Elton John

Elton John

La saga di Rocket Man

di Mauro Vecchio

La storia di come il timido Reginald Kenneth Dwight ha spazzato via tutte le insicurezze e le limitazioni familiari, diventando una star del music business mondiale di nome Elton John. Dagli esordi sinfonici allo storico sodalizio con Bernie Taupin, dai capolavori degli anni Settanta al progressivo declino accompagnato da eccessi di ogni sorta, fino alla sorprendente rinascita degli ultimi lavori
Da Bach al rock and roll
La musica ha il potere di guarire. Ha la capacità di tirar fuori le persone da se stesse per un paio d'ore
Ogni venerdì pomeriggio, accovacciato sul divano di casa, il giovane Reginald Kenneth Dwight attende ansioso il ritorno della madre Sheila dal lavoro. La sua breve sosta da Siever's, un negozio di elettronica nel borgo londinese di Harrow, è ormai diventata un'abitudine elettrizzante, ricevere in dono un nuovo 78 giri e scoprire il sound di una delle sue big band preferite. Arriva però un venerdì ancora più sorprendente: da grande appassionata di vocalist americani, Sheila regala a Reginald il disco di un certo Elvis Presley, "l'uomo dall'aspetto più bizzarro mai visto". Il nuovo singolo del venerdì pomeriggio si intitola "Heartbreak Hotel", pubblicato nel Regno Unito nell'anno 1956 dall'etichetta Rca. Nato nel marzo 1947 nel quartiere di Pinner, Reginald ha solo nove anni, ma le sue conoscenze musicali sono già abbastanza vaste da permettergli di capire che quel singolo di Elvis è rivoluzionario. Dal taglio di capelli ai vestiti, la fisicità di Presley è straripante, sconquassa l'immaginazione di Reginald che fino ad oggi ha venerato la pianista di Trinidad Winifred Atwell. È proprio "The Skater's Waltz", una delle composizioni più famose della Atwell, che ha dato avvio alla leggenda: Reginald la suona completamente ad orecchio, portando Sheila a convincersi delle capacità naturali del figlio.
La chitarra di Elvis Presley suona come un miracolo nella giovane vita di Reginald Dwight, nato e cresciuto a Pinner agli albori dei Fifties. La società inglese ha i toni del grigio, tra bigottismo e paura di essere perennemente giudicati. Il neonato Reginald è un "war baby", figlio di Stanley Dwight, pilota della Royal Air Force e trombettista amatoriale. Stanley e Sheila sono molto diversi, ma l'incertezza della guerra accelera la loro decisione di sposarsi nel 1945. Quando decide di continuare la carriera militare, Stanley è spesso all'estero in missione, così il piccolo Reginald cresce in una casa piena di donne, al 55 di Pinner Hill Road. C'è zia Win, ma soprattutto nonna Ivy, a stemperare un clima spesso teso, causato dai malumori continui di Sheila, che ha soli 21 anni si ritrova con un figlio e un matrimonio non felice. Ecco che le uniche due note positive nell'infanzia di Reginald sono nonna Ivy e le compilation di jazz e musica classica sempre attive alla radio. I dischi sono oggetti affascinanti e magici, i regali preferiti in assoluto. E soprattutto in casa c'è anche un pianoforte, lo strumento preferito dal piccolo Reginald che all'età di sette anni inizia a prendere le sue prime lezioni sotto la supervisione della signora Jones. Alle feste di famiglia riecheggiano i primi brani imparati, "My Old Man Said Follow The Van" o "Roll Out The Barrel", standard old-fashioned molto amati da tutti.

Elton JohnMentre muove le sue prime dita sui tasti bianconeri, Reginald soffre sempre di più la pur rara presenza del padre Stanley. Ingabbiato in una relazione piatta con Sheila, Stanley Dwight non riesce a comunicare alcuna emozione, imbevuto di regole apprese nella sua esperienza militare. Seppur amante della musica, il padre di Reginald non apprezza diversi comportamenti del figlio, ricorrendo a maniere spesso brusche. All'età di undici anni, quando si iscrive alla Pinner County Grammar School, Reginald è felice solo al di fuori delle mura domestiche, dove si comporta in maniera ordinata ed equilibrata. Leggermente sovrappeso, il ragazzino ha anche diversi amici e si dedica persino allo sport. Una vita scolastica del tutto ordinaria, al massimo interrotta da qualche gita in Francia. Il già delicato ambiente familiare viene definitivamente spezzato dal definitivo ritorno a casa di Stanley, sempre più insofferente nei confronti di un figlio grassoccio e profondamente insicuro. Per trovare un suo ordine psichico, Reginald si getta a capofitto nella musica, collezionando dischi al limite dell'ossessivo. Da "Hound Dog" a "Blue Suede Shoes", fino a "Whole Lotta Shakin' Goin' On" e "Long Tall Sally". L'esplosione del rock and roll è il colore nella vita di un ragazzino che ha iniziato suonando Bach, Chopin e Mozart. Delizia per Reginald, una vera croce per Stanley - amante di Frank Sinatra - che ordina subito al figlio di "non rimanere coinvolto" in una rivoluzione musicale, ma soprattutto di costume. Mentre gli amici d'infanzia giocano a fare Elvis, lui è "come una copia in minatura del padre", un ragazzino paffuto con gli occhiali.
Al piano si può suonare Little Richard solo quando Stanley non è a casa. Reginald ha persino un suo primo gruppo, The Corvettes, per provare a esibirsi nei club giovanili in cambio di qualche bottiglia di Coca-Cola. La musica è un'attrazione troppo grande, nettamente al di là dei progetti paterni per il suo futuro. È il 1958 quando Reginald ottiene una borsa di studio alla prestigiosa Royal Academy of Music, nel cuore di Londra. Tra le mura eduardiane del centro di Marylebone Road, il suo precoce talento viene spremuto ogni sabato dalle note di Bach e Mozart, in attesa della partita del Watford. Ovviamente, il solo accennare un Jerry Lee Lewis è considerato un sacrilegio, come invocare Satana al cospetto di un'omelia.

All'alba dei Sixties, grandi cambiamenti scuotono l'adolescenza di Reginald. Stanley e Sheila decidono finalmente di divorziare, dopo tanti anni di sopportazione reciproca. Il figlio segue ovviamente la madre, che nel frattempo ha stretto un rapporto molto intimo con un artista decorativo di nome Fred. Si apre una fase di grande instabilità economica, dal momento che Fred deve mantenere quattro figli dopo aver anche lui divorziato. Nonostante la fatiscenza del nuovo appartamento di Croxley Green, Reginald è contento, perché può finalmente indossare quello che vuole, ascoltare quello che vuole. Anzi, Fred è un amante del rock'n'roll e supporta il suo nuovo figlio acquisito, procurandogli addirittura un'esibizione al piano in un pub chiamato Northwood Hills Hotel. Tra vecchi standard britannici e numeri di Elvis, le dita di Reginald appassionano gli avventori, che - tra paga base e mance - gli permettono di guadagnare fino a 15 sterline a settimana. Una somma niente male per un quindicenne negli anni Sessanta, che può ora permettersi il lusso di acquistare un piano elettrico Hohner e un microfono per farsi sentire meglio durante le sue serate al pub. Il primo assaggio della musica live è così delizioso al palato: nemmeno il tempo di prendere i suoi A-levels alla Grammar School e Reginald è già proiettato verso una carriera da vero musicista, mandando letteralmente in bestia Stanley.
La grande avventura musicale di Reginald Dwight inizia grazie al cugino Roy, calciatore professionista principalmente noto per aver segnato il primo goal nella finale di FA Cup tra Nottingham Forest e Luton Town nel 1959. Roy Dwight ha legami con l'industria musicale, in particolare con Tony Hiller, general manager della Mills Music publishing company in Denmark Street, praticamente la risposta inglese alla Tin Pan Alley.

L'incontro con Taupin: diventare Elton John
Davvero, le canzoni scorrevano fuori da noi due. Erano meglio di qualsiasi cosa io avessi mai scritto, che a dire il vero non significava molto. In realtà, solo alcune di loro erano davvero meglio di qualsiasi cosa avessi mai scritto
Elton John - Bernie TaupinAlla metà degli anni 60, la Mills Music in Denmark Street non se la passa benissimo. Appena dieci anni prima, quello dei songwriter è un mercato in ascesa, basato su autori che vendono canzoni agli editori musicali. Ma l'impatto di artisti come Bob Dylan o la coppia Lennon e McCartney è stato devastante, perché ha insegnato agli stessi musicisti che non c'è più bisogno di eseguire brani scritti da professionisti. All'inizio, il lavoro di Reginald non c'entra assolutamente niente con il rock 'n' roll: quattro sterline a settimana per impacchettare spartiti per le brass band e gestire l'ufficio spedizioni della Mills. Tanto basta per aprire una porta nella music industry, mentre continuano le esibizioni nei pub con il nuovo piano elettrico. Reginald si lega all'aspirante star Stuart A Brown, per un nuovo set di versioni blues dal catalogo di Jimmy Witherspoon e J. B. Lenoir. I due, insieme al batterista Mick Inkpen, hanno persino un manager: Arnold Tendler, venditore di gioielli a Soho. Tendler crede che questa nuova band possa sfondare, così affitta un prefabbricato a Rickmansworth per farle registrare un demo che verrà miracolosamente presentato al cospetto dell'etichetta Fontana Records. Il gruppo ha scelto il nome di Bluesology, lasciando indietro quello iniziale, The Corvettes. La valutazione della Fontana è positiva, tanto che "Come Back Baby" - praticamente la prima canzone scritta da Reginald Dwight - viene pubblicato come singolo, rivelandosi subito un fiasco senza precedenti.
Nel 1965 un secondo singolo, "Mr. Frantic", non arriva nemmeno al programma della Bbc Television, Juke Box Jury. Il mix tra beat e soul melodico non piace alle radio, ma porta alla luce il talento musicale di Reginald.
Alla fine del 1965, i Bluesology incontrano l'agente Roy Tempest, specializzato nell'importazione di artisti afro-americani nel Regno Unito. Tra i più agguerriti personaggi del music business d'Albione, Tempest porta la band in giro per l'Inghilterra, dall'Oasis di Manchester al Club A Go Go di Newcastle. La paga è bassa - "è la gavetta, baby" - e i viaggi in van sono massacranti, per finire a suonare R&B in club rumorosi e intrisi di alcol. Due show a sera, ogni sera, persino facendo spola immediata tra due città diverse. I Bluesology si rompono la schiena per accompagnare artisti come Isley Brothers, Major Lance, Doris Troy e le Labelle. Ma a Reginald non importa, perché ha realizzato il suo sogno: suonare tutte le sere in compagnia dei suoi artisti preferiti, come l'enorme Billy Stewart dalla scuderia Chess. È questo il periodo in cui Reginald assorbe come una spugna il modo in cui si sta su un palco, come ci si veste, come si intrattiene il pubblico. Nel 1966, i Bluesology si esibiscono per la prima volta all'estero, al Top Ten Club di Amburgo, dove si sono esibiti i Beatles prima di diventare un fenomeno musicale planetario.
Alla soglia dei vent'anni, Reginald non beve e non sa nemmeno cosa sia un pompino. È ossessionato dalla musica e dalla sua ambizione, deve diventare una star.

Sulla strada verso il successo, Reginald ha già chiaro un concetto: i Bluesology non riusciranno mai a sfondare, perché troppo ancorati alla tradizione soul e R&B in classiconi come "In The Midnight Hour" e "Hold On I'm Coming". La frustrazione aumenta quando diventa evidente che le sue dita sono fatte per picchiare un pianoforte come Little Richard, non l'organo Hammond B-12 installato al Flamingo di Wardour Street. Proprio mentre Reginald pensa di lasciare i Bluesology, arriva un altro punto di svolta: Long John Baldry, pioniere del British blues e già fondatore degli Steampacket con Rod Stewart alla voce, si ritrova all'improvviso senza backing band per una data nel sud della Francia, a St. Tropez. Il caso vuole che i Bluesology siano proprio lì a suonare, un'occasione unica per riformare il gruppo con Elton Dean al sassofono. Reginald è quasi incredulo, non crede che il gruppo sia così bravo da accompagnare Baldry. Invece Long John crede nella band, che si guadagna così un altro anno di attività, fino al 1967. Infatti, al di là dei buoni rapporti con Baldry, Reginald non intende continuare a suonare l'organo, né si accontenta di fare da semplice accompagnatore nei Bluesology.
Alla metà del 1967, il dado è tratto: si presenta al cospetto di Ray Williams, giovane producer alla Liberty Records, per un provino in cui suona e canta "He'll Have To Go" di Jim Reeves. Williams non è convinto, ma sente subito che in Reginald c'è del talento nascosto. Così decide di metterlo in contatto con un aspirante autore di canzoni chiamato Bernie Taupin, che come Reginald ha inviato una sua "candidatura" in seguito all'annuncio pubblicato sul New Musical Express dalla stessa Liberty Records. È di fatto una sfida, quella lanciata da Ray a Reginald: mettere in musica i testi di Taupin, per scoprire cosa verrà fuori.

Fin da giovanissimo, Bernard John "Bernie" Taupin ha mostrato, come Reginald, una profonda insofferenza verso gli studi, nonostante un talento precoce nella scrittura. A quindici anni decide di abbandonare definitivamente la scuola, per vagabondare con gli amici tra partite a biliardo e bevute precoci. Per mantenersi, prova a fare il tipografo, poi il fattore nella campagna paterna. Innamorato della cultura statunitense, soprattutto dell'immaginario western, Taupin è appassionato di natura, letteratura e poesia narrativa. I suoi primi testi - come l'elegia "Lady What's Tomorrow?" - sono pervasi da un'aura di romanticismo rurale, perfettamente in linea con la sensibilità hippie della fine degli anni Sessanta. È appunto nel 1967 che Bernie risponde all'annuncio sul New Musical Express per un posto vacante come autore di canzoni alla Liberty Records. Ray Williams capisce subito che Taupin deve incontrare Reginald, per lavorare insieme alla composizione di "Scarecrow".
Influenzati dalla musica dei Beatles e di Leonard Cohen, Reginald e Bernie scoprono di avere tantissimo in comune, artisticamente e umanamente parlando. Iniziano a passare tantissimo tempo insieme, scrivendo e suonando musica, andando al cinema o al negozio di dischi di fiducia. Fallito il tentativo di entrare nella Liberty Records, i due iniziano a registrare per la Dick James Music, nuova publishing company con sede in New Oxford Street. Sotto la supervisione dell'ingegnere del suono e chitarrista Caleb Quaye, già membro aggiunto ai Bluesology, Taupin e Dwight lavorano senza sosta per trovare il giusto hype al culmine dell'era psichedelica inglese. Dick James, boss della DJM, offre ai due 25 sterline a settimana per pubblicare le loro nuove composizioni, convinto che la coppia possa fare faville con le ballate e il bubblegum pop. Già attivo nella Northern Songs con i Beatles, Dick James è in realtà un amante della tradizione Tin Pan Alley, molto più vicino alla sua figura da imprenditore ebreo piuttosto che a un rivoluzionario del rock 'n' roll. Del tutto diverso è il figlio Stephen - aka "Tony King" - presente nello stesso stabile a New Oxford Street in un desk della Air, associazione di etichette indipendenti fondata da George Martin dopo i dissidi con Emi sul catalogo dei Fab Four. Al contrario del rigido James, Tony King è un estroso omosessuale pazzo per la musica, sempre vestito in maniera sgargiante tra satin, sciarpe e pantaloni di velluto. Reginald Dwight ne è rapito, vuole essere esattamente come Tony King.
Nel 1968, quando esce il primo singolo della coppia Dwight-Taupin, "I've Been Loving You", Reginald indossa una finta pelliccia con un cappello leopardato. Ma soprattutto il suo nome non compare più come Reginald Dwight, perché da Elton Dean (sassofonista dei vecchi Bluesology) e Long John Baldry è nato Elton John.

Your Song
Eravamo convinti di aver fatto qualcosa di buono, qualcosa che ci avrebbe spinti verso un nuovo livello. Avevamo ragione
Elton JohnPrimavera 1968. Il singolo "I've Been Loving You", ballata soul-pop orchestrale prodotta da Caleb Quaye, non attira alcun interesse commerciale. Un flop totale, in realtà atteso e preventivato da Elton. Come già accaduto nell'altro singolo, la barocca "Skyline Pigeon", la percezione dell'aspirante songwriter è piuttosto netta: si tratta di pastiche con influenze terze e rimandi musicali, non canzoni che siano davvero diverse. Nonostante i proclami pubblicitari della DJM e il supporto incondizionato di Tony King - che ha procurato un piccolo contratto per l'etichetta Philips - Elton John e Bernie Taupin non sembrano affatto destinati al grande salto. In questo momento già delicato, Elton decide di vivere insieme alla sua prima ragazza, Linda Woodrow, che lo pressa con l'obiettivo di trasformarlo in un crooner, come il suo idolo Buddy Greco. Taupin non sopporta Linda e il suo cagnolino Caspar, ma soprattutto la nuova malsana idea di Elton: acconsentire al matrimonio. Il fu Reginald Dwight chiede così a Long John Baldry di fargli da testimone, ma la sua reazione è a dir poco sconvolgente: "Oh, fucking hell - esplode mentre sono a bere in un pub - Cosa stai facendo, vivere con una fottuta donna? Ma svegliati piuttosto e annusa le rose. Sei gay. Tu ami Bernie molto di più di quanto ami lei". Silenzio assordante. Elton non fa una piega, anzi ripensa subito a quanto tiene alla compagnia di Bernie, come è affascinato dal look di Tony King. Poi spara le sue cartucce verso Long John, accusato di essere solo ubriaco: il matrimonio con Linda si farà eccome. Il convincimento dura poco, perché tra litigate, pensieri non detti e minacce di suicidio, il rapporto tra Elton John e Linda Woodrow finisce qui.

Mentre divampa il rapporto tra Elton John e Bernie Taupin, la lista degli artisti che rifiutano le loro canzoni è sempre più lunga. Mentre continuano a provare nuovi brani nell'appartamento di Frome Court, Sheila suggerisce a Elton di considerare un vero lavoro, magari nella lavanderia vicino casa che sta cercando personale. Ma il desiderio della coppia è troppo più ardente: ascoltare ancora più musica, fumando erba e scrivendo versi senza sosta. Elton se lo può anche permettere, questo stile di vita, perché viene ben pagato per suonare da sessionman agli studi Abbey Road, assoldato dall'adorato Tony King. Lavorare in uno dei più prestigiosi studi di registrazione al mondo è una manna per Elton, che può coltivare contatti, relazioni, persino ascoltare una versione di otto minuti di "Hey Jude" suonata da Paul McCartney in persona. Sono passati dodici mesi dall'esplosione di Long John Baldry al pub Bug O'Nails: Elton John è immerso nella musica fino al collo, vuole diventare un grande songwriter e soprattutto ha capito di essere gay.
Questa nuova consapevolezza libera lo spirito di Elton, che nel corso di un incontro con Steve Brown della DJM viene trafitto da una seconda, e più importante, epifania: è completamente inutile tentare di emulare Leonard Cohen, perché provare a scrivere per vendere è sbagliato, bisogna solo scrivere quello che si vuole davvero. Come King, Brown crede nel talento di Elton, così decide di convincere il boss Dick James a pubblicare un album. Taupin non ha alcuna ambizione nel diventare un artista solista, e sarebbe ben felice di abbandonare il bubblegum pop. Elton è nato pronto, ma c'è un problema burocratico: il contratto con la Philips prevede l'uscita di un altro singolo, non di un disco intero. Senza perdere ulteriore tempo, Steve Brown registra il nuovo brano della coppia, che mette in musica la triste storia di una donna misteriosa che affronta la tragedia di un amore spezzato. Uscito per la Philips nel gennaio 1969, il singolo "Lady Samantha" è aperto dalla chitarra blues di Caleb Quaye e rispetto ai precedenti brani è una rivelazione. La freschezza dell'arrangiamento tra hippie e psichedelia, abbinata al ritmo della batteria di Roger Pope, è una prima pepita nel fango dell'indifferenza sulla scena inglese. Ma nemmeno "Lady Samantha" smuove le acque. La Philips decide di interrompere il contratto con Elton, mentre Dick James vuole portare "I've Been Loving You" all'Eurovision Song Contest. Molto più pratico è Steve Brown, che sequestra Elton e lo chiude all'interno degli studi DJM con le diavolerie strumentali di Caleb Quaye e Clive Franks. Tra effetti sonori psichedelici, bonghi, flauti e assoli blues nasce Empty Sky, pubblicato dalla neonata DJM Records nel giugno 1969.

Aperto dalle percussioni tribali della lunga title track, Empty Sky (1969) è come un gustoso frutto ancora troppo acerbo, registrato in fretta e furia dall'iniziativa di Steve Brown con un budget ridotto all'osso. Tra la fine del 1968 e gli inizi del 1969 nessuno crede in Elton John, soprattutto dopo una serie di singoli flop per la Philips. Dall'organo barocco di "Val-Hala" alla chitarra bluesy in "Western Ford Gateway", l'album contiene una collezione di singoli ancora slegati tra loro, senza una vera identità musicale. Sotto la supervisione del tape recorder Clive Franks, Empty Sky è soprattutto un'accozzaglia di generi diversi, come ad esempio il pastiche in stile Jethro Tull "Hymn 2000". Il problema principale dell'album è che il tocco compositivo di Elton rimane ancorato all'imitazione, come nella minimale imitazione di Leonard Cohen "Lady What's Tomorrow" o nell'inutile barocchismo "Skyline Pigeon". Meglio il primo tentativo abbozzato di soul and roll ("Sails") e la mini-opera "Gulliver/Hay Chewed/Reprise", che miscela pop progressivo e arrangiamenti jazz and roll. Poca roba per salutare una nuova star, ma abbastanza per avere una sensazione: dal rock psichedelico di "Lady Samantha" si può ripartire con grande fiducia per il futuro.
Da un punto di vista commerciale, Empty Sky è un flop. Vende solo poche migliaia di copie, ma infonde maggiore sicurezza per il futuro. Quando gli statunitensi Three Dog Night pubblicano una cover di "Lady Samantha" sul loro secondo album "Suitable For Framing", Elton è in visibilio: una sua canzone è attualmente nella classifica dei primi venti dischi sul mercato a stelle e strisce. Inoltre, il primo album è un trampolino di lancio per nuove esibizioni dal vivo, prima con gli Hookfoot capitanati da Caleb Quaye e poi con i nuovi Nigel Olsson (batteria) e Dee Murray (basso). Non serve la chitarra, perché Elton suona il piano a mille all'ora con la sua nuova sezione ritmica, alla ricerca di un sound a metà tra Jerry Lee Lewis e Winifred Atwell. Di colpo, Elton John capisce che il suo suono deve racchiudere tutte le grandi influenze musicali che lo hanno segnato fin da piccolo: l'approccio classico e il rock 'n' roll, le esibizioni da pub con i Bluesology e Patti LaBelle. Quando Dick James ascolta in anteprima le nuove canzoni - tra cui una melodia purissima arrangiata in quindici minuti appena dopo una colazione nell'appartamento di Frome Court - decide di stanziare un budget di seimila sterline per la realizzazione di un secondo disco, in barba alle scarse vendite di Empty Sky. La nuova banda di Elton John si trasferisce negli studi Trident di Soho, con la supervisione di una produzione di livello: Gus Dudgeon e Paul Buckmaster, già al lavoro con David Bowie per il singolo "Space Oddity". I lavori procedono lisci sulle ali dell'entusiasmo, in soli quattro giorni viene dunque partorito Elton John,che irrompe sul mercato discografico inglese nella primavera del 1970.

La differenza stilistica tra Elton John (1970) e l'album d'esordio rasenta l'abisso. Il pianoforte martellante che apre l'ululato rock 'n' roll "The Cage" è uno squarcio nel buio, il graffio artistico di un artista improvvisamente esploso sulla scena inglese. Il tappeto lirico di "The King Must Die", diretto dalla voce di Elton e condotto dagli arrangiamenti orchestrali di Buckmaster, è come il balzo della fede dal ciglio di un burrone sonico. Con un budget più sostanzioso e degli studi di registrazione all'altezza, Elton John tira fuori il proverbiale coniglio, tra strazianti elegie classiche ("The Greatest Discovery") e numeri pop-gospel di altissima scuola ("Border Song").
Nel mezzo, ancora qualche neo: la ballad folk-blues "No Shoe Strings On Louise", pur gradevolissima all'ascolto, risente ancora delle pesanti influenze artistiche di gruppi come Rolling Stones e The Band. Certi numeri, come "I Need You To Turn To", restano ancora avvinghiati a tessiture barocche piuttosto pompose. Difetti da poco, perché l'album riesce a virare verso una nuova modalità di intendere il rock 'n' roll tra l'orchestrale e il gospel ("Take Me To The Pilot") e soprattutto centra il bersaglio grosso con una delle melodie più pure in assoluto, "Your Song", primo capolavoro firmato dalla coppia John-Taupin.

Dopo il flop di Empty Sky, Elton John conquista la critica nella primavera del 1970, trascinato dalla programmazione di John Peel sulle frequenze radiofoniche della Bbc. La DJM organizza subito un tour europeo, con risultati però disastrosi: la tappa di Parigi è in supporto di Sérgio Mendes e i suoi Brasil '66, un filone artistico completamente diverso. Gli ululati di disapprovazione del pubblico francese non scoraggiano per niente Elton, molto più attento alla presenza di gente importante come Pete Townshend e Jeff Beck alla tappa londinese organizzata dallo Speakeasy Club. John è addirittura stupefatto quando Dusty Springfield si propone per far finta di cantare durante una versione di "Border Song" al celebre Top of the Pops. L'unico ostacolo all'ascesa di Elton John sembra essere Dick James, che dall'estate 1970 insiste per portare la band negli Stati Uniti, dove il secondo disco esce per l'etichetta Uni, divisione della Mca. Elton e Bernie non sono d'accordo, per niente: vogliono cavalcare l'improvviso successo in patria e stanno già lavorando a nuovi brani per il prossimo disco.

Una notte al Troubadour
Come tutti sanno, la fama, specialmente quella così improvvisa, può essere un vuoto, superficiale, qualcosa di pericoloso. I suoi poteri oscuri e seduttivi non sostituiscono il vero amore o la vera amicizia. D'altra parte, se sei una persona terribilmente timida, disperatamente bisognosa di una spinta di fiducia - qualcuno che ha trascorso gran parte della sua infanzia cercando di essere invisibile per non provocare l'ira di suo padre - posso dirti per certo che essere salutato come il futuro del rock and roll nell'LA Times e celebrato da una serie di tuoi eroi musicali rappresenta certamente il giusto tocco magico
Elton JohnSubito dopo l'esibizione allo Speakeasy Club, Jeff Beck invita Elton a suonare qualche brano presso la sua sala prove nella tenuta di Chalk Farm. L'agente dell'ex-Yardbirds organizza un meeting negli uffici della DJM perché il suo assistito vuole il nuovo trio di John come backing band per il nuovo tour statunitense. Elton avrebbe anche un piccolo spazio da solista durante i vari concerti nordamericani, un'opportunità unica sia in termini di visibilità - l'album "Beck-Ola" sta infatti spopolando negli States - sia in termini economici, con un 10% garantito sugli incassi di ogni serata. Dick James, che continua a insistere per un tour solista americano, chiede all'agente di Beck di alzare la percentuale: "Te lo prometto ora: entro sei mesi Elton John guadagnerà molto di più di Jeff Beck". Sbigottito, l'agente di Beck scompare, lasciando Elton con la paura di essere ricordato per sempre come "il tizio che avrebbe guadagnato il doppio di Jeff Beck". Ma Dick James ha perfettamente ragione, e spinge Elton e Bernie a concedersi una "vacanza musicale" negli Stati Uniti.
Quando atterrano a Los Angeles, Elton e la sua crew - tra cui Steve Brown e il nuovo manager Ray Williams - restano di sasso: c'è un tipico bus rosso londinese con la scritta "Elton John è arrivato" e una vera limousine ad attenderli. Tra palme e strade sconfinate, la band assaggia subito il tipico entusiasmo degli studi di registrazione a stelle e strisce, alla notizia che Neil Diamond in persona aprirà i primi concerti made in Usa. Nell'estate del 1970 Elton John si esibisce al Troubadour di L.A. per la prima di sei date, accolto da un lungo applauso e vestito con maglietta scura e panciotto. Un abbigliamento in linea con l'idea di un songwriter introspettivo, coerente quanto effimero. Nel corso della sua prima avventura statunitense, Elton visita un negozio, Mr. Freedom, e ripensa alla stravaganza del suo primo mentore Tony King. Vuole indossare scarponi gialli da lavoratore e una maglietta coperta di stelle, anche delle ali blu. Sarà questo il nuovo outfit per esibirsi nei tanto sognati States.

Le notti al Troubadour sono un trionfo per Elton, con la partecipazione di idoli come Quincy Jones e soprattutto Leon Russell, che gli propone di andare in tour insieme. Mentre la Uni si sfrega le mani, una recensione uscita su LA Times recita: "Tornate pure a gioire tutti, la rock music ultimamente non ha avuto grandi scossoni, ma ora c'è una nuova star. Il suo nome è Elton John, è inglese e ha 23 anni, il suo debutto al Troubadour è stato semplicemente magnifico". Improvvisamente, il manager Ray Williams si ritrova inondato di richieste da promoter statunitensi: il tour estivo di Elton viene così esteso con date a San Francisco e New York. Le canzoni dell'ultimo album sono su tutte le radio, addirittura l'emittente KPPC ringrazia pubblicamente Elton per essere venuto negli States. Un livello di fama così improvvisa per un ragazzo in carne che fino a pochi mesi prima viveva, vergine e timido, ancora a casa della madre. Mentre il celebre manager del Fillmore, Bill Graham, lo vuole sulla costa est, Elton riceve una telefonata da John Reid, che lavora per la Emi dove seleziona materiale dalla Motown Records per la pubblicazione.
Tra Elton e John, è amore a prima vista. Dopo averlo incontrato negli Usa, Reid vola a Londra per parlarne subito con Tony King negli uffici della Bbc. "Reg? Reg è gay? Voi due andate a vivere insieme nel senso di vivere insieme?". Tornato in patria, Elton impacchetta subito le sue cose per trasferirsi nel nuovo appartamento di Water Gardens, dove inizialmente prova a mantenere un basso profilo nella sua prima relazione omosessuale. L'ultimo passo da compiere è dirlo alla madre Sheila che candidamente risponde: "Oh, lo sappiamo. Da tanto tempo in realtà".

Verso l'autunno del 1970, la carriera di Elton John si impenna. Il primo tour statunitense è stato un successo di pubblico e critica, infondendo grande sicurezza. L'eco delle esibizioni trionfali al Troubadour di Los Angeles sconfina in patria, destando grande interesse tra i giornalisti d'Albione. Dopo l'ascolto in anteprima di un paio di nuove canzoni, un giornalista della rivista musicale Friends scrive: "Credo che, insieme al suo autore, Elton John potrà diventare il migliore, o quasi certamente il più conosciuto compositore inglese, probabilmente del mondo intero". All'alba del nuovo decennio, il momento è d'oro dopo la fine dei Beatles: David Bowie, Marc Bolan, Rod Stewart ed Elton John sono i working-class londoners in ascesa verso il firmamento del rock'n'roll.

Pochi mesi dopo aver occupato il nuovo appartamento di Water Gardens, Elton e la band si imbarcano per un nuovo tour degli States, dove verrà promosso il nuovo disco Tumbleweed Connection, uscito in patria per la DJM alla fine di ottobre del 1970. Prodotto da Gus Dudgeon dopo l'ottima collaborazione su Elton John, è un album che rasenta la perfezione, frutto di un lavoro magnifico negli studi Trident e probabilmente uno di quei dischi che molti artisti sognano di realizzare almeno una volta nella vita. Introdotto dalla chitarra in wah-wah nella magnificenza corale gospel-folk "Ballad Of A Well-Known Gun", il terzo album di Elton John è un passo avanti gigantesco rispetto al pur ispirato ultimo disco omonimo.
Concepito da Taupin e John come un omaggio all'iconografia sonica del roots rock americano, Tumbleweed Connection è ascrivibile alla categoria delle opere rock a cavallo del sogno Usa. I già sentiti barocchismi si trasformano in scenari cinematografici ("Come Down In Time"), prima della fantastica doppietta "Country Comfort"/"Son Of Your Father" che rivisitano la tradizione western tra violini agresti, scale dolcissime e martellamenti blues and roll. Che Elton punti al pubblico statunitense è ovvio, visto il successo del primo tour. Ma "Tumbleweed" non è affatto un disco che punta al pop tradizionale, anzi si snoda tra versi e cori in maniera caotica, lasciato andare verso linee di basso tra folk psichedelico e potenti melodie orchestrali come in "My Father's Gun". Se un working-class londoner riesce a produrre uno dei migliori album country-western degli ultimi anni, allora è merito di ognuna delle dieci tracce presenti, ad esempio il soldato morente di "Where To Now St. Peter?" o il pianoforte da saloon di "Amoreena". Una cavalcata trionfale fino alla sarabanda sinfonica di oltre sei minuti, "Burn Down The Mission", da sudore sui tasti e dita sfasciate. Un instant classic al terzo colpo.

Alla fine del 1970, dopo l'uscita di Tumbleweed Connection, Elton John torna negli States dove si esibisce in supporto di artisti come Leon Russell, Kinks ed Eric Clapton. L'idea apparentemente avventata dell'agente Howard Rose è di farlo esibire come artista d'apertura, per ingolosire il pubblico e farlo tornare in massa. La strategia funziona, perché la band è ogni notte carica a pallettoni e sono sempre più numerosi i grandi della musica che vogliono conoscere il nuovo futuro del rock 'n' roll. Quando suona il campanello a casa Brian Wilson, Elton viene accolto da un "I hope you don't mind" canticchiato dal lider maximo dei Beach Boys in persona. A una serata al Fillmore East, un certo Bob Dylan ferma Bernie Taupin per complimentarsi dopo aver ascoltato il testo di "My Father's Gun". Arriva così il momento di capire bene come esplodere sul mercato internazionale, per questo Elton decide di assoldare il suo nuovo compagno, John Reid, che lascia la Emi/Motown per varcare la soglia degli uffici di Dick James.

Iniziato il 1971, Elton John punta deciso allo status di star mondiale. Inizia un lungo tour che tocca Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, Australia. Questa volta da headliner, pur non disdegnando piccole location come università e rock club. "Non essere avido", è il mantra ripetuto dall'agente per tenerlo con i piedi per terra, sempre. Ma Elton è una macchina da guerra, e il 1971 è un anno vissuto a mille all'ora: a marzo esce Friends, colonna sonora dell'omonimo film su etichetta Paramount. Diretto da Lewis Gilbert per raccontare una storia d'amore adolescenziale, "Friends" è accompagnato in musica dall'animo più soft-rock di Elton e Bernie, a partire dalla dolcissima partitura orchestrale della title track. Tra un gospel-blues ("Honey Roll") e infuocate cavalcate country-folk ("Can I Put You On"), l'album è una soundtrack di lusso, impreziosita da canzoni di un autore in rampa di lancio verso lo stardom musicale.

Subito dopo, ad aprile, esce per la DJM il primo disco live 17-11-70, registrato dal vivo agli studi A&R di New York per la stazione radiofonica WABC-FM. Inizialmente, nessuno ha intenzione di pubblicare ufficialmente l'esibizione, ma la proliferazione di bootleg negli States porta il produttore Gus Dudgeon a cambiare idea. Letteralmente coperto di sangue - Elton si taglia improvvisamente una mano nel mezzo del concerto - l'album è una vera e propria esaltazione in sette note, unica cavalcata infuocata degna dei migliori al mondo. Il primo lato parte con una furente "Take Me To The Pilot", che sfocia nella cover di "Honky Tonk Women" prima della meravigliosa elegia funebre "Sixty Years On" che sfocia sul tuono di basso di "Can I Put You On". Sul secondo lato, l'asciutto R&B "Bad Side Of The Moon" ma soprattutto la maratona di quasi venti minuti "Burn Down The Mission", con una performance devastante al basso di Dee Murray. Certamente, uno dei dischi dal vivo più potenti e coinvolgenti degli ultimi dieci anni.

Il rock del coccodrillo
Quando siamo tornati in Francia, avevamo così tante canzoni che "Goodbye Yellow Brick Road" è diventato un doppio album. Quando è uscito, è decollato in un modo che nessuno di noi si aspettava. È un disco oscuro in molti modi. Canzoni sulla tristezza e sulla delusione, canzoni su alcolisti e prostitute e omicidi, una canzone su una sedicenne lesbica che finisce morta in metropolitana. Ma ha continuato a vendere e vendere, fino a quando non sono riuscito a capire chi lo stava ancora acquistando
Elton JohnEstate 1971. In soli tre giorni, agli studi Trident di Londra, vengono completate le sessioni di registrazione del nuovo album, Madman Across The Water. È il terzo disco pubblicato in nemmeno dodici mesi, arrangiato ancora una volta da Paul Buckmaster con la produzione del fido Gus Dudgeon e l'introduzione del geniale percussionista e polistrumentista Ray Cooper. Per l'occasione viene reclutato un nuovo chitarrista acustico, Davey Johnstone, che Elton vuole inserire in pianta stabile nella band per espandere il sound del suo trio. Dudgeon non è convinto della scelta - lo reputa incapace di suonare in elettrico - ma Elton non ci sente e decide di allargare così la sua band. Aperto dal magniloquente soft-pop orchestrale "Tiny Dancer", Madman Across The Water si discosta in maniera evidente dal capolavoro roots Tumbleweed Connection. Le liriche romantiche di Bernie Taupin si fanno più complesse, cantate da Elton nella maniera meno commerciale e più orientata al formato ballad ("Levon"), con arrangiamenti sempre più massivi di Buckmaster. Viene così fuori un disco sicuramente meno commerciale - sostanzialmente ignorato in Uk - che sperimenta nuovi strumenti, come la fisarmonica in "Razor Face" o l'accoppiata mandolino e sitar nella country ballad "Holiday Inn". Su tutte troneggia la title track, originariamente composta con la chitarra di Mick Ronson, che secondo alcuni critici sarebbe stata ideata da Taupin in riferimento indiretto al presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Il difetto principale dell'album è legato a un'eccessiva ripetizione dello stesso formato ballata soft-pop, ripetuta in "Rotten Peaches" e poi in "All The Nasties", addirittura infarcita di cori ecclesiastici. Bene, ma non come ci aspetterebbe dall'autore dello strepitoso Tumbleweed Connection.

Mentre l'ultimo album macina copie solo negli States, la crew di Elton John si trasferisce in Francia, nella storica location di Château d'Hérouville, con l'aggiunta del nuovo chitarrista Davey Johnston. La sua prima session in elettrico, insieme alla band e non al solito gruppo di musicisti assoldati per l'occasione. Reginald Dwight è ormai in piena fiducia di tutti i suoi mezzi, ufficialmente trasformatosi anche per l'anagrafe in Elton Hercules John. Le serate francesi passano tra bottiglie di vino e accordi di piano: Taupin porta i suoi nuovi testi ed Elton li mette in musica, con una naturalezza quasi mistica. A maggio esce Honky Château, che farà il botto nella Us Billboard 200 certificandosi disco di platino secondo la Recording Industry Association of America (RIAA). Il nuovo album è introdotto dal travolgente ritmo funky in stile New Orleans di "Honky Cat", spezzato dalla prolissa ballad "Mellow" ma subito rinforzato dal vaudeville sound di "I Think I'm Going To Kill Myself". Con "Susie (Dramas)" Elton sembra volersi semplicemente divertire, prima di sfoderare il colpo da novanta, la siderale melodia "Rocket Man", ispirata dalla penna di Ray Bradbury e dalle reminiscenze astrali del lavoro del produttore Gus Dudgeon con David Bowie. Tra chitarre slide, sintetizzatori astrali e un pianoforte da classic ballad, il brano eleva il disco a un livello probabilmente superiore al suo effettivo valore.
Da molti critici salutato come un lavoro estremamente focalizzato sull'obiettivo, Honky Château è un piccolo capolavoro di furbizia, come nella corale "Salvation" o sul banjo country-blues di "Slave". La sperimentazione compositiva paga, come ad esempio sul violino elettrico di "Amy" o con il surf doo-wop della scanzonata "Hercules". E poi un'altra vetta, la ballata strappalacrime "Mona Lisas And Mad Hatters", che riesce a emozionare al primo ascolto senza zuccheri aggiunti.

Nel 1972 Elton e John Reid si trasferiscono in una grande casa con piscina a Virginia Water, nel Surrey, dove c'è subito un viavai di personaggi più o meno noti, dal batterista degli Who Keith Moon a Bryan Forbes, che introduce Elton a diverse personalità eccellenti del cinema. Il nuovo singolo "Rocket Man" impazza in cima alle classifiche inglesi, triplo disco di platino negli Stati Uniti. È ufficialmente iniziata una eltonmania, caratterizzata dalle urla assordanti di migliaia di ragazzini durante gli ultimi live. Pur avendo un evidente bisogno di riposo, Elton non vuole fermare il suo momento d'oro, così torna in Francia ai soprannominati Strawberry Studios di Château d'Hérouville per registrare subito il suo prossimo disco.
Pubblicato all'inizio dell'anno successivo, Don't Shoot Me I'm Only The Piano Player è il primo album in cui Elton John è completamente libero di andare fuori dagli schemi, sia in termini di stile musicale che vocale. Di fatto è un azzardo che si può permettere, solo perché lancia nella stratosfera la nuova hit dal gusto fifties "Crocodile Rock", dominata dall'irresistibile organo Farfisa per celebrare la nostalgica ribellione dell'adolescenza pop e rock 'n' roll. L'album è una costellazione di nuovi tentativi per Elton, dall'intimo classicismo adult-rock "High Flying Bird" allo stornello country-folk "Texan Love Song".
Nonostante l'insolito infaticabile lavoro di Buckmaster - su tutte, la cinematografica fanfara soul "Have Mercy On the Criminal" - il disco non sempre azzecca il colpo. L'iniziale "Daniel" e "Blues For My Baby And Me" sono al limite della melassa, mentre quando si alza il ritmo - il martellamento elettrico "Elderberry Wine" e soprattutto l'orchestrale rock 'n' roll "Midnight Creeper" - si scivola verso orizzonti molto più azzeccati. Quello che resta è la mossa intelligente di Elton John, che decide di spingere sull'acceleratore dell'innovazione sonica per evitare di restare incastrato sui suoi stilemi e catapultarsi verso l'Olimpo del rock made in Uk.

Nemmeno il tempo di finire le registrazioni del nuovo album ed Elton è subito in tour, per spingere la macchina sempre più al limite dell'oltraggioso. Vengono per questo assoldati i costume designer Bill Whitten e Bob Mackie, con il compito preciso di rendere tutto più pacchiano, magniloquente, colorato. John prende anche Larry "Legs" Smith, normalmente batterista della Bonzo Dog Doo-Dah Band, per l'occasione ballerino di tip-tap accompagnato sul palco da due nani in uniforme da marine sotto una pioggia di confetti colorati. I concerti del 1973 sono una letterale esagerazione scenica, tra regine, supereroi, celebri pornostar e quel tema della Twentieth-Century Fox che accompagna Elton al suo pianoforte. L'eccentricità del pianista e dei suoi svariati modelli di occhiali non incontra il totale gradimento del partner Bernie Taupin e di parte della band, convinti che tutta questa apparenza possa distogliere lo sguardo dalla musica e soprattutto dai testi.

Dopo un primo tentativo fallito di registrare ai Dynamic Sounds Studios di Kingston, in Giamaica, la crew si sposta ancora una volta a Château d'Hérouville dove l'ispirazione corre inarrestabile. Quasi ottanta minuti di nuova musica vengono incisi su quello che sarà il doppio album che infilerà la corona sul capo di Elton, vendendo circa 30 milioni di copie in tutto il mondo. Goodbye Yellow Brick Road viene pubblicato dalla DJM nell'ottobre 1973 e conquista il mondo con la bellezza di diciassette tracce per una durata complessiva di quasi 80 minuti.
Si comincia con il distorto sintetizzatore ARP della maratona funeral progressive-pop "Funeral For A Friend/ Love Lies Bleeding" esplosa su pesanti riff di chitarra elettrica e vortici di basso. La creatività compositiva di Elton John è in uno stato di grazia assoluta, perché sia la struggente power ballad "Candle In The Wind" che l'honky-tonk martellante "Bennie And The Jets" sono colpi di valore inestimabile nel panorama pop-rock anni 70.
Aperto dallo struggente star-pop in falsetto della title track, il secondo lato piazza due ballate, "This Song Has No Title" e "I've Seen That Movie Too", che sgusciano indisturbate tra atmosfere bucoliche e disperati jazz-club. Elton rallenta e sale di tono con una naturalezza estrema, pigiando sull'acceleratore nel divertissement afro-caraibico "Jamaica Jerk-Off" e soprattutto sull'acrobatica operetta rock "Grey Seal".
La seconda parte del disco, introdotta dal romanticismo parigino di "Sweet Painted Lady", è un piccolo capolavoro di eclettismo glam-pop, ora serioso sull'inquietante e perfetto ritmo honky-orchestrale "The Ballad Of Danny Bailey (1909-34)", poi ruvido - "Dirty Little Girl" ricorda nel riff di chitarra il Lou Reed più lascivo - e infine scatenato sulla fanfara rock 'n' roll "All The Girls Love Alice" o il surf da circo "Your Sister Can't Twist (But She Can Rock'n' Roll)".
Il finale è da fuochi d'artificio, sulla falsariga degli show magniloquenti di Elton: "Social Disease" esplode tra cafoni ritmi country-bluegrass e fiati soul, mentre "Saturday Night's Alright (For Fighting)" entra di diritto tra i tuoni glam più forti mai sentiti nella prima parte degli anni 70. Una standing ovation, senza poter esprimere alcun dubbio.

Captain Fantastic
Una notte stavamo finendo di registrare, quando sono entrato in una stanza sul retro dello studio e ho notato John che giocherellava con qualcosa su un tavolo. Lui aveva un vassoio e un po' di polvere bianca. Ho chiesto cosa fosse e lui mi ha detto che era cocaina. Ho chiesto cosa provocasse e lui ha detto: "Oh, ti fa solo sentire bene". Quindi ho chiesto se potevo averne un po', e lui ha detto di sì
Elton JohnAlla fine del 1973, dopo l'uscita di Goodbye Yellow Brick Road - primo nella classifica Billboard per otto settimane consecutive e bestseller per tutto il 1974 - Elton John è così famoso da girare gli Stati Uniti a bordo dello Starship, celeberrimo veivolo Boeing 720 usato solo dalle band più famose del rock anni 70. È un momento d'oro: l'ultimo album macina vendite a ripetizione; i giornalisti parlano del "più importante artista pop" che è l'unico al momento capace di smuovere Stevie Wonder per cantare un semplice "Happy Birthday" a bordo di un aereo.
A dispetto dell'esagerata apparenza, le cose iniziano a mettersi male per la nuova superstar del pop-rock. Per cavalcare la fama impazzita, la DJM pubblica la prima compilation Lady Samantha, raccolta composta da quattro programmi che sono per lo più B-side, come il ritmo fifties di "Rock And Roll Madonna", pubblicata come singolo nel 1970 durante le registrazioni del secondo disco omonimo.
Dal boogie-blues "Whenever You're Ready (We'll Go Steady Again)" al pop-rock sinfonico "Bad Side Of The Moon", la raccolta si concentra sui primi anni di carriera di Elton, presentando per lo più chicche come il breve stornello country "Jack Rabbit" o la melodia classic-american "Into The Old Man's Shoes" dalle registrazioni di "Tumbleweed". A chiudere, i fiati scomposti su ritmo honky-tonk di "Screw You (Young Man's Blues)".

All'alba del 1974, Elton John raduna la sua truppa per iniziare nuove sessioni di registrazione ai Caribou Ranch, nel cuore delle Rocky Mountains, in Colorado. Quando terminano le prove generali della nuova super-ballad "Don't Let The Sun Go Down On Me", Elton sbrocca: minaccia il producer Gus Dudgeon perché non vuole assolutamente includerla nel prossimo disco, Caribou. Introdotto dall'orecchiabile e sboccato glam and roll "The Bitch is Back", il disco rappresenta un evidente passo indietro rispetto al monumentale predecessore. Elton sterza improvvisamente verso un formato ballad romantica ("Pinky") insistendo sul territorio del country and western ("Dixie Lily") ma sembra limitarsi a un compitino diligente, senza particolari vertici acrobatici. Viene così fuori un disco modesto, schiacciato dalla potenza dei precedenti, leggermente piatto anche su brani che potrebbero essere nuovi classici, come il pop bizzarro e operistico "Solar Prestige A Gammon".
Probabilmente appiattito in fase di arrangiamento e produzione, il disco non decolla nemmeno sui fiati bolaniani di "You're So Static", ma viene salvato in corner proprio dalla canzone che Elton non vorrebbe includere, subito ai primi posti delle classifiche di mezzo mondo e disco d'oro negli States. "Don't Let The Sun Go Down On Me" è così il nuovo instant classic che alimenta il fuoco della fama globale del pianista inglese.

Da poco terminate le registrazioni di Caribou, Elton scopre il compagno John Reid in una stanza sul retro, chino su un vassoio ad aspirare polvere bianca. "Ti fa sentire molto bene", gli dice. John prova la sua prima striscia, ma deve correre subito in bagno a tirare fuori tutto. Poi torna e chiede a John di fare un altro tiro. La cocaina fa schizzare la testa di Elton, già abbastanza estroso ed estroverso di suo. Quando i Rolling Stones fanno tappa in Colorado, gli chiedono di esibirsi per "Honky Tonk Women", ma una volta sul palco Elton non si ferma più e continua a suonare con la band, evidentemente su di giri.
All'improvviso, il giovane tastierista dei Bluesology - che evitava i bordelli per chiudersi in un negozio di dischi - diventa un membro della setta elitaria dei cocainomani, nel cuore dei Seventies e soprattutto nel cuore del rock stardom californiano. Una combinazione esplosiva, che trasforma la psiche di Elton John in un mix di irresponsabilità, iper-sicurezza e ossessività. Le continue scappatelle sessuali di John Reid lo fanno infuriare, così come la sua aggressività quando è strafatto di cocaina. Gli incidenti alle feste si moltiplicano, così come le punizioni fisiche nei confronti di giornalisti accusati di ficcare il naso. Una notte, il fattaccio: John Reid colpisce violentemente in faccia Elton, dopo un litigio causato dai continui tradimenti. La fine di una tormentata storia d'amore.

Alla metà del 1974 - quando esce il primo Greatest Hits che balza subito al primo posto nelle classifiche in Uk e Usa - Elton John incontra l'ex-Beatle John Lennon, mentre balla con Tony King negli uffici della Capitol Records a Hollywood. Tra i due artisti si scatena un legame immediato e profondo, non soltanto perché Lennon sta ballando con un manager vestito come Elisabetta II. Lennon si è da poco separato da Yoko, trasferitosi a Los Angeles in compagnia di May Pang, e passa tantissimo tempo in compagnia di Elton. Di passaggio a New York, in una suite del Pierre Hotel sulla Quinta Strada, Lennon gli fa ascoltare il suo nuovo brano, "Whatever Gets You Thru The Night", chiedendo un parere spassionato. Non è affatto convinto, non diventerà mai una hit, ma Elton è di un altro parere e piazza la sua scommessa personale: la canzone scalerà le classifiche, e se succederà Lennon dovrà salire con lui sul palco. Un vero e proprio evento, visto che l'uomo di Liverpool si è esibito appena un paio di volte live dalla rottura con i Beatles.
Incluso nell'album "Walls And Bridges", "Whatever Gets You Thru The Night" spacca le classifiche e fa pentire Lennon di aver accettato la scommessa con Elton. Durante il Thanksgiving Concert del 1974 al Madison Square Garden di New York, Elton John presenta al pubblico il ritorno sul palco di John Lennon, accolto da un'ovazione mai sentita prima così forte. La band attacca, ovviamente, il nuovo singolo, prima di confluire nell'attesissimo repertorio beatlesiano con "Lucy In The Sky With Diamonds" e "I Saw Her Standing There". Alla fine Lennon si rivolge al pubblico: "Voglio ringraziare Elton e i ragazzi per questa serata. Abbiamo provato a pensare a un numero col quale finire e andarcene, e abbiamo pensato di fare un numero di un mio vecchio amico chiamato Paul. Questa è una canzone che non ho mai cantato, è un vecchio numero dei Beatles e lo conosciamo appena". Nessuno immagina che la serata sarà la sua ultima apparizione live.

Nell'estate del 1974, Elton e la band tornano negli studi Caribou Ranch in Colorado per registrare in sequenza esatta i dieci brani del nuovo album. Da Captain Fantastic And The Brown Dirt Cowboy vengono inizialmente estratti due singoli, la cover di "Lucy In The Sky With Diamonds" con John Lennon e il magnifico e astruso funky-soul "Philadelphia Freedom", che è una delle poche commissioni di Elton alla penna di Taupin. Ed è proprio al rapporto creativo tra il pianista (Captain Fantastic) e il suo paroliere (Brown Dirt Cowboy) che l'intero disco è dedicato, una sorta di concept album che racconta in musica e testi le mille difficoltà incontrate dal duo fino all'esplosione della eltonmania. Il disco va infatti ascoltato rigorosamente in sequenza, dal momento che è concepito per raccontare una storia in musica, a partire dalla title track, delizioso stornello folk che introduce i protagonisti.
A differenza del precedente Caribou - che tentava di cavalcare il successo planetario con brani romantici e volutamente fruibili - "Captain Fantastic" vuole raccontare prima di tutto un'avventura, infischiandosene delle regole della music industry. Con l'elegia à-la Beach Boys "Someone Saved My Life Tonight", l'album si sofferma sul finto rapporto con Linda, quando Long John Baldry salva la vita di Elton invitandolo ad accettare la sua omosessualità. Un brano spettacolare di oltre sei minuti che non suona affatto bene alle radio in cerca della nuova hit.
Dal robusto pop-rock "Tower Of Babel" all'andamento da operetta "Bitter Fingers", il disco è qualcosa di inedito nel catalogo di Elton John, un mix di stili e arrangiamenti che ricalca l'intricata copertina in stile Bosh psichedelico. L'ascolto è perciò più ostico dell'atteso, ma il disco macina quasi 1,5 milioni di copie in soli quattro giorni dall'uscita. Da applausi il funk orchestrale "Tell Me When The Whistle Blows", seguito dallo scatenato rock and roll "(Gotta Get A) Meal Ticket" e dall'inquietante "Better Off Dead".
Con Captain Fantastic And The Brown Dirt Cowboy Elton firma il suo terzo capolavoro, esaltato sul finale dalla monumentale psych-ballad "We All Fall In Love Sometimes" e soprattutto dalla trionfale marcia "Curtains". Non un caso se tantissimi anni dopo la rivista Rolling Stone lo inserirà al 158° posto della classifica dei 500 migliori album di tutti i tempi.

Dopo l'uscita di "Philadelphia Freedom" e dell'album di "Captain Fantastic", Elton John domina l'anno 1975. La sua musica è dappertutto, in radio, in tv, ovunque. Arriva però una decisione inattesa: liquidare il superbo bassista Dee Murray insieme al batterista Nigel Olsson. Non si tratta di una questione personale, perché Elton vuole dare una sterzata al suo sound e virare verso ritmi più duri e funky. È una rivoluzione vera e propria per la band, con il ritorno di Caleb Quaye (chitarra) e Roger Pope (batteria) a cui si aggiungono gli statunitensi James Newton Howard e Kenny Passarelli, rispettivamente alle tastiere e basso.
Elton porta la nuova band a provare ad Amsterdam, ma da un punto di vista comportamentale è subito un disastro: le droghe scorrono a fiumi. Una notte, Elton ingoia dodici pillole di Valium prima di addormentarsi e rischia di non risvegliarsi più. La sua vita, nonostante la fama, è un disastro straziante.

A Single Man
In quel momento, la stampa inglese sembrava meno interessata a quello che succedeva nella mia vita sessuale rispetto a quello che c'era nella mia testa
Elton JohnLa prima esibizione della nuova formazione di Elton John è datata 21 giugno 1975, al Wembley Stadium di Londra. Al festival Midsummer Music partecipano, tra gli altri, Eagles e Beach Boys. Elton va in scena subito dopo il leggendario gruppo surf-pop e decide di suonare nella sua interezza l'ultimo disco, uscito appena un paio di settimane prima. Impossibile pensare di smuovere il pubblico dopo le hit californiane, così assiste terrificato al pubblico di Wembley che si defila durante il suo concerto. La scelta coraggiosa di "Captain Fantastic" non paga dal vivo, perché la gente vuole semplicemente ascoltare "Crocodile Rock".
In estate, Elton decide di passare sempre più tempo negli States, così compra una villa in stile coloniale in Tower Grove Drive, a Los Angeles. La metropoli californiana è ormai al centro nevralgico dell'industria musicale globale, un posto perfetto per organizzare party sempre più selvaggi a base di sesso e cocaina. Dal 20 al 26 ottobre viene organizzata la Elton John Week, annunciata dal sindaco di L.A. Tom Watson e culminata con la stella sulla Hollywood Walk of Fame, davanti al celebre Chinese Theatre. La band si deve esibire per due date al Dodger Stadium, davanti a un totale di oltre 100mila spettatori. Nessuno ci era ancora riuscito dopo l'ultimo concerto dei Beatles nel 1966.

Al di là del flop a Wembley, la fama in America di Elton non conosce sosta, tra fiumi di alcol e party sempre più sgargianti e chiassosi come quello organizzato sullo yacht di John Reid per il lancio del nuovo album, Rock Of The Westies. Aperto da un ritmo a metà tra il funk e l'hard-rock, il medley "Yell Help/Wednesday Night/Ugly", il disco introduce un nuovo sound dopo lo stravolgimento della band su volontà dello stesso Elton. L'uscita di scena della potente sezione ritmica formata da Dee Murray e Nigel Olsson lascia però un vuoto sonico, rallentando (e non di poco) il beat come nella melliflua "Dan Dare (Pilot Of The Future)".
Musicalmente, Rock Of The Westies continua sullo stesso bilanciamento tra aggressività e dolcezza, dalla pop ballad "I Feel Like A Bullet (In The Gun Of Robert Ford)" al gringo-rock "Grown Some Funk Of Your Own". Il numero migliore del lotto è la mistura tra riff southern e woo-woo rollingstoniani di "Street Kids", seguito dall'elettrico boogie "Hard Luck Story" con l'ottimo lavoro percussivo di Ray Cooper.
Suggellato dal groove à-la Bo Diddley di "Billy Bones And The White Bird", Rock Of The Westies è alla fine un disco più vibrante del previsto, persino ballabile come nell'R&B giamaicano "Island Girl".

Manco a dirlo, Rock Of The Westies viene sparato in cima alle classifiche statunitensi nel giro di qualche settimana. Elton John è quel tipo di popstar mondiale che invita la sua famiglia nella villa di Los Angeles, salvo calarsi svariate pillole di Valium e gettarsi a peso morto in piscina, vestito. Quel tipo di popstar mondiale che ha ancora un disperato bisogno di affetto e di attenzione da parte dei suoi cari, che non lo capiscono poi fino in fondo. Per evitare la lavanda gastrica, vomita tutto quello che ha ingerito. "Sto bene ora, devo fare quei due concerti". Meno di ventiquattro ore dopo è sul palco del Dodger Stadium, dove nessun artista rock ha messo piede dai tempi dei Beatles.
I due show sono un assoluto trionfo: Elton si presenta vestito con una casacca della squadra di casa, brandendo una mazza da baseball e scatenandosi per oltre tre ore di concerto al di sopra di un pubblico letteralmente impazzito. Dimagrito, sudato e in trance adrenalinica, Elton dà fondo a tutte le sue energie fisiche e psichiche, come sulla versione furiosa di "Pinball Wizard" degli Who. Arriva così uno di quei classici momenti di switch, quando un artista di fama planetaria si rende conto di essere esausto, scarico e con una vita privata a pezzi. Anche se la nuova hit "Don't Go Breaking My Heart" con Kiki Dee sembra una rivisitazione felice dello stile Motown, Elton John è arrivato a un limite difficilmente superabile.

Il 1976 si apre con un tour mondiale che fa registrare il sold-out in ogni tappa. Alla fine di aprile viene pubblicato il secondo disco live, Here And There, che estrapola nove brani dalle esibizioni alla Royal Festival Hall di Londra e al Madison Square Garden di New York, alla fine del 1974 in promozione dell'album Caribou. Dall'antica "Skyline Pigeon" ai super-classici "Rocket Man" e "Crocodile Rock", il materiale pubblicato soffre di uno scarso impatto sonoro, risultando decisamente più piatto della vera esibizione live. Nulla a che vedere con la devastazione ritmica di "17-11-70", piuttosto una sorta di greatest hits che sembra uscito da un artista sempre più stanco.

Proprio tra le soste del tour '76 viene concepito un nuovo doppio album, pubblicato ad ottobre con il titolo di Blue Moves. Il disco agita i giornalisti musicali, che snobbano una lunghezza (questa volta) eccessiva causata principalmente da una caterva di arrangiamenti tra l'orchestrale e il cameristico. La nuova ballad "Tonight" è infatti farcita di sonorità cinematografiche, mentre le dolci e soffuse "Chameleon" e "Someone's Final Song" sembrano tradire un'evidente stanchezza compositiva dopo anni vissuti a oltre cento all'ora. Eppure, Elton John arriva a quasi 90 minuti di nuova musica, riempiendo Blue Moves di brani interessanti come il boogie-blues "Boogie Pilgrim", che però vengono dilatati inutilmente fino a diventare quasi noiosi.
Nonostante lo stesso Elton ne parli come uno dei suoi migliori album, Blue Moves non ha il solito mordente, come nel fiacco stornello folk "Cage The Songbird" o su rallentati numeri funky-soul ("Crazy Water" e "Shoulder Holster"). Siamo solo alla fine della prima parte e si ha già il fiatone nell'ascolto, ma Elton tira fuori il classico coniglio dal cilindro, come quei bomber che si nascondono per 50 minuti prima di regalare al pubblico la rovesciata: "Sorry Seems To Be the Hardest Word" è così la nuova hit-ballad strappalacrime che porterà un disco inutilmente lungo al platino negli States con oltre un milione di copie vendute. Poi, l'impensabile, in un disco totalmente insensato: la deriva prog strumentale "Out Of The Blue" con l'ottimo lavoro tra basso, batteria e percussioni.
La terza parte dell'album è in realtà costruita meglio, perché "Between Seventeen And Twenty" è un astruso numero country ottimamente riuscito, mentre "The Wide Eyed And Laughing" mescola ritmi raga con le classiche armonie vocali californiane. È un autentico saliscendi, che verso il finale parte dal coro ecclesiastico di "Where's The Shoorah?" per cavalcare il ritmo spectoriano in "If There's A God In Heaven (What's He Waiting For?)" prima di concludersi sullo scatenato rock-blues di "Bite Your Lip (Get Up And Dance!)".
In sostanza, il voto a Blue Moves è dato dalla media dei suoi due dischi: cinque al primo lato, fiacco e lungo; sette al secondo, molto più originale e ispirato. Arrotondando per eccesso perché Elton riesce sempre a trovare la quadra, nonostante le fatiche in tour.

Elton John con la maglia del WatfordTour e disco lasciano Elton in uno stato psico-fisico terribile, mentre Bernie Taupin è imbottito di alcol e droga dopo la separazione dalla moglie Maxine. Tra dolori cranici e attacchi epilettici, arriva la comunicazione più drastica alla band: tutti verranno regolarmente pagati, ma non ci saranno più concerti nel prossimo futuro. E c'è di più: in un'intervista a cuore aperto con Cliff Jahr di Rolling Stone, Elton parla per la prima volta pubblicamente del suo "ambiguo" orientamento sessuale, scatenando il panico negli uffici della sua casa discografica statunitense. In tutta risposta, diverse stazioni radiofoniche a stelle e strisce decidono di eliminare le sue canzoni dal palinsesto, mentre nella più tollerante Inghilterra viene solo annullato un concorso per vincere una copia di Blue Moves. A Elton non importa nulla, l'unica preoccupazione è osservarsi allo specchio ogni mattina, distrutto e senza più capelli. Vola a Parigi per un trapianto, quasi per ritrovare nuova linfa in una criniera leonina. L'operazione non va a buon fine, scatenando i paparazzi di tutto il mondo alla ricerca di uno scatto di Elton senza uno dei suoi assurdi cappelli.
Nella primavera del 1976, di ritorno in patria, incontra Jim Bonser, chairman della squadra di calcio Watford FC, che gli propone la completa cessione delle sue quote dopo un momento di estrema difficoltà economica. John Reid è su tutte le furie, conscio di quanto sia sanguinoso economicamente gestire una società calcistica, ma Elton (come al solito) non vuole sentirne parlare e accetta. C'è qualcosa di vagamente catartico nella decisione di Elton. In questo specifico momento della sua vita, ha bisogno di allontanarsi dalle celebrità e dai voli sullo Starship, per viaggiare insieme ai calciatori e tifare allo stadio con migliaia di supporter di ogni classe sociale. "Non c'erano più stronzate - scriverà anni dopo - Quando raggiungi un certo livello di successo nell'industria musicale, allora capisci che tantissime persone intorno a te non fanno altro che dirti quello che vuoi sentire. Nessuno vuole farti preoccupare, ma al Watford non era così. I membri dello staff, i calciatori, tutti erano rispettosi e amichevoli, minimamente interessati a massaggiare il mio ego".

All'inizio dell'autunno, dopo l'uscita del nuovo Greatest Hits Vol. II, Elton John è una popstar mondiale che vive fuori dal palcoscenico, tra oggetti esotici e macchine di lusso nella nuova residenza inglese a Woodside. Una domenica mattina, mentre è ancora a letto guardando la tv, uno strambo personaggio dai capelli arancioni se la prende con Rod Stewart, chiamandolo "vecchio stronzo". L'apparizione sulla scena britannica dei Sex Pistols di Johnny Rotten non sconvolge per nulla un vecchio amante del rock'n'roll come Elton John, che anzi rivive una guerra sonica e generazionale a quasi vent'anni di distanza. È di fatto un segno di cambiamento, che lo porta a chiudere la lunga collaborazione con Dick James e la sua DJM. Il boss discografico non reggerà il colpo, subendo un fatale attacco di cuore pochi anni dopo. Ma la rivoluzione non finisce qui, perché subito dopo John e Taupin decidono di sciogliere temporaneamente il sodalizio artistico.

Nel corso del 1977, in pieno furore punk, Elton John decide di separarsi dal suo fondamentale songwriter che abbraccia la causa di Alice Cooper portandosi dietro sia il vecchio bassista Dee Murray che il chitarrista Davey Johnstone. Quando esce l'album "From The Inside", Elton viene pervaso da un senso di profondo disturbo, ai limiti della gelosia. Ma il dado è ormai tratto: Gary Osborne, già al lavoro sulla hit di Kiki Dee "Amoureuse", è il nuovo partner che stravolge le strategie compositive, prima la musica e poi i testi. Elton scopre così nuove modalità di registrazione più sperimentali, lavorando a Seattle con il nuovo produttore Thom Bell, amante del Philly sound. Dopo Taupin, esce di scena anche Gus Dudgeon, perché il vento sta soffiando verso nuovi lidi sonici, dalla collaborazione con il compositore di "Jesus Christ Superstar" Tim Rice alla frequentazione sempre più assidua dello Studio 54 di New York, dove sta esplodendo il fenomeno della disco music.

Il primo risultato di questo nuovo corso è A Single Man, pubblicato nell'autunno del 1978 per l'etichetta di casa inglese Rocket. Il disco delude le aspettative, perché è semplicemente evidente che i testi di Osborne non sono minimamente paragonabili a quelli di Taupin. La ballata iniziale "Shine On Through" ricalca vecchi stilemi, seguita dal bizzarro ritmo tex-mex "Return To Paradise". Elton sarà anche più libero di sperimentare - anche se francamente il rock'n'roll di "I Don't Care" suona più o meno come gli altri - ma il disco appare dimenticabile, tra il numero jazzy "Big Dipper" e il ritmo sintetizzato e danzante di "Part-Time Love" e "Madness".
A Single Man riesce tuttavia a emozionare in alcuni momenti, come ad esempio sull'ottimo soul-blues "It Ain't Gonna Be Easy" o nel gospel "Georgia". Poi, come al solito, il colpo del fuoriclasse senza tempo, che riesce a rendere anche un disco mediocre un bestseller: "Song For Guy" viene scritta dallo stesso Elton in memoria di un giovane dipendente della Rocket tragicamente deceduto dopo un incidente in motocicletta. La melodia al pianoforte è struggente, contornata da effetti di polvere di stelle e solo sussurrata sul finale. Applausi.

Philly sound, Studio 54 e altre storie
L'ho seguito nella sua stanza. Ha aperto la porta per rivelare una scena di totale devastazione. Non c'era un solo mobile rimasto intatto, tranne il letto. Tutto il resto era capovolto, o a pezzi. Tra le schegge c'era un cappello da cowboy che Bob (Halley, assistente di Elton, ndr) indossava spesso. Era completamente appiattito, come quello di Yosemite Sam dopo che Bugs Bunny gli fa cadere un'incudine in testa. Cazzo, ho detto, cosa è successo?. Ci fu una lunga pausa. Elton, disse alla fine: 'Sei successo'
Elton John - John LennonVerso l'estate del 1979 viene dato alle stampe l'Ep The Thom Bell Sessions, frutto di una session di registrazione presso gli studi Kaye-Smith di Seattle con il producer Thom Bell, già al lavoro con gruppi come The Stylistic, Delfonics e The Spinners. Bell è un amante del cosiddetto Philadelphia Sound, già sperimentato da Elton sulle note di "Philadelphia Freedom" ai tempi di "Captain Fantastic". Thom gli consiglia di abbassare i toni della voce per un timbro più caldo, ma a dispetto delle premesse, la relazione artistica tra i due si deteriora abbastanza rapidamente. Ecco perché la prima versione delle Thom Bell Sessions contiene solo tre brani, compreso l'ottimo funky-soul orchestrale "Are You Ready For Love". Il singolo che però scala la Billboard Hot 100 è il più ritmato e cinematografico "Mama Can't Buy You Love".

In un periodo di grandi cambiamenti artistici e personali, Elton John sente che è arrivato il momento di tradire il suo stesso proposito di smettere con la musica live. Essere il presidente di una squadra di calcio offre certamente le dovute soddisfazioni, ma tra sporadiche esibizioni benefiche e qualche concerto pagato dalla Stiff Records di Elvis Costello, la voglia di tornare in pista non può essere ignorata. Ecco allora un compromesso che sa di colpo di genio: si torna sul palco solo in compagnia del multi-strumentista Ray Cooper, in location più piccole come un teatro e non più davanti a folle oceaniche negli stadi di tutto il mondo. Anche i paesi coinvolti sono diversi dal solito, dalla Spagna a Israele. Fino a un volo che decolla dall'aeroporto di Heathrow, direzione Mosca. Un evento praticamente impossibile, un concerto rock di un artista omosessuale nella Russia comunista. Mosca è però destinata a ospitare le Olimpiadi del 1980, così c'è il bisogno di svecchiare l'immagine, con uno degli artisti pop-rock più conosciuti al mondo. Dopo l'ennesima serata di bagordi a base di cocaina e vodka, Elton sale sul palco davanti ai più alti gradi del partito nelle prime file. Definito il "Jimi Hendrix delle percussioni", Ray Cooper è scatenato, così come Elton quando attacca "Back In The USSR", canzone sconsigliata dalle autorità prima del concerto. Le persone comuni relegate in fondo alla sala esplodono di gioia, accorrendo sotto al palco tra la stizzita incredulità dei vertici comunisti.

La trionfale esibizione moscovita restituisce a Elton John la voglia di tornare a suonare dal vivo, mentre la sua vita personale continua sul sentiero verso l'auto-distruzione. I ritmi di vendita dei suoi dischi non accennano a placarsi, nonostante il flop commerciale dell'ultimo Victim Of Love, uscito per la Rocket nell'ottobre 1979. L'album è un totale disastro, di gran lunga il peggior risultato su disco dalla fine degli anni 60. Incomprensibile la lunghezza estenuante dell'insulsa cover di "Johnny B. Goode", soprattutto in un contesto da dancefloor rappresentato da brani come "Thunder In The Night" o "Spotlight", imbottiti di ritmi funk sintetizzati. L'esperimento di Elton con gli ancheggiamenti dello Studio 54 - e con pezzi firmati (insieme ad altri) da Pete Bellotte, storico collaboratore di Giorgio Moroder e Donna Summer - è a dir poco fallimentare, forse salvato solo dalla linea di basso in "Warm Love In A Cold World".

Probabilmente conscio dell'errore commesso, Elton torna al sodalizio con Bernie Taupin nel successivo 21 At 33, pubblicato nel maggio 1980 con la parziale reintroduzione dei musicisti storici Dee Murray e Nigel Olsson. Già il titolo è una dichiarazione di potenza, a sottolineare come a soli 33 anni Elton sia già arrivato al suo 21° album. E l'iniziale "Chasing The Crown" fa subito pensare a un drastico abbandono delle sonorità disco-funk, con il ritorno al colorato pop and roll di sempre.
Nonostante il ritorno di Taupin, la collaborazione con Gary Osborne non è finita, anche se con la fiacca power-ballad "Little Jeannie". Dagli arrangiamenti orchestrali di "Sartorial Eloquence" alla grintosa "Two Rooms At The End Of The World", l'album è sicuramente un passo avanti dopo Victim Of Love, pur non riuscendo per nulla ad apportare elementi di novità sul percorso artistico di Elton John.
21 At 33 sfiora il disco di platino negli Stati Uniti, aprendo a un nuovo tour mondiale dopo la rinascita in Russia. Murray e Olsson vengono reintegrati nella band, mentre Elton pensa ai nuovi costumi per riprendersi la scena sui palchi del globo. Nel settembre 1980 la nuova band si esibisce davanti a mezzo milione di persone al Central Park di New York, con Elton vestito da Donald Duck per il bis. Il costume è talmente impraticabile che si teme l'abbandono del pubblico prima di tornare in scena, ma lo show è un trionfo, sulle note della cover di "Imagine" dedicata all'amico John Lennon. Pochi mesi dopo, l'ex-Beatle verrà assassinato a New York, lasciando Elton in uno stato di profondo turbamento. Yoko Ono lo inviterà urgentemente a tornare nella Grande Mela chiedendogli di finire le ultime registrazioni del compagno, ottenendo però solo un rifiuto categorico.

Nel maggio 1981 esce il successivo The Fox, prodotto con Chris Thomas, prima uscita negli States sotto etichetta Geffen. L'album rilancia le ambizioni compositive di Elton John grazie al reintrego dei fidi Taupin, Olsson e Murray. Dal robusto soft-rock "Breaking Down The Barriers" al midtempo blues "Heart In The Right Place", The Fox è un lavoro più lucido dei suoi predecessori, quantomeno suonato e arrangiato col giusto piglio. Il pop-rock springsteeniano "Just Like Belgium" suona coi ritmi giusti, seguito dalla corale "Fascist Faces" e dalla cinematografica overture "Carla Étude - Fanfare - Chloe". Certamente sono diversi i brani che suonano piuttosto datati, come il gospel and roll "Heels Of The Wind" o le solite ballad "Elton's Song" e "The Fox", ma l'album è sufficientemente centrato dopo i recenti sbandamenti compositivi.

Sempre più imbottito di alcol e cocaina, l'artista inglese non riesce più a controllarsi. Nemmeno dodici mesi dopo esce Jump Up!, un disco completamente fuori fase, come il suo autore. Il disco-rock "I Am Your Robot" è probabilmente tra le canzoni più brutte mai incise, mescolato con l'assurdo country-pop "Ball & Chain". Due brani agli antipodi che non hanno senso alcuno, sostenuti (forse) solo dal ritmato soul "Spiteful Child" e dalla jazzy "Blue Eyes" che giustifica unicamente il mezzo milione di copie vendute negli States.

Giugno 1983. Elton John, in continua lotta contro la dipendenza da alcol e cocaina, vola a Cannes dove sono in programma le riprese del video per il nuovo singolo "I'm Still Standing". Dopo diversi anni di flop commerciali, è arrivato il momento di rialzare la testa delle vendite, con il reintegro a tempo pieno di Taupin per l'album Too Low For Zero. Il nuovo lavoro viene concepito negli studi di George Martin a Montserrat, con la supervisione di Chris Thomas. A "supervisionare" c'è però anche la nuova Geffen Records, che ha un disperato bisogno di successi negli States e non ha avuto certo fortuna con un artista pluridecorato in un momento difficile della sua carriera. Durante le riprese del video in Francia, Elton ne combina un'altra delle sue, dopo diverse sniffate: si toglie tutti i vestiti e inizia a rotolarsi nudo sul pavimento, sotto lo sguardo imbruttito di John Reid. Proprio in quel momento, il vecchio manager e amante si becca un destro in faccia, il primo atto di violenza in assoluto nella vita di Elton John.
È un momento quasi catartico in una veloce discesa verso l'abisso della tossicodipendenza: Too Low For Zero è un album d'intenti, quando Elton canta il pop ballabile "I'm Still Standing" sotto il sole di Cannes. Grazie alla reunion con i vecchi compari di band, brani come "Cold As Christmas (In The Middle Of The Year)" e "I Guess That's Why They Call It The Blues" sembrano usciti dalle sessioni di Yellow Brick Road, seguiti dal bluesy rock "Religion".
Anche se il sound è a volte eccessivamente plasticoso - il rock and roll "Whipping Boy" - Too Low For Zero è quantomeno un disco ragionato, focalizzato su nuova freschezza compositiva, come nell'elegia "One More Arrow" che richiama i fasti di un tempo.

Cuore infranto
Varrebbe la pena sottolineare come Renate non abbia semplicemente sposato un tossicodipendente gay. Quello è già abbastanza brutto. Ma ha sposato un tossicodipendente gay la cui vita stava per andare in tilt, in modi che prima non aveva creduto possibili
Elton John a Live AidDopo l'uscita di Too Low For Zero, Elton trascorre il resto dell'anno in viaggio, direzione Africa con l'amico Rod Stewart. Al ritorno in Inghilterra, il padre ha urgente bisogno di un quadruplo bypass coronarico per un grave problema al cuore. Da lungo tempo lontano dalla figura paterna, gli propone di accollarsi tutte le spese per una clinica privata, ottenendo un triste e prevedibile rifiuto. Alla fine del 1983 è tempo di tornare a Montserrat, dopo il successo clamoroso dell'ultimo album. L'intento è già delineato: ripetere la formula, con Bernie Taupin fisso ai testi, la vecchia band e Chris Thomas nel ruolo di producer.
Breaking Hearts è in realtà quasi un disperato tentativo di resuscitare il vecchio sound della metà degli anni 70, sicuramente riuscito a metà, considerando il resto della produzione nel decennio 80 su etichetta statunitense Geffen. Anche se la band prova il recupero del passato - "L'il 'Frigerator" sembra la sorella minore di "Your Sister Can't Twist (But She Can Rock'n'Roll)" - ci sono brani come "In Neon" o la tribale "Passengers" che alla fine includono Elton nella lista degli adult contemporary rocker come Phil Collins o Lionel Ritchie. Poi, come uso di casa, il vibrante pop-rock "Sad Songs (Say So Much)" salva capra e cavoli, ma dal ritorno alla formazione classica si attendeva ben altro.
Di base a New York, Elton annuncia all'amico Tony King il suo prossimo matrimonio con Renate Blauel, artista e musicista di origine tedesca già al lavoro come tecnico del suono durante le registrazioni di Too Low For Zero. Tony è ovviamente basito, non capisce per quale assurdo motivo voglia sposare una donna. Mentre fa colazione a base di vodka e succo d'arancia, Elton è devastato, ha bisogno estremo di affetto, così pensa che il legame con la giovane Renate possa essere davvero sincero. La decisione è presto presa: i due si sposano a Sydney nel febbraio 1984.

A luglio si torna sul gigantesco palcoscenico del mega evento benefico Live Aid allo stadio di Wembley, dove Elton si presenta nella solita giacca sgargiante con un cappello da zar di Russia. Le note di "Rocket Man" vengono accolte da una debordante ovazione, a sottolineare quanto il repertorio anni 70 resti tuttora il più apprezzato.
Quando a novembre esce il nuovo disco Ice On Fire, è ormai chiaro che il repertorio di Elton John ha sterzato con decisione verso l'adult contemporary rock buono per le radio, come dimostra la nuova hit "Nikita". Nonostante il ritorno del produttore storico Gus Dudgeon, i brani di Ice On Fire sono deboli, come la soft ballad "Cry To Heaven" e lo sdolcinato sound eighties "Too Young" con lo special guest John Deacon al basso. Meglio il disco-funky "Wrap Her Up" con la seconda voce di George Michael, ma sia il pop sintetizzato "Tell Me What The Papers Say" che l'ennesima elegia al pianoforte "Shoot Down The Moon" hanno un sapore da cibo rimasticato che le orecchie faticano a digerire.

Continuamente in tour tra Stati Uniti e Australia, Elton inizia a notare alcuni problemi con la sua estensione vocale. Gli effetti dell'abuso di cocaina sono sempre più visibili, in particolare nel nuovo disco Leather Jackets, uscito nell'ottobre 1986, sempre sotto la guida del reintegrato Gus Dudgeon. Incastratosi da solo in un matrimonio di facciata, distrutto da alcol e droghe, con la gola a pezzi, Elton John inizia a sniffare anche durante le sedute di registrazione. Non a caso, sarà lui stesso anni dopo a descrivere il nuovo disco come il "più brutto che ho mai fatto in vita mia". Dall'accoppiata saltellante di basso e tastiere nella title track, l'ultimo lavoro è terribile, degno di essere completamente dimenticato nella sua interezza. Dalla languida "Hoop Of Fire" al duetto con Cliff Richard, "Slow River", Leather Jackets è un disco raffazzonato e completamente privo di idee.

Per cacciare nell'oblio sonico il suo ultimo lavoro, Elton John decide che il prossimo tour sarà tra i più magniloquenti e spettacolari. Nella data di Sydney, il 14 dicembre 1986, sale sul palco vestito come Mozart alla guida di una glam-rock band con l'aiuto sinfonico della Melbourne Symphony Orchestra. Il set viene registrato in presa diretta e pubblicato l'anno dopo con il titolo Live In Australia With The Melbourne Symphony Orchestra. Grandi classici come "Tiny Dancer", "Take Me To The Pilot" e "Don't Let The Sun Go Down On Me" vengono così reinterpretati con una formazione da quasi 90 elementi tra fiati, archi e cori. La formula è piuttosto inedita nel panorama rock e funziona bene, con l'orchestra australiana perfettamente calata nella realtà compositiva di Elton. Il problema principale è che la gola è sempre più in pericolo, nonostante i numerosi tentativi a base di miele e acqua caldissima.
Terminato il concerto, urge un consiglio medico, ma il responso non è dei migliori: cisti alle corde vocali. C'è il rischio che Elton non riesca più a emettere alcun suono. Il dottore gli ordina immediatamente di interrompere il tour, ma non se ne parla, sia per questioni economiche che per la paura di non poter salire più su un palco. Lo show deve continuare. Solo alla fine del tour viene effettuata l'operazione nella stessa Australia. Fortunatamente, tutto fila liscio e le cisti vengono rimosse. La sua voce cambia, diventa più profonda e non più in grado di lavorare in falsetto.

"Elton in Vice Boys Scandal". Titola così un articolo di gossip pubblicato sul Sun nel febbraio 1987. Elton John è sbigottito e non crede ai suoi occhi, impelagato in un'orgia omosessuale vestito come Cleopatra. Non esattamente di stampo progressista, il Sun lancia la bomba e manda tutti in subbuglio: in un altro articolo si parla di un presunto pagamento di alcuni ragazzi per farsi urinare addosso. Arriva addirittura la pubblicazione di una foto in cui è intento a fare un pompino a uno dei suoi vice boys. Sono ben 17 le denunce per diffamazione che Elton rilascerà in un periodo di svariati mesi, portando il Sun a proporre un patteggiamento per un milione di sterline con tanto di titoli di scuse. C'è chi parla di una vittoria che cambierà per sempre il giornalismo inglese, ma poco tempo dopo il Daily Mirror pubblicherà un altro articolo in cui Elton viene accusato di masticare il cibo per poi sputarlo. Altre 850mila sterline guadagnate e date in beneficenza. Tutto questo trambusto mediatico porta agli inizi del 1988 al divorzio da Renate, la fine di un matrimonio destinato al fallimento ma colmo di grande affetto reciproco.

A giugno esce il nuovo disco Reg Strikes Back, pubblicato originariamente solo su etichetta Mca, con il ritorno del produttore Chris Thomas dopo l'intermezzo di Gus Dudgeon. In copertina, una tonnellata di cianfrusaglie kitsch recuperate dall'ultimo trasloco per il trasferimento in un appartamento a West London.
A due anni dal tremendo Leather Jackets, dopo l'operazione alle corde vocali, Elton John si risolleva a metà. Da una parte, il robusto rock'n'roll "Goodbye Marlon Brando" e l'orecchiabile ritmo gypsy di "Town Of Plenty" con il contributo alla chitarra di Pete Townshend. Dall'altra, il solito soft-rock "A Word In Spanish" o il pacchiano synth-pop "Poor Cow". Nel mezzo, episodi più o meno ispirati, come il ritmo esotico "Heavy Traffic". Alla fine, il titolo è ben più roboante del disco.

Al termine del 1988, Elton torna in studio, precisamente nelle freddissime sale degli studi Puk, a Randers in Danimarca. Per sfuggire alla stampa e provare a registrare senza assumere cocaina, la gelida penisola dello Jutland sembra il luogo ideale. Pur tra festini alcolici negli affollati pub danesi, il nuovo Sleeping With The Past soddisfa Elton, che punta sul nuovo singolo pop-R&B "Healing Hands" per sfondare ancora una volta nelle classifiche e nelle rotazioni radiofoniche. Il disco segna una svolta verso l'adozione di ritmi più soul, sulla falsariga di idoli del passato come Sam Cooke, Otis Redding e Marvin Gaye.
Con una tonalità vocale meno esplosiva, "Club At The End Of The Street" è il brano che meglio rappresenta il nuovo corso R&B utilizzando un Roland RD-1000 piuttosto che il classico piano acustico. La direzione è giusta, perché fanfare soul come la title track sono azzeccate, come l'ottimo midtempo blues sussurrato "Stone's Throw From Hurtin'". A dispetto delle intenzioni di Elton, la hit del disco è la ballad "Sacrifice", tra le icone assolute nelle playlist anni 80. A rendere l'idea di quanto Sleeping With The Past possa definirsi riuscito, anche una B-side come "Love Is A Cannibal" - inserita nella colonna sonora dell'attesissimo "Ghostbuster II" - diverte con la sua frenetica mistura di pop, R&B e piano digitale. Un ritrovamento creativo, coincidenza, dopo la ritrovata sobrietà.

Rehab
Non avevo la minima idea di come fare a vivere, ma non volevo morire
Elton John - Freddie MercuryAlla fine del 1989, Elton John torna ad Atlanta dove lo aspetta il nuovo fidanzato Hugh Williams. Stanco di essere dipendente da alcol e droga, Williams gli annuncia che si ritirerà per un trattamento riabilitativo al noto centro Sierra Tucson, dove già Ringo Starr si era recato per smettere di bere. Elton reagisce furiosamente: il problema di Hugh è ovviamente anche un suo problema. Lo stesso problema che lo ha portato recentemente a sbraitare verso un presunto giardiniere durante un party californiano, salvo poi scoprire che quel giardiniere era Bob Dylan. Completamente fuori di testa, prende un aereo per Londra, dove si chiude due settimane di fila in casa bevendo whisky, guardando porno e sniffando cocaina. Senza lavarsi, senza mangiare, negandosi al mondo. Elton John vede l'abisso per l'ultima volta, perché alla fine capisce che non può più continuare così. Prende un aereo per ritrovarsi con Hugh in terapia, ritrovandosi davanti anche il suo medico: "Ho bisogno di aiuto, voglio stare meglio", si confida in un pianto disperato.
Mentre Hugh è ospitato in una bellissima residenza con piscina, Elton è costretto in un ospedale di Chicago, il Lutheran, perché è uno dei pochissimi centri capaci di trattare contemporaneamente la dipendenza da alcol, droga e cibo. Con il nome falso di George King, Elton John entra in rehab il 29 luglio del 1990 e c'è subito per lui una buona notizia: il suo compagno di stanza, Greg, è omosessuale e molto attraente. La prima settimana è intollerabile, tra attacchi di panico continui e l'impossibilità di comunicare con il mondo esterno, soprattutto quando si schianta l'elicottero con a bordo Stevie Ray Vaughan e (nella testa di Elton) anche l'amico musicista Ray Cooper. A 43 anni suonati, Elton scopre per la prima volta di non saper fare nulla, nemmeno una lavatrice. Nemmeno come spendere i suoi dieci dollari giornalieri. La fama globale lo ha completamente assorbito, lo ha fatto vivere come su un pianeta diverso. Più volte sul procinto di andarsene, Elton regge la pressione dei gruppi d'ascolto presso gli alcolisti anonimi, trovandoli alla fine catartici. Dopo un periodo di sei settimane, esce e vola a Londra dove si presenta negli studi della Rocket per annunciare che ci sarà un momento di pausa totale per almeno un anno. Una cosa che non accadeva dal 1965.

Per riempire il vuoto discografico, la Rocket decide che è arrivato il momento di pubblicare un monumentale box-set dal titolo To Be Continued... che trova il favore di Elton proprio nella sua interpretazione di sopravvivenza. Dal singolo "Come Back Baby", quando ancora si chiamava Reg Dwight e suonava nei Bluesology, all'ultima hit "Sacrifice", i quattro dischi sono ovviamente un must-have per tutti i suoi fan. Diverse le chicche inedite incluse nell'antologia: "Step Into Christmas", pubblicato come singolo natalizio nel 1973 che vede un fugace cameo al gong di Bernie Taupin prima che Elton tiri fuori con orgoglio la sua membership card del Watford. Poi la romantica cover "One Day (At A Time)" dalla penna di John Lennon, seguita dallo stornello francese "Donner Pour Donner" (con France Gall) e dalla super ballad "The Retreat". A chiudere la maratona di oltre cinque ore di musica, la stralunata e gargantuesca cover "Give Peace A Chance".

Per riappropriarsi della propria vita, Elton si trasferisce a casa del fidanzato Hugh ad Atlanta, ma la ritrovata sobrietà diventa presto un problema per entrambi. Terminata l'ennesima storia d'amore, John si sposta a Londra, dove inizia un lungo periodo di tranquilla routine domestica, svegliandosi presto la mattina per portare a spasso il cane. Nelle sue giornate da persona comune, continua a frequentare gruppi di riabilitazione da alcol e droghe, felice di fare nuove amicizie nonostante i titoli dei giornali di gossip. Alla fine del 1991, l'odiato padre Stanley viene a mancare dopo l'operazione al cuore. Elton non si presenta al funerale. C'è un altro decesso che lo ha già turbato molto di più, quello di Freddie Mercury che ascende al paradiso del rock'n'roll dopo aver tenuto nascosta al mondo la sua malattia. Decide così di mettere all'asta tutta la sua collezione di dischi, oltre 60mila tra dischi e singoli, per raccogliere fondi ed aprire la Elton John Aids Foundation.

Nel giugno 1992 è il momento di tornare in studio, a Parigi insieme al fido Chris Thomas. Inizialmente sembra tutto complicato, perché Elton è convinto di non riuscire a produrre più nulla senza essere ubriaco o strafatto di coca. The One viene premiato dal pubblico - doppio disco di platino negli Stati Uniti, praticamente l'album più venduto dai tempi lontani di "Captain Fantastic" - grazie a un sound più robusto e ammiccante, in perfetto stile adult rock statunitense.
Aperto dall'andamento western di "Simple Life", l'album piazza l'ennesima hit con la title track, un classicone pop in pasto alle radio di mezzo mondo. Arriva poi la prestigiosa collaborazione con la chitarra di Eric Clapton ("Runaway Train"), mentre "Whitewash Country" scatena chitarre e tastiere in una sarabanda country ben fatta. Non mancano i soliti approcci soft ("The North" e "When A Woman Doesn't Want You"), mentre la chitarra di David Gilmour impreziosisce la sintetica "Understanding Women".

Alla fine del 1993, il successo di The One viene bissato dopo l'uscita di Duets, una lunga serie di collaborazioni con la mano di diversi produttori, tra cui Giorgio Moroder e Don Henley. A partire dal duetto con la canadese k.d. lang nel dance-pop plasticoso "Teardrops", cover di Womack & Womack, il disco è un'accozzaglia di brani senz'anima, come nella "The Power" che spreca la partecipazione dell'idolo Little Richard in una mistura piatta di soul, gospel e pop. "Shakey Ground", con Don Henley, è solo una scopiazzatura del sound Eagles, mentre la vecchia "Don't Go Breaking My Heart" viene calpestata da un arrangiamento techno-dance con la seconda voce di RuPaul. Meglio allora tornare al passato con Bonnie Raitt nella ballata "Love Letters" o con il mostro sacro Leonard Cohen nella jazzy "Born To Lose".

Mentre il disco macina vendite negli Stati Uniti, Elton riceve una telefonata inattesa da parte del paroliere Tim Rice, precedentemente ingaggiato dal colosso Disney per la produzione della colonna sonora del nuovo dramma musicale animato "The Lion King". Rice propone a John di collaborare, perché non vuole i soliti arrangiamenti in stile Broadway, ma una serie di pezzi pop che facciano impazzire adulti e bambini. Il vantaggio è che Tim lavora come Bernie, ovvero presenta a Elton testi già pronti da mettere in musica, con una storyline ben precisa come accaduto all'epoca di "Captain Fantastic". Con gli arrangiamenti del super-compositore Hans Zimmer, The Lion King Soundtrack ottiene un successo planetario clamoroso, con quasi 20 milioni di copie vendute. Il singolo strappalacrime "Can You Feel The Love Tonight" si aggiudica un Oscar per la migliore canzone originale, mentre il disco batte in classifica "Voodoo Lounge" dei Rolling Stones provocando le ire di Keith Richards, battuto da "un fottuto cartone animato". Diretto da Julie Taymor, l'adattamento teatrale di "The Lion King" coinvolge Elton John e Tim Rice con nuove canzoni, diventando prestissimo il più grande successo in termini di incassi a Broadway.

Love Songs
Mi resi conto di non avere più maschi gay a disposizione. Disintossicato dall'alcol, smisi di frequentare quel genere di locali. La mia paura era di ricadere in tentazione davanti a un vodka Martini

Elton JohnDopo l'exploit di The Lion King, il nome di Elton John è in tendenza nello show business statunitense, con la Disney pronta a proporgli un contratto faraonico per altri film. Trasferitosi nuovamente a Londra, incontra l'elegante manager canadese David Furnish, appassionato di fotografia e nella board of directors della nota agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather.
Inizia così una nuova relazione sentimentale, questa volta più discreta e al riparo dai giornalisti di gossip. Rigenerato dopo la riabilitazione, Elton presenta David alla madre, lo invita persino quando nel gennaio 1994 viene introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame da Axl Rose. Alla fine del suo discorso, invita Bernie Taupin a salire sul palco, consegnandogli il premio.

L'amore per David trasforma Elton, che ora è un uomo ripulito e felice. Il successivo Made In England - prodotto con Greg Penny e pubblicato nel marzo 1995 - è appunto dedicato a David Furnish, nel frattempo messosi a capo di un progetto documentaristico sulla vita del fidanzato, con lo strambo titolo "Tantrums And Tiaras". Aperto dalla cinematografica "Believe", Made In England vede il ritorno agli arrangiamenti del vecchio amico Paul Buckmaster, che permette una sorta di flashback sonico verso i lavori degli anni 70. Escludendo i più triti numeri soft-rock ("House" o la title track), l'album si concede all'orecchiabile ritmo rollingstoniano di "Pain" gettando nella mischia il gradevole jingle-jangle di "Please" e il sofisticato pop beatlesiano "Latitude", con la conduzione di George Martin. Mentre "Man" scala robuste architetture soul, "Belfast" brilla tra le luci d'Irlanda, prima della piccola cavalcata dance-pop "Lies".

Nell'estate del 1997 esce "Tantrums And Tiaras", il documentario di Furnish lanciato negli States prima che Elton venga scosso dalla notizia dell'omicidio di Gianni Versace, suo amico e stilista preferito. La famiglia di Gianni gli chiede di cantare il salmo 23 insieme a Sting, durante la cerimonia funebre al Duomo di Milano. Le brutte notizie non si fermano: alla fine di agosto, la principessa Diana Spencer muore tragicamente a Parigi dopo un terribile incidente automobilistico.
Appena due giorni dopo il decesso, Elton riceve una telefonata da Richard Branson, boss della Virgin, venendo così a conoscenza della presenza di innumerevoli testi dalla canzone "Candle In The Wind" scritti a mano dai fan in lutto durante la veglia di St. James's Palace. La proposta è presto detta: riscrivere il brano per cantarlo al funerale di Lady D. Ovviamente, Elton chiama Bernie Taupin e si mette al lavoro, stranamente terrorizzato dalla prospettiva di cantare davanti all'arcivescovo di Canterbury e circa due miliardi di persone collegate in diretta Tv. La toccante elegia funebre viene subito dopo pubblicata come singolo, superando in poco tempo "White Christmas" di Bing Crosby nella classifica dei singoli più venduti di tutti i tempi. Il successo del brano è clamoroso, venduto ai quattro angoli del pianeta a una media di sei copie al secondo, al numero uno negli States per quattordici settimane consecutive, addirittura nella top twenty canadese per tre anni. Paradossalmente, il brano di maggior successo della sua carriera non verrà più ascoltato dallo stesso autore; tantissimi soldi raccolti dalla fondazione di Diana saranno destinati a cause legali contro lo sfruttamento della sua immagine a livello commerciale.

Dopo il grande dolore, a settembre viene pubblicato The Big Picture, dedicato all'amico Gianni Versace. Odiato da Taupin, il disco ripete a memoria il formato pop-ballad per adulti, senza però trovare l'ispirazione mostrata nel precedente Made In England. Da segnalare la soulful "If The River Can Bend", così come la nuova hit gospel-pop "Something About The Way You Look Tonight" che trascina le vendite dopo essere stata inserita come doppio lato A su "Candle In The Wind". Fatta eccezione per la fanfara "Wicked Dreams", The Big Picture dà ragione a Taupin che lo definisce "orribilmente freddo e tecnico".

Nella primavera del 1998, Elton John inizia un tour con l'amico pianista Billy Joel, quando riceve una telefonata improvvisa da parte di David: le due ragazze che si occupano del loro giardino hanno deciso di andarsene perché non vengono pagate da oltre un anno e mezzo. Elton telefona a John Reid per chiedere spiegazioni, scoprendo con sommo sbigottimento che non c'è più un penny in cassa. "Hai speso tutto", gli dice il manager. Ma Elton non riesce a crederci, lavorando da decenni incessantemente e facendo il tutto esaurito in tutto il mondo. Meglio vederci chiaro: viene così assoldata una società di revisione dei conti che si intrufola tra le carte della John Reid Enterprises, per scoprire un clamoroso buco da 20 milioni di sterline che porterà alla guerra legale tra gli ex-amanti, finita in un patteggiamento da quasi 3,5 milioni versati da Reid per evitare guai peggiori. Elton è distrutto dall'accaduto, sia psicologicamente che finanziariamente, e si vede costretto a tornare subito in tour per ripagare i debiti accumulati.

In seguito ai nuovi screzi con Taupin per l'ultimo The Big Picture, l'artista inglese decide di gettarsi nella mischia delle colonne sonore, un formato già sperimentato con successo enorme nel caso di Lion King Soundtrack. Nel marzo 1999 esce Elton John And Tim Rice's Aida, che è però un'accozzaglia di brani pop a metà tra Broadway e Disney con la collaborazione di artisti come Sting, Tina Turner e James Taylor.
Pochi mesi dopo è il turno di The Muse, colonna sonora del film-commedia omonimo con Sharon Stone. Brani esclusivamente strumentali a parte la title track composta con Bernie. La serie di soundtrack continua con The Road To El Dorado, lungometraggio d'animazione della DreamWorks uscito nel 2000 che segna il ritorno alla collaborazione con Hans Zimmer e soprattutto al pagamento del debito di parola dato al produttore cinematografico Jeffrey Katzenberg dopo i fasti di "The Lion King".

Nell'autunno 2000 si esibisce per due trionfali date al Madison Square Garden di New York, pubblicate nel disco live Elton John One Night Only - The Greatest Hits. Come da titolo, il disco è un best of dal vivo, con ospiti speciali come Billy Joel ("Goodbye Yellow Brick Road") e Anastacia ("Saturday Night's Alright For Fighting"). Contemporaneamente, in diversi studi losangelini vengono avviati i lavori per il nuovo album Songs From The West Coast, fortemente influenzati dal recente lavoro di Ryan Adams, "Heartbreaker". Elton è rapito dal sound alternative country dell'artista statunitense, così decide di abbandonare il suo classico stile da hit pop per ritornare alle origini della tradizione a stelle e strisce, come ai tempi di "Tumbleweed". Incredibilmente, dopo svariati tentativi di recuperare i suoi vecchi ritmi, l'iniziale "The Emperor's New Clothes" stupisce tutti tra delicate note di pianoforte, cori surf e arrangiamenti sinfonici. Con il beat soul-pop incalzante di "Dark Diamond", il disco sembra scorrere finalmente liscio, impreziosito dalla melodia folk di "Look Ma, No Hands" e solo ogni tanto interrotto da numeri abituali come la ballad insipida "Original Sin". È solo un leggero inciampare, perché "Birds" viaggia spedita sul sentiero del blues, mentre "I Want Love" è un piccolo capolavoro beatlesiano con il contributo dell'organo Hammond di Billy Preston. Mentre "The Wasteland" macina un ritmo quasi hard-blues, la finale "This Train Don't Stop There Anymore" sembra davvero tornare, per quattro minuti e mezzo, indietro di trent'anni.

Il ritorno di Captain Fantastic

Avevo una felicità da vendere. Non solo nella mia vita personale: tra gli show di Vegas, Billy Elliot e i nuovi dischi, mi divertivo così tanto a fare musica che il mio entusiasmo era diventato infettivo

Elton John - David FurnishDopo l'uscita di Songs From The West Coast, l'operazione di recupero delle origini continua con Peachtree Road, pubblicato all'inizio del 2004 e unico disco prodotto dal solo Elton John negli studi Record Plant di Los Angeles. Con l'ennesimo ritorno del batterista Nigel Olsson, l'album è aperto dalla pop ballad "Weight Of The World", seguita dal country-gospel sinfonico "Porch Swing In Tupelo". Elton sembra finalmente sazio di sfornare hit mangia-classifiche, concentrato solo sulla nuova ispirazione Ryan Adams e soprattutto sulla voglia di ritrovare le radici soniche. "Answer In The Sky" dimezza il ritmo dell'eccelsa "Philadelphia Freedom", mentre "Turn The Lights Out When You Leave" celebra gli amanti del più romantico western sound. È un inatteso ritorno al soul più sentito ("My Elusive Drug" e "Freaks In Love"), accelerato dal rock'n'roll "They Call Her The Cat" e magnificamente deviato sulle emozionanti note di piano in "Too Many Tears".

Nel marzo 2005 debutta al Victoria Palace di Londra "Billy Elliot The Musical", prodotto e musicato da Elton con la regia di Stephen Daldry. Subito nominato per nove Laurence Olivier Awards, ne vince quattro. Il successo è enorme, l'opera teatrale viene portata in giro per il mondo, dall'Australia a Broadway. Il singolo estratto è l'intima ballad "Electricity", 63esima canzone di Elton che raggiunge la Top 40 Hits nel Regno Unito.

Nell'estate del 2005, Elton viene invitato a diventare ospite fisso del Caesar's Palace di Las Vegas, per esibirsi nel nuovissimo Colosseum. Inizialmente l'intenzione è di rifiutare, poi modificata grazie al contributo del fotografo David LaChapelle che lavorerà alla messa in scena dei vari show.
Alla fine dell'anno, la legge britannica viene modificata per permettere alle persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio civile. Elton John e David Furnish decidono di sposarsi alla fine di dicembre, un sogno coltivato per anni dalla popstar inglese, finalmente felice dopo aver sempre cercato invano l'amore della sua vita.

Nell'autunno 2006 esce The Captain & The Kid, il seguito di "Captain Fantastic", che vuole raccontare al mondo gli eventi nella vita di Elton e Bernie da quella incredibile pubblicazione nel 1975. L'inizio è a dir poco esplosivo, sui sofisticati ed eleganti accordi di piano in "Postcards From Richard Nixon" e il robusto rock-blues rollingstoniano "Just Like Noah's Ark". Dopo anni di buio, finalmente il flusso compositivo di Elton torna ai livelli dei Seventies, sulle immagini di repertorio nostalgiche nel video della pop ballad "Tinderbox".
Spensierata e libera dai soliti stilemi dell'adult-contemporary, la coppia John-Taupin si diverte con la jazzy "And The House Fell Down" o sulle architetture country & western di "I Must Have Lost It On The Wind". Sebbene non possa esistere alcun paragone diretto con "Captain Fantastic", il disco scorre via piacevole, come nel blues pigro di "Old 67", soprattutto senza necessità di emulare un tempo ormai passato, dimostrato dall'ultima title track che diventa una sorta di collage di ricordi sonici.

Alla fine del 2009, Elton si procura il numero di Leon Russell, in un momento di nostalgia per gli anni in cui guardava tutte le stelle della musica dal basso verso l'alto. "Perché non facciamo un disco insieme?", gli propone Elton. "Sei serio?" - risponde Leon - "Pensi sia ancora in grado? Sono davvero anziano". Come un patriarca nelle sceneggiature di Tennessee Williams, Russell si presenta negli studi The Village di Los Angeles e si mette al piano per un paio d'ore. Da quel presunto scherzo telefonico nasce The Union, prodotto da T Bone Burnett e pubblicato su etichetta Mercury nell'autunno 2010. Con una parata di guest star - Marc Ribot e Booker T. Jones nell'ottimo jazz-pop teatrale "If It Wasn't For Bad"; Neil Young nel solenne gospel-blues "Gone To Shiloh" - l'album è molto di più di una collaborazione tra vecchi amici.
Dal rock'n'roll graffiante di "Hey Ahab" (con lo stesso T Bone Burnett alla chitarra elettrica) alla gemma soul-blues "Hearts Have Turned To Stone" (con Doyle Bramhall II), The Union entra di diritto tra i migliori album dell'intera discografia, il frutto sincero e appassionato di due vecchie glorie del rock anglofono. E l'alchimia creata è talmente forte che lo stesso Elton riesce nell'impresa di produrre un brano, "Jimmie Rodgers' Dream", che non avrebbe sfigurato nella tracklist di "Tumbleweed", con il suo country scintillante sul sentiero polveroso del roots-rock.
"Monkey Suit" accelera sul boogie rollingstoniano, seguita dallo shuffle scatenato "A Dream Come True" e dal Memphis soul "I Should Have Sent Roses" con la voce dolente di Russell che sembra una bottiglia di vino pregiatissimo. "When Love Is Dying" vede poi la partecipazione della leggenda Brian Wilson come backing vocalist, mentre "My Kind Of Hell" vira tra boogie e gospel e "Mandalay Again" è un altro gioiello di country-pop degno delle session di Tumbleweed.
The Union è un disco inaspettatamente pregevole, diretto nella classifica dei migliori album di Elton John. Ci voleva un anziano che sembra uscito da un'opera di Tennessee Williams.
The Union si piazza subito nella Top 5 statunitense, portando a un tour in sale più piccole da 10-15mila spettatori. La collaborazione rivitalizza la carriera di Russell, che riceve una proposta per una serie di dischi e l'introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame, prima di morire nel 2016 dopo un infarto.

A dicembre 2010, Elton e David festeggiano l'arrivo del primo figlio, Zachary Jackson Levon Furnish-John, mentre si lavora alla prossima colonna sonora per il nuovo film di animazione Gnomeo & Juliet, prodotto dalla Rocket Pictures fondata dallo stesso John. Nel 2011 viene inoltre organizzato un nuovo show a Las Vegas, il "The Million Dollar Piano", con il contributo del vecchio amico Tony King come direttore creativo. L'anno successivo arriva un nuovo primo posto nelle classifiche inglesi, grazie al contributo del dance duo australiano Pnau.
Good Morning To The Night è un'operazione apparentemente ai limiti del sacrilegio: creare nuove tracce tra la dance e il synth-pop a partire da vecchi master consegnati dallo stesso Elton, da "Philadelphia Freedom" a "Sixty Years On". Il disco centra essenzialmente lo spirito dell'intera iniziativa: divertire e far ballare con quel pizzico di nostalgia seventies.

Dopo essersi esibito addirittura nel tempio della club-culture, a Ibiza, Elton torna in studio a Los Angeles tra la fine del 2012 ed il 2013. Il successore del piccolo capolavoro The Union è The Diving Board, aperto dalla toccante ballad "Oceans Away" e nuovamente prodotto da T-Bone Burnett. Il disco è apprezzato dalla critica, che applaude la freschezza con cui vengono confezionate le nuove quindici tracce. In effetti, il classico formato pop ballad viene modernizzato, quasi restaurato in brani come "Oscar Wilde Gets Out" e "A Town Called Jubilee".
Se Elton non sbaglia un disco dal 2001 è perché ha deciso finalmente di abbandonare l'ossessione per le instant hit: "The Ballad Of Blind Tom" è il sofisticato lascito della recente collaborazione con Russell, seguita dalla straziante mini-opera sinfonica "My Quicksand". Il disco è l'ennesimo colpo del maestro, che piazza numeri di grande maturità artistica come la giravolta agrodolce "Can't Stay Alone Tonight", il gospel-blues "Take This Dirty Water" o il superbo jazz pianistico della title track. Merito sicuramente del suo nuovo produttore, che gli permette di riverniciare il sound e di calare assi come "Vojeur" o "Home Again", pareti perfette per una vera e propria rinascita sonica.

Dopo una pausa di tre anni, nel 2016 esce il nuovo Wonderful Crazy Night, che vede il ritorno del percussionista Ray Cooper e dello storico batterista Nigel Olsson. Registrato in nemmeno venti giorni, il disco è ancora girato dal produttore T-Bone Burnett, vero artefice della rivitalizzazione della carriera di Elton.
Aperto dal rock'n'roll della title track, il disco convince ancora una volta la critica, dal polveroso blues "In The Name Of You" all'irresistibile boogie "Looking Up". Anche se manca l'originalità degli ultimi lavori - "Blue Wonderful" cade nello stereotipo delle ballad eltoniane - Wonderful Crazy Night diverte grazie all'harrisoniana "Guilty Pleasure" e al beat irriverente di "England And America", pubblicata come bonus track nella versione deluxe. Sicuramente il disco meno originale dell'ultimo periodo, una sorta di pilota automatico per continuare a viaggiare sul sentiero del cantautorato globale.

Farewell Yellow Brick Road

Iniziammo a programmare un tour d'addio. Sarebbe stato il più grande e spettacolare di tutti. Una grande celebrazione, un ringraziamento a tutte quelle persone che hanno comprato album e biglietti durante gli anni

Elton JohnAll'inizio del 2017 Elton programma un gigantesco tour d'addio alle scene, un giro del mondo in oltre 300 date in partenza l'anno successivo. Purtroppo, durante un check-up medico di routine gli viene diagnosticato un tumore alla prostata. Le strade sono due: asportarla chirurgicamente o sottoporsi a una chemioterapia. La famiglia opta per la prima opzione, permettendogli di tornare sul palco appena dieci giorni dopo l'operazione. Ma i problemi di salute sono importanti, perché c'è un altro difetto al cuore che costringe la popstar inglese a impiantare un bypass. Dopo una esibizione in Sudamerica, viene trasportato d'urgenza in ospedale per una grave infezione, finendo in terapia intensiva a nemmeno 24 ore da un previsto decesso. Ma Elton è un uomo fortunato, perché dopo undici giorni torna a casa dai figli, pregando ogni sera per il dono ricevuto e soprattutto convinto più che mai a dire addio a quasi 40 anni di mirabolanti avventure sui palcoscenici del globo.
Il Farewell Yellow Brick Road Tour inizia l'8 settembre 2018 ad Allentown, Pennsylvania, con la direzione artistica del marito David e del vecchio amico Tony King. Decine di classici immortali vengono eseguiti senza sosta tra vecchi filmati e animazioni spettacolari, appunto per celebrare in musica e immagini la carriera sfolgorante di Sir Elton John.

Dopo l'ennesima raccolta, Diamonds, la colonna sonora Rocketman torna in cima alle classifiche anglofone dopo il successo dell'omonimo film biografico interpretato dall'attore gallese Taron Egerton, che convince tutti anche come cantante in brani come "The Bitch Is Back". Lo stesso Elton apprezza la pellicola, diventando executive producer dell'album e cantando nella nuova "(I'm Gonna) Love Me Again".
Nel frattempo, la prima parte del Farewell Yellow Brick Road Tour, conclusasi a marzo 2019, ha già ottenuto il premio Billboard Music nella categoria Top Rock Tour, con entrate calcolate in oltre 120 milioni di dollari. L'esplosione della pandemia Covid-19 ferma la macchina nell'inverno 2020, lasciando Elton (come miliardi di persone) chiuso in casa.

Non si ferma invece il viaggio discografico: nel giugno 2021 esce Regimental Sgt. Zippo, disco perduto perché inizialmente pensato come album d'esordio psichedelico al posto di Empty Sky. Un totale di dodici tracce recuperate dalle sessioni tra il 1967 e il 1968, nello stile beatlesiano che evidentemente non era per nulla nelle sue corde.
Decisamente più interessante la nuova operazione delle Lockdown Sessions (2021), concepita in piena era pandemica all'interno di una sala d'incisione virtuale con una parata di ospiti in diretta web. Elton in questo caso è come un magister che chiama a raccolta i suoi discepoli, dalle più disparate estrazioni musicali. Dalla stellina inglese Dua Lipa ("Cold Heart") alla giovane modella giapponese Rina Sawayama ("Chosen Family"), le sessioni in lockdown stupiscono per l'estrema versatilità di generi e generazioni a confronto.
Nell'acida "The Pink Phantom" ci sono i Gorillaz e 6lack, mentre la tenebrosa cover di "Nothing Else Matters" mette insieme la voce roca di Miley Cyrus con il violoncello di Yo-Yo Ma, il basso di Trujillo e la batteria di Chad Smith. Un instant supergroup che solo un totem come Elton potrebbe mettere in piedi nel giro di qualche settimana e per di più in diretta Facetime. Di contro, l'album segue troppo il formato Spotify, ma piazza numeri di alta scuola come la dance di "Orbit" (con SG Lewis) e la limpidissima country ballad "Simple Things" (con Brandi Carlile).
Il disco è in definitiva un bel regalo agli appassionati costretti a casa contro il virus, una sorta di "Supernatural" in cui Elton abbraccia vecchi amici - Stevie Nicks nel malinconico deja-vu "Stolen Car"; Stevie Wonder nel lento funky-soul "Finish Line" - e si scatena ancora una volta sul rock'n'roll di "E-Ticket" con Eddie Vedder.

A oltre quarant'anni dal rock del coccodrillo, infiniti drink e sniffate dopo, Sir Elton Hercules John è ancora in piedi.

Elton John

La saga di Rocket Man

di Mauro Vecchio

La storia di come il timido Reginald Kenneth Dwight ha spazzato via tutte le insicurezze e le limitazioni familiari, diventando una star del music business mondiale di nome Elton John. Dagli esordi sinfonici allo storico sodalizio con Bernie Taupin, dai capolavori degli anni Settanta al progressivo declino accompagnato da eccessi di ogni sorta, fino alla sorprendente rinascita degli ultimi lavori
Elton John
Discografia
 Empty Sky (Djm, 1969)

5

Elton John (Djm, 1970)

7


Tumbleweed Connection (Djm, 1970)

8,5

 

Friends (Paramount, 1971)

 

17-11-70 (Djm, 1971)

8

 

Madman Across The Water (Djm, 1971)

7

Honky Château (Djm, 1972)

7,5

 

Don’t Shoot Me, I’m Only The Piano Player (Djm, 1973)

7


Goodbye Yellow Brick Road (Djm, 1973)

 9
 

Lady Samantha (Djm, 1974)

6,5

 

Caribou (Djm, 1974)

 6

 

Greatest Hits (Djm, 1974)

 


Captain Fantastic And The Brown Dirt Cowboy (Djm, 1975)

8

 

Rock Of The Westies (Djm, 1975)

6,5

 

Here And There (Djm, 1976)

5,5

 

Blue Moves (Djm, 1976)

 6,5
 

Elton John's Greatest Hits Volume II (antologia, Djm, 1977)

 
 

A Single Man (Rocket, 1978)

5,5

 

The Thom Bell Sessions (Rocket, 1979)

 6

 

Victim Of Love (Rocket, 1979)

3

 

21 At 33 (Rocket, 1980)

5

 

The Fox (Rocket, 1981)

6

 

Jump Up! (Rocket, 1982)

 4
 

Too Low For Zero (Rocket, 1983)

6,5

 

Breaking Hearts (Rocket, 1984)

5

 

Ice On Fire (Rocket, 1985)

 5
 

Leather Jackets (Rocket, 1986)

3

 

Live In Australia With The Melbourne Symphony Orchestra (Rocket, 1987)

7

 

Elton John's Greatest Hits Vol. 3 (antologia. Geffen, 1987)

 

 

Reg Strikes Back (Mca, 1988)

5,5

 

Sleeping With The Past (Rocket, 1989)

7


To Be Continued… (box-set, Rocket, 1990)

 

 

The Very Best Of Elton John (Polygram 1990)

 

 

The One (Rocket, 1992)

6

 

Greatest Hits 1976-1986 (antologia, Mca, 1992)

 

 

Rare Masters (antologia, Polydor, 1992)

 

 

Duets (Rocket, 1993)

3

 

The Lion King: Original Motion Picture Soundtrack (Walt Disney, 1994)

 

 

Chartbusters Go Pop (Rpm, 1994)

 

 

Made In England (Rocket, 1995)

 6,5
 

Love Songs (antologia, Rocket, 1996)

 

 

The Big Picture (Rocket, 1997) 

 5
 

Elton John And Tim Rice's Aida (Rocket, 1999)

 
 

The Muse (Polygram, 1999)

 
 

The Road To El Dorado (Dreamworks Records, 2000)

 
 

Elton John One Night Only – The Greatest Hits (Rocket, 2000)

 6,5
 

Songs From The West Coast (Rocket, 2001)

 7
 

Greatest Hits 1970–2002 (antologia, Utv, 2002)

 
 

Peachtree Road (Rocket, 2004)

 7
 

The Captain & The Kid (Interscope, 2006) 

 7
 

Rocket Man: The Definitive Hits (Mercury, 2007)

 

The Union (Mercury, 2010)

 8
 

Gnomeo & Juliet (Buena Vista, 2011)

 
 

Good Morning To The Night (Mercury, 2012)

 6,5

The Diving Board (Mercury, 2013)

 7,5
 

Wonderful Crazy Night (Mercury, 2016)

 6
 

Diamonds (Rocket, 2017)

 
 

Rocketman: Music From The Motion Picture (Interscope, 2019)

 
 

Regimental Sgt. Zippo (Mercury, 2021)

 5
 

The Lockdown Sessions (Emi, 2021)

6,5
pietra miliare di OndaRock
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