La testa è mia e faccio come voglio io!
Da quasi un anno a questa parte Zayn Malik non fa che precisarlo in ogni intervista che rilascia, al punto che ha pensato bene d'intitolarci pure il proprio disco di debutto. E per reiterare il concetto, scrive i titoli delle canzoni con le maiuscole messe a casaccio.
Del resto oggi può farlo. Quando faceva parte dei famosissimi One Direction, Zayn era noto più che altro come il belloccio di turno, e il suo principale merito era - diciamo - quasi esclusivamente sociologico: siamo di fronte all'unico uomo di origine pakistana che in tempi recenti è diventato un
sex-symbol nel mondo occidentale, e pare sia già partita la sfida tra Hollywood e Bollywood su chi lo acchiappa per primo. A suo modo è un risultato non indifferente, ma che poco ha da spartire con la musica.
E nella breve vita di una
boyband la musica non sempre è il punto focale; Simon Cowell ha spremuto i cinque fino all'osso, facendo loro incidere album dopo album di piattissimo pop condito da zompanti coretti da stadio. Zayn il taciturno voleva provare nuove sonorità, ma il suo volere non è stato preso sul serio. Così, dopo esser diventato insofferente al processo, ha finito con l'abbandonare la band e lanciare veementi accuse di sfruttamento al suo ex-manager. Neanche Cowell è andato leggero con le ripicche, e la storia s'è trasformata in un botta e risposta non troppo dissimile dalle liti tra vicine di pianerottolo. Tutto molto divertente, ovviamente, ma ci sarebbe da domandare a Zayn come mai ha impiegato quattro album a capire come veramente funziona una
boyband...
Poi è arrivato "PILLOWTALK", un pezzo sicuramente meglio prodotto rispetto alla paccottiglia indifferenziata della sua vecchia band, ma con quel gradasso ritornello appiccicato sopra a far presagire che, forse, la quaglia non è saltata fuori in tempo e ha sgocciolato comunque. Poco importa; il successo è stato enorme, nel video annesso Zayn fa mostra della propria fidanzata
top model Gigi Hadid, recitando la parte del maschio imbronciato e tenebroso proprio come piaceva alle vecchie fan. Sembrava, insomma, che il tutto fosse solo un aggiornamento vagamente più maturo dell'estetica dei One Direction - lo "Schizophonic" del 2016?
Invece Zayn un salto l'ha fatto davvero. Il suo intento era quello di cambiare rotta a tutti i costi per far vedere al mondo che ne ha le capacità, e in un momento in cui varie popstar d'alta classifica sembrano sterzare verso atmosfere diverse (vedasi il recente "
ANTI" di
Rihanna), Zayn ha colto la palla al balzo.
Per farvi un esempio, quando è stata pubblicata in anteprima la delicata ballata "IT's YoU", è venuto fuori addirittura il nome di
Thom Yorke, mentre l'altra anteprima "LIKE I WOULD", un più canonico ma ben eseguito momento dance, è stata impiegata per motivi promozionali ma su disco è finita relegata alla versione deluxe, quasi a voler mettere le cose in chiaro: si fa come dico io.
Il nuovo suono infatti è zuppo delle sonorità della coppia
Drake/
The Weeknd, più inflessioni
neo-soul e basi
trap. Molti pezzi sono prodotti da Malay, noto ai più per il suo lavoro con
Frank Ocean, difatti la prima cosa che salta all'orecchio è proprio quel generalizzato minimalismo in contrasto al suono "pieno" dell'attuale formato radiofonico. "Mind Of Mine" gioca su timbriche e atmosfere, risultando a tratti conturbante, ma anche fin troppo compatto e soporifero, mentre Zayn non sempre riesce a bucare oltre la nebbia, anzi la sua presenza s'è fatta dolente e implorante - il colmo per uno che solo pochi anni fa urlava "shut up and dance!".
Ma anche se non tutto balza subito all'orecchio, ci sono sicuramente momenti degni nota; "dRuNk", una nebulosa di erotismo, "wRoNg", un intenso duetto con Kehlani, e soprattutto "fOol fOr yOu", un momento pianistico che fa il verso agli anni Settanta di
Elton John e Harry Nilsson, ricalcando un'idea di
vintage come aveva fatto Bruno Mars con "When I Was Your Man" - fa lo stesso effetto l'ancor più intima
bonus track "BLUE". Fa specie anche "INTERMISSION: fLoWer", l'intermezzo cantato in urdu su un filo di chitarra acustica e lievi distorsioni elettroniche, un momento che, speculando, mostra il potenziale di Zayn per espandersi verso lidi inediti nella
popmuzik occidentale.
Pregi e difetti, dunque, possono essere gli stessi a seconda dei punti di vista; bisogna premiare il coraggio di Zayn per essersene uscito con un disco lontano dal proprio passato, nonché inedito per il mercato contemporaneo. Ma dall'altro lato, "Mind Of Mine" è un capitolo in espansione più che un punto d'arrivo, perché non ha ancora l'aria da consacrazione come potevano avercela
Robbie Williams o
Justin Timberlake ai tempi dei propri esordi solisti.
Ma va anche bene così; Zayn è giovane e ha ancora tutto da giocarsi, soprattutto adesso che non ha più gli altri quattro a fargli da zavorra; manca l'effetto virale dei leggiadri singoli del suo diretto competitore
Justin Bieber, ma nel complesso "Mind Of Mine" mostra maturità e capacità di farsi apprezzare con gli ascolti. Contro ogni pronostico possibile, il Sig. Malik è partito nel modo migliore, dando alle stampe il disco pop più notturno e curioso del momento. Vedremo cosa tirerà fuori l'ex-collega Harry Styles.