contratto e firma per la Sony in qualità di autrice. Ancora nessuno la prende in considerazione per incidere le sue canzoni, fino a quando, durante un’esibizione al Bluebird Cafe, storico locale della Music Row, il distretto musicale di Nashville, viene notata da Scott Borchetta, un esperto discografico a caccia di nuovi talenti. Borchetta ha appena lasciato la Universal ed è intenzionato ad aprire una propria label, la Big Machine Records. E’ la svolta per l’avvio della carriera di Taylor Swift, che non ha ancora compiuto 16 anni. Siamo nel 2005, e una manciata delle canzoni che sta componendo finiranno nel suo esordio omonimo.

Era 1 – Taylor Swift (2006)

taylor_swift_era_1_01Taylor Swift
viene pubblicato dalla Big Machine il 24 ottobre 2006, risultato del lavoro di un team allestito intorno a lei con l’obiettivo di concretizzare in un formato canzone accattivante tutto quello che la giovane cantautrice ha in testa. Si sviluppa una particolare simbiosi con il produttore Nathan Chapman, presenza fissa nella prima parte della sua carriera, figura indispensabile nel plasmare e arricchire le idee di Taylor e trasformarle nei suoi primi successi.
Taylor Swift è un album di musica country oriented che guarda con forza in direzione pop, interpretato da una personalità ancora in via di formazione ma già in grado di dar voce ai sentimenti di una generazione. La cantautrice mette su carta i pensieri di un’adolescente, parla delle proprie esperienze, osserva le proprie lente trasformazioni, fisiche e interiori, decodifica l’universo di una teenager degli anni Zero, con tutte le insicurezze e le paure, aprendo al mondo un diario personale nel quale i coetanei possono rispecchiarsi alla perfezione. E’ già in atto tutto quello che la Swift continuerà a fare per un lungo tratto del proprio percorso artistico. Intanto per la prima volta può vivere lo studio di registrazione da protagonista, assorbendone segreti e dinamiche.
Le undici canzoni incluse nella prima versione di Taylor Swift sono tutte sue composizioni, in tre casi frutto del lavoro a quattro mani condiviso con l’autrice Liz Rose. Un esordio che nella prima settimana totalizza 39.000 copie vendute, buona affermazione che si innesta nella logica di un mercato discografico americano che sta cambiando e si sta aprendo a nuovi fermenti provenienti dal mondo teen, fra i quali il più noto è senz’altro Miley Cyrus. Scott Borchetta, il titolare della Big Machine Records, individua nella giovane Taylor l’onda da cavalcare per svecchiare il settore della musica country, particolarmente conservatore: si rivelerà uno dei colpi di genio più azzeccati nella storia della musica americana degli ultimi decenni.
L’album è trainato da canzoni che narrano di effimeri amori estivi, a volte soltanto immaginati, fissati nelle romantiche ballad “Tim McGraw”, “Teardrops On My Guitar” e “Our Song”, che per ben sei settimane occuperà la prima posizione nella classifica Hot Country Song di Billboard: grazie a questa affermazione, la Swift diventa la più giovane cantautrice di sempre ad aver centrato tale obiettivo.

tay_2007Ma Taylor Swift già svela anche il lato più energico della sua autrice, specie in “Should’ve Said No” e ancor più in una “Picture To Burn” rinforzata da chitarre elettriche che schiudono nuovi scenari in divenire. Ma anche quando ci si trova al cospetto di slanci soft-rock, la strumentazione utilizzata mantiene solido il collegamento con l’immaginario country, grazie alla presenza di elementi come banjo e violino, utilizzati in maniera aderente alla tradizione. Il massimo dell’intensità viene raggiunto in corrispondenza della traccia numero 5, “Cold As You”, soltanto la prima di una serie di tracce numero 5 che in quasi tutti gli album futuri contrassegneranno il momento più coinvolgente e personale, una traccia che Taylor sceglie sempre con particolare cura e non poco senso di responsabilità: è probabilmente la prima canzone di ogni suo album che gli swifties – i suoi fan più irriducibili - scelgono di ascoltare.
La naturale propensione verso il pop si scorge in maniera netta dentro brani dal grandissimo potenziale radiofonico, come “I’m Only Me When I’m With You”, “A Place In This World” e “The Outside”, ma nonostante una scrittura già interessante, pur se ovviamente dai tratti adolescenziali, Taylor Swift si rivela un lavoro ancora acerbo, forse volutamente ingenuo, risultato finale guidato ad arte dall’esperto team che si è occupato di affinare gli arrangiamenti.
Fra le pieghe di queste canzoni si scorgono elementi che saranno più ampiamente sviluppati in futuro, diventando una costante nel songwriting della giovane cantautrice: armonie, melodie e strutture verranno abilmente replicate nei lavori successivi, ma già identificano in maniera peculiare una scrittura che nel tempo diventerà riconoscibilissima. Ascoltando “Teardrops On My Guitar” col senno di poi, ci si può scorgere un vago embrione di “All Too Well”, così come nei testi emergono quelle istantanee su cuori infranti, tumulti dell’adolescenza e ragazzi che giocano con i sentimenti, temi che ritorneranno costantemente, non soltanto nella primissima parte della sua carriera. Dal punto di vista strettamente musicale, emerge quella che diventerà un’altra costante: l’attenzione maniacale per la costruzione di melodie piacevoli e rassicuranti, sorrette da ritornelli killer e bridge dal respiro epico, in un’alternanza fra momenti energici e malinconici, con i secondi che per il momento prevalgono, perché in questa fase la scrittura di Taylor tende a mettere in evidenza insicurezze, difetti e piccoli fallimenti.
Taylor Swift è anche un prodotto figlio di un’epoca nella quale gli artisti mostrano naturale attitudine a creare un crossover fra generi diversi, sfruttando una voracità alimentabile grazie all’accesso illimitato a qualsiasi fonte musicale presente e passata: da questo punto di vista la Swift dimostrerà in futuro di saper assorbire ed elaborare una grande quantità di influenze.

tay_era_1.5Il successo riscosso dall’album di debutto consente a Taylor di apparire come ospite in molti programmi televisivi e radiofonici e di andare in tour negli Stati Uniti come opening act per artisti più importanti, senza considerare le numerose partecipazioni ai festival dedicati alla musica country. In parallelo, coltiva un rapporto simbiotico con i fan, aggiornando personalmente il suo blog, la pagina MySpace e rispondendo personalmente a tutti: all’epoca per lei era ancora possibile. Minigonna, stivali, vestiti che lasciano scoperte le spalle, alternati a lunghi abiti scollati dai toni pallidi, si rivelano da subito inconfondibili fondamenti del suo outfit.
Taylor Swift, che nella versione espansa conterrà cinque tracce bonus, a inizio 2024 ha venduto quasi sei milioni di copie fisiche soltanto negli Stati Uniti, ha raccolto numerosi premi nel circuito country e nel 2008 persino la prima di una lunga serie di nomination ai Grammy Awards, nella categoria “Best New Artist”, vinto quell’anno da Amy Winehouse. In un’ipotetica scala di valori, Taylor Swift risulterà surclassato da tutto quello che la sua autrice realizzerà successivamente, ma a suo tempo raggiunse la quinta posizione nella chart degli album più venduti negli Stati Uniti, restando nella Billboard 200 per tre anni consecutivi, 157 settimane, la più lunga permanenza per un’opera pubblicata negli anni Zero. La Swift diviene anche la prima artista country donna a essere autrice o co-autrice di tutte le canzoni contenute in un disco di debutto certificato almeno doppio platino. Evidente da subito la sensazione di trovarsi al cospetto della grande rivelazione del decennio.

tay_2007.2Nel 2007 una Taylor Swift non ancora maggiorenne compie la canonica escursione nei dischi a tema natalizio, registrando un Ep di sei canzoni, fra le quali quattro superclassici (“Last Christmas” di George Michael, “Santa Baby”, “Silent Night”, “White Christmas”) e due tracce autografe (“Christmases When You Were Mine” e “Christmas Must Be Something More”) che si rivelano anche le più interessanti.
The Taylor Swift Holiday Collection è un prescindibile Ep dalle inclinazioni country-pop prodotto da Nathan Chapman: raggiunge la ventesima posizione nella chart americana, vendendo oltre un milione di copie, niente male. E’ anche un progetto studiato per comunicare al mondo il credo cattolico di quella giovane ragazza della Pennsylvania di cui tutti ormai parlano.
Qualche mese più tardi, a luglio del 2008, la Big Machine occupa il mercato con un altro Ep, Beautiful Eyes, contenente versioni alternative di “Should’ve Said No”, “Teardrops On My Guitar” e “Picture To Burn”, più il singolo “I’m Only Me When I’m With You” (incluso come bonus track nella deluxe edition dell’album d’esordio) e le inedite “Beautiful Eyes” e “I Heart?”, composte dalla cantautrice prima del 2006. Nonostante si tratti di un Ep poco promozionato, Beautiful Eyes raggiunge la posizione numero 9 nella chart generalista e il primo posto della classifica country americana, subentrando proprio all’esordio di Taylor, la quale si ritrova così a occupare per la prima volta le prime due posizioni della stessa classifica, evento che le ricapiterà più volte in futuro. Dopo due Ep interlocutori, i fan fremono per avere nuova musica: dovranno attendere soltanto poche settimane, e il risultato supererà qualsiasi ragionevole aspettativa…

Era 2 – Fearless (2008)

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Tutte le premesse fissate nell’esordio trovano sublimazione in Fearless, pubblicato in data 11 novembre 2008, realizzato con il confermatissimo supporto di Nathan Chapman in cabina di regia e di Liz Rose come co-autrice di quattro canzoni, a supporto di una voce e di una scrittura che non sono più quelle di una ragazzina, ma cominciano ad acquisire nuove sfumature. Fearless è un concept sull’amore e l’innamoramento, che da un lato mantiene una forte radice country ma al contempo guarda in maniera sempre più determinata in direzione pop, come si può notare analizzando i brani di maggior successo, i tormentoni “Love Story”, “You Belong With Me” e la stessa title track. Il primo ingresso nelle posizioni che contano delle classifiche dei singoli più venduti negli Stati Uniti sarà conquistato proprio da “Love Story”, otto volte disco di platino nonché, udite udite, il singolo country più scaricato di sempre.
La traccia più profonda, intima e personale si conferma la 5, “White Horse”, ma il diario segreto di Taylor torna a essere un libro aperto un po’ ovunque, con la protagonista che scrive in maniera più o meno trasparente (della fine) delle sue prime relazioni di una certa importanza, a volte immaginarie ma quasi sempre reali, come nel caso di quella intercorsa con Joe Jonas dei Jonas Brothers, narrata in “Forever & Always”. Dentro Fearless c’è spazio anche per il primo di una lunghissima serie di featuring, quello della cantante country Colbie Caillat, ospite in “Breathe”.
Fearless sarà un enorme successo, il primo bestseller di Taylor, ben undici settimane al primo posto delle classifiche di vendita Usa, record assoluto per un’artista country donna. Fearless è l’album più venduto negli Stati Uniti nel 2009, e rende inevitabile l’organizzazione del primo tour americano di Taylor Swift nelle vesti di headliner. La ragazza vince ben quattro Grammy Awards, nelle categorie “Album Of The Year”, “Best Country Album”, “Best Country Song” e “Best Female Country Vocal Performance” (questi ultimi due per l’interpretazione di “White Horse”), e cinque American Music Awards (fra i quali “Artist Of The Year” e “Favorite Country Album”). Fearless viene anche decretato “Album Of The Year” dalla Country Music Association, per la quale Taylor ha l’onore di diventare la più giovane artista di sempre ad aggiudicarsi il titolo di “Entertainer Of The Year”. Nel 2009 a Taylor viene assegnato il titolo di “Artist Of The Year” dal prestigioso magazine musicale Billboard.

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In occasione della cerimonia di consegna degli Mtv Video Music Awards accade però un imprevedibile evento che segnerà in maniera indelebile il rapporto fra Taylor Swift e la superstar del rap Kanye West. Durante la consegna del premio come “Best Female Video”, vinto da “You Belong With Me”, Kanye West sale sul palco, strappa il microfono dalle mani di Taylor e dichiara – in maniera poco rispettosa nei confronti della vincitrice - che sarebbe stato più giusto assegnare il riconoscimento a Beyoncé, presente in platea. Sorpresa e incredulità sono visibili sul volto della Swift: è ancora poco più che una ragazzina e si vede affrontare in quel modo da uno degli artisti che riteneva fra i suoi idoli. Le vicissitudini personali fra i due non termineranno certo qui: ne riparleremo più avanti. Nel frattempo il “Fearless Tour” si protrae da aprile 2009 a luglio 2010 e tocca prevalentemente ogni angolo del Nord America, con qualche trasferta in Australia, Giappone e Bahamas. In Europa per il momento la Swift si esibisce soltanto in territorio inglese.

tay_era_2Nel 2009 Taylor ha occasione di duettare con il cantautore John Mayer (con il quale avrà una breve relazione che fungerà da ispirazione per la traccia numero 5 dell’album successivo) in “Half Of My Heart”, compone canzoni per la cantante Kellie Pickler, per la band emo-pop di Boston Boys Like Girls e per la colonna sonora del film “Hannah Montana: The Movie”, nel quale appare anche in un breve cameo. Scrive e registra “Today Was A Fairytale” per il soundtrack del film “Valentine’s Day”, distribuito in Italia con il titolo “Appuntamento con l’amore”, pellicola corale nella quale Taylor debutta come attrice, finendo persino per vincere un premio, il “Teen Choice Award” come “Miglior sorpresa femminile”. “Today Was A Fairytale”, che raggiunge il secondo posto nella classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti (oltre al primo in Canada e al terzo in Australia), apre la colonna sonora, dove è presente anche “Jump Than Fall”, già edita nella Platinum Edition di “Fearless”. Durante le riprese del film ha un flirt con uno dei protagonisti, Taylor Lautner, col quale si scambia sulla scena un bacio appassionato. Successivamente la Swift comparirà anche in un episodio della serie “CSI”, ma sono soltanto i primi di una lunga serie di impegni che la vedranno spesso protagonista davanti la macchina da presa.

Era 3 – Speak Now (2010)

tay_speak_nowIl proverbiale difficile terzo album, Speak Now, arriva negli store il 25 ottobre 2010. Tutti i brani sono firmati esclusivamente da Taylor e formano una sorta di concept sulle esperienze che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Il titolo esprime il desiderio di esternare i propri pensieri, senza filtri, avviando un processo attraverso il quale la Swift si scrollerà gradualmente di dosso l’immagine di ragazzina acerba, lasciandosi andare a dichiarazioni anche molto personali, in particolar modo – resterà una costante nel suo songwriting - relative alle relazioni sentimentali di quei mesi (se vere o di fantasia, la protagonista lascerà sempre un velo di mistero). Taylor mostra il suo lato più intimo, e al contempo più vulnerabile, puntando il dito con rabbia verso coloro che le hanno procurato situazioni di sofferenza, togliendosi non pochi sassolini dalle scarpe e gridando con forza le proprie verità.
Dal punto di vista musicale, Speak Now evidenzia voglia di novità, la determinazione di sperimentare verso nuove direzioni: la radice country – ancora ben presente - risulta molto più contaminata rispetto ai due progetti precedenti, con un maggior intervento delle chitarre elettriche, in grado di conferire una connotazione “rock” ad alcune tracce. Accade in particolare per “Better Than Revenge”, la prima di una lunga serie di revenge song che la Swift comporrà negli anni, il frangente più rabbioso del disco (sarebbe indirizzato a Camilla Belle, protagonista di una relazione sentimentale con Joe Jonas subito dopo la sua rottura con Taylor), ma anche in “Sparks Fly” e “The Story Of Us”, brani che inevitabilmente provocano paragoni con la prima Avril Lavigne, ma che in realtà sono più influenzati dal legame di forte amicizia che in quel periodo lega la Swift a Haley Williams, la cantante dei Paramore.
C’è anche spazio per arrangiamenti densi di grandeur (“Haunted”) e per numerose ballad malinconiche: “Back To December” (probabilmente dedicata all’attore Taylor Lautner), “Enchanted” (questa sarebbe per Adam Young degli Owl City), “Never Grow Up”, “Innocent” e “Last Kiss”. La traccia numero 5, “Dear John”, questa volta è una vera e propria lettera aperta indirizzata al cantautore John Mayer, accusato di averla ferita, manipolata e di aver giocato con i suoi sentimenti: fra il deluso e il disgustato, la Swift racconta così un’altra relazione naufragata, intercorsa con una persona molto più grande di lei, che l’aveva cercata con la scusa di proporle una collaborazione.
Taylor non lascia da parte le sue radici, e il country in Speak Now resta protagonista grazie a “Mean”, invettiva contro i critici musicali che hanno tentato di ridimensionarla in quei mesi, in particolare Bob Lefsetz, redattore di uno dei blog più seguiti in ambito country. “Mean” si aggiudicherà due Grammy Awards di prestigio, nelle categorie “Best Country Solo Performance” e “Best Country Song”, ma va detto che inizia a diventare complicato seguire il fitto susseguirsi di riconoscimenti attribuiti al lavoro della Swift. La prima edizione di Speak Now è chiusa dall’emozionante “Long Live”, una dichiarazione d’amore nei confronti della band che la accompagna, una canzone sulla gratitudine e al tempo stesso una predilezione su quello che sarebbe stato il suo futuro artistico: una donna al centro dell’universo.

tay_era_3Con questa formazione Taylor affronta un imponente tour mondiale che la porta in quattro continenti, da febbraio 2011 al marzo dell’anno successivo, totalizzando oltre 1,6 milioni di spettatori per un incasso complessivo pari a quasi 124 milioni di dollari. In Europa si esibisce nel mese di marzo 2011 a Bruxelles, Rotterdam, Oslo, Oberhausen, Parigi, Madrid, Birmingham, Belfast, Dublino, Manchester, Londra, e per la prima volta anche in Italia, presso il Mediolanum Forum di Milano, davanti a 3.421 spettatori, la sera del 15 marzo, opening act Emma Marrone. Il tour sarà immortalato nel disco dal vivo Speak Now World Tour Live, pubblicato il 21 novembre 2011 e contenente sedici tracce. Nella medesima confezione è presente anche il Dvd (o Blue ray) con estratti da diversi concerti del tour.
A settembre del 2012 Taylor pubblica il singolo “Ronan”, composto dopo aver letto la toccante storia della morte, a causa di un tumore, di un bambino di quattro anni. Essendosi la Swift ispirata a quanto raccontato in un blog dalla mamma di Ronan, Maya Thompson, decide di inserirla come co-autrice del testo. I proventi delle vendite saranno devoluti ad alcune associazioni impegnate nella ricerca contro il cancro.

Era 4 – Red (2012)

tay_redIl 22 ottobre 2012 è la volta di Red, il quale aggiunge nuovi tasselli alla trasformazione in atto nella personalità artistica di Taylor, fenomeno ormai di rilevanza internazionale che sta spostando sempre più il proprio asse verso contaminazioni pop, ma non solo pop. Il cambiamento giunge anche attraverso un rimescolamento nel team produttivo: dopo un primo tentativo di registrare le nuove canzoni con Nathan Chapman, Taylor non è pienamente soddisfatta del risultato e decide di farlo affiancare da nuovi collaboratori.
Una ventata di aria nuova si percepisce già dal ritmo che la batteria imprime nell’iniziale “State Of Grace”, un raffinato soft-rock contraddistinto da chitarre che richiamano l’epicità degli U2. Il banjo che apre la seconda traccia, “Red”, viene immediatamente soffocato da un’andatura pop-rock che proclama l’avvenuta trasformazione della Swift da crisalide in farfalla: il country resta sullo sfondo, sostituito da un’attitudine “da stadio”. Il brano svolta è “I Knew You Were Trouble” la prima hit davvero pop incisa da Taylor Swift, con quella parola, “Trouble”, che diviene iconica, ripetuta nel ritornello per tre volte di seguito, e una struttura completamente nuova, sostenuta dalla forza delle chitarre, da una potente linea di basso e dal ricorso all’elettronica. Co-autori di questa e di altre due tracce (la spensierata party pop song “22” – la sua età all’epoca - e “We Are Never Ever Getting Back Together”) sono i due producer svedesi Max Martin e Shellback, identificabili come gli architetti della svolta modernista di Taylor Swift.
Ma il momento di Red destinato a rimanere per sempre scolpito nella roccia è la portentosa ballata elettro-acustica “All Too Well” che, a proposito di U2, potrebbe essere considerata come la “One” di Taylor Swift, forte di una progressione in crescendo che toglie il fiato. “All Too Well” è il resoconto della relazione intercorsa con l’attore Jake Gillenhaal: di nuovo Taylor trasforma una delusione, un fallimento amoroso, in una canzone di grandissimo successo, creando empatia col proprio pubblico, che a sua volta si identifica nel turbino delle situazioni e delle emozioni narrate nel testo. Il brano, reinciso qualche anno più tardi in una versione estesa a dieci minuti, e accompagnato da un cortometraggio da lei diretto, si aggiudicherà un Grammy Award nella categoria “Best Video”. Di un altro flirt parlerebbe invece l’audace “Treacherous”, nella quale il protagonista sarebbe Dan Wilson, il cantante dei Semisonic, mentre malinconie acustiche assortite emergono in “I Almost Do” e “Sad Beautiful Tragic”.
Complessivamente la seconda parte dell’album non riesce ad attestarsi sui medesimi livelli della prima: dalla scanzonata “Stay Stay Stay” alla martellante e ripetitiva “Holy Ground”, dagli ultimi sguardi rivolti in direzione country con “Starlight” e “Begin Again” ai trascurabili featuring della superstar Ed Sheeran (“Everything Has Changed”) e di Gary Lightbody degli Snow Patrol (“The Last Time”), entrambi accreditati come co-autori dei rispettivi pezzi senza riuscire a portare particolare valore aggiunto, Red non regala ulteriori grandi sussulti.
Nella deluxe edition vengono inserite delle bonus track che non avrebbero sfigurato nella tracklist base: fra queste, “Come Back, Be Here” troverà presto un posto speciale nel cuore dei fan e la acoustic version di “State Of Grace” mostra come può evolvere una canzone della Swift partendo da una semplice linea di chitarra e voce.

tay_era_4Numero 1 in 42 paesi, oltre 1,2 milioni di copie vendute nella prima settimana dalla pubblicazione nei soli Stati Uniti, Red porta la Swift per la prima volta in vetta alla chart britannica. “We Are Never Ever Getting Back Together” sarà il suo primo numero 1 nella classifica dei singoli americana e “I Knew You Were Trouble” diventerà una hit praticamente ovunque. L’album riceverà tre nomination ai Grammy Awards, ma questa volta non riuscirà ad aggiudicarsi alcun riconoscimento. Taylor porterà comunque a casa un American Music Awards nel 2012 nella categoria “Best Female Country Artist” e un altro nel 2013 per “Artist Of The Year”, continuando anche a far man bassa di premi in tutte le manifestazioni country oriented. Il tour a supporto del disco si protrarrà da marzo 2013 a giugno 2014, totalizzando 1,7 milioni di biglietti venduti, con un incasso complessivo pari a circa 150 milioni di dollari, il tour più ricco della storia mai realizzato da un’artista di area country, se è ancora possibile definire Taylor Swift in questo modo. Nella prima metà di febbraio si esibisce in Europa, facendo tappa a Londra (cinque serate alla O2 Arena) e Berlino (una data allo O2 World). Tutte le tappe nordamericane del tour sono aperte da Ed Sheeran, situazione che contribuirà in maniera determinante al successo planetario del cantante inglese, che in quel momento portava in tournée il disco d’esordio.
La Swift in parallelo compone canzoni per film. Per la colonna sonora di “The Hunger Games”, che nel 2012 andrà al primo posto nella classifica degli album più venduti negli Stati Uniti, scrive e registra le tracce “Eyes Open” e “Safe & Sound”, la quale si aggiudicherà un Grammy Award nella categoria “Best Song Written for Visual Media”. Insieme a Jack Antonoff (di lui parleremo diffusamente in seguito) scrive e produce “Sweeter Than Fiction”, contenuta nella colonna sonora del film “One Chance” (2013), in Italia distribuito con il titolo “One Chance – L’opera della mia vita”. Taylor Compare come ospite in canzoni del rapper B.o.B. e di Tim McGraw (proprio lui, il cantante country che ispirò il titolo del suo primissimo singolo), presterà la propria voce a uno dei protagonisti di “The Lorax” (2012), comparirà in un cameo nella sitcom “New Girl” (2013) e reciterà nel film “The Giver” (2014), distribuito in Italia con il titolo “The Giver – Il mondo di Jonas”. In quegli anni la Swift è una presenza fissa nei rotocalchi rosa, per via delle relazioni sentimentali che le vengono attribuite, fra gli altri con l’attore Jake Gillenhaal, con il cantante pop Harry Styles e con un discendente della famiglia Kennedy, Conor. Li ritroveremo quasi tutte dentro alcune delle più famose canzoni che Taylor scriverà negli anni successivi.

Era 5 – 1989 (2014)

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, il titolo prescelto per il quinto album di Taylor Swift, pubblicato il 27 ottobre 2014, possiede un importante doppio significato: rappresenta da un lato il suo anno di nascita, e in tal senso proclama l’inizio di una nuova partenza, e al contempo tira in ballo il significato di un decennio – gli anni Ottanta - che assume una precisa collocazione nell’immaginario collettivo, il decennio dei lustrini, delle piste da ballo, dell’electro-pop. E infatti 1989 si impone come start-up della seconda vita artistica di Taylor Swift, costruito con un deciso ricorso all'elettronica e con l’obiettivo di riconvertire l’immagine della giovane diva del country-pop in mainstream superstar. Obiettivo che a posteriori potrà ritenersi completamente raggiunto, visto che 1989 diventerà il disco più venduto nella carriera di Taylor Swift, trasformandola definitivamente in uno dei più grossi marchi del music business contemporaneo. Il pop diviene ufficialmente il campo d’azione di Taylor, in questo caso pop di matrice eighties, sebbene traslato nella contemporaneità ad uso e consumo delle nuove generazioni, senza per questo mai scadere nel puro e semplice revivalismo. Nonostante il repentino cambio stilistico la scrittura della Swift resta riconoscibilissima, e il nuovo sound calza alla perfezione con i messaggi inviati ai propri fan. Per agevolare la mutazione, questa volta scrive gran parte del materiale insieme a Max Martin e Shellback, intraprendendo anche quella che sarà una fortunatissima collaborazione (per ora si fermano a due brani) con Jack Antonoff, oltre a circondarsi di un folto team d’estrazione mainstream pop, in cui si segnalano Ali Payami a Imogen Heap.
1989 è un album spartiacque per la carriera di Taylor, in grado di spingerla verso orizzonti di creatività sempre più sfidanti, un lavoro allo stesso tempo semplice e moderno, con ritornelli a presa rapida, bridge memorabili e testi perfetti per essere trascritti nei diari delle teenager di tutto il mondo. Impossibile con brani di questa forza non raggiungere i piani alti delle chart di vendita: sono almeno quattro i tormentoni che resteranno scolpiti nell’immaginario popolare, a partire da “Shake It Off” e “Style”, quest’ultima dedicata all’ex Harry Styles, altra relazione sentimentale andata in fumo ma coronata dalla scrittura di una canzone. Un’altra super-hit è “Blank Space”, per anni il suo brano record di streaming, composta come simpatica risposta a coloro che l’accusano di essere una divoratrice di uomini, ma al contempo un affondo nei confronti della stampa che specula e si insinua nella sua vita privata. “Blank Space” resta per sette settimane in vetta alla classifica dei singoli negli Stati Uniti, scalzando dal primo posto “Shake It Off”: mai prima di allora una donna era riuscita nell’impresa di sostituire sé stessa in testa alla chart. Altra hit è “Bad Blood”, frecciata indirizzata all’ex-amica Katy Perry, rea di averle “derubato” ballerini e personale di palco per attrezzare il proprio tour. Successivamente ri-registrata in duetto con Kendrick Lamar, “Bad Blood” viene corredata da un videoclip, premiato con un Grammy Award, che si sta avviando verso i due miliardi di visualizzazioni su YouTube. Numeri che fanno il paio con il milione e duecentomila copie vendute nei soli Stati Uniti nella sola prima settimana: in un periodo di crisi generalizzata per l'industria discografica, si tratta di una cifra che testimonia una popolarità di cui nessun altro artista contemporaneo può davvero vantarsi.

tay_era_5Nell’economia di 1989 le chitarre non occupano più un ruolo di primo piano, spodestate da synth e beat. Lo si percepisce sin dalle prime note dell’iniziale “Welcome To New York”, celebrazione del suo recente trasferimento nella Grande Mela. Un pop che si rivela scintillante (quello di “How You Get The Girl” e “I Know Places”), mantenendo non di rado una profonda vena malinconica (è il caso di “Wildest Dreams”, prossima al tipico stile di Lana Del Rey). Per “This Love” si rinnova la collaborazione con Nathan Chapman, una parentesi che in qualche modo la mantiene legata alle proprie origini, un frangente di raffinata dolcezza che fa il paio con la brillante eleganza di “Clean”. Nella deluxe edition vengono inserite ulteriori tre tracce molto amate dal pubblico: "Wonderland", "You Are In Love" e "New Romantics".
Nel lunghissimo elenco di riconoscimenti attribuiti nel tempo a 1989 spiccano due Grammy Award nelle categorie "Album Of The Year" (la prima donna in grado di vincerlo per due volte) e "Best Pop Vocal Album", un Brit Award come “Best International Female Solo Artist” e un paio di Mtv Video Music Awards, grazie al videoclip di “Bad Blood”. Taylor nel 2014 è nominata da Billboard per la seconda volta “Woman Of The Year”, evento mai accaduto prima. Il 1989 World Tour, fra maggio e dicembre 2015, tocca di nuovo quattro continenti, totalizzando quasi 2,3 milioni di spettatori e un incasso complessivo di oltre 250 milioni di dollari, il più ricco tour del 2015. Nella seconda metà di giugno fa tappa in Europa, con date a Colonia, Amsterdam, Glasgow, Manchester, Londra e Dublino.

tay_era_5.1Il livello di notorietà raggiunto da Taylor le consente di impegnarsi in maniera sempre più attiva in cause sociali e di condurre battaglie importanti in favore della categoria dei musicisti. La decisione di rimuovere l’intero suo catalogo dalle piattaforme in streaming costringe Apple Music a riconoscere un compenso agli artisti anche durante il periodo trimestrale di prova concesso ai potenziali nuovi utenti. Si tratta di una conquista che per la prima volta la proietta in una posizione di riferimento come sovvertitrice di alcuni modus operandi diffusi all’interno del business discografico, ed è solo un primo assaggio di quanto accadrà con la battaglia relativa al possesso dei diritti di sfruttamento dei propri master, ma ne parleremo più avanti.
A fine 2014, in occasione del suo 25° compleanno, il Grammy Museum di Los Angeles le dedica una mostra monografica che resterà aperta per quasi un anno: evento non certo ricorrente per una cantante ancora così giovane. Da marzo 2015 a giugno 2016 sarà legata sentimentalmente a Calvin Harris: insieme scriveranno la canzone “This Is What You Came From”, portata al successo da Harris con il featuring di Rhianna. Taylor registra con Zayn Malik (ex-membro degli One Direction) la canzone “I Don’t Wanna Live Forever” per la colonna sonora del film “Fifty Shades Darker” (2017) e si aggiudica un Country Music Association Award nella categoria “Song Of The Year” per “Better Man”, brano composto per la country band Little Big Town.

tay_era_6_01La superdiva Taylor Swift si ritrova nel frattempo vittima di una sovraesposizione mediatica alla quale fa da contorno una causa legale vinta contro il dj americano David Mueller, reo di averla molestata nel backstage di un programma televisivo, evento che contribuirà a dar forza al nascente movimento #metoo. Non migliorano nemmeno i rapporti con Kanye West, anzi, nell’aprile del 2016 la superstar del rap pubblica il brano “Famous”, nel quale è contenuto il verso “I made that bitch famous” indirizzato senza dubbio a Taylor. West in seguito affermerà che la Swift lo avrebbe autorizzato a inserire quel verso, ringraziandolo anche per averla avvertita in anticipo; la moglie di West, Kim Kardashian, diffonderà persino una registrazione telefonica nella quale Taylor e Kanye discutono amichevolmente della questione. La Swift, al contrario, ha sempre affermato che la registrazione venne taroccata, e che lei non diede mai il nulla osta all’utilizzo della frase contenuta nella canzone. Sarà tutta una messa in scena per catapultare i protagonisti sulle prime pagine dei tabloid? Non lo sapremo mai: quando si parla di Taylor Swift e del mondo che la circonda, a volte il confine fra realtà e fantasia è davvero molto labile. I suoi detrattori non a caso la accusano di essere una cinica manipolatrice.
Detto questo, concluso l’impegnativo tour promozionale a supporto di 1989 e spossata dall’incessante pressione dei mass media, secondo alcuni persino vittima di un vero e proprio crollo emotivo, Taylor decide di scomparire dalle scene per circa un anno, rinchiudendosi in una situazione di isolamento. Voci di corridoio sostengono sia sbocciato un nuovo amore al quale vuole dedicarsi: dopo un breve flirt con l’attore inglese Tom Hiddleston, intraprende infatti una relazione che si rivelerà più duratura del solito, con un altro attore, di nuovo britannico, Joe Alwyn. Dopo un anno di lontananza dalle luci della ribalta, l’opinione pubblica sembra essere meno ossessionata dalla sua immagine, i tabloid americani smettono di essere iper-morbosi, la pressione cala e di conseguenza anche lo stress. Taylor sta scrivendo nuove canzoni, attraverso le quali intende raccontare la sua versione dei fatti su molti argomenti, rispondendo a tutti con decisione. Ne uscirà un disco molto più duro nei suoni rispetto a “1989”, un lavoro che serba il sapore della vendetta.

Era 6 – Reputation (2017)

tay_era_reputationKanye West, a seguito della vecchia diatriba sulla quale ci siamo già soffermati, in alcuni tweet definì Taylor Swift “snake”: proprio il serpente viene scelto come simbolo di Reputation, il suo album “urban”, pubblicato il 10 novembre 2017. Si tratta del progetto più aggressivo mai prodotto da Taylor, lo strumento attraverso il quale lancia frasi sprezzanti nei confronti di coloro che hanno contribuito a infangarne la reputazione, da qui la scelta del titolo.
Siamo di nuovo al cospetto di un diario personale che tutti possiamo leggere senza filtri. Taylor esprime la propria rabbia sin dalle prime note della tellurica “…Ready For It”, un territorio mai esplorato finora: strofa rappata in maniera credibile, flow che insiste quasi costantemente sulla medesima nota, come del resto il basso, creando una sensazione di spaesamento, sul ritornello appare la melodia, sottolineata da un’efficace base Edm. Taylor è tornata, più grintosa di prima, riponendo in soffitta le tinte pastello per puntare su smalti neri e outfit di pelle, perfetti per ridefinire l’immagine di una donna finalmente sicura di sé, pronta a restituire tutto, colpo su colpo. La spensierata innocenza bubblegum di 1989 è sostituita da un trucco più marcato e da sguardi di sfida, un deciso restyling, sia sonoro che estetico, attraverso il quale Taylor sfida il “nemico” Kanye sul suo stesso territorio, visto che l’ingresso ufficiale della Swift all’interno dei confini hip-hop viene ribadito con “End Game”, la seconda traccia della tracklist, collaborazione (meno riuscita rispetto al brano che la precede) con il rapper Future (che funge anche da producer) e con un impalpabile Ed Sheeran.
A fissare il mood di Reputation contribuiscono in maniera determinante “I Did Something Bad” e “Look What You Made Me Do” (il suo primo singolo al numero 1 nelle chart inglesi), che caratterizzano – insieme a “…Ready For It” - il veemente sound espresso nella prima parte dell’album, dove a emergere sono suoni ispirati dalla club culture, un’elettronica graffiante, a tratti persino violenta, almeno per chi ha ancora negli occhi l’immagine della giovane stellina del country.
Il vestito cucitole addosso dalla coppia Max Martin-Shellback spinge l’electro-pop di 1989 ancor più avanti, modernizzandolo e ispessendolo. Ma nella seconda metà del disco, realizzata per buona parte con in cabina di regia Jack Antonoff, Reputation tende a riposizionarsi su un'atmosfera che richiama temi musicali più ordinariamente pop (“Gorgeous”, “Getaway Car”, la party song “This Is Why We Can’t Have Nice Things”), una discontinuità in parte spiazzante. L’apparente incoerenza interna di Reputation è frutto dell’indecisione sulla strada da intraprendere, come se Taylor volesse sì mutare direzione ma senza correre i rischi derivanti da un radicale rinnovamento. Questa la pecca principale del progetto, giudicato in maniera troppo severa e frettolosa da gran parte di pubblico e critica. Reputation è infatti considerato da molti come uno dei lavori meno riusciti della Swift, mentre in realtà sono diversi i motivi d’interesse che, oltre alle tracce già citate, si annidano fra i solchi di una “Dress” che anticipa le atmosfere notturne approfondite qualche anno più tardi in Midnights, una “Call It What You Want” che tenta una prima timida escursione verso il dream-pop (ne riparleremo più avanti) e una “Don’t Blame Me” che la conduce dalle parti di Lady Gaga.
Nonostante le critiche, Reputation risulterà comunque il disco più venduto dell’anno negli Stati Uniti, ma soprattutto rappresenterà una terapia rigenerante per la Swift, supportato dall’imponente Reputation Stadium Tour, che diventerà il tour nordamericano più ricco della storia, contribuendo a lanciare in orbita le stelle nascenti Camila Cabello e Charli XCX, scelte come opening act per quasi tutte le date. La dimensione offerta dagli stadi consente la vendita di quasi 2,9 milioni di biglietti, ampliando a dismisura l’incasso complessivo, che supera i 345 milioni di dollari. Il tour, interamente sold-out, fa tappa in Europa nel giugno del 2018 per sei serate, due all’Eithad Stadium di Manchester, due al Croke Park di Dublino, due al Wembley Stadium di Londra, e sarà immortalato nel film concerto “Reputation Stadium Tour”, diffuso sulla piattaforma Netflix il 31 dicembre 2018. Il film celebra il concerto tenuto la sera del 6 ottobre 2018 all’AT&T Stadium di Arlington davanti a circa 105.000 spettatori.

tay_reputationReputation è candidato al Grammy Award nella categoria “Album Of The Year”, riconoscimento che viene però vinto dai Daft Punk con l’epocale “Random Access Memories”. Agli American Music Awards del 2018 Taylor vince quattro premi, diventando la donna più premiata di sempre, sorpassando Whitney Houston. Ormai superstar globale, la Swift è fermamente determinata a difendere la propria libertà artistica. Può farlo perché ha raggiunto la più totale indipendenza da qualsiasi condizionamento: è una donna di successo, non ha bisogno di cercare ulteriore fama o soldi, può permettersi quindi di avanzare le proprie legittime richieste a gran voce. Il sentimento di ribellione espresso fra i solchi di Reputation stride con l’immagine pulitina che Taylor ha avuto fino a pochi mesi prima e che Scott Borchetta avrebbe preferito preservare, evitando che la Swift prendesse posizioni politiche (quelle posizioni anti-repubblicane che in passato disintegrarono le Dixie Chicks) o di schierarsi in maniera netta su cause che inevitabilmente dividono l’opinione pubblica, come i diritti legati alla comunità LGBTQ++. Ma la natura di Taylor è diversa, ambisce a ottenere il pieno controllo dell’intero processo creativo, senza imposizioni, e nel momento in cui avanza alla label la richiesta di acquistare la piena proprietà dei master dei suoi album, l’opportunità le viene negata.
Fra le discontinuità col passato che Reputation è in grado di generare, ci sarà pertanto anche la rottura con il manager Scott Borchetta e la sua Big Machine Records. Taylor Swift interrompe il contratto con la label che l’ha lanciata e firma per un’altra etichetta, la Republic, una sussidiaria della Universal. La diatriba con la Big Machine non è semplice da definire, e quando alla Swift non viene consentito di acquistare il pieno diritto di sfruttamento del proprio catalogo, la cantautrice prende una decisione unica nel suo genere, un’operazione legale e commerciale senza precedenti: reincidere da capo i suoi primi sei dischi, tutti quelli pubblicati per la sua prima etichetta, in modo da poterne riacquisire la completa disponibilità. Saranno veri e propri nuovi album, ridenominati “Taylor’s Version”, con una diversa copertina e l’inserimento di numerosi inediti, lavori in grado di segnare ulteriori record di vendite e di rappresentare una svolta davvero epocale nel music business.

Era 7 – Lover (2019)

tay_era_7Dopo il relativo insuccesso di Reputation, due anni più tardi Taylor Swift ritorna verso il più confortevole sound di 1989, il disco che lo aveva preceduto. Per Lover, Taylor ridefinisce di nuovo in maniera profonda la propria immagine, con i cromatismi che – dopo la decisa incursione in modalità nero - tornano su più rilassanti e primaverili tinte pastello che schiudono l’ascolto verso atmosfere – di nuovo – electro-pop. E’ la prima volta che la Swift inverte la rotta in maniera tanto netta, spinta dalla consapevolezza di poter raggiungere un successo più ampio, riconvertendosi alla rassicurante formula del suo album più acclamato. Una dimensione solare dettata anche dalla ritrovata serenità derivante dalla prima relazione della sua vita che si manifesta come stabile e duratura.
Lover, pubblicato il 23 agosto 2019, non riesce però a replicare l’ottima fattura di 1989, pur avendo al suo interno alcune cartucce di primissima scelta, fra le quali “Cruel Summer”, composta insieme a St. Vincent, che però diventerà una vera hit soltanto cinque anni più tardi, quando si imporrà come brano immagine dell’Eras Tour, piazzandosi in vetta alle chart di tutto il mondo e guadagnandosi il titolo di canzone più ascoltata in streaming di Taylor Swift, strappando il primato fino a quel momento detenuto da “Blank Space”.
Altri brani di riferimento sono le più pacate “Lover” (nella strofa si può percepire netto un richiamo ai Mazzy Star, ma anche a certe atmosfere anni Sessanta) e “The Archer”, una tesa ballad elettronica che entra di diritto fra i suoi must assoluti. Con la sbarazzina “The Man”, Taylor tenta la scrittura di un pezzo apertamente femminista, mentre “Miss Americana & The Heartbreak Prince” è una delle sue esecuzioni che più la avvicinano (non è la prima volta e non sarà l’ultima, complice Jack Antonoff) allo stile dell’amica Lana Del Rey.
La dimensione bubblegum pop è sottolineata da canzoni quali “Paper Rings”, “I Forgot That You Existed”, “London Boy”, “You Need To Calm Down” e “Me!” (con Brendon Urie dei Panic! At The Disco), una sfilata però mai all’altezza dei suoi momenti migliori. Raffinatezze sintetiche emergono in “False God”, mentre gli unici richiami folkye restano confinati fra le pieghe di “Soon You’ll Get Better”, in duetto con le Chicks, e “It’s Nice To Have A Friend”, che – forse ancora inconsapevolmente - anticipa svolte artistiche più minimali che arriveranno molto prima del previsto.

tay_era_7.1Nel 2019 Lover è il disco più venduto dell’anno negli Stati Uniti, nonché il più venduto al mondo fra quelli realizzati da artisti solisti. L’album e i singoli estratti otterranno tre nomination ai Grammy Awards, senza però vincere nulla; porta a casa invece tre Mtv Video Music Awards, incluso quello per “Video Of The Year”, assegnato a “You Need To Calm Down”: la Swift diventa così la prima artista donna (e il secondo artista in generale) a vincere tale premio per un video diretto da sé stessa. Nonostante il successo ottenuto, la produzione di Lover risulta sin troppo curata, lasciando la sensazione di un’artista alla fine di un ciclo, intenta a riprendere un discorso che sembrava già completato e archiviato, evitando di prendersi quei rischi che era solita assumersi in passato.
Con l’aggravante che un disco tanto patinato e caramelloso offre la sponda alle critiche di chi mal sopporta l’ingombrante Swift: lo straordinario successo ottenuto da alcune di queste canzoni contribuirà a porla nell’immaginario collettivo come un’eterna generatrice di hit, ma a uso e consumo delle sole ragazzine che si rispecchiano nelle storie da lei raccontate. Taylor ha compiuto trent’anni: è il momento di crescere e programmare produzioni più mature e sfidanti. La pandemia giungerà a inizio 2020 a cancellare le date previste per il world tour di Lover e a fornirle la possibilità di anticipare i tempi per la successiva svolta, che arriverà con addosso cucite le melodie malinconiche composte davanti al pianoforte nel suo appartamento di New York.

Era 8 – Folklore (2020)

tay_folklore_2Nel 2020, mentre il mondo si ritrova all’improvviso recluso in casa per decreto, Taylor Swift diffonde a sorpresa, senza alcun preavviso, due album nel giro di pochi mesi, entrambi concepiti in compagnia di pochi fidatissimi collaboratori, fra i quali questa volta assume un ruolo di primo piano Aaron Dessner dei National. Siamo al cospetto di un nuovo netto cambio di direzione stilistica, favorito dal distanziamento sociale imposto dalle autorità sanitarie durante il periodo della pandemia: il risultato è un ritorno all’essenza, alla semplicità, sublimato da un tenue chamber-pop dagli evidenti tratti indie-folk, nei quali Taylor non si limita più a raccontare le proprie esperienze personali, ma guarda verso il mondo che la circonda.
Folklore, pubblicato il 24 luglio 2020, avrebbe potuto rappresentare la Caporetto di Taylor Swift, in quanto lontanissimo dalle aspettative dei fan e privo di qualsiasi potenziale hit o gancio radiofonico, e invece, contro qualsiasi previsione, non solo riceve un’accoglienza travolgente, ma diventa per molti il suo progetto più riuscito e di qualità, incuriosendo e conquistando per la prima volta le attenzioni del popolo indie, che fino a quel momento l’aveva snobbata, considerandola solo un fenomeno pop di consumo, passeggero e sopravvalutato.
Taylor completa Folklore nel giro di poche settimane: il desiderio è diffonderlo in tempi strettissimi per farlo ascoltare a tutti quando ancora è incastonato all’interno della surreale realtà che lo ha ispirato. Nonostante il mood umbratile, autunnale, riflessivo, ricco di introversione, profondamente intimo, figlio del complicato periodo che il mondo sta vivendo, realizzato a distanza attraverso lo scambio continuo di file con il resto del suo team, Folklore, diviene uno degli album di maggior successo di Taylor Swift.
A differenza di quanto accaduto con Reputation, questa volta la cantautrice affronta un cambiamento estetico e stilistico in maniera davvero completa e radicale, una scelta coraggiosa che in questo caso incontra l’approvazione unanime di critica e pubblico. Folklore è un lavoro omogeneo, coerente, estremamente raffinato, convincente sia nella scrittura che nelle scelte musicali, con arrangiamenti minimali (per lo più pianoforte e chitarre, con qualche intervento di elettronica e orchestrazioni) che lo avvicinano (anche per la preziosa presenza di Dessner) alle caratteristiche peculiari del suono dei National. Taylor guarda alle grandi cantautrici del passato (Carole King emerge spesso come riferimento) ma si immerge nella contemporaneità, maneggiando atmosfere dream-pop che la accompagnano verso la densa malinconia dei Beach House in “This Is Me Trying” o duettando senza timori con un monumento del circuito indipendente, Bon Iver, ospite nella ballad ad altissima tensione emotiva “Exile”. Sono in particolare queste due le tracce da non perdere di Folklore, ma l’intera tracklist mette in sequenza una serie di canzoni che avrebbero fatto la fortuna di qualsiasi esponente della scena indie-folk, fra le quali “Illicit Affairs” e “August” rappresentano altri momenti memorabili. Il William Bowery che compare nei credits di alcune canzoni è lo pseudonimo dietro il quale si cela l’attore Joe Alwyn, l’attuale compagno della Swift.

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Pur in assenza di una vera campagna promozionale e di un tour a supporto, Folklore diviene l’album più venduto del 2020 negli Stati Uniti, da molti riconosciuto come il disco più rappresentativo del periodo di isolamento vissuto durante la pandemia, da alcuni persino definito come “il disco della quarantena”. Conquista il Grammy Award nella categoria “Album Of The Year” (terzo trionfo in tale categoria per la Swift) e tre American Music Award, mentre Taylor guadagna anche una nomination ai Golden Globe per “Bombalurina”, canzone scritta ed eseguita per l’adattamento cinematografico del musical “Cats” (2019).
Al Sundance Film Festival del 2020 viene presentato “Miss Americana”, documentario che racconta i momenti salienti della vita e del percorso artistico di Taylor Swift, dagli esordi fino alla pubblicazione di “Lover”, un must sia per i fan (gli irriducibili swifties), sia per chiunque intenda iniziare a conoscerla meglio. Altra visione imperdibile per introdursi nel suo mondo è il documentario “Folklore: The Long Pond Studio Sessions”, diretto e prodotto da lei stessa, diffuso il 25 novembre 2020 sulla piattaforma Disney+ e incentrato su una bellissima esibizione della Swift, supportata dai soli Aaron Dessner e Jack Antonoff (più un collegamento a distanza con Justin Vernon durante l’esecuzione del duetto “Exile”), intervallata con interessanti interviste reciproche che svelano i retroscena che hanno condotto alla realizzazione dell’album e allo sviluppo di ogni singola canzone. Le versioni eseguite in questa occasione verranno raccolte in un’edizione espansa di Folklore, diffusa nell’aprile del 2023, intitolata per l’appunto Folklore: The Long Pond Sessions.

Era 9 – Evermore (2020)

tay_evermorePubblicato soltanto cinque mesi più tardi, l’11 dicembre 2020, Evermore non è il gemello povero di Folklore, non rappresenta una raccolta di seconde scelte, ed è possibile rendersene conto anche soltanto dall’ascolto di una “Champagne Problems” elegantemente giocata sul pianoforte, di una “Gold Rush” ravvivata da morbidi beat (e da slanci vocali che di nuovo ricordano Lana Del Rey) e dalla struggente “Tolerate It”, delicata ballad intrisa di sofferenza per un amore che volge al termine, uno dei tanti legami sentimentali sofferti narrati nelle canzoni di Taylor Swift. Evermore è nobilitato dalla presenza di tre duetti, con National, Bon Iver e Haim, e condivide con Folklore il medesimo spirito intimista, la medesima introversione, conseguenza del difficile periodo storico durante il quale è stato concepito. Un disco ancor più figlio di un’inaspettata libertà d'azione e di una sopraggiunta maturità compositiva, realizzato dalla medesima squadra di Folklore, che in questo caso ha però potuto beneficiare della possibilità di lavorare a stretto contatto.
Se per alcuni versi Evermore vira verso soluzioni ancor più minimali, rinunciando a parte delle sovrastrutture elettroniche di Folklore, allo stesso tempo presenta una maggiore trasversalità stilistica, frutto sia dei numerosi ospiti, sia di una visione meno opprimente, dovuta alla consapevolezza che il periodo peggiore della pandemia dovrebbe essere in via di superamento. Tutto percepibile attraverso l’ascolto delle cadenze uptempo di “No Body, No Crime” (l’influenza country che ritorna), dell’approccio indie che permea l’avvolgente “Cowboy Like Me” (la voce nei backing vocals è di Marcus Mumford), del pop che si riaffaccia deciso fra le pieghe di “Long Story Short”, delle sperimentazioni elettroniche che conferiscono forza alla malinconia di “Closure”.
A sottolineare l’ennesimo periodo super-prolifico di Taylor, intervengono due bonus track inserite nella deluxe edition, “Right Where You Left me” e “It’s Time To Go”, non meno pregevoli dei brani inclusi nella prima emissione. Nel primo dei due, Taylor gioca con la voce riuscendo ad avvicinarsi tanto a un mix fra Lucinda Williams e Stevie Nicks nella strofa, quanto persino a Kate Bush nei vocalizzi del ritornello.

Dolente e tormentato, Evermore – insieme a Folklore – azzera tutto quello che Taylor Swift ha rappresentato in passato, compresi i temi trattati, ora non più concentrati sulle sue esperienze personali ma tesi a osservare il mondo circostante e a operare in maniera maggiore con slanci di fantasia. Una doppietta invidiabile che rappresenta lo stupefacente risultato di un tunnel creativo in grado di generare tante canzoni aventi grande omogeneità stilistica, realizzate in un tempo decisamente breve, in grado di far saltare in aria qualsiasi logica commerciale. Evermore sarà ovviamente un nuovo enorme successo, anche se i suoi numeri risulteranno inferiori a quelli realizzati da Folklore.
Grazie a Evermore, Taylor Swift vince un altro American Music Award, nella categoria “Favorite Pop/Rock Album” e un ARIA Music Award (il Grammy australiano) come “Best International Artist”, inoltre porta a casa (di nuovo) la nomination ai Grammy Award come “Album Of The Year” e ai Juno Awards (i Grammy canadesi) come “International Album Of The Year”.
La pandemia, nel frattempo, ha modificato le priorità delle persone, ora più preoccupate dai problemi concreti di una dolorosa quotidianità piuttosto che dalle dinamiche del gossip. Taylor riesce così ad alleggerire la pressione dei mass media, vivendo con relativa tranquillità la propria dimensione privata. Anche il suo look appare modificato, più semplice, meno costruito. La sua traiettoria artistica e creativa sta raggiungendo il vertice della carriera, si avvicina il momento di uscire di casa e riabbracciare il mondo, e una nuova forma di pop presto catalizzerà il suo songwriting.

Era 10 – Midnights (2022)

tay_era_10.1Mediazione ideale fra l’electro-pop espresso nel trittico 1989/Reputation/Lover e le riflessioni dal lockdown incluse nella doppietta del 2020 Folklore/Evermore, le canzoni di Midnights, reso disponibile il 21 ottobre 2022, sono immerse in un liquido amniotico notturno che trasuda sensualità. La Swift guarda a Billie Eilish in “Vigilante Shit”, una delle sue più riuscite e conturbanti revenge songs, pone delle domande al seduttore di turno nella trascinante “Question…?”, ci conduce per mano fra le strade buie di New York in “Maroon”, azzecca una nuova hit con “Anti-Hero”, duetta con Lana Del Rey in “Snow On The Beach”, e si porta a casa per la quarta volta in carriera il titolo di “Album Of The Year” ai Grammy Awards, record assoluto.
Midnights rappresenta il ritorno al pop, ma un pop meno influenzato dai lustrini degli anni Ottanta, che mostra una scrittura rasserenata, in grado di piacere a un numero sempre maggiore di ascoltatori, molti dei quali appena conquistati grazie ai progetti indie-folk di due anni prima. Midnights è seguito da due successive versioni espanse, la prima delle quali, la “3 a.m. Edition” diffusa nel giro di poche ore, e la seconda, “The Til Dawn Edition” il 26 maggio 2023, comprendente una nuova versione di “Snow On The Beach”, con maggiore spazio assegnato a Lana Del Rey (giustificata anche da una polemica innescata dai fan di Lana) e una riedizione di “Karma” in duetto con Ice Spice.
Dal punto di vista musicale il seducente mood di Midnights ricrea alla perfezione quel mix di sensazioni che si prova all’uscita da una discoteca, quando l’euforia (mentre ancora è percepibile la cassa, ormai ovattata, al di là della parete) si stempera nella malinconia per la serata che volge al termine. Quella sensazione di lieve solitudine che ci accompagna verso casa, dopo essere stati immersi per ore nel confortevole calore fornito da corpi che si muovono all’unisono. Ascoltate “You’re On Your Own, Kid” e ditemi se non percepite tutto ciò. Nella successiva “Midnight Rain” visualizziamo la protagonista solitaria al ritorno verso casa, in piena notte, sotto la pioggia, circondata da una forma normalizzata di dubstep, con la voce effettata, ottenuta operando sul pitch, ispirandosi al lavoro di James Blake, mentre il testo rivela il naufragio di una relazione, causato dalle diverse attitudini dei due soggetti. Si tratta dell’ennesimo segnale che Taylor invia, protagonista Joe Alwyn, che non ama le serate glamour nelle quali spesso la Swift si trova inevitabilmente coinvolta. La sensazione è che anche questa storia stia volgendo al termine.

tay_era_timeNegli Stati Uniti Midnights è il quinto album di Taylor Swift a oltrepassare il milione di copie nella prima settimana, raggiungendo la prima posizione dei dischi più venduti in mezzo mondo e contribuendo a renderla nel 2021 la musicista col maggior monte guadagni. Arrivano altri sei American Music Awards, due “Video Of The Year” consecutivi agli Mtv Video Music Awards, nel 2022 per “All Too Well: The Short Film” (che si aggiudicherà anche un Grammy Award) e nel 2023 per “Anti-Hero”. A inizio 2024 Taylor porta a casa altri due Grammy Awards, entrambi per Midnights, uno dei quali nella categoria “Album Of The Year”, divenendo la prima artista della storia a vincerlo per la quarta volta.
Tutto questo avviene nel bel mezzo della campagna di re-recording dei primi sei dischi, mentre per oltre un anno la Swift gira il mondo con il pirotecnico Eras Tour, uno degli show più spettacolari e ricchi di sempre, pensato per rappresentare tutte le epoche della cantante, fondendo insieme ben nove diversi set nello stesso concerto, ognuno dedicato a un capitolo della sua discografia. Ogni sera oltre tre ore e mezza condensano oltre quaranta canzoni per uno spettacolo che toccherà anche l’Italia, stadio Meazza di Milano, il 13 e 14 luglio 2024. Taylor Swift non si concede pause e continua ad abbattere un record dopo l’altro: grazie a Midnights nel 2023 si aggiudica – fra le altre cose – la bellezza di nove Mtv Video Music Awards, impresa riuscita in passato soltanto a Peter Gabriel, che ne vinse dieci nel 1987. A dicembre dello stesso anno il Time la nomina “Person Of The Year”, riconoscimento mai toccato in precedenza ad alcun personaggio appartenente al mondo dell’entertainment.

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Fra le principali collaborazioni da segnalare negli ultimi anni, la Swift è stata ospite con la sua voce nei brani “Renegade” e “Birch” dei Big Red Machine, progetto degli amici Aaron Dessner e Bon Iver, in “Gasoline” delle Haim, in “The Joker And The Queen” di Ed Sheeran e in “The Alcott” dei National. Per la colonna sonora del film “Where The Crawdads Sing” (2022) compone ed esegue “Carolina” che riceveo una nomination sia ai Golden Globes (come “Best Original Song”) che ai Grammy Awards (come “Best Song Written for Visual Media”). Nel 2023 Taylor è l’artista con il maggior numero di streaming in tutte le principali piattaforme (Spotify, Apple Music, Amazon Music) e la prima artista a risultare titolare del disco più venduto dell’anno in tre diverse decadi (2009, 2015 e 2023).

Taylor’s Versions

tay_grammyPer poter rientrare nella piena disponibilità dei master dei primi sei album della sua carriera, quelli marchiati Big Machine Records, Taylor inaugura nel 2021 una campagna di re-incisione (con modifiche a volte evidenti, altre volte impercettibili) che porterà alla pubblicazione delle cosiddette Taylor’s Version di Fearless (aprile 2021), Red (novembre 2021), Speak Now (luglio 2023) e 1989 (ottobre 2023). Tutte le nuove versioni sono arricchite dalla presenza di bonus track (reincise per l’occasione) e di brani finora inediti composti nel medesimo periodo della tracklist originale.
Il successo è davvero enorme il tutto il mondo e le consente di continuare a demolire un record dopo l’altro, alcuni dei quali già detenuti da lei stessa. La canzone “Love Story” riregistrata per la Taylor’s Version di Fearless rende la Swift la seconda artista della storia, dopo Dolly Parton, a raggiungere negli Usa il primo posto nelle classifiche dei singoli country sia con la versione originale sia con il re-recording dello stesso brano. La long version di “All Too Well”, contenuta nella Taylor’s Version di Red, diviene la più lunga canzone ad aver mai occupato il primo posto della chart americana dei singoli. Taylor Swift diviene anche la donna col maggior numero di album ad aver raggiunto la vetta della classifica di Billboard, impresa riuscitale ben dodici volte, superando il record appartenente a Barbra Streisand. La Taylor’s Version di 1989 diviene il suo sesto album a vendere oltre un milione di copie nella prima settimana, nel giorno della pubblicazione (il 27 ottobre 2023) Swift diviene l'artista più ascoltata in una sola giornata nella storia della piattaforma Spotify (che in molte zone geografiche non regge l’imponente afflusso), e 1989 (Taylor’s Version) diventa l'album più ascoltato in un solo giorno nel 2023, strappando il record - ma guarda un po' - a Midnights. Direttamente al primo posto in praticamente tutto il globo (Italia compresa), negli Stati Uniti diventa anche l'album più venduto della Swift nella "first week", battendo il suo precedente record, stabilito proprio dalla versione originale di 1989. Era da otto anni, da "25" di Adele, che un disco non vendeva così tanto nella prima settimana dalla sua pubblicazione.

tay_era_10.3Questi sensazionali risultati provocano un effetto trascinamento nei confronti dell’intera discografia dell’artista statunitense, che per mesi e mesi si mantiene saldamente ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo. Tutti i dischi di Taylor Swift, eccetto il primo omonimo, nel 2023 restano per lunghissimi periodi all’interno della top 50 sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, e non di rado se ne possono contare tre o quattro nella top 10. In Australia, nella settimana successiva al transito dell’Eras Tour, tutte le prime otto posizioni della classifica dei dischi più venduti sono occupati da album di Taylor Swift. Nella prima settimana dopo la pubblicazione di Midnights, la top 10 dei singoli americana è interamente presidiata da dieci canzoni dell’album. Si tratta di un successo inarrestabile, senza precedenti, e riporta Taylor saldamente al centro delle attenzioni dei mass media di tutto il mondo. Dal 2023 si lega sentimentalmente al giocatore di football americano Travis Kelce, e quando si reca sugli spalti di uno stadio per seguire un incontro del fidanzato, le telecamere non fanno che indugiare su di lei, cercando magari di carpire qualche frase pronunciata alle persone vicine. Il 7 gennaio 2024, alla cerimonia per la consegna dei Golden Globes, tutti sembrano esclusivamente interessati a Taylor, presente in quanto in nomination per i risultati ottenuti al botteghino dal film-concerto campione d’incassi sull’Eras Tour. Per giorni più che degli attori vincitori, si parlerà di un’infelice battuta indirizzata a Taylor dal presentatore dell’evento.

tay_eras_1Taylor Swift intanto diventa anche oggetto di studio, e parliamo di studi accademici. In ogni angolo del globo è un continuo fiorire di corsi universitari finalizzati ad analizzare il suo mondo, per approfondire gli aspetti legati al marketing, alla comunicazione, ai risultati economico-finanziari e persino ai risvolti psicologici. Non di rado viene citata come modello imprenditoriale e tirata in causa persino dai più quotati manager internazionali, come esempio da imitare quando si discute di analisi di mercato, anche in Italia, dove sembra che i manager continuino a conoscerla meglio di tutti: è proprio di questi giorni il riferimento utilizzato di John Elkann in una lettera indirizzata ai soci Exor.
Il patrimonio di Taylor Swift, accumulato tenendo conto soltanto dei proventi conseguiti attraverso l’attività musicale, è stato recentemente stimato in circa 1,1 miliardi di dollari. Ma la ricaduta positiva del fenomeno non riguarda soltanto le sue tasche: l’annuncio delle date dell’Eras Tour, oltre ad aver mandato in tilt diversi siti web (ma questa non è certo una novità nel mondo delle grandi american star), avrebbe fatto lievitare di un paio di punti percentuali il Pil degli Stati Uniti. Soltanto la leg americana del tour avrebbe generato un giro d’affari pari a oltre quattro miliardi e mezzo di dollari: questa la cifra complessiva spesa per l’acquisto di biglietti, voli interni, hotel, ristoranti, varie ed eventuali. Meglio di qualsiasi politica economica espansiva!

taylor_era_10.3In alcuni casi l’ossessione per Taylor Swift arriva a sforare l’assurdo. Sempre durante l’Eras Tour, lo spostamento in volo privato della cantante fra Australia e Singapore sarebbe stato seguito in media da seimila persone attraverso i siti di tracking arereo. E’ noto che lo studente universitario Jack Sweeney sia stato denunciato nel dicembre del 2023 per stalking dal team legale della Swift, in quanto reo di fornire indicazioni sugli spostamenti della popstar (e di altre celebrities) calcolando anche le emissioni generate dal suo jet privato, altro motivo per il quale Taylor ha subito non poche critiche.
Nascono senz’altro problemi intorno alla sua persona sul tema della sicurezza e dell’incolumità, anche se poi la ritroviamo a metà aprile 2024 al Coachella Festival in mezzo al pubblico, probabilmente circondata da bodyguard (in primis, il fidanzato Travis Kelce) ben appostati. Una Taylor visibilmente divertita assiste a qualcuno dei set proposti sui palchi principali, fra i quali quello dei Bleachers dell’amico Jack Antonoff e quello di Ice Spice, partecipando al tripudio generale al momento dell’esecuzione di “Karma”, uno dei duetti incluso in Midnights. Momenti di relax a poche settimane dalla leg europea dell’Eras Tour e a pochissimi giorni dall’attesissimo nuovo appuntamento discografico.

Era 11 – The Tortured Poets Department (2024)

tay_era_11.1Annunciato a sorpresa il 4 febbraio 2024, durante la cerimonia di consegna dei Grammy Awards 2024, proprio mentre i fan attendevano con ansia di conoscere la data di pubblicazione della Taylor’s Version di Reputation, The Tortured Poets Department, l’undicesimo album di Taylor Swift, viene pubblicato in tutto il mondo venerdì 19 aprile con un colpo di scena inatteso: le tracce, dalle preannunciate sedici (più una bonus track per ognuna delle quattro deluxe edition inizialmente previste), sono diventate trentuno (!), quindici delle quali racchiuse in una extended version denominata con il suffisso “The Anthology”, un doppio album di due ore che assume i contorni dell’opera monumentale, definitiva. Si tratta di una lunga e tormentata seduta terapeutica durante la quale la cantautrice elabora due separazioni, quella con l'attore Joe Alwyn, relazione naufragata dopo sei anni di agognata felicità, e quella con il cantante dei 1975, Matthew Healy, breve flirt consumatosi la scorsa estate. Una vera e propria sublimazione del dolore, compiuta evidenziando in maniera dettagliata - come mai prima d'ora - ferite e delusioni, senza alcun filtro, decodificando gli accadimenti per mezzo di decine di poesie scritte su pagine intrise di lacrime.
Taylor questa volta prende il malinconico intimismo di Folklore ed Evermore e gli cuce addosso il vestitino notturno di Midnights, aumentando il coefficiente dream-pop. Per rendere possibile questa operazione, si mantiene nella propria comfort zone, affidando la co-produzione ai due musicisti che hanno contribuito a modellare i tre album precedenti, Jack Antonoff e Aaron Dessner, i quali si spartiscono in parti uguali la prestigiosa incombenza, collaborando con la Swift anche alla composizione di quasi tutte le tracce. Antonoff tende a esaltare i brani ravvivandone il ritmo attraverso l’innesto di morbidi beat (“Fortnight” e la title track, poste proprio in apertura, risultano fra le più incisive), Dessner si incarica invece di curare molti dei momenti più struggenti e minimali, accompagnando spesso Taylor con eleganti interventi al piano (“Chloe Or Sam Or Sophia Or Marcus”, “How Did It End?”, “Cassandra”, “Robin” e “The Manuscript” si rivelano tutte gemme preziose) oppure inserendo sottili linee di chitarra e gestendo con attenzione maniacale gli arrangiamenti, che prevedono numerosi interventi degli archi. Fanno parte del team Post Malone e Florence Welch, protagonisti nei duetti “Fortnight” e “Florida!”, più Glenn Kotche alla batteria in una manciata di canzoni, Bryce Dessner che in un paio di occasioni supporta l’opera del gemello, Thomas Bartlett (noto anche con lo pseudonimo Doveman e per l'esperienza nei Gloaming) e James McAlister, ex-Ester Drang, poi nella band di Sufjan Stevens.

tay_era_11La scrittura di Taylor è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, ed ora diviene ancor più imponente, densa, straripante, in ogni singolo verso sono contenute parole da analizzare, una verbosità che a tratti ricorda la Alanis Morissette di “Supposed Former Infatuation Junkie” (in “But Daddy I Love You” la somiglianza desta impressione), compressa in strofe efficaci, ritornelli infettivi e bridge epici, in grado di mantenere intatta la propria forza persino quando restano immersi nel sofisticato ed emozionale chamber-pop minimalista orchestrato da Dessner, protagonista in particolare nella seconda metà del lavoro.
L’electropop ballabile si affaccia di rado, di solito quando la mano passa ad Antonoff (“My Boy Only Breaks His Favorite Toys”, indirizzata indovinate a chi…), trasformato però in un adult pop studiato a uso e consumo dei fan che stanno crescendo dal punto di vista anagrafico insieme alla Swift. Uno di questi, l’apparente scanzonata “I Can Do It With A Broken Heart”, svela in realtà un testo molto sofferto, nel quale Taylor rivela al mondo quanto potesse essere complicato affrontare con tutta quell’energia il gigantesco palco dell’Eras Tour con il cuore spezzato da un amore che stava andando in frantumi, mentre stava vivendo momenti difficili. Dice persino che a volte avrebbe preferito morire, in slanci di maledettismo che ben si sposano con l’iconografia da “poeti torturati”. In “I Hate It Here”, altra confessione a cuore aperto, la Swift scrive del ricorrente desiderio di fuggire via, verso luoghi dove poter ritrovare la propria serenità, lontano dagli sguardi degli intrusi. All’ascoltatore la libertà di interpretarli come pensieri che le siano davvero appartenuti, oppure come il canovaccio di una fiction sviluppata ad arte.
Se “The Smallest Man On Earth” e ”Peter” (la sindrome di Peter Pan, beccati pure questa Healy…) sono tutte per il frontman dei 1975 (andatevi a cercare gli inequivocabili testi), l’autrice non va per niente sul sottile nemmeno con Alwyn, colpendolo con versi acuminati o fatalisti, come accade nella commovente “loml” e in “So Long, London”, la fatidica traccia numero cinque. Un paio di battute acide vengono riservate anche a Kim Kardashian (“thanK you aIMee”), in ricordo della mai sopita faida che vede da anni contrapposti Taylor e Kanye West.
In un paio di circostanze la cantautrice lascia entrare uno squarcio di luce, sotto forma di espresse dediche al fidanzato Travis Kelce, “The Alchemy” e “So High School”. Emerge un oceano di fragilità: quella ragazza neomiliardaria, che sul palco dell’Eras Tour viene rappresentata come un supereroe della Marvel, forse ha davvero molte più cicatrici di quante possiamo immaginarne. Resta comunque la popstar che meglio di qualsiasi altra ha saputo interpretare i (mezzi offerti dai) tempi moderni per trarne profitto, realizzando di nuovo un disco che si adatta in maniera perfetta al preciso momento della sua vita.

tay_era_11.2_04The Tortured Poets Department
 conferma la posizione dominante di Taylor Swift all’interno della cultura pop dei nostri giorni, uno strapotere fortificato da una iper-prolificità che non ha uguali nel mondo al medesimo livello qualitativo, oggi in grado di far impallidire qualsiasi potenziale concorrente. In un'epoca nella quale a regnare è l’individualismo, i suoi traumi personali e i suoi struggimenti amorosi hanno il potere di trasformarsi in un’esperienza collettiva, arricchita da citazioni e metafore attraverso le quali Taylor Swift mostra la propria crescita autorale, a costo di prendersi il rischio di restare a tratti incompresa dal proprio pubblico, fra Dylan Thomas e Stevie Nicks, fra Clara Bow e un'Aston Martin (c'è di mezzo il pilota Fernando Alonso?) fra il Chelsea Hotel e una canzone dei Blue Nile.
Come largamente previsto, The Tortured Poets Department vola in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo, diventando il primo album della storia a superare i trecento milioni di streaming in un solo giorno sulla piattaforma Spotify (ma nessuno era neanche mai arrivato a duecento milioni…), superando – ma guarda un po’ – il precedente album della Swift, Midnights. Nello spazio di appena dodici ore diviene anche l’album con il maggior numero di streaming nello stesso giorno sulle piattaforme Amazon Music e Apple. Ma i record non riguardano soltanto la musica liquida: The Tortured Poets Department è il disco più venduto di sempre in pre-order; nei soli Stati Uniti, nel suo primo giorno di vita, il 19 aprile 2024, vende l’equivalente di 1,6 milioni di unità equivalenti: 1,4 milioni sono copie fisiche, seicentomila sono vinili.
Nella prima settimana, nei soli Stati Uniti, raggiunge la ragguardevole cifra di 2,6 milioni di unità equivalenti: 1,9 milioni sono copie fisiche, 859.000 sono vinili. The Tortured Poets Department diventa il quattordicesimo album della Swift (su quindici complessivi) a raggiungere il primo posto delle chart americane, e il dodicesimo a raggiungere la vetta delle classifiche inglesi, miglior solista di sempre, eguagliando il record di Madonna. Diviene anche il primo album nella storia a superare nella prima settimana dalla pubblicazione il miliardo di streaming sulla piattaforma Spotify. Il precedente record apparteneva a “Midnights”…

Taylor Swift

Discografia

Taylor Swift(Big Machine, 2006)

5,5

The Taylor's Swift Holiday Collection (Ep, Big Machine, 2007)

4

Beautiful Eyes (Ep, Big Machine, 2008)

5

Fearless(Big Machine, 2008)

6,5

Speak Now(Big Machine, 2010)

7

Speak Now World Tour Live (live, Big Machine, 2011)

5

Red(Big Machine, 2012)

7

1989(Big Machine, 2014)

7,5

Reputation(Big Machine, 2016)

6,5

Lover(Republic, 2019)

5,5

Folklore(Republic, 2020)

8

Evermore(Republic, 2020)

7

Midnights(Republic, 2022)

7,5

Folklore: The Long Pond Studio Sessions (live, Repubic, 2023)

8

The Tortured Poets Department(Republic, 2024)

8

Pietra miliare
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