Eric Clapton

Eric Clapton

La Mano Lenta di Dio

di Mauro Vecchio

Apostolo bianco del blues-rock, il chitarrista del Surrey ha costruito uno stile inconfondibile, in una lunga carriera, costellata di trionfi, eccessi e tragedie. Incrociando buona parte della crema musicale del Regno Unito. Dagli Yardbirs ai Cream, dai Derek and the Dominos ai Bluebreakers, dai Blind Faith all'esperienza solista, l'avventurosa storia di un funambolo di nome Slowhand
Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana.
(Eric Clapton)

Avevamo la moglie in comune
(George Harrison)

Clapton is God
(Graffito a Islington, Londra, 1966)

Genesi - Keep on growing

È il 1951. All'età di sei anni, Eric avvista i suoi primi fantasmi. Nel Surrey c'è un delizioso villaggio chiamato Ripley, che comprende una locanda risalente al 1453 e una chiesa intitolata a Santa Maria Maddalena con una cappella in architettura normanna. La vicinanza con Londra è strategica (meno di 40 chilometri a sud-ovest del centro) e molti ciclisti trovano comodo sostarci. Ma il giovanissimo Eric non pensa al ciclismo, piuttosto sente una sensazione angosciante dentro: come di essere ignorato dalla sua famiglia, come essere invisibile. Lo zio Adrian lo prende sempre in giro, "piccolo bastardo" lo chiama. E per il piccolo Eric un motivo ci deve pur essere. Poi l'amara scoperta, il grande trauma, solo il primo di una lunga serie.

Eric Patrick Clapton nasce il 30 marzo 1945 dalla giovanissima Patricia Molly Clapton e da Edward Walter Fryer, un soldato canadese di appena 24 anni arrivato oltreoceano dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Prima ancora della nascita di suo figlio, Edward lascia l'Inghilterra per tornare a casa, in Canada, lasciando Patricia con un compito arduo: crescere un bambino alla metà degli anni 40, ad appena sedici anni di età. Poco dopo il suo primo vagito, Eric Patrick viene affidato alle cure di Rose, in realtà sua nonna, e del marito Jack Clapp, trascorrendo parte della sua infanzia nel Surrey con l'inevitabile convinzione che la sua vera madre sia sua sorella maggiore. Almeno fino all'età di nove anni, nel 1954, quando Patricia - che nel frattempo si è sposata e ha seguito in Canada e Germania il militare Frank MacDonald - torna a Ripley con suo figlio Brian di sei anni, in realtà il fratellastro di Eric. Il giovanissimo Clapton arriva alla verità e scopre i suoi legami familiari così intricati e traumatici, alimentando dentro un carattere sempre più schivo, riservato e triste.

Eric non sembra affatto un bambino spensierato, pur amando i giochi all'aperto, i fumetti e disegnare torte. La scuola non desta in lui nessun tipo di entusiasmo, anzi ad aprire un suo diario si trovano solo ed esclusivamente disegni, zero appunti, zero compiti. L'unica cosa che sembra interessarlo minimamente è suonare il flauto: vince addirittura un premio scolastico per l'esecuzione della melodia folk tradizionale "Greensleeves". Tra un giro in bici, le prime sigarette e una scazzottata, il giovane Eric Patrick Clapton si avvicina alla musica grazie a Rose, che in casa adora suonare il piano e cantare i brani tradizionali.

Anno 1956. Elvis Presley scala le classifiche con "Hound Dog" ed Eric - come molti suoi amici - è completamente impazzito. Grazie al suo primo giradischi, il giovane Clapton inizia il suo viatico musicale accompagnato dalle note di Buddy Holly e Jerry Lee Lewis. Il rock and roll made in Usa sta investendo il mondo come uno tsunami di accordi ed Eric pensa di essere piombato nel bel mezzo del futuro.
"Avevo messo gli occhi su uno strumento - racconterà lo stesso Eric tanti anni dopo - una chitarra Hoyer fatta in Germania che costava due sterline. Uno strumento strano, perché assomigliava a una chitarra spagnola ma al posto del nylon aveva le corde d'acciaio. Era una combinazione piuttosto curiosa, e per un novizio come me davvero dolorosa da suonare. Non avevo nessuno che mi insegnasse a suonarla, così lo feci da solo, non un compito facile.
La prima "curiosa" chitarra di Dio.

Purismo blues - For Your Love

Eric ClaptonAnno 1961. Eric ha sedici anni e varca la soglia della Kingston School of Art, una scuola artistica fondata nel 1899 a Kingston Upon Thames e parte della Kingston University di Londra. La sua tecnica con la chitarra è decisamente cresciuta, pur essendo un semplice ragazzo autodidatta. Il giovane Clapton suona spesso con Dave Brock, cantante e chitarrista inglese che passerà agli annali del rock come principale compositore della band progressive Hawkwind. Scappa spesso a Londra, il giovane Clapton, finendo con il bighellonare tra locali dove impazza il folk in piena era pre-beatnik. La sua mente è estremamente aperta e pronta a imparare le tecniche dei suoi primi idoli musicali, quelli che oggi vengono definiti "mostri sacri" della blues music: Leadbelly, Muddy Waters, Big Bill Broonzy. Eric ascolta, cerca di imitare, si applica per portare la tragica voce del blues sulla sua chitarra. I tempi di Elvis e di Jerry Lee Lewis sono già lontani, perché Clapton vuole seguire le orme di una musica molto più antica, primordiale: "Nobody Knows When You're Down & Out" e "Key To The Highway" sono il suo mantra quotidiano.
Tra le prime sbronze e gli incontri ravvicinati con il sesso femminile, Eric non si distrae: ha ormai capito che la genesi del rock and roll è nel blues, e per questo vuole conoscere ogni tecnica chitarristica. Howlin' Wolf, John Lee Hooker, Little Walter, ma soprattutto l'uomo che a tutti gli effetti gli apre ogni porta della percezione: Robert Johnson.
È talmente concentrato su tutto questo che dimentica di essere iscritto al primo anno della Kingston School of Art, che decide cordialmente di metterlo alla porta per mancanza totale di impegno negli studi artistici. Non è evidentemente questo il destino di quello che sui muri di Islington, giusto cinque anni dopo, verrà chiamato Dio.
Senza scuola e libri su cui piegarsi, Eric accetta di lavorare con suo "padre" che di mestiere fa il carpentiere e stuccatore, per un guadagno di quindici sterline a settimana. Non sembra minimamente preoccupato per il suo futuro: al Marquee Club di Oxford Street, a Londra, ha scoperto il talento di Alexis Korner che ha messo in piedi la prima vera band R&B del paese. È lì che pensa: "Devo avere una chitarra elettrica".
Con lo spirito del blues sempre più forte, Eric passa a pieni voti un'audizione per entrare in quella che è la sua prima band in assoluto: The Roosters. Un gruppo improvvisato dal chitarrista Tom McGuinness che si diletta per lo più tra cover blues e R&B. Mentre in Inghilterra inizia ad avvicinarsi il cosiddetto Mersey sound, Clapton suona "Hoochie Coochie Man" negli scantinati dei pub, sporco ancora di stucco. Le intenzioni di tutti sono buone, ma la band ha vita breve, dissolvendosi in una notte di fine luglio al Marquee di Oxford Street.

Ma è solo una dissolvenza, una coltre di fumo che sta per svelare qualcosa che verrà ricordato. All'inizio del 1963 un gruppo formato da quattro ragazzi del Mersey pubblica il singolo "Please Please Me". A diciotto anni, Eric Patrick Clapton incontra Giorgio Gomelsky, un uomo corpulento e carismatico di origini georgiane che ha deciso di aprire un locale chiamato CrawDaddy. Gomelsky è un amante della musica R&B ed è alla ricerca di una band che possa riempire lo slot della domenica sera sul palco del suo locale. Ecco che posa gli occhi su una band chiamata Yardbirds, fondata dal cantante e chitarrista londinese Keith Relf. Yardbirds è il cavallo giusto per Gomelsky, ma ha subito un problema: deve sostituire il suo chitarrista solista che è pressato dai genitori per tornare subito a studiare. Chi meglio di Eric, che conosce a menadito brani come "Smokestack Lightning"?
Arriva la grande svolta: Eric Patrick Clapton molla il lavoro da carpentiere e si unisce alla sua prima vera band, con Keith Relf alla voce e armonica, Chris Dreja alla chitarra ritmica, Paul Samwell-Smith al basso e Jim McCarty alla batteria. Nasce la prima formazione degli Yardbirds, scritturati da Giorgio Gomelsky, di casa al CrawDaddy e pronti per un primo tour inglese con Sonny Boy Williamson.
Gomelsky è un uomo determinato come pochi, e non ha affatto digerito "lo scippo" ad opera dell'abile produttore e imprenditore Andrew Loog Oldham, che gli ha praticamente soffiato i Rolling Stones sotto il naso. Gomelsky è chiaro: gli Yardbirds dovranno diventare la più importante e famosa R&B band del mondo!
Senza perdere altro tempo, agli inizi del 1964 Gomeksky procura ai suoi ragazzi un primo contratto con la Columbia Records, proprio mentre la band sta lavorando al suo primo singolo "I Wish You Would", una cover di Billy Boy Arnold, seguito dopo poco da "Good Morning Little Schoolgirl", altra riproposizione degli standard R&B.

Eric Clapton - YardbirdsIl 4 dicembre 1964 esce Five Live Yardbirds, primo album dal vivo praticamente basato su cover blues eseguite dal vivo al Marquee e al CrawDaddy Club.
Il disco non ha alcunché di originale, nel senso che si limita a proporre cover di artisti come Howlin' Wolf ("Smokestack Lightining"), Bo Diddley ("Pretty Girl") e John Lee Hooker ("Louise"). È solo un lavoro che dimostra - e su questo lo stesso Eric è d'accordo - quanto gli Yardbirds rendano meglio dal vivo che in studio.
Le esibizioni live degli Yardbirds sono grezze, avviluppate lungo incendiarie scale chitarristiche e lo stile di Clapton inizia già a piacere agli appassionati di musica. Nelle pause tra un brano e l'altro, mentre Eric cambia le corde, partono spesso applausi sincopati e lenti dal pubblico presente. È qui che Gomelsky decide di chiamarlo Slowhand, "Mano lenta".
Alla fine del 1964 gli Yardbirds hanno già calcato il palco quasi duecento volte, con un seguito sempre più nutrito e un tour come gruppo spalla di Jerry Lee Lewis. A dicembre vengono invitati allo show natalizio dei Beatles all'Hammersmith Odeon di Londra: Clapton non invidia affatto i Beatles, anzi non riesce a capire come facciano a suonare dietro un muro urlante di ragazzine tra i 12 e i 15 anni. Ma è alla fine del 1964 che Eric incontra per la prima volta il chitarrista George Harrison, l'inizio di una lunga storia di amicizia che sarà molto importante - nel bene e nel male - per la sua futura carriera.

Anno 1965. Nonostante gli sforzi del promotore e produttore Giorgio Gomelsky, il nome Yardbirds non è ancora riuscito a scalare il monte Olimpo delle band di fama planetaria. Le centinaia di concerti permettono però a Clapton di comprare la sua prima "chitarra seria", una Gibson ES-335 rosso ciliegia, il primo modello commerciale di chitarra elettrica con cassa semi-hollowbody introdotta nel 1958, già adottata da mostri sacri come Chuck Berry e John Lee Hooker. "Non riuscivo a credere quanto fosse bella e luccicante - dichiarerà Clapton - Finalmente, mi sentivo come un vero musicista".
Da "vero musicista", Eric inizia a sentirsi sempre meno a suo agio con la pop music, fortemente intriso di purismo blues. Il suo interesse vero per gli Yardbirds inizia già a vacillare, prima di precipitare del tutto quando Gomelsky insiste sulla strada che dovrebbe portare la band a diventare "come i Beatles". Serve quello che in inglese si chiama hit o number 1 record e il bassista Paul Samwell-Smith ha appena avuto un'idea, proporre una versione di "For Your Love", scritta da Graham Gouldman che farà poi parte del gruppo 10cc. Tutti sono entusiasti, tranne Clapton che lo vede come un tradimento nei confronti del blues, una sorta di svendita artistica in nome del successo radiofonico e discografico.

Il primo album degli Yardbirds, For Your Love, esce nell'estate del 1965, trainato ovviamente dal singolo omonimo già uscito a marzo e finito nella Top Ten sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti. La mossa di Gomelsky sembra aver pagato, nonostante il dissenso di Clapton: introdotta dal clavicembalo sincopato di Brian Auger, "For Your Love" si snoda tra bonghi e chitarre che sembrano campane, preparandosi a entrare nell'immaginario sonico della Londra della metà dei Sixties. Non tutto il lavoro per l'album è di Clapton, dal momento che in tre brani - "I'm Not Talking" (Mose Allison), "I Ain't Done Wrong" (Keith Relf) e "My Girl Sloopy" - appare per la prima volta su disco con la band la chitarra fuzztone ed elettronica di Jeff Beck.
For Your Love è un album quasi ibrido, diviso tra diversi percorsi ed esigenze creative, ma soprattutto tra diverse concezioni artistiche. Se Beck accelera con la sua chitarra nevrotica e garage, Clapton mantiene uno stile più pulito e rispettoso della tradizione blues e R&B (la ballabile "Putty In Your Hands" e il beat balbuziente di "I Ain't Got You"). In generale, la mossa di Gomelsky è chiara: sfruttare la Beatlemania con un album breve (poco più di trenta minuti), diretto e ammiccante verso un certo tipo di pubblico giovane ed edonista. Il secondo lato del disco è infatti come un manifesto d'intenti, intriso di irresistibili coretti ("My Girl Sloopy") e basi R&B in salsa Beatles e Beach Boys ("Sweet Music" e "Good Morning Little Schoolgirl"). Le linee melodiche degli Yardbirds sono chiare anche per i bambini e destinate alle radio statunitensi: un bene per tutti, ma non per Clapton che viene subito "invitato" da Gomelsky a seguire il suo purismo blues altrove.

Alla ricerca del blues perduto - Steppin' Out

Eric Clapton - John MayallAl contrario di quanto si potrebbe immaginare, Clapton non vive bene il divorzio dagli Yardbirds agli inizi del 1965. A marzo, la band è sulla cresta dell'onda dopo il singolo "For Your Love" ed Eric non riesce proprio a capire come sia possibile che lo spirito della vera musica non possa mai incontrarsi con l'imperativo categorico del successo commerciale. Per un periodo torna nella vecchia casa di Ripley, sostenuto da Jack e Rose in un momento di grande sconforto.
A restituirgli fiducia nel futuro della musica blues ci pensa John Mayall, cantante e polistrumentista che, sotto l'influenza di Alexis Korner, si era trasferito a Londra per formare i Bluesbreakers. Più che una band stabile, Bluesbreakers è un progetto, "un'incredibile scuola per musicisti" come dirà lo stesso Clapton anni dopo. Eric conosce Mayall di fama, ammirandolo particolarmente per aver creato una nicchia in nome della musica blues, girando in tour senza alcuna ossessione verso il successo radiofonico o di vendite. Mayall è un purista come Clapton, e lo invita a unirsi alla band chiamata Bluesbreakers: l'uomo giusto al momento giusto.
Eric Clapton accetta di unirsi ai Bluesbreakers di John Mayall nell'aprile del 1965. Vegetariano, astemio, con lunghi capelli e barba: Mayall sembra un santone del blues e propone al giovane Clapton di sistemarsi nella soffitta della sua casa a Lee Green dove vive con la moglie Pamela. Eric accetta di buon grado, affascinato dalla immensa collezione di dischi di Mayall, con cui si intrattiene ogni giorno ad ascoltare e suonare musica, in particolare il blues elettrico della scuola di Chicago. Clapton e Mayall iniziano così il viaggio personale alla ricerca delle radici del Delta, dal sound primordiale sulle rive del Mississippi alla Chess Records, la storica etichetta di Bo Diddley, Chuck Berry ed Etta James.
Seguendo il fiume, Clapton aderisce al sodalizio dei Bluesbreakers con John Mayall (voce solista, armonica e pianoforte), John McVie (basso) e Hughie Flint (batteria). A bordo del van guidato da Mayall, i Bluesbreakers girano l'Inghilterra un concerto dopo l'altro, tra locali più o meno noti e un gradimento sempre più esteso nella scena blues d'Albione. Eric arriva a un momento mai immaginato fino a poco tempo prima: suonare con il suo eroe Muddy Waters.

Islington - LondraNell'agosto del 1965 Clapton decide di abbandonare temporaneamente la band di John Mayall per andare a suonare con un gruppo di amici musicisti - denominati The Glands - in giro per l'Europa. Quando torna in Inghilterra, ad ottobre, conosce il suo sostituto Geoff Krivit e soprattutto il nuovo bassista Jack Bruce che ha preso il posto di John McVie, per il momento dimissionario. D'altronde Bluesbreakers non è una band stabile, ma un progetto, una scuola di altissimo livello.
Con il ritorno di Clapton e dello stesso McVie a fine 1965, i Bluesbreakers decidono di intensificare le esibizioni dal vivo, diventando ben presto una delle più acclamate live band di tutta la nazione. È proprio tra la fine del 1965 e gli inizi del 1966 che compare l'ormai arcinoto graffito realizzato con una bomboletta spray su un muro della stazione metro di Islington, a Londra: "Clapton is God".
Mike Vernon, produttore al soldo della Decca Records, sta pressando da mesi i suoi stessi dirigenti per dare una seconda chance alla band di Mayall, "rea" di aver pubblicato un fiasco commerciale nel marzo del 1965 (l'album "John Mayall Plays John Mayall"). Visto l'enorme successo di pubblico ottenuto nel frattempo con la nuova formazione, la Decca Records cede e garantisce ai Bluesbreakers una seconda possibilità sul mercato discografico.

Meglio noto come Beano - dal titolo di una rivista antologica a fumetti pubblicata nel Regno Unito dalla fine degli anni Trenta - l'album John Mayall's Bluesbreakers With Eric Clapton esce nell'estate del 1966 e passerà alla storia come uno dei lavori discografici più importanti dell'intera scena blues inglese. Un disco seminale, che (secondo la leggenda) convince subito un certo James Marshall Hendrix a procurarsi un amplificatore Marshall per sperimentare a suo modo i volumi di suono proposti da Clapton con la Gibson Les Paul Standard del 1959. Eric è infatti più che mai determinato a replicare su disco la potenza incendiaria degli impareggiabili live dei Bluesbreakers, anche a costo di litigare furiosamente con il tecnico del suono Gus Dudgeon che, almeno in studio di registrazione, vorrebbe ottenere un sound più pulito e meno distorto. Supportato da Vernon, Clapton ha la meglio: i microfoni vengono avvicinati il più possibile all'amplificatore e Bluesbreakers With Eric Clapton diventa uno dei dischi più potenti mai sentiti prima di allora nel Regno Unito. Dal primo minuto - quando si accende l'inno sinuoso rock-blues "All Your Love" - è possibile capire come la chitarra di Clapton sia distante anni luce dal beat degli Yardbirds di nemmeno un anno prima. "All Your Love" presenta al mondo il primo grande assolo di Eric, che in tutto il disco mostra una tecnica da una parte fedele agli standard blues, dall'altra capace di accelerazioni improvvisate (ad esempio, nella fulminea "Hideaway") che sconvolgono tutto il panorama chitarristico nazionale.
Se lo stile di Mayall è chiaro - il rhythm and blues frenetico di "Little Girl" e l'armonica a cappella di "Another Man" - il disco assume i connotati della leggenda grazie alla chitarra esplosiva di Clapton, finalmente libero da ogni vincolo creativo ed esecutivo. I due lenti "Double Crossing Time" e "Have You Heard" sono da questo punto di vista due delle canzoni simbolo dell'intero percorso musicale di due artisti che hanno deciso insieme di risalire la corrente della blues music.
Dalle atmosfere boogie di "Steppin' Out" alla cavalcata balbuziente per armonica "It Ain't Right", Bluesbreakers With Eric Clapton segna un'epoca, non tanto per l'originalità di certi pezzi (diverse le cover presenti, come "What I'd I Say" di Ray Charles) piuttosto per una proposizione assolutamente nuova di sound che verrà seguita negli anni successivi da decine di chitarristi. È qui che nasce lo status divino di Clapton - più che sul muro della metro di Islignton - che apre insieme a Mayall la grande stagione del rock tra la metà e la fine degli anni 60.

Guerra tra bande - Wheels of Fire

Eric Clapton - CreamDopo l'uscita del "Beano Album", Eric Clapton sembra un ragazzo felice: ha trovato un sodalizio musicale che gli permette di migliorare le sue abilità con la chitarra.
Ma non basta.
A 21 anni, Clapton è convinto di poter dare di più, ma soprattutto di poter diventare un frontman come Buddy Guy. D'altronde è già stato paragonato al divino, perché non tentare?
A fare il primo passo è Peter Edward Baker, noto tra gli amici come Ginger per via della sua chioma rossa. Baker incontra Clapton dopo un concerto dei Bluesbreakers e gli offre uno strappo con la macchina verso Londra: gli parla della sua nuova idea, lasciare il posto di batterista nella Graham Bond Organisation per formare una band nuova di zecca. Mentre Ginger guida, Eric ci pensa su e gli risponde affermativamente: la cosa si può fare, ma solo se al basso ci sarà Jack Bruce. Baker quasi si schianta con la sua Rover 3000.
Lui detesta Jack Bruce.

Ginger Baker e Jack Bruce si conoscono loro malgrado dai tempi in cui suonavano insieme nella band di Alexis Korner, un'alchimia magica secondo Clapton, che però non ha nessuna corrispondenza a livello caratteriale. Pur guardandosi continuamente in cagnesco, Bruce e Baker accettano le condizioni di Eric e iniziano a suonare come trio nella primavera del 1966. Clapton in realtà vorrebbe aggiungere un quarto elemento alla band, il polistrumentista di Birmingham Steve Winwood, già membro della band R&B The Spencer Davis Group. Eric vorrebbe inizialmente riprodurre il sound già sperimentato nei Bluesbreakers, ma Bruce e Baker per una volta sono d'accordo: la band deve continuare a suonare come trio di basso, chitarra e batteria, una formazione abbastanza inedita per quegli anni. I tre lavorano in gran segreto, evitando di uscire allo scoperto perché sotto contratto con altre band. Almeno fino alla sciagurata intervista rilasciata da Baker al Melody Maker che fa infuriare i compagni, con Clapton costretto a spiegare ogni cosa a Mayall che per lui è come un padre artistico. John non la prende bene, perché in cuor suo sa benissimo che è solo grazie a Eric che i Bluesbreakers sono diventati una band di primissimo livello in Inghilterra. Ma non può farci nulla, perché il dio con la Gibson ha bisogno di spazi molto più ampi.

Liberatisi dai rispettivi impegni contrattuali, i tre continuano con le prove generali. Baker propone il nome di Robert Stigwood per tutti gli aspetti manageriali, mentre Clapton nutre forti dubbi sul concetto stesso di essere un trio in un'era dominata dai gruppi pop e beat.
È lo stesso Eric che propone agli altri due quello che diventerà il nome ufficiale della band: Cream, per rimarcare la proposizione musicale quasi elitaria di tre musicisti di eccellenza, la cosiddetta "crema". La prima esibizione live dei Cream è al Twisted Hill di Manchester nel luglio 1966, alla vigilia dell'attesissima finale di Coppa del Mondo poi vinta dall'Inghilterra contro la Germania Ovest con una storica tripletta di Geoffrey Hurst. Per i neonati Cream è solo un riscaldamento, in vista del primo vero concerto al National Jazz and Blues Festival al Windsor Racecourse. Clapton, Baker e Bruce suonano davanti a 15.000 persone dopo l'incendiaria esibizione degli Who, raccogliendo subito un'incredibile ovazione. La stampa musicale è in subbuglio e qualcuno definisce i Cream "il primo supergruppo" del Regno Unito.
Al di là delle etichette della stampa di settore, i Cream faticano a esplodere e dopo l'esibizione al Windsor Jazz Festival tornano nel circuito dei piccoli locali inglesi, dove il pubblico non ha ancora capito perché sono in tre e non in quattro almeno. In effetti, lo stesso Clapton deve ancora capire come adattarsi al nuovo stile sonico di una band a tre elementi, meno supportato dalle tastiere e con meno possibilità di defilarsi in certi momenti dei brani.
Guidati da Robert Stigwood - che come ogni manager che si rispetti in quel periodo va a caccia di hit - i Cream pubblicano il primo singolo "Wrapping Paper"/"Cat's Squirrel" nell'ottobre del 1966. Il brano sul lato A è un nostalgico barrelhouse in salsa jazz scritto da Jack Bruce con il poeta e performer Peter Green e finisce al numero 34 della Uk Top 40, non un granché. Decisamente meglio la performance sul singolo a dicembre: scritta sempre dalla coppia Bruce/Green, "I Feel Free" si apre con un bomp ripetuto come un gospel prima di far deflagrare la sezione ritmica e uno scampanellare che illumina la chitarra infinita e distorta di Clapton. Anche se "I Feel Free" non garantisce a Stigwood la hit da vetta delle classifiche, il brano è il primo esempio distintivo di un sound unico che sconvolgerà l'Inghilterra.

Il 9 dicembre 1966 esce Fresh Cream, il primo album del "supergruppo" di Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker. Il Regno Unito capisce subito la genesi di quel nome, perché tre musicisti dichiarano di essere la "fresca crema" del blues d'Albione.
Fresh Cream è il primo tassello sonico dell'incredibile parabola dei Cream, un disco principalmente intriso di rock-blues con una quantità ancora considerevole di cover - la schizofrenica cavalcata di "Rollin' And Tumblin'" e la cadenza quasi militaresca di "Spoonful" - che però contiene già i semi del suono che verrà generato a breve.
Accompagnata dalla calda e suadente voce di Jack Bruce, "N.S.U." - un acronimo che sta per Non-Specific Urethritis, praticamente il nome di una malattia venerea - apre il disco con il primo arpeggio psichedelico dei Cream, snodato sul ritmo forsennato della batteria di Baker. Mentre la chitarra di Clapton non molla il gusto dell'improvvisazione da fumoso locale blues (la sensuale "Sleepy Time Time"), Jack Bruce svisa verso il pop con "Dreaming" e il beat marziale di "Sweet Vine". Già dal primo lato di Fresh Cream è evidente come il blues primordiale stia mutando in qualcosa di nuovo, un sound più pesante e distorto che gran parte dei musicisti hard and heavy degli anni 70 manderà giù a memoria. Al minuto 2:52 della cover di Willie Dixon "Spoonful", Clapton fa infatti partire un lick chitarristico da migliore della classe, un fraseggio che dimostra al mondo come il blues possa essere trasportato nel futuro.
Dal beat-blues di "Cat's Squirrel" alle pelli siderali di "Toad", Fresh Cream è l'opera prima di un gruppo che atterra come un'astronave aliena sul pianeta musicale inglese, tre musicisti di impareggiabile bravura che lanciano di fatto il guanto di sfida a tutti i gruppi rock che vogliono definirsi tali.

Eric Clapton - CreamOttobre 1966. Due mesi prima dell'uscita del loro disco d'esordio, i Cream si esibiscono al Central London Polytechnic a Regent Street. Mentre chiacchiera nel backstage con Jack Bruce, Clapton vede avvicinarsi Chas Chandler, bassista degli Animals, accompagnato da un giovane statunitense dalla capigliatura arruffata che si presenta come Jimi. Al secolo James Marshall, "Jimi" Hendrix ha già conosciuto lo stile di Clapton ascoltando i Bluesbreakers, ma ora vuole fare un passo in più: vuole suonare "Killing Floor" di Howlin' Wolf insieme ai Cream. Nonostante l'ovvia reazione scorbutica di Baker, il giovane Jimi sfoggia tutto il suo repertorio, compreso il suonare la chitarra coi denti. Clapton appare subito spaventato, perché capisce che quel ragazzo diventerà una star planetaria. È l'inizio della guerra dei supergruppi, una battaglia a suon di riff che incendierà la fine degli anni 60 in Inghilterra.
Un punto di svolta nella carriera dei Cream arriva quando il boss della Atco, etichetta sussidiaria della Atlantic Records, Ahmet Ertegun spiega a Stigwood che i Cream hanno un assoluto bisogno di sbarcare negli Stati Uniti per un primo tour dopo l'uscita di "I Feel Free". Di origini turche ma di base a New York, Ertegun è un decano della musica blues e R&B, e garantisce alla band un'esibizione al popolare Music In The Fifth Dimension, un format dell'ancora più popolare Murray "The K" Show di Murray "The K" Kaufman, che è un famosissimo produttore e disc jockey della Grande Mela. Kaufman è sicuramente un tipo strano, ossessionato dalle pause nel suo show e imbestialito per canzoni troppo lunghe come la stessa "I Feel Free". Le esibizioni dei Cream non saranno ricordate negli annali della musica live, ma gli Stati Uniti aprono nuovi orizzonti nella mente di Clapton e soci, che girano New York con Jimi Hendrix e diverse bellezze locali. È durante questo tour che Eric conosce B.B. King per la prima volta, un altro incontro che sarà importante nel prosieguo della storia. Prima di lasciare gli States, i Cream accettano la proposta di Ertegun, ovvero di registrare alcuni pezzi nuovi negli studi della Atlantic. Al ritorno a casa, l'inizio di un anno fondamentale per la storia della cultura popolare li attende.

Nel 1967 Londra è uno dei centri nevralgici del pianeta terra. Una città dove moda, musica, arte e movimenti intellettuali underground convergono in un unico flusso dai colori accesi. Dai capi di Mary Quant alla Rolls-Royce psichedelica di John Lennon, la cosiddetta Swinging London impazza (e fa impazzire) nel Regno Unito. A giugno esce un disco chiamato "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", l'ultima fatica in studio dei Beatles che di fatto rivoluzionano lo stesso modo di concepire la musica pop e rock. Nonostante si faccia "psichedelizzare" una sua Les Paul, Clapton non è certamente iscrivibile al registro degli hippie, ma non disdegna passare le sue serate allo Speakeasy di Margaret Street in compagnia di George Harrison e di un buon acido per farsi cullare dalla ninna nanna lisergica di "Lucy In The Sky With Diamonds".

All'inizio di maggio, i Cream tornano a New York per registrare il loro secondo album sotto la guida di Ahmet Ertegun e soprattutto del giovane produttore Felix Pappalardi, nato nel Bronx e messosi inizialmente in luce come turnista di Joan Baez. Il lavoro di Pappalardi sarà fondamentale per la genesi di Disraeli Gears, capolavoro assoluto dei Cream e tra i dischi più importanti e influenti del "blues duro" alla fine degli anni 60. Per comprendere il ruolo del produttore statunitense, lo stesso Clapton racconterà di come Pappalardi avesse trasformato il blues tradizionale in twelve-bar di "Lawdy Mama" in una serpeggiante struttura pop à-la Paul McCartney, successivamente adattata da Clapton con uno stile di chitarra alla Albert King. "Strange Brew" è l'apertura del secondo disco dei Cream ed è una folgorazione: la band abbandona per sempre lo stile blues-revival del primo album per un sound unico e solo formato da hard blues e psichedelia. Oggi una pietra miliare per gli amanti del genere, ma nel 1967 un doloroso pugno in faccia al pop-rock.
Con Disraeli Gears i Cream decidono di cambiare approccio allo studio di registrazione, mantenendo sempre altissimi i livelli di amplificazione, ma abbandonando lo spirito da live band su album che lo stesso Clapton ha spesso adottato. L'influenza di lavori come "Sgt. Pepper's" è evidente, e ora i Cream lavorano su strati e strati sonori partorendo (forse) il brano che segna l'epoca di tutti gli hard-generi del futuro: "Sunshine Of Your Love".
Il riff fulmineo (e l'assolo struggente) di "Sunshine Of Your Love" è come una risposta e una sfida di Clapton a Jimi Hendrix, che nel frattempo pubblica "Are You Experienced?" con il suo "supergruppo" formato con il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell. "Sunshine Of Your Love" è il connubio perfetto di scale blues, trame psichedeliche e ritornello pop che viene sparato a ritmo e volume forsennato negli impianti stereo.
Pubblicato nel novembre 1967, Disraeli Gears è la proposizione lisergica dei Cream, con la chitarra di Clapton che accetta di mollare temporaneamente il purismo blues trasformandosi quasi in uno strumento indiano nella breve "Dance The Night Away". Scritta con l'amico australiano Martin Sharp, la cavalcata "Tales Of Brave Ulysses" scatena il drumming di Baker prima di sconfinare grazie al wah-wah di Eric. Custodito dal calore vocale di Bruce, "Swlabr" apre alla stagione dell'hard-rock con qualche anno di anticipo, mentre in "We're Going Wrong" si nota l'avvicinamento sempre più forte di Clapton all'amico George Harrison e alle sue venature raga.
Certo, i Cream sono ancora legati al blues - come nella indistruttibile "Outside Woman Blues" - ma con Disraeli Gears riescono in un salto quasi supersonico, di fatto inaugurando (anche se restando in condominio insieme alla Experience di Jimi) l'intera scena hard & heavy.

Al suo ritorno a Londra da New York, qualche mese prima dell'uscita di Disraeli Gears, Clapton è raggiante perché straconvinto di aver messo a segno il colpo discografico della sua carriera. Il lavoro certosino sugli strani sonici con Felix Pappalardi ha infuso un senso di grande sicurezza nei Cream, ma qualcosa si nasconde dietro l'angolo in Inghilterra. Quel qualcosa si chiama Jimi Hendrix Experience, il trio formato da Hendrix proprio sulle orme dei Cream. Il successo di "Are You Experienced?" è enorme, e lo stesso Clapton si sente confuso, quasi tradito dalla sua stessa nazione: come è possibile che i Cream abbiano appena registrato il loro migliore disco e tutti non facciano altro che parlare di Jimi Hendrix?
In realtà, al di là della delusione di Clapton - probabilmente dettata da una più o meno giustificata invidia verso il suo principale "nemico" sulla scena hard-blues-rock - il disco Disraeli Gears si rivelerà il più grande successo commerciale dei Cream, entrando nella Top 10 Uk Album Chart e soprattutto al quarto posto dei dischi più venduti negli Stati Uniti e al primo posto in Australia. Disraeli Gears catapulta i Cream sull'Olimpo dello stardom.

Estate 1967. Clapton e soci si imbarcano su un aereo per la California, attesi da un lungo tour statunitense che li consacrerà sulla scena live a stelle e strisce. Eric conosce diversi musicisti della West Coast, da Mike Bloomfield a David Crosby, con cui condivide la vita notturna tra erba e viaggi lisergici. A New York, Ertegun invita Clapton a conoscere una certa cantante chiamata Aretha Franklin per suonare la chitarra solista nel brano "Be As Good To Me As I Am To You".
Clapton è ormai uno dei chitarristi più quotati al mondo, e Robert Stigwood cavalca l'onda della fama: i Cream continuano a suonare negli Stati Uniti per oltre cinque mesi, conquistando le platee di ogni stato da Est a Ovest.
Paradossalmente, arrivati al culmine della fama planetaria, i Cream iniziano a vivere le prime tensioni interne, già fomentate dal mai idilliaco rapporto tra Baker e Bruce. In realtà, i tre musicisti sono diventati "troppo grandi" per poter convivere come band, personalità troppo ingombranti per seguire insieme un percorso artistico condiviso.
La dimensione Cream inizia dunque a stare stretta ai tre membri del gruppo stesso, sempre meno attratti dall'idea di suonare insieme sullo stesso palco ogni sera. La situazione precipita nei primi mesi del 1968, quando Clapton viene iniziato a un nuovo gruppo chiamato The Band, che ha da poco registrato una serie di brani che finiranno sull'album di debutto "Music From Big Pink". Eric è stupito dalla capacità impareggiabile di Robertson e soci nel mescolare folk, rock, country e soul e capisce perfettamente che i Cream non potranno mai e poi mai arrivare a un sound del genere. Alla fine di ogni concerto, Clapton fa la solita telefonata a Robert Stigwood: "Devo tornare a casa, non posso più farlo, mi devi tirare fuori da questa situazione".

Estate 1968. I Cream tornano in Inghilterra dopo il lungo giro negli States e l'album Disraeli Gears vende ormai come il pane ai due lati dell'Atlantico. Con la band ormai in disgregazione, esce il terzo album Wheels Of Fire, registrato metà in studio e metà live durante alcuni concerti al Fillmore West e Winterland Ballroom di San Francisco.
In Wheels Of Fire è ancora più marcato il lavoro di Felix Pappalardi, che questa volta non si limita a dirigere arrangiamenti e produzione, ma interviene come musicista aggiunto, suonando strumenti più classici come viola, organo, campane e clavicembalo. Pappalardi offre un contributo sinfonico al disco, come nella magistrale "White Room" che apre la prima parte dell'album con l'ammucchiata indimenticabile tra la viola e il riff ormai inconfondibile di Clapton. "White Room" completa di fatto la triade di singoli immortali dei Cream, dopo l'esordio di "I Feel Free" e la bomba a mano "Sunshine Of Your Love".
Per certi versi, Wheels Of Fire è come la summa (e il commiato) dell'arte sonica dei Cream, mescolando i dovuti omaggi al blues delle origini - dalla sinuosa cover "Sitting On Top Of The World" all'esplosiva "Born Under A Bad Sign" - con la nuova psichedelia che già aveva permeato il capolavoro Disraeli Gears. L'ipnotico carosello "Passing The Time" e la ballata raga "As You Said" confermano la vena lisergica di un gruppo che (forse) troppo presto ha intimamente deciso di abbandonare le scene rock del pianeta. È forse proprio per questo che l'album è pervaso da un'aura quasi schizofrenica, diviso internamente da stili diversi di musicisti diversi tra loro. Probabilmente intenzionato a diventare il nuovo George Martin, Pappalardi firma la marcia psichedelica "Rat And Warthog" che sembra distante anni luce dal riff heavy di "Politician".
L'epica cavalcata futuristica finale di "Deserted Cities Of The Heart" apre la seconda parte del disco, che riassume in appena quattro tracce - di cui solo una è stata registrata live al Fillmore West, a dispetto del titolo "Live At The Fillmore" - la potenza totale dei Cream dal vivo. "Crossroads" è l'omaggio claptoniano all'idolo Robert Johnson e presenta probabilmente la sua migliore esibizione dal vivo a nemmeno 23 anni. Il gruppo, almeno sul palco, riesce a mollare tutte le incomprensioni, mostrando un'alchimia assurda tra sezione ritmica e chitarra solista. Le chilometriche versioni di "Spoonful" e "Toads" - quest'ultima con le improvvisazioni geniali di Baker - sono miele per le orecchie degli amanti del genere, ma dimostrano altresì al mondo il valore imperituro di una band che forse ha avuto la sola sfortuna di rivaleggiare con la Jimi Hendrix Experience.

Fede cieca - Presence Of The Lord

Eric Clapton - George HarrisonDi ritorno in Inghilterra, i Cream scoppiano di salute, almeno commercialmente. Con qualche mese di ritardo, Disraeli Gears vende ai livelli di band come i Rolling Stones e tutte le esibizioni dal vivo fanno registrare il tutto esaurito. Con l'uscita di Wheels Of Fire, Clapton sente che è arrivato il momento di dire basta definitivamente, urtato in particolare dalla loro stessa reputazione di virtuosi da palcoscenico. Più semplicemente, i tre musicisti non comunicano più tra di loro, totalmente incapaci di lavorare insieme a nuovi brani.
Nel settembre 1968, Clapton viene invitato dall'amico George Harrison a lavorare a una serie di sovraincisioni in studio per il suo nuovo contributo a quello che verrà universalmente riconosciuto come "The White Album". "Non posso farlo - risponde Eric - Nessuno ha mai suonato in un disco dei Beatles". Harrison alla fine lo convince: Clapton suona la chitarra nella struggente ballata acida "While My Guitar Gently Weeps", modificando il suo classico stile grazie all'uso di un oscillatore per un effetto "tremolante" che farà saltare i critici sulla sedia. Harrison in fondo ha avuto ragione: solo Clapton era in grado di poter suonare in un disco dei Beatles.
È il 26 novembre 1968: i Cream salgono sul palco della Royal Albert Hall di Londra per dare l'addio al loro pubblico. Nessuna festa finale, nessun discorso ai fan: Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker sciolgono senza dire nulla il sodalizio che ha portato il blues revival nel futuro dell'hard rock. Lo stesso Baker ammetterà tempo dopo che i concerti finali alla Royal Albert Hall "furono sotto i nostri standard, perché eravamo molto meglio di così".

Se dal vivo le attività possono dichiararsi concluse, a livello discografico manca all'appello ancora un disco: Goodbye viene registrato nell'ottobre 1968 - uscirà agli inizi del 1969 - ma solo perché la band si è convinta a congedarsi anche su disco, come dimostra l'ironica copertina. Goodbye è un album forzato, incompleto. In sostanza, un mix di brani live poco convinti - due lunghe, ma frettolose versioni di "I'm So Glad" e "Politician" sul lato A - e nuove composizioni come il numero pop-rock "Badge" con il contributo de L'Angelo Misterioso, George Harrison alla chitarra ritmica.

Anno 1969. Archiviata l'avventura con i Cream, Clapton entra in una fase nuova della sua vita e della sua carriera. Decide così di "defilarsi" per un periodo, acquistando una villa in stile italiano nella quiete del Surrey, anche per fuggire dalle grinfie della polizia londinese che ha già stilato una lista di note personalità più che avvezze all'abuso di droga. È in questo periodo di pausa che Eric trascorre molto più tempo in compagnia di George Harrison e di sua moglie Pattie Boyd, modella e fotografa nata a Taunton nel Somerset. La casa di Harrison non è molto lontana da dove Eric si è trasferito con le sue fide chitarre, e i tre si frequentano sempre più spesso per suonare, chiacchierare e fumare. Ma mentre Harrison compone l'arcobaleno "Here Comes The Sun", Clapton si sente sempre più strano, turbato sempre di più dalla presenza dell'affascinante moglie bionda di George.
"Credo che inizialmente fossi motivato da un miscuglio di lussuria e invidia - dichiarerà Clapton anni dopo - ma tutto è cambiato quando l'ho conosciuta davvero. Ho messo gli occhi su Pattie per la prima volta nel backstage del Saville Theatre di Londra dopo un concerto dei Cream, e pensai fosse bella in maniera inusuale. Questa prima impressione si è poi rafforzata trascorrendo del tempo con lei. Ricordo che pensai che la sua bellezza fosse anche interiore. Non era soltanto il modo in cui appariva, sebbene mi sembrasse la donna più bella che avessi mai visto. C'era qualcosa di più profondo, veniva dal suo interno. Era semplicemente se stessa, e questo mi catturava. Non avevo mai conosciuto una donna così completa, e questo mi creò un senso di sopraffazione. Pensai a quel punto di avere davanti due strade: smettere di frequentare lei e George, oppure concedermi alle mie stesse emozioni e dirle tutto quello che provavo".
Nessuno meglio di Clapton poteva descrivere lo stato d'animo di un uomo tormentato, diviso tra la stima nei confronti di un grande chitarrista e amico e il turbinio di sentimenti interiori.

Dopo lo scioglimento dei Cream, Eric vive sempre di più in una fase di stallo. A differenza di quando ha lasciato gli Yardbirds, non ha già idea di cosa dovrà fare nel prossimo futuro. Si ricorda allora del polistrumentista Steve Winwood, già opzionato all'inizio dell'avventura Cream quando non era ancora convinto dalla possibilità di gestire un trio. Il momento è perfetto, perché Clapton sa che Winwood ha appena lasciato i Traffic e si è ritirato nel suo cottage ad Aston Tirrold, in una zona remota a Berkshire Downs, dove gli stessi Traffic avevano registrato gran parte dell'album "Mr. Fantasy". Eric e Steve passano così molto tempo insieme, suonando, fumando erba e parlando di una nuova canzone chiamata "Presence Of The Lord". Durante una di queste sessioni tra alcol e droghe, bussa alla porta l'ultima persona che Clapton si aspetterebbe: Ginger Baker. Appare subito chiaro a tutti che una nuova band è prossima alla nascita.

Eric Clapton - Blind FaithCosì, quasi per caso, nella primavera del 1969 viene formato il nuovo supergruppo Blind Faith, composto ovviamente da Clapton alla chitarra, Winwood alla voce e tastiere, Ginger Baker alla batteria e l'ex-membro dei Family Ric Grech al basso. Come quartetto, i Blind Faith registrano alcune nuove canzoni nella casa di Clapton nel Surrey, successivamente negli studi Morgan a Londra con il produttore Jimmy Miller, già al lavoro con i Rolling Stones per l'album "Beggars Banquet".
Il debutto dei Blind Faith dal vivo avviene a Hyde Park nel giugno 1969 con un concerto gratuito. Come da previsioni, il pubblico accorre numeroso - si contano circa 100mila spettatori - per sentire live anche i successi dei Cream e dei Traffic, per poi restare ferocemente delusi: sia Clapton che Winwood vogliono completamente distaccarsi dai rispettivi gruppi di origine, concentrandosi solo ed esclusivamente sul nuovo materiale. Baker suona imbottito di droga, ed Eric sembra già fortemente pentito di aver intrapreso questo nuovo progetto con un ex-Cream.
A luglio, i Blind Faith si esibiscono al Madison Square Garden di New York e la situazione è identica, ma questa volta degenera alla fine del concerto. Scoppia un parapiglia generale con risultati drammatici: Baker riporta una forte contusione e il pianoforte di Winwood viene completamente distrutto. L'accaduto porta i Blind Faith a rivedere le scalette dal vivo per i concerti successivi, inserendo successi dei Cream e dei Traffic fino all'ultima esibizione alla fine di agosto a Honolulu. La vita del nuovo supergruppo è breve come quella di una farfalla: Baker ha evidenti problemi di droga, Winwood e Clapton - pur rispettandosi come artisti - non funzionano insieme, quasi costretti da un timore reverenziale a non sovrastarsi l'uno con l'altro.

A settembre, esce il primo e unico album omonimo Blind Faith, trascinato commercialmente dall'ovvia fama dei componenti, ma soprattutto da una copertina che fa scandalo, soprattutto negli Stati Uniti.
Blind Faith è l'album che coniuga in maniera impeccabile le due anime incarnate da Clapton e Winwood, a caccia di nuovi stimoli creativi dopo lo scioglimento dei Cream e dei Traffic. Accompagnati dall'anarchia di Baker e dall'ottimo lavoro di cucitura del basso di Grech, i due frontmen riescono a trovare in un solo disco un'alchimia sonica memorabile. "Hard To Cry Today", traccia che apre l'album, è il perfetto esempio di come il nuovo supergruppo riesca a mescolare con le giuste dosi lo stentoreo riff hard-blues (memoria claptoniana dei Cream) e le aperture quasi bucoliche di Winwood come in un soul campagnolo. Lo stesso Winwood riporta la sua esperienza nei Traffic nella magica ballata folk-soul "Can't Find My Way Home", che diventerà uno dei brani simbolo di un album destinato alla categoria del cult in ambito musicale.
L'intero album è ovviamente sorretto dall'amichevole sfida creativa tra Clapton e Winwood, con il primo a firmare la liturgica "Presence Of The Lord" - preghiera lirica in effetto wah wah - e il secondo a portare avanti l'eredità dei Traffic nel soul psichedelico "Sea Of Joy", struggentemente concluso dal violino elettrico suonato da Grech, figura chiave di tutti gli arrangiamenti di Blind Faith.
Perfetto anche perché misurato nella durata - poco più di 40 minuti di musica - Blind Faith si conclude con la lunga cavalcata di "Do What You Like", un blues in cinque parti che serve da apripista all'immancabile assolo di Ginger Baker che nella sua assoluta follia (personale e professionale) si è meritato il rispetto di pubblico e critica come uno dei più talentuosi batteristi della sua generazione.
Al di là delle polemiche sulla copertina del fotografo Bob Seidemann - una ragazza adolescente a seno nudo che tiene in mano un aereo futuristico dalla forma fallica - Blind Faith è l'esordio e al contempo il canto del cigno di una band durata nemmeno una stagione, ma capace in pochi mesi di produrre brani che si ritaglieranno uno spazio nella storia musicale del secolo.

Layla e altre canzoni d'amore assortite

Eric ClaptonMentre gira il mondo in tour con i Blind Faith, Clapton si sente sempre meno coinvolto dal nuovo progetto con l'amico Steve Winwood. La colpa è di un duo statunitense chiamato Delaney & Bonnie, formato dai songwriter amanti Delaney e Bonnie Bramlett nel 1967 e tra le poche formazioni bianche ad aver avuto l'onore di firmare per la celeberrima Stax Records, l'etichetta di Memphis che si era espansa a livello internazionale con artisti del calibro di Booker T. & The MG's, Sam & Dave e Isaac Hayes.
Nell'estate del 1969, mentre accompagnano gli stessi Blind Faith in tour come gruppo spalla, Delaney & Bonnie pubblicano il disco "Accept No Subsitute", che cattura l'attenzione di Clapton con il suo mix di soul, rock and roll e country. Raccomandati dall'amico Harrison, Delaney & Bonnie rappresentano la new sensation per Eric, che decide di offrire i servigi della sua chitarra sia durante che dopo l'esperienza Blind Faith.

Alla fine del 1969, Clapton registra insieme alla coppia il disco dal vivo Delaney & Bonnie & Friends On Tour With Eric Clapton, che viene pubblicato nel marzo 1970 per l'etichetta Atco e ancora sotto la regia di Jimmy Miller.
Particolarmente apprezzato dalla critica - addirittura c'è chi lo reputa superiore al lavoro coi Blind Faith - On Tour With Eric Clapton è un disco live più che onesto, con il giusto mix di soul, country e blues che contraddistingue lo Stax sound di Delaney & Bonnie. Dalla sinuosità cropperiana di "Things Get Better" allo scatenato "Little Richard Medley", l'album scorre come un torrente funky, senza sosta e con un groove micidiale. Delaney & Bonnie hanno arruolato il meglio della musica soul in circolazione, tra cui Rita Coolidge, Bobby Keys e Dave Mason. Su tutti, uno dei songwriter più geniali del pop-soul dei Sixties: Leon Russell, che firma il tributo a Robert Johnson "Poor Elijah".
La critica si spella le mani, con Rolling Stone che parla di "definizione del southern rock" e Mojo che paragona il disco alla Stele di Rosetta del roots rock and roll. Il percorso di Delaney & Bonnie è chiaro come la luce solare, reso scintillante da tutti i musicisti di livello che hanno deciso di aderire al progetto. Tra questi c'è ovviamente Clapton, che contribuisce al soul-blues di "Comin' Home" in coda all'album.
Disco d'oro nell'aprile 1970, On Tour With Eric Clapton diventerà un grande successo tra gli appassionati del genere, ristampato 40 anni dopo come quadruplo album comprendendo diverse esibizioni, tra cui la versione live di "Gimme Some Lovin'" firmata da Steve Winwood, alla Royal Albert Hall di Londra.

Settembre 1969. Dopo l'ultimo concerto con i Blind Faith a Honolulu, Clapton si ritira nuovamente nella sua nuova casa nel Surrey. Un sabato mattina arriva una telefonata da parte di John Lennon che lo invita a suonare con la Plastic Ono Band a Toronto. Eric accetta senza esitare e raggiunge John e Yoko che lo stanno aspettando all'aeroporto di Londra con il bassista Klaus Voorman e il batterista Alan White. L'esibizione si terrà a un grande festival rock and roll in cui sono invitati anche Bo Diddley, Jerry Lee Lewis, Little Richard e Chuck Berry. Il gruppo messo in piedi da Lennon ha giusto il tempo di provare durante il volo da Londra a Toronto, prima di salire sul palco davanti a circa 25mila persone senza nemmeno sapere bene cosa suonare. Clapton e Lennon rispolverano una versione di "Yer Blues", già provata insieme durante il Rolling Stones Rock And Roll Circus. Il pagamento di Clapton per il concerto consiste in alcuni disegni di John, che sull'aereo per il Canada confessa per la prima volta pubblicamente di voler lasciare i Beatles.

Novembre 1969. Mentre gira il mondo con la carovana southern Delaney & Bonnie, Clapton si ferma in California a casa di Delaney Bramlett, diventato nel frattempo un vero amico e compagno artistico. È lo stesso Delaney che introduce Eric alla musica di un chitarrista di Oklahoma City che si fa chiamare J.J. Cale, un chitarrista estremamente schivo e riservato che ha composto diversi brani con uno stile personalissimo all'incrocio tra blues, jazz e country. Un sound talmente rilassato e sensuale che più tardi verrà denominato Tulsa sound, dalla seconda città più grande nello stato dell'Oklahoma. Clapton viene immediatamente rapito dal suono di J.J. Cale, ma soprattutto viene spinto da Bramlett a registrare una serie di nuovi brani tra cui la sua nuova composizione "Let It Rain". Per la prima volta in assoluto, Eric Clapton pensa alla reale possibilità di avviare una carriera solista.

Uscito nell'agosto 1970 con la regia di Delaney Bramlett, l'album Eric Clapton segna l'esordio da solista di Eric e della sua Fender Stratocaster soprannominata Brownie. Ad accompagnarlo, una schiera di musicisti di alto livello già conosciuti in tour: Stephen Stills (chitarra), Leon Russell (piano), Bobby Whitlock (organo), Bobby Keys (sassofono) e Rita Coolidge (cori). Il disco è figlio del periodo vissuto dallo stesso Clapton dopo lo scioglimento dei Blind Faith, ovvero imbottito di sonorità soul, funky e country-blues. La firma di Bramlett è infatti vistosa: le iniziali "Slunky", "Bad Boy" e "Lonesome And Long Way From Home" schiudono un sound in salsa "southern rock" con un'imponente sezione fiati, stratificazioni vocali e ariose schitarrate wah-wah. Il disco prende il volo con la prima cover eseguita da Clapton dal repertorio del nuovo idolo J.J. Cale: in "After Midnight" esplode il Tulsa sound tra cori accelerati e uno degli assoli più efficaci della sua Brownie. Se "Blues Power" e "Bottle Of Red Wine" sono onesti numeri blues-rock, la gemma del disco è la finale "Let It Rain", una ballata di folk elettrico impreziosita dal fraseggio chitarristico di Stephen Stills.
Ai primi mesi del 1970, Clapton sembra felice di stare a Los Angeles attorniato da tanti musicisti "affini", mentre registra i brani che finiranno sul suo buon esordio da solista. Animo zingaro, Clapton sembra felice di girare il mondo con le sue chitarre elettriche, da un palco all'altro, da un gruppo all'altro. Il richiamo di casa è però forte, perché nella perfida Albione c'è sempre qualcuno che lo sta intimamente aspettando. Qualcuno che avrà tra poco un ruolo fondamentale nella sua vita.

Nella primavera del 1970, Clapton torna nella magione di Hurtwood, nel Surrey. Tornato a casa, decide di rompere con la sua attuale fidanzata, Alice. In un primo momento si intrattiene - senza particolari estasi amorose - con la sorella della stessa Pattie, Paula Boyd.
Al ritorno dalla California, Eric riceve una telefonata dal bassista Carl Radle che gli comunica lo scioglimento degli inossidabili Delaney & Bonnie & Friends. Radle sembra avere subito le idee chiare e chiede a Clapton se gli interessa formare una band con il tastierista Bobby Whitlock e il batterista Jim Gordon, tutti fuoriusciti dalle avventure live con il duo statunitense. Eric, non avendo granché da fare, accetta: i tre nuovi compagni di band si trasferiscono a casa sua in Inghilterra e iniziano a provare con lui notte e giorno.
"Fu l'inizio di uno dei periodi più incredibili della mia vita - racconterà Clapton in seguito - il cui ricordo è dominato da una sola cosa: la musica incredibile che suonammo". I quattro passano intere giornate a casa Clapton tra jam chilometriche e diverse porzioni di droga più pesante dell'erba, per lo più cocaina e Mandrax, o meglio noto come metaqualone o ancora meglio noto come Quaalude, farmaco simile a un barbiturico con azione sedativa-ipnotica che causa la depressione del sistema nervoso centrale. Clapton ama i suoi nuovi compagni di viaggio sonico e non soltanto perché li ritiene dei musicisti più che in gamba.
È in questo "periodo incredibile" che Clapton decide di confessare il suo amore a Pattie davanti a una bottiglia di vino rosso. Si baciano e tutto sembra perfetto.
Tutto questo accade mentre George Harrison è impegnato con le prove del suo terzo disco da solista, "All Things Must Pass". L'ex-Beatle chiede a Clapton e ai suoi nuovi amici di band di suonare nell'album, registrato tra maggio e ottobre e uscito con la produzione di Phil Spector nel novembre 1970. Eric non vede l'ora di conoscere Spector - un personaggio quasi mitologico agli inizi dei Seventies - e su questo è subito accontentato. Purtroppo fa un altro incontro durante questo periodo di collaborazione con l'entourage di Harrison, quello con l'eroina.

Giugno 1970. La nuova band di Eric Clapton esordisce dal vivo a un concerto benefico per supportare il Dr. Spock's Civil Liberties Legal Defense Fund. Mentre si apprestano a salire sul palco, i quattro si accorgono che non hanno ancora un nome. Il tastierista Tony Ashton spesso chiama Eric con il soprannome di Del, e suggerisce al gruppo di chiamarsi Del and The Dominos. Poi vengono annunciati dallo speaker del Lyceum Theatre di Londra come Derek and The Dominos.
Dopo la prima esibizione al Lyceum Theatre, Clapton telefona all'ex-impiegato della Apple Records Chris O'Dell chiedendogli di trovare un appartamento nel centro di Londra per la sua nuova band, ormai troppo ingombrante e rumorosa per la campagna del Surrey. Prima dell'inizio di un tour nel Regno Unito, Eric decide di compiere il grande passo: confessare all'amico George Harrison il suo amore per Pattie.

Il primo tour inglese dei Derek and The Dominos è decisamente inusuale: i biglietti di ingresso costano appena una sterlina e il nome Eric Clapton non compare in nessuna locandina. "Nessuno sapeva chi fossimo, adoravo questa cosa - dirà lo stesso Clapton - Mi piaceva il fatto che eravamo questo piccolo quartetto che suonava in posti oscuri, a volte davanti a una platea di non più di cinquanta o sessanta persone".
L'estate del 1970 rappresenta un periodo molto intenso nella vita di Eric, tormentato da un amore corrisposto a metà, visto che Pattie ha chiarito di non voler lasciare il marito George. Clapton sprofonda così in una vera e propria ossessione, imbottendosi di alcol e droghe, ma soprattutto entrando in una fase di inarrivabile e struggente creatività compositiva. Verso la fine di agosto, i Derek & The Dominos volano a Miami per iniziare a registrare il nuovo materiale con il produttore Tom Dowd per la Atlantic Records. Clapton ha già pronte diverse ballate ispirate dal suo amore impossibile per Pattie, tra cui "Bell Bottom Blues", "I Looked Away" e una nuova composizione chiamata "Layla", il manifesto più intimo dei tormenti di Eric verso la moglie di Harrison.

Per affrontare il dolore, Miami è la città perfetta: sole, mare, saune e soprattutto tanta droga acquistata con facilità e riservata al gruppo che alloggia in un albergo in riva al mare. Una sera, il produttore Tom Dowd porta il gruppo a vedere l'esibizione della Allman Brothers Band al Coconut Grove. Clapton rimane stregato dal talento purissimo di Duane Allman, uno dei chitarristi blues più scintillanti della sua era. Eric e Duane diventano subito amici, iniziando a frequentarsi in Florida. Clapton chiede ufficialmente ad Allman di partecipare alle sessioni di registrazione del primo disco dei Derek & The Dominos, ottenendo così il contributo decisivo per quello che resterà il vertice della sua carriera discografica.
La slide guitar di Duane Allman forma con la Fender di Clapton un corpo sonico unico, due strumenti che si accompagnano e si incrociano alla perfezione. I Dominos registrano numeri come "Key To The Highway", "Nobody Knows When You're Down And Out" e l'omaggio a Hendrix con la cover di "Little Wing".
Nell'autunno del 1970, i Derek & The Dominos si imbarcano per un breve tour tra Regno Unito e Stati Uniti - Allman partecipa come membro aggiunto in due date a Tampa e Syracuse - con un enorme successo di critica e di pubblico. Il produttore Tom Dowd è però sempre più preoccupato dalla quantità di cocaina, eroina e whisky che gira fedelmente con la band tappa dopo tappa. Clapton e soci sono incontrollabili, anche se stanno producendo alcune delle canzoni più intense della loro vita.

Eric Clapton - Derek And The DominosPiù o meno segretamente dedicato a Pattie Boyd fin dalla copertina, l'album Layla And Other Assorted Love Songs esce nel novembre 1970. Con quasi ottanta minuti di musica e ben quattro lati, il disco è la summa dell'arte claptoniana, supportato da musicisti di altissimo livello - su tutti Duane Allman - per uno dei lavori più importanti dell'intera storia del rock.
Fin dal primo acquerello folk-pop "I Looked Away", il disco non fatica a mostrare la sua vera personalità, intriso di un sound più pulito e in linea con un certo filone del rock statunitense. Clapton si libera degli amplificatori sparati con i Cream o del purismo blues coi Bluesbreakers.
Layla And Other Assorted Love Songs è forse il disco blues-rock per eccellenza, l'album che nel 1970 riesce a portare il classicismo di un genere nella modernità del pop. La successiva "Bell Bottom Blues", ad esempio, è il momento in cui Clapton diventa crisalide e passa al nuovo stadio del formato canzone, sì più lunga, ma contenente una miscela di svisate slide, architetture vocali soul e arrangiamenti romantici perfettamente al di sotto della soglia del melenso.
Se l'album potrebbe portare più di un fan dei Cream a storcere immediatamente il naso, l'arioso finale della corsa soul "Keep On Growing" dimostra chiaramente come a Clapton non importi nulla. Layla And Other Assorted Love Songs è un disco calibrato al massimo, dove ogni strumento ha il suo posto e nessuno sgarra di un millimetro. Un'alchimia che forse Eric non ha mai sperimentato prima, supportato da un Duane Allmann in stato di grazia nelle jam più tradizionali, "Nobody Knows When You're Down And Out" e "Key To The Highway", quest'ultima stratificata nel classico midtempo blues e portata per quasi dieci minuti dalla fornicazione tra le due chitarre soliste.
Ma il senso più profondo del disco lo si trova in brani come "Anyday", che interpreta il riff slide-blues per supportare la voce calda di Whitlock in un capolavoro soul-gospel. È qui che si trova il sound effettivamente nuovo dei Derek & The Dominos, che strizzano l'occhio al nascente movimento southern ("Tell The Truth") o lanciano funk a cento all'ora ("Why Does Love Got To Be So Sad"). La band è dunque una macchina con un motore indistruttibile, capace di rallentare in chiave blues - "Have You Ever Loved A Woman" contiene un altro call-and-response da manuale tra Allman e Clapton - ma anche di esplodere collettivamente come nell'intro quasi sinfonica della cover di Hendrix, "Little Wing".
A chiudere un disco perfetto è l'inno struggente "Layla", aperto da quello che sarà forse il riff più famoso di Clapton e chiuso dalle eteree note del piano di Jim Gordon come a voler spingere l'intera opera dei Derek & The Dominos verso la vetta del pop-rock mondiale.
Nonostante lo sforzo creativo ed esecutivo dell'intera band, Layla And Other Assorted Love Songs è commercialmente un flop, poco sostenuto dall'etichetta discografica a livello promozionale e sostanzialmente trascurato dalla critica di settore. Il disco resterà ignorato da critica e pubblico per decenni, rivalutato solo dopo trent'anni quando la rivista Rolling Stone lo inserirà alla posizione 117 nella sua lista dei 500 migliori album di tutti i tempi.

Il buio - "The Sky Is Crying"

Eric Clapton - Jimi HendrixLa mattina del 18 settembre 1970, James Marshall Hendrix - per tutti Jimi - viene trovato morto nell'appartamento che ha affittato al Samarkand Hotel di Londra, al 22 di Lansdowne Crescent. La sua ragazza tedesca, Monika Dannemann, spiega al mondo che il chitarrista di Seattle è morto soffocato dal suo stesso vomito dopo aver ingerito un cocktail a base di alcol e tranquillanti.
Eric Clapton è sconvolto dalla notizia, avendo passato tantissimo tempo insieme a Jimi e rispettandolo come amico e collega. Solo pochi mesi prima, i Derek & The Dominos hanno inciso una cover di "Little Wing" negli studi di Miami.
Agli inizi di novembre, mentre è in giro negli States con i Dominos, riceve una telefonata da Robert Stigwood: suo nonno, già paralizzato a causa di una ischemia, è stato trasportato in ospedale a causa di un cancro.
Gli eventi di inizio decennio sono diversi e tutti traumatici per Eric: nell'ottobre 1971, il gemello d'arte Duane Allman muore dopo un incidente in moto a Macon, in Georgia, a soli 24 anni.

Ahmet Ertegun, il carismatico boss della Atlantic Records, è uno dei primi a preoccuparsi per lo stato in cui versa Clapton, ormai dipendente da sostanze stupefacenti pesanti come cocaina ed eroina. La dipendenza di Eric inizia a diventare anche un problema professionale, quando - dopo aver partecipato al Johnny Cash Show a Nashville all'inizio del 1971 - i Derek & The Dominos si sciolgono a causa di problemi divenuti insanabili tra gli stessi membri della band. Strati sempre più elevati di paranoia e tensione montano in seno al gruppo, che all'inizio del nuovo anno è alle prese con un secondo album che non vedrà mai la luce. Esauritosi lo struggente sforzo creativo in onore di Pattie Boyd, Clapton non ha più nulla da dare, in primis a se stesso. La dipendenza dalle droghe lo sta facendo lentamente impazzire, prima dell'ennesimo - e questa volta decisivo - evento traumatico. Eric chiama ancora Pattie, convinto che l'album "Layla" non possa averla lasciata indifferente. La invita a casa sua nel Surrey, dove nel frattempo è tornato, ma la risposta non cambia: Pattie Boyd resta con George, anche se Clapton minaccia di abbandonarsi completamente alla droga più pericolosa, l'eroina.
La disperata mossa di Eric con Pattie è ovviamente un bluff infantile: Clapton è già schiavo dell'eroina, incapace di resistere per più di ventiquattro ore tra una dose e l'altra. Nella disperazione dell'amore impossibile con Pattie, torna a vivere insieme all'ex-fidanzata Alice, mentre l'amico George Harrison va spesso a trovarlo per cercare di aiutarlo in qualche modo.

Un'occasione arriva nell'estate del 1971, quando Harrison chiama Clapton per invitarlo a suonare in un concerto benefico al Madison Square Garden di New York a sostegno del Bangladesh. Eric accetta, a patto di essere rifornito di sostanze sia durante il volo che nel backstage. In mancanza dell'eroina, è costretto a prendere dei farmaci anti-ulcera per poter sostenere l'esibizione dal vivo. Al termine dello show, torna con Alice nella casa del Surrey e decide di chiudersi in casa, di chiudere tutti i rapporti con il mondo esterno compresa nonna Rose, rimasta vedova.
Alla fine del 1972, Clapton è un fantasma. Vive rinchiuso nella sua casa nel Surrey e non vuole vedere nessuno. Dorme fino a tardi, rifiuta tutte le telefonate, ma continua a suonare le sue chitarre, come se fossero le uniche in grado di trascinarlo fuori dal tunnel. L'unico che riesce ad avere un minimo di contatto con lui è il chitarrista degli Who, Pete Townshend, che sta pensando di mettere su una band per un concerto celebrativo al Rainbow Theatre di Londra. Organizzato ufficialmente per festeggiare l'ingresso del Regno Unito nel mercato comunitario europeo, lo show al Rainbow del gennaio 1973 è a tutti gli effetti un tentativo da parte di Townshend di rimettere in sesto Eric a quasi due anni dalla sua ultima esibizione al "Concert For Bangladesh".
Eric accetta e inizia le prove del suo ritorno sul palco a casa di Ronnie Wood. Con la presenza di artisti del calibro di Jimmy Page, Elton John, George Harrison e Joe Cocker, il concerto al Rainbow non sortisce l'effetto sperato: Clapton si rende conto di non essere ancora in grado di suonare dal vivo e, frustrato dalla sua prestazione live, decide di scomparire nuovamente. "Dopo il concerto al Rainbow, tornai a nascondermi - dichiarerà Clapton - capivo il tentativo di Pete che mi voleva bene e voleva rimettermi sulle scene musicali, ma non ero semplicemente pronto".
Con l'abuso di eroina, la vita di Eric inizia a diventare dispendiosa. In mancanza di concerti e nuovi album, Stigwood spiega che i fondi scarseggiano. Soprattutto per potersi permettere circa ottomila sterline (valore odierno, ndr) a settimana solo di sostanze.
Finalmente, dopo mesi di reclusione, Eric decide di ascoltare i consigli degli amici e inizia un percorso di disintossicazione insieme ad Alice. La dottoressa Meg Patterson, di origini scozzesi, è un neurochirurgo che ha messo a punto una terapia in Cina a base di agopunture. La cura è lenta e dolorosa, ma porta ai frutti sperati: nel 1974 Eric Clapton è pulito dalla droga e può programmare il grande ritorno sulle scene musicali.

La resurrezione - "Let It Grow"

Eric Clapton - Pete TownshendAll'inizio del 1974 Clapton esce dalla sua casa nel Surrey per ritirarsi nella fattoria di famiglia di Alice. Decide di aiutare il fratello di lei, Frank Gore, a tagliare alberi e mungere vacche, per riacquisire una manualità necessaria per suonare al meglio la sua Fender. Frank è un appassionato di musica e i due si divertono insieme, mentre Eric torna agli accordi con la costanza perduta. Tra sveglie all'alba e lunghe serate alcoliche, Clapton ritrova il sorriso e inizia a sentirsi sempre meglio. L'idea di un nuovo album da solista prende sempre più piede, e l'occasione di formare una nuova band si presenta grazie all'amico Carl Radle che gli suggerisce un gruppo di Tulsa tra cui il tastierista Dick Sims e il batterista Jamie Oldaker. Mentre continua la sua vita in fattoria, viene contattato nuovamente da Pete Townshend che gli propone di registrare "Eyesight To The Blind" per un film musicale diretto da Ken Russell e basato sull'omonima opera rock degli Who. Clapton accetta - anche per ricambiare il favore dopo il concerto al Rainbow - e la sua versione del classico di Sonny Boy Williamson segna di fatto il ritorno di Slowhand nel giro che conta.

A tornare nella vita di Clapton non è solo la musica. Dopo il buio della droga, Eric torna a pensare intensamente a Pattie Boyd, nonostante tutti gli sforzi di Alice. Uscendo di nuovo con George, Eric nota qualcosa di strano in Pattie, come se questa volta non sia così indifferente ai suoi spasmi amorosi.
Nella primavera del 1974, Robert Stigwood chiama Clapton per sondare le sue vere intenzioni: "Beh, ho delle idee. Penso che voglio registrare un nuovo album". Il timing è perfetto, perché Stigwood ha già prenotato un volo aereo per Miami, la sala di registrazione con Tom Dowd e una lussuosa casa vista mare al 461 di Ocean Boulevard.
All'arrivo all'aeroporto di Miami, Eric viene accompagnato da Carl Radle a conoscere gli altri due membri della nuova band, compresa la corista Yvonne Elliman con cui si intrattiene anche per scopi non professionali. In poco più di due mesi, la nuova formazione accompagna Clapton che imbraccia nuovamente la sua Blackie e registra l'album che porterà il nome della stessa casa di Miami Beach, come un omaggio all'indirizzo che lo riconsegna sano e salvo al rock.

Pubblicato a luglio, 461 Ocean Boulevard segna il grande ritorno di Eric Clapton e la ripresa della sua carriera solista a quattro anni dal primo album omonimo. Il riff adrenalinico di "Motherless Children" è quasi un manifesto d'intenti, a voler sottolineare come la mano lenta del blues-rock sia tornata più forte di prima. Come un omaggio al compianto Duane Allman, la slide guitar del brano di apertura strizza l'occhio a certe sonorità southern, rimarcate anche nella successiva ballata dobro "Give Me Strength".
461 Ocean Boulevard è un disco furbo, che ancheggia con un groove estivo e funky-soul ("Willie And The Hand Jive", cover di Johnny Otis) e addirittura scavalca nel reggae bianco di "I Shot The Sheriff", pare apprezzata da Bob Marley in persona e diventata poi negli anni uno dei più grandi successi commerciali di Clapton.
Uscito da poco dal tunnel della droga, Clapton non può essere al suo meglio e con intelligenza decide di adottare un sound in "laid down", come ad esempio nel groove sinuoso di "Get Ready". Interpretando il principio del "less is more", il disco scende tra morbidezze in slide-blues ("I Can't Hold Out", cover di Elmore James) e sforna la country ballad "Let It Grow" che richiama la struttura di "Layla", con il finale quasi orchestrale, a dimostrazione della ritrovata vena autoriale di Eric.
La nuova band di Clapton è come se guidasse con il pilota automatico e chiude l'album con il boogie blues di "Steady Rollin' Man" e soprattutto l'inossidabile riff made in Usa di "Mainline Florida", accompagnato dalla chitarra wah-wah di George Terry.

Maggio 1974. Terminate le sedute di registrazione al sole di Miami, Clapton torna in Inghilterra, determinato a conquistare una volta per tutte il cuore di Pattie Boyd. Il rapporto con George pare arrivato al capolinea ed Eric fa la sua mossa: si fa accompagnare da Townshend a casa Harrison e, mentre Pete parla con George di nuova musica, Clapton parla a Pattie e le chiede di andare a vivere con lui.
Quell'estate, Robert Stigwood sta organizzando il trionfale ritorno sul palco del suo ristabilito chitarrista, un tour negli stadi di sei settimane dopo il clamoroso successo commerciale della cover di Marley "I Shot The Sheriff". Il tour di 461 Ocean Boulevard ha inizio il 28 giugno allo stadio Yale Bowl di New Haven, Connecticut, con una platea stimata di 70.000 persone. Ad accompagnarlo, gli stessi musicisti del disco: Carl Radle, Yvonne Elliman, Dick Sims. Il giro di concerti è un grande successo, Clapton e la band si divertono da matti tra scherzi in backstage e fiumi di brandy. Non un dettaglio narrativo, perché Eric è passato dalla dipendenza dall'eroina a quella da alcolici, di cui è diventato un pesante consumatore.
Ma una svolta decisiva nella sua vita sentimentale è alle porte: agli inizi di luglio, Pattie lo raggiunge durante un concerto a Buffalo, dopo aver lasciato George e determinata a trasferirsi a Los Angeles con la sorella Jenny, moglie di Mick Fleetwood. "Quella notte, quando suonai 'Have You Ever Loved A Woman?', le parole avevano un significato davvero speciale".

Eric & Nell - "All Our Past Times"

Eric Clapton - Pattie BoydSostenuto dalle vendite dell'album, il tour di 461 Ocean Boulevard è la gallina dalle uova d'oro di Clapton, che resta in giro per quasi tutto il 1974, facendo registrare il tutto esaurito tra Stati Uniti, Europa e Giappone. Ma c'è un qualcosa che, come un oscuro leit-motiv nella vita di Eric, non torna: è imbottito di alcol ogni sera e diventa sempre più nervoso. La gente va a vederlo per gli assoli, ma lui di assoli non ne fa. Tutto il tour è un grande successo di pubblico, ma Eric non era probabilmente ancora pronto a tornare in sella.
Finalmente in amore con la sospirata Pattie Boyd, Clapton non è probabilmente nelle migliori condizioni per una relazione sentimentale così agognata. È completamente ubriaco tutte le sere e la storia con la sua Nell - così la chiama per evitare di pensare alla ex-moglie di George - è diversa da quella immaginata (e sognata) prima dell'abisso della dipendenza. Eric si concede spesso a diverse donne che incontra lungo il tour, in stato di incoscienza alcolica, come se il suo sogno finalmente raggiunto non avesse più un senso.
Alla fine del 1974, il produttore Tom Dowd lo convince a fare un viaggio musicale in Giamaica, per cavalcare l'onda del successo commerciale della cover di "I Shot The Sheriff". Al ritorno da Kingston, con la mente imbottita di reggae e cannabinoidi, Eric registra i brani che andranno a formare il suo prossimo disco da solista.

In compagnia della medesima formazione, Clapton finisce There's One In Every Crowd, pubblicato nel marzo 1975 per la Rso, la Robert Stigwood Organisation. L'album riprende fedelmente il filo di 461 Ocean Boulevard, tentando di ripeterne il successo commerciale con un sound levigato, morbido, quasi romantico. Come da direttive della produzione, l'album è ancora più orientato verso il reggae, ma né il classico "Swing Low, Sweet Chariot" né "Don't Blame Me" riescono lì dove è riuscita "I Shot The Sheriff", semplicemente perché Clapton non è Bob Marley e fare reggae da bianchi è una cosa molto difficile, non se sei il dio del blues.
A differenza di "461", There's One In Every Crowd si concede troppo alle atmosfere da tramonto seduti nel portico con la chitarra in mano. Il dobro-gospel "We've Been Told (Jesus Is Coming Soon)" è infatti come una ninna nanna, pur se suonata da musicisti di grande valore. Fortunatamente, Clapton riesce a piazzare ancora numeri di alta scuola, salvando tutto il disco in calcio d'angolo. Il sinuoso e silenzioso boogie di "Little Rachel", il power-pop di "High" e soprattutto la gemma blues "The Sky Is Crying" danno senso a un disco che evidentemente soffre del periodo complicato dello stesso autore, ancora non del tutto ristabilito dopo il declino della droga.

Dopo l'uscita di There's One In Every Crowd, l'ennesimo lutto fa capolino nella vita di Eric: tocca questa volta al fratellastro Brian, coinvolto in un incidente motociclistico fatale in Canada. L'evento non è dei più traumatici della sua vita: su suggerimento di Stigwood, e per evitare lo stritolamento fiscale dopo gli enormi incassi del tour di "461", Eric e Nell si trasferiscono alle Bahamas per vivere la loro lunga e redditizia luna di miele. La vita a Nassau sembra fantastica: sole, mare e soprattutto alcol a basso prezzo. Clapton continua a bere e comportarsi in maniera assurda, soprattutto con Pattie Boyd. Una sera viene addirittura arrestato a Tulsa per resistenza (alcolica) a pubblico ufficiale.

Nell'estate del 1975 esce il suo primo disco live da solista, registrato in diverse sessioni dal vivo alla Long Beach Arena durante il tour di 461 e nel giugno 1975 al Providence Civic Center. E.C. Was Here è in parte un omaggio ai brani del passato, partendo dall'assonnata versione di "Have You Ever Loved A Woman" fino alle versioni pop-gospel di "Presence Of The Lord" e "Can't Find My Way Home". La vena mostrata da Clapton in questo disco è anemica, rinsavita solo dai pezzi più blues come la chilometrica "Driftin Blues" e "Ramblin' On My Mind" di Robert Johnson.
Per sfuggire alla paradisiaca clausura fiscale di Nassau, Clapton sfrutta le esibizioni dal vivo e le registrazioni in studio con amici e colleghi. Suona due volte dal vivo con gli Stones e partecipa alle prime fasi di registrazione di "Desire", diciassettesimo album di Bob Dylan. Insieme a Dylan lavora anche con Richard Manuel e Rick Danko, rispettivamente pianoforte e basso del gruppo noto come The Band.

Registrato tra la fine del 1975 e la primavera del 1976 agli studi Shangri-la di Malibu, l'album No Reason To Cry esce alla fine di agosto con la produzione di Rob Fraboni. Non casualmente fotografato in copertina con una bottiglia di whisky marca Jim Beam, Clapton continua il suo percorso di ammorbidimento sonico, questa volta quasi offuscato dai forse troppi protagonisti in studio. Dalla coppia Danko-Manuel nel country & gospel "Beautiful Thing" all'intrusione di Dylan nell'insipida "Sign Language", l'album è costellato di ospiti famosi che alla fine finiscono per sedersi l'uno sull'altro senza che lo stesso Clapton abbia modo di far emergere la sua firma. Anche quando ci riesce, Eric continua con il suo approccio pop-rock, come nella sarabanda "Carnival" e la ballad tropicalista "Hello Old Friend".
I numeri più riusciti del disco sono dunque, piuttosto inevitabilmente, quelli in cui Slowhand torna a certe sonorità blues più sporche, come nel Delta blues di stampo zeppeliniano "County Jail Blues", la caracollante "Double Trouble" e la struggente "Last Night". Il ritorno al purismo blues - oltretutto con tre canzoni non originali - salva in qualche modo tutto il disco, come era già successo (forse con risultati leggermente migliori) in There's One In Every Crowd. Quello che però sembra non funzionare è proprio la direzione pop intrapresa da Clapton dopo l'uscita dal tunnel dell'eroina, come nell'eccessivo utilizzo di cori in "Innocent Times" e "All Our Past Times" che rendono No Reason To Cry un disco piuttosto scialbo.

Nella primavera del 1976, dopo un intero anno vissuto alle Bahamas e diversi concerti in Australia e Giappone, Eric e Nell decidono di tornare a casa per vivere insieme un periodo di pace domestica, tra lavori manuali e le solite bevute colossali al pub. A fine anno, Clapton viene invitato da Robbie Robertson a partecipare a un importante concerto che si sarebbe tenuto nel giorno del Ringraziamento alla Winterland Ballroom di San Francisco. Registrato da Martin Scorsese, lo show sarà una parata di stelle per il Last Waltz, l'ultimo live della Band.
Nella primavera del 1977, mentre Pattie Boyd si sta preparando per l'ennesima serata mondana, Eric strimpella la chitarra in attesa e le dice: "Senti, sei bellissima stasera, non cambiarti ancora e usciamo, altrimenti faremo tardi". Nasce così una delle hit più famose di Clapton dopo "Layla", la canzone che lo riporta sulla vetta delle classifiche mondiali e sulla penna della critica musicale mainstream.

Eric ClaptonNovembre 1977. L'album Slowhand è prodotto da Glyn Johns, già al lavoro con mostri sacri del rock come i Rolling Stones, gli Who e i Led Zeppelin. Dopo l'esperienza con Dylan e la Band, Clapton torna alla sua formazione tipo con Radle, Sims e Oldaker, ma questa volta abbandona anche le composizioni più scialbe per confezionare un album più solido e ragionato, da vero guitar hero. Tre volte disco di platino con tre milioni di copie vendute negli Stati Uniti, Slowhand si apre con uno dei riff più famosi della sua intera carriera: "Cocaine" è l'inno rock contro la droga, anche se il suo testo piuttosto ambiguo porterà a una forte censura in alcuni paesi del mondo, in primis l'Argentina. Ma "Cocaine" è soprattutto l'anthem che offre l'inattesa visibilità al maestro del Tulsa sound J.J. Cale, già omaggiato da Clapton in "After Midnight".
Se "Cocaine" restituisce a Slowhand la gioia del riff hard-blues, è la ballata melliflua "Wonderful Tonight" che lo spara diretto nell'immaginario musicale di milioni di nuovi ascoltatori e soprattutto ascoltatrici. La vena compositiva sembra dunque ritrovata, anche in numeri apparentemente minori come il galoppo in salsa Tulsa "Lay Down Sally" e il country-pop di "Next Time You See Her". Piuttosto chiara la mano del mago del suono Glyn Johns, ad esempio nel robusto soul-blues di "The Core" e nel Delta sound elettrificato di "Mean Old Frisco".

Alla fine del 1977 i problemi di Clapton con l'alcol si aggravano. Un concerto a Londra si interrompe dopo soli quaranta minuti, mentre la stampa tedesca titola: "Eric Clapton - troppo ubriaco per suonare". Eric e la band sono sempre in tour, per cavalcare il successo commerciale di Slowhand, ma è un continuo susseguirsi di follie e scherzi da ubriachi.
A novembre 1978 esce il nuovo disco Backless, ancora prodotto da Glyn Johns. L'album guida con il pilota automatico dopo il successo di Slowhand, cercando di virare sull'usato sicuro in mancanza di nuove accelerazioni compositive. Se il predecessore si apriva con il riff immortale di "Cocaine", Backless viene introdotto dalla dylaniana "Walk Out In The Rain". Clapton mescola ancora una volta l'Oklahoma sound - "I'll Make Love To You Anytime" riprende ancora il catalogo di J.J. Cale, mentre il barrelhouse "Tulsa Time" quello di Danny Flowers - con il blues primordiale di "Early In The Morning" e il soul nevrotico della riuscita "Roll It" con la voce di Marcy Levy.
Backless è un disco a doppia velocità, da un lato frenato dai soliti numeri di noioso e zuccheroso pop-rock ("Tell Me That You Love Me"), dall'altro capace di offrire all'ascoltatore buoni groove ("If I Don't Be There By Morning", ancora scritta da Dylan). Su tutte, la nuova hit di Clapton, il pop shuffle "Promises" scala le classifiche, pur non essendo degno di particolare attenzione.

A fine anno, le cose tra Eric e Pattie non vanno tanto bene: lui è sempre ubriaco, in giro per concerti e soprattutto confessa a lei diverse scappatelle. Fino a quando Clapton non si invaghisce di una giovane donna chiamata Jenny Mclean. I due vengono scoperti da Nell, che riempie le valigie e si trasferisce a casa della sorella Jenny a Los Angeles. Eric a quel punto pensa, rivede le sue decisioni: lascia Jenny e chiede a Pattie di sposarlo. I due si scambiano i voti nuziali il 27 marzo del 1979 a Tucson, in Arizona, all'inizio di un nuovo lungo tour degli Stati Uniti.

Messaggio nella bottiglia - "I Can't Stand It"

Eric Clapton - Phil CollinsIl matrimonio con Pattie Boyd è solo uno squarcio di felicità nell'ennesimo momento buio della vita di Eric Clapton, ormai in uno stadio avanzato di dipendenza dall'alcol. Il chitarrista George Terry decide di abbandonarlo, rimpiazzato da Albert Lee, musicista inglese noto per la sua incredibile tecnica fingerpicking. In preda a una nuova crisi di paranoia, Clapton decide di licenziare i membri della sua band dai tempi di "461", prima di assoldare il tastierista Chris Stainton - già nella band di Joe Cocker - il bassista Dave Markee e il batterista Henry Spinetti. Con la nuova formazione intraprende, alla fine del 1979, un altro tour giapponese, esibendosi al teatro Budokan di Tokyo nelle sere del 3 e 4 dicembre.

È proprio al Budokan che viene registrato il doppio album live Just One Night, uscito nell'aprile 1980 e subito entrato nella Top 5 sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. L'alchimia sul palco con "Mr. Telecaster" Albert Lee è magica e permette a Clapton di sfornare uno dei migliori live album della sua carriera.
Nel lungo Just One Night torna così protagonista il blues, quello sporco, grezzo e struggente. Da "Early In The Morning" all'inedita cover di Big Maceo Merriweather "Worried Life Blues", il fingerpicking di Lee è più di una spalla per gli assoli di Clapton, in uno stato di forma ritrovato dopo anni di morbido pop-rock. Quello che però rende veramente incredibile l'esibizione al Budokan è la capacità della coppia di chitarristi di restituire nuovo smalto a brani minori dell'ultimo periodo, da "Tulsa Time" a "Lay Down Sally". Nell'ultimo lato del disco, il medley "Ramblin' On My Mind"/"Have You Ever Loved A Woman" e la versione allungata di "Cocaine" fanno spellare le mani al pubblico del Sol Levante.
Anche se i suoi problemi con l'alcol peggiorano di anno in anno, Just One Night è il ruggito del guitar hero tornato a correre nella savana del blues-rock.

Dopo le esibizioni nipponiche, Clapton ripensa all'amico Carl Radle, fatto fuori dalla band dopo anni di live insieme. Quando cerca di ricontattarlo, scopre che il bassista è deceduto tragicamente a causa di un grave problema renale dopo anni di abuso di droga e alcolici. La scia di morte nella vita di Slowhand si allunga, portandolo a un nuovo periodo di depressione in compagnia dei suoi drink.
Inizio 1981. L'attività live procede senza sosta, con quasi sessanta date solo negli Stati Uniti. Clapton inizia ad abbinare agli alcolici una sorta di sedativo a base di codeina chiamato Veganin, più che altro per combattere i continui post-sbronza. La situazione precipita durante la data di Madison, Wisconsin: Eric si accascia al suolo e viene trasportato d'urgenza in ospedale, dove gli vengono diagnosticate ben cinque ulcere. Per evitare complicanze fatali, Clapton viene ricoverato per sei settimane, trattato con un farmaco anti-ulcera chiamato Cimetidina. Più di cinquanta date negli Stati Uniti vengono cancellate, ma il periodo di ricovero gli permette di tornare in uno stato psico-fisico decente.

La sua carriera discografica non subisce arresti: a febbraio esce Another Ticket, con la partecipazione di Gary Brooker dei Procol Harum. Il disco conferma l'ottima sinergia esecutiva creatasi con Albert Lee, trascinato dalla hit sincopata "I Can't Stand It". Registrato a Nassau, Another Ticket gode di una forma fisica migliore di quella del suo autore, come nel blues muscolare di "Blow Wind Blow" e nello stornello dobro "Hold Me Lord". Sebbene la title track sconfini nel pop melenso, il disco è impreziosito da numeri di alta scuola: "Floating Bridge", cover di Sleepy John Estes, mostra tutta la maestria di Mr. Telecaster con il fingerpicking, così come negli ultimi numeri funky "Catch Me If You Can" e "Rita Mae".
Uscito dall'ospedale, Clapton non è mai stato così in forma, ma solo fisicamente. La sua depressione non svanisce, e lo porta rapidamente a riaggrapparsi alla bottiglia, incurante delle sue ulcere. Una sera, al ristorante con amici, cade a terra improvvisamente in preda a una forma fino ad allora dormiente di epilessia. Pattie lo chiude in camera la sera di Natale per evitare che si comporti in modo assurdo. Alla fine del 1981 Eric si convince di avere un problema serio e chiede aiuto, per la prima volta, ammettendo di essere un alcolizzato.

Gennaio 1982. Clapton parte dall'aeroporto di Gatwick, destinazione Minneapolis, più precisamente al centro Hazelden che dicono sia il migliore al mondo per il trattamento della dipendenza dall'alcol. Sul volo d'andata, Eric beve l'intero aereo, terrorizzato dal non poter mai più scolarsi un goccio di scotch. Quando arriva alle porte del centro, Slowhand è terrorizzato, vuole scappare via da quello che sembra un carcere di massima sicurezza. Ed in effetti lo è, perché Clapton condivide la sua stanza con un pompiere di New York di nome Tommy, che non conosce minimamente alcuna divinità del blues.
Passano mesi al centro Hazelden, che alla fine dimostra la sua fama e lo restituisce a Pattie completamente disintossicato. Contro il parere dei medici - che gli hanno consigliato fortemente di evitare situazioni di stress per evitare ricadute - Clapton torna in studio a Nassau, con il produttore Tom Dowd, alla fine del 1982. Le prime sedute sono un disastro, perché Eric non è in grado di lavorare a ritmi serrati. Il manager Roger Forrester gli consiglia di cambiare totalmente i membri della sua band, ad eccezione di Albert Lee. Alla batteria arriva Roger Hawkins e al basso la leggenda Donald "Duck" Dunn, già membro dei Booker T. & The M.G's e fresco di partecipazione al cult movie "The Blues Brothers". Alle registrazioni a Nassau si aggrega anche il virtuoso polistrumentista Ry Cooder.

Intitolato Money And Cigarettes perché "erano le uniche cose che mi erano rimaste", l'ottavo album solista di Clapton esce nel febbraio 1983 per la Warner Bros. Il disco è come il risultato di uno sforzo inutile, sconsigliato. Nonostante la presenza di musicisti di livello, Money And Cigarettes nulla aggiunge e nulla toglie al percorso di Clapton, psicologicamente debilitato e fisicamente incapace di registrare un brano senza collassare sotto un nuovo attacco epilettico.
Dal boogie rollingstoniano di "Slow Down Linda" allo stomp-blues "Crosscut Saw", l'album è una sfilza di brani senza particolare grinta o creatività compositiva, come realizzati da una serie di musicisti messi insieme giusto per il gusto di realizzare un disco. Con l'eccezione dell'elegante nevrosi di "Everybody Oughta Make a Change" e del boogie "The Shape You're In", Money And Cigarettes ha il gusto di un semplice riempitivo nella carriera discografica di Clapton.

All'inizio del 1984, Eric stringe un forte rapporto di amicizia con l'ex-batterista dei Genesis Phil Collins, avendo già suonato nel suo disco d'esordio da solista, "Face Value", nel 1981. I due provano spesso nuovi brani, insieme al rientrante Jamie Oldaker e Peter Robinson al sintetizzatore, complice di un sound del tutto nuovo per gli standard di Clapton. La registrazione del nuovo materiale procede spedito, anche se Slowhand non ha rinunciato completamente all'alcol dopo aver appreso dai medici dei problemi di fertilità della moglie Pattie.

Eric Clapton - Roger WatersIn primavera, Clapton accetta di partecipare alle fasi di registrazione dell'album dell'amico Roger Waters, "The Pros And Cons Of Hitch Hiking". Il disco esce a fine aprile, e i due si imbarcano insieme per un tour tra Europa e Stati Uniti a giugno e luglio. Durante il tour, Clapton torna a bere in maniera pesante, questa volta ben conscio del problema e terrorizzato dal dover ritornare al centro Hazelden. Un altro segnale evidente della sua situazione ormai insostenibile arriva sotto forma di lettera della Warner Bros, la sua nuova etichetta: il materiale inviato per il nuovo album non è buono. È la prima volta che il dio del blues vede respingere un suo lavoro discografico.
Come se non bastasse, al ritorno dal tour con Waters scopre che Pattie Boyd, ormai stufa marcia del suo mix di alcolismo e depressione, ha iniziato una storia d'amore con un fotografo - ironia della sorte - fratello della moglie dello stesso Roger. Alla fine del 1984, prima di imbarcarsi per un tour in Australia, Clapton è completamente a pezzi, devastato dal bicchiere che gli ha portato via moglie e vena creativa.

In uno stato psico-fisico terribile, Eric si butta sulla musica, anche (e soprattutto) per evitare di ripiombare nella dipendenza pesante da alcolici. Con il nuovo amico Phil Collins registra una nuova versione dei materiali rifiutati dalla Warner, che finiscono nel disco Behind The Sun pubblicato all'inizio del 1985. Nonostante il coinvolgimento di musicisti di primissimo livello, da Lindsey Buckingham a Nathan East, l'album merita di essere menzionato solo per qualche brano (e nemmeno all'altezza). Sin dalla graffiante "She's Waiting", mostra chiaramente l'influenza di due sound: quello di marca Collins e le atmosfere sintetiche più banali degli Eighties. Se la cover di "Knock On Wood" viene inserita probabilmente per accontentare Donald "Duck" Dunn, il boogie ammosciato di "Forever Man" e la lunga versione sintetizzata di "Same Old Blues" raccontano di un album poco ispirato, parto creativo di un uomo che sembra aver completamente smarrito se stesso.

Il tour australiano non è dei migliori: manca la chitarra di Albert Lee che è stato sostituito dal sintetizzatore di Pete Robinson. Il sound è completamente diverso, molto più frastornante per lo stesso Eric che inizia a riscontrare le prime avvisaglie di problemi più seri all'udito. Mentre suona agli antipodi, la sua rottura con Pattie Boyd arriva alla stampa che divulga pubblicamente la storia del divorzio.

All'inizio dell'estate del 1985, Clapton riceve una telefonata da Townshend che lo invita a partecipare a un mega-evento di beneficenza organizzato da Bob Geldof per raccogliere denaro per le vittime della fame in Etiopia. Il 13 luglio, davanti ai 100.000 spettatori accorsi al John F. Kennedy Stadium di Philadelphia, Eric suona "White Room", "Layla" e la nuova "She's Waiting" insieme all'inseparabile Phil Collins e Donald "Duck" Dunn.
Dopo la partecipazione al Live Aid, inizia un tour in Italia. Dopo la data milanese, Clapton incontra per la prima volta Lory Del Santo, che nella seconda metà degli anni 80 si è ritirata dalle scene dopo aver recitato nei film "W la foca" di Nando Cicero e "La Gorilla" di Romolo Guerrieri. La Del Santo è famosa in Italia soprattutto per la sua partecipazione al programma tv "Drive In" e attira subito le attenzioni di Eric per le sue forme voluttuose da ragazza del sud, pur essendo nata veneta. Quando Slowhand torna nel Regno Unito dopo il tour italiano, la storia con Pattie Boyd è definitivamente finita: le dice di voler mollare tutto e trasferirsi a Milano, capitale della moda, dove Lory posa come modella e tesse stretti rapporti d'amicizia con le famiglie Versace e Armani. E lo fa, si trasferisce a Milano dove entra nel mondo di Lory, che è nello stardom del Belpaese e conosce tutti: calciatori, attori, politici, musicisti. Eric è così innamorato da dirle subito di volere un figlio, visto che con Pattie non ci è mai riuscito. La Del Santo accetta, ma c'è un dettaglio che - ricorderà Clapton - lo sconvolge: in tutte le foto in cui compare, in compagnia di chiunque, Lory ha sempre lo stesso identico sorriso, che in realtà non è un sorriso, ma una smorfia.
"In quel momento esatto ho capito che eravamo condannati".

Condannato - "Tears In Heaven"

Eric Clapton - Lori Del SantoDopo una breve parentesi romana, Clapton e Lory Del Santo si trasferiscono a Londra, dove Slowhand inizia a registrare il materiale per il suo successivo album in studio. Nonostante la passione per Lory, Eric sa bene che la loro relazione non è destinata a durare, e quando lo confessa riceve questa risposta: "Non è per niente una buona notizia, perché sono incinta". Clapton è preso dal panico più totale, prende la macchina e scappa da Pattie, che lo accoglie freddamente, in compagnia del suo nuovo boyfriend. A questo punto, decenni di abusi e sofferenze gli crollano addosso come una frana: prende 5 mg di pillole di Valium e si addormenta convinto di non svegliarsi mai più.
Si risveglia, suo malgrado. Lory è tornata a Milano per continuare la sua vita, mentre Eric torna nella casa del Surrey dove Pattie era rimasta. Seguono mesi di convivenza infernale, fino a che decide di cacciarla via in malo modo. Tutto finito di nuovo: Slowhand ritorna in uno stato di vegetazione comatosa.

Nella primavera del 1986, Clapton vola a Los Angeles per registrare il nuovo materiale in studio ancora una volta con Phil Collins e, questa volta, anche con il vecchio produttore Tom Dowd. Eric è infatti preoccupato dal fatto che l'ex-Genesis non abbia davvero capito il suo sound, dopo l'esperienza fallimentare di Behind The Sun. August viene pubblicato alla fine dell'anno, con la partecipazione di altre star come Randy Brecker alla tromba e soprattutto la diva nera degli States, Tina Turner.
Nonostante il tentativo di inserire Dowd per limitare le idee di Collins, il disco è un altro colossale buco nell'acqua. Tornano prepotenti le atmosfere sintetizzate, ancora mescolate con il pop più melenso e bolso. Con poche eccezioni - i numeri di funky grintoso "Run" e "Tearing Us Apart", appunto con Tina Turner - l'album è sciatto ai limiti dell'inascoltabile. Come spesso accade, il disco è trascinato dalla hit single "It's In The Way That You Use It", scritta con Robbie Robertson e nella colonna sonora del successo cinematografico "The Color of Money" con la coppia Paul Newman-Tom Cruise. L'album vende quasi un milione di copie tra Stati Uniti e Regno Unito e di fatto è uno dei bestseller della sua carriera discografica, nonostante sia forse il suo lavoro peggiore in assoluto.

Le registrazioni dell'orrendo August proseguono per tutta la primavera del 1986, tra ritorno alla cocaina e nuovi fiumi di alcol. Tornato in Inghilterra, Clapton prova a ricucire con Lory Del Santo, convinta che il bambino debba nascere fuori dall'Italia. Conor Loren Clapton nasce il 21 agosto 1986 a Londra, ospedale St. Mary nella zona di Paddington. Eric, come tutti i padri, è terrorizzato, ma quando prende in braccio il piccolo Conor si rende immediatamente conto di avere a che fare "per la prima volta con una cosa reale", e di dover dare un taglio netto "con tutte le cazzate". Il problema è che Clapton è tornato a bere con pesante regolarità, e durante un tour australiano nel 1987 torna a soffrire di tremori alle mani. Il 21 novembre 1987 arriva così l'inevitabile momento di tornare in terapia nel centro di Hazelden, per ripulirsi nuovamente, visto il suo ruolo di padre oltre che di uomo e chitarrista.

La cura Hazelden non dura moltissimo, perché torna a casa con Lory e Conor entro Natale. Nel corso del 1988, Clapton si esibisce insieme ai Dire Straits e a Elton John al Nelson Mandela 70th Birthday Tribute allo stadio di Wembley, seguito da Prince's Trust rock gala alla celeberrima Royal Albert Hall. Per occupare il vuoto discografico, e non perdere l'onda del successo di August, la Polydor affida a Bill Levenson il compito di compilare le tracklist dei quattro dischi che formano il box-set Crossroads, uscito in primavera.
Crossroads è un'opera monumentale, oltre 290 minuti di musica per una retrospettiva completa sulla carriera di Clapton. Il lavoro da "compilatore" di Levenson è ottimo soprattutto nei primi tre dischi - il quarto è in realtà una raccolta degli ultimi più o meno riusciti successi, ad eccezione delle incendiarie versioni live di "Further On Up The Road" e "Double Trouble" - perché riesce ad evitare l'effetto greatest hits e scavare nelle diverse esperienze di Eric in oltre vent'anni di carriera. Si parte dal garage-beat degli Yardbirds con la versione di "Boom Boom" di John Lee Hooker per arrivare alla balbuziente "I Ain't Got You" e al primo successo "For Your Love". Prezioso anche il recupero del materiale legato all'avventura Bluesbreakers, come nel blues primordiale di "Lonely Years" e della versione gemma dal vivo di "Have You Ever Loved A Woman".
Meno orientata alle chicche la parte dei Cream, a parte il traditional "Lawdy Mama" e "Steppin' Out", registrate dal vivo agli studi Bbc. Si passa poi per il delta-blues di "Sleeping In The Ground" (con i Blind Faith) e, ovviamente alla magistrale sezione dedicata ai Derek And The Dominos. Dal country-soul scintillante del singolo "Roll It Over" al duetto slide acustico con Duane Allman in "Mean Old World", la sezione ripassa le cosiddette "Layla Sessions", vera e propria miniera d'oro visto che non tutte le canzoni finirono in Layla And Other Assorted Love Songs. L'importanza del box set risiede così nel suo stesso valore storico, perché recupera versioni live leggendarie - su tutte "Key To The Highway" e "Crossroads" - e propone canzoni inizialmente destinate al secondo album, come la corale "Got To Get Better In A Little While", la cover in salsa soul di Willie Dixon "Evil", il dobro-blues di "One More Chance" e "Mean Old Frisco" e il traditional "Snake Lake Blues".
L'operazione Crossroads è vincente: nonostante la durata biblica, il box set vende oltre tre milioni di copie in tutto il mondo e permette a Clapton di entrare nella ristretta cerchia degli autori riusciti a entrare nella Top 100 con un cofanetto, al secondo posto dopo Elvis Presley.

Eric Clapton - George HarrisonTornato alla sobrietà, Clapton si getta a capofitto nella musica, al lavoro con il nuovo produttore Russ Titelman e un numero impressionante di ospiti, tra cui l'amico George Harrison, il chitarrista blues Robert Cray, Daryl Hall, il batterista Jim Keltner e il richiestissimo session bassist di origini italiane Pino Palladino. Tutti accorsi alla chiamata di Slowhand che sta pianificando il suo ritorno discografico dopo la riabilitazione.
Considerato dallo stesso Clapton uno dei suoi dischi preferiti, Journeyman è un album incredibilmente solido, sorretto dal lavoro di Titelman, che riesce a trovare un equilibrio perfetto tra il pop sintetizzato - Phil Collins è ancora nel giro - e un blues ruggente che rivive lo splendore di riff e assoli, anche grazie al prezioso contributo di Robert Cray. Come tornato improvvisamente a nuovo splendore dopo l'ennesima disintossicazione, Clapton firma un disco che ha pochissimi riempitivi, pur attingendo a piene mani dal lavoro altrui, specie dal repertorio del compositore statunitense Jerry Lynn Williams. Testimonianze soniche del nuovo corso sono in particolare il grintoso pop-rock "Pretending" e "Bad Love" che, pur rimanendo ancorata al sound marca eighties, sfodera una delle migliori performance alla chitarra elettrica dei suoi ultimi quindici anni.
Al di là del Grammy Award vinto nel 1990 per la migliore interpretazione vocale maschile e il doppio disco di platino certificato dalla RIAA negli States - Journeyman azzecca tutto, riuscendo a convincere anche nel formato più lento, come nell'emozionante preghiera gospel "Running On Faith" e in "Run So Far" con l'amico George Harrison. La gemma del disco è però lo struggente blues di "Old Love", in cui Slowhand duetta alla pari con Robert Cray, mentre il ruggito della Fender Blackie nella classica "Before You Accuse Me" chiude il cerchio dopo quasi un'ora di musica ispirata, convincente e (finalmente) degna del suo nome.

Journeyman viene pubblicato nel novembre 1989 e Clapton intraprende un lungo tour promozionale nel corso dei successivi due anni. Tra il 1990 e il 1991, Slowhand tiene ben 42 concerti solo alla Royal Albert Hall di Londra, stabilendo il record di 24 serate consecutive tra il 5 febbraio e il 9 marzo 1991. Frutto dell'intensissima attività live è il lungo doppio disco dal vivo chiamato, appunto, 24 Nights. Ancora prodotto da Russ Titelman per l'etichetta Reprise, il disco è come diviso perfettamente in due: da una parte, il blues più puro e struggente; dall'altra, gli ultimi successi di Journeyman e una versione orchestrale diretta da Michael Kamen di "Edge Of Darkness", composta da Clapton nel 1985 come colonna sonora dell'omonima serie tv britannica. Per le maratone alla Royal Albert Hall vengono scelti compagni d'eccezione, come il talentuoso Robert Cray e la leggenda Buddy Guy. Grazie a loro spiccano le gemme "Watch Yourself", "Worried Life Blues" e "Hoodoo Man", così come la chilometrica versione della nuova "Old Love" sul secondo disco. Avendo pubblicato da poco un disco validissimo, Clapton è in gran forma, sia nell'allungare dal vivo i pezzi storici come "Sunshine Of Your Love" che nel dare ulteriore conferma della qualità del suo ultimo disco in studio.

Alla fine dell'estate del 1990, durante la tranche statunitense del tour di Journeyman, un altro fantasma si affaccia nella vita di Clapton. Il 26 agosto, il celebre chitarrista texano Stevie Ray Vaughan si esibisce con la sua band Double Trouble prima di Eric, all'Alpine Valley Music Theatre, un resort sciistico in Vermont. Il concerto è memorabile, culminato con una jam di oltre 15 minuti con Slowhand, Robert Cray e Buddy Guy. Terminato lo show, Vaughan è stremato e chiede a Clapton il permesso di prendere il suo posto sul primo elicottero in decollo per l'hotel a Chicago. Clapton è disponibile e lo lascia partire, accomodandosi sul velivolo successivo. All'alba della mattina dopo, una telefonata lo lascia in stato di shock: l'elicottero con Vaughan si è schiantato contro una collina a causa della nebbia fittissima e della scarsa esperienza del pilota - lo stesso Eric ricorderà di aver pensato a qualcosa di brutto, ma di non aver detto nulla per evitare di essere preso per quello che si fa prendere dal panico - portando via anche i membri dello staff Bobby Brooks, Nigel Browne e Colin Smythee.
Ma questo è solo il primo fantasma ad apparire.

Il 19 marzo 1991 Clapton è a New York e si prepara per andare a prendere il figlio Conor, dal momento che lo vuole portare al circo di Long Island. È la prima volta che lo porta fuori da solo, prova un misto tra nervosismo ed eccitazione. Lory Del Santo ha un nuovo fidanzato, Sylvio, ed Eric sembra ormai determinato a prendersi cura di suo figlio, dopo aver seriamente smesso di bere. Alle 11 del mattino squilla il telefono: Lory è isterica e grida che Conor è morto.
"Questo è ridicolo, come può essere morto? Sei sicura?".
Clapton corre verso l'appartamento passando per Park Avenue, prima di trovarsi davanti un nugolo di poliziotti e una striscia gialla a delimitare il perimetro. Conor Loren Clapton è precipitato nel vuoto dal 49esimo piano, sfuggito al controllo dell'addetta alle pulizie e di Lory.
Durante il funerale, Eric non trova le parole e una spiegazione plausibile, devastato dal vedere suo figlio completamente distrutto dall'impatto. Viene inondato di messaggi di condoglianze provenienti da tutto il mondo, dai semplici fan alla famiglia Kennedy. Il dolore lo abbatte, ma allo stesso tempo lo fortifica: non cede alla bottiglia, nonostante il suo richiamo sia fortissimo.

Ritorno al blues - "Blues Leave Me Alone"

Eric ClaptonNei mesi successivi alla morte del figlio, Clapton decide di lasciare la villa nel Surrey per dividersi tra l'appartamento di Londra e una nuova villa acquistata nell'isola caraibica di Antigua. Sobrio da ormai tre anni, Slowhand affronta il dolore con quello che gli riesce meglio. In una sorta di trilogia dello strazio, Eric compone in solitudine i brani "Circus", "My Father's Eyes" e soprattutto la ballata pop straziante "Tears In Heaven" che esce per prima nella colonna sonora del crime-drama Rush. L'intera colonna sonora è composta da Clapton con i suoi nuovi scudieri, dal pianista Chuck Leavell al batterista Steve Ferrone. Rush è un disco prettamente votato a un modesto soft-rock strumentale, solo impreziosito alla fine dalla prima versione incisa della dedica struggente al figlio morto.
Il singolo "Tears In Heaven" tocca le corde emotive di mezzo mondo, gli ascoltatori, già sconvolti dalla notizia, apprezzano la cruda sincerità di Clapton e mandano il brano in cima alle classifiche planetarie. Sulla scia del dolore, l'emittente giovanile Mtv chiede a Slowhand di pensare a una tracklist completamente acustica per la serie di concerti chiamata Unplugged. Eric accetta e la sera del 16 gennaio 1992 sale sul palco dei Bray Film Studios a Windsor, insieme ad Andy Fairweather Low, Chuck Leavell e Nathan East.

Uscito per la Reprise/Mtv ad agosto, Unplugged è innanzitutto celebre per il suo gigantesco successo commerciale: 26 milioni di copie vendute in tutto il mondo, sei Grammy Awards nel 1993, disco di diamante negli Usa con oltre 10 milioni di copie vendute, attualmente uno degli album live più venduti della storia della musica popolare. Ma Unplugged è soprattutto un disco sentito, autentico, espressione (forse) della grande classe di un uomo sopravvissuto ai suoi demoni. Clapton sceglie di riarrangiare solo due brani storici - entrambi del periodo Dominos, ovvero l'anthem "Layla" e la versione da saloon di "Nobody Knows You When You're Down & Out" - riempiendo il resto del live set acustico di chicche blues come "Hey Hey" (Big Bill Broonzy), "Walking Blues" (Son House) e la sarabanda kazoo "San Francisco Bay Blues" (Jesse Fuller). Anche se il successo del disco è trascinato da "Tears In Heaven" e da una versione magistrale del country-gospel "Running On Faith", Unplugged è un episodio atipico nella discografia di Slowhand, quasi una linea di demarcazione umana tra il chitarrista imbottito di droga e alcol e l'uomo che piange la morte di un figlio mai cresciuto.

Il successo di Unplugged porta nuovamente Clapton in giro per il mondo, mentre il suo spirito è sempre più libero dalle dipendenze, avendo smesso anche di fumare. Inizia una nuova relazione con un'altra donna italiana, Francesca, che lo riporta nel Belpaese in compagnia dell'amico Giorgio Armani. All'inizio del 1994 l'etichetta Polydor pubblica il doppio disco dal vivo Derek And The Dominos Live At The Fillmore, registrato nell'ottobre 1970 al celebre Fillmore East di New York.
Promosso a pieni voti anche solo per l'orgasmica cavalcata siderale in wah-wah di "Let It Rain" - forse diretta nella Top ten dalle performance live di Clapton, seguito alla perfezione dall'inossidabile sezione ritmica Radle/Gordon - Live At The Fillmore è un'autentica manna dal cielo per i fan dei Dominos. Alla fine del 1970, lo stato di forma e l'intesa della band sono strepitosi, tutti pronti a lanciarsi in torrenziali jam session costruite intorno a classici come "Key To The Highway", "Have You Ever Loved A Woman" e "Little Wing". Sono però i quasi venti minuti di "Let It Rain" a raccontare il talento immenso di quattro musicisti lasciatisi troppo presto.

Nel settembre 1994 esce From The Cradle, ancora prodotto da Russ Titelman per l'etichetta Warner. L'album è un ritorno deciso al vecchio blues made in Usa, come a distanziarsi dalle atmosfere più pop degli ultimi dischi. Ma allo stesso tempo è un lavoro "non originale", nel senso che si limita a riarrangiare brani altrui. A partire dal ruggito del grintoso riff di "Blues Before Sunrise" (Leroy Carr), From The Cradle è un album ben confezionato, suonato con stile anche se facendo trasparire un approccio forse troppo bianco e borghese alla tradizione del Delta. La coppia Clapton-Titelman riesce comunque a produrre un disco ben equilibrato, in bilico tra la fede elettrica - da "It Hurts Me Too" (Tampa Red) a "I'm Tore Down" (Sonny Thompson) - e le preghiere struggenti, come nell'ottima versione di "Third Degree" (Willie Dixon). È vero: Clapton sembra voler omaggiare il blues addomesticandolo, rendendolo più innocuo pur con toni vocali ruggenti. Ma se From The Cradle centra l'ascolto e vende tanto è solo perché bisogna essere dio per farlo.

Dopo la pubblicazione di From The Cradle - altro grande successo commerciale con un Grammy vinto nel 1995 come miglior album di blues tradizionale - Clapton torna a portare in tour la musica del diavolo, senza fronzoli, duro e crudo. Tra la fine del 1994 e i primi mesi del 1995, altri due fantasmi entrano nella vita di Slowhand: prima nonna Rose, uccisa da un cancro, poi l'ex-fidanzata Alice, mai ripresasi dalla dipendenza dalla droga - e in questo Clapton stesso ammetterà di aver avuto un ruolo importante - e deceduta a causa di un'overdose di eroina. Sospinto dalla tragica morte di Alice, Eric inizia a pensare seriamente alla proposta di finanziare in maniera cospicua un centro per il recupero dalla dipendenza da alcol e droghe. Insieme al Ceo del Priory Hospitals Group di Londra Richard Conte, Clapton fonderà - ma solo nel 1998 - il Crossroads Centre nell'isola di Antigua, come a voler restituire alla comunità parte dei soldi incassati nel corso della sua carriera tormentata dagli abusi.

Dopo la raccolta The Cream Of Clapton, uscita nel 1995, la Polydor decide di bissare l'operazione Crossroads con un altro mastodontico cofanetto pubblicato nella primavera del 1996. Con più di 260 minuti di musica dal periodo 1974-1978, Crossroads 2: Live In The Seventies è un'altra antologia titanica su diverse esibizioni dal vivo di Slowhand dai tempi di 461 Ocean Boulevard, principalmente dalla Long Beach Arena e dall'Hammersmith Odeon di Londra. A differenza della prima edizione del box-set, il lavoro della Polydor è meno accurato - nel primo disco "Have You Ever Loved A Woman" e "Ramblin' On My Mind" si ripetono in diverse salse almeno tre volte - e preferisce raccontare la carriera seventies di Clapton attraverso i grandi successi come "Layla", "I Shot The Sheriff" e la chilometrica versione di "Badge".
Non mancano però le gemme che rendono il nuovo box-set un altro tesoro per gli amanti del rock-blues, soprattutto la magnifica maratona latina di quasi 25 minuti con Carlos Santana "Eyesight To The Blind/Why Does Love Got To Be So Sad?". Crossroads 2 è così inevitabilmente fondamentale per apprezzare al meglio la carriera del Clapton in tour alla metà dei Seventies, dalla liturgia di "Stormy Monday" alla danza erotica delle chitarre slide di "Mean Old Frisco".

Alla metà del 1997, Clapton confida all'amico batterista Steve Gadd di voler realizzare "l'album più triste di tutti i tempi". È dai tempi di Journeyman che Slowhand non pubblica un disco di inediti originali, e la nuova collaborazione con il songwriter e produttore Simon Climie porta alla realizzazione di Pilgrim, uscito nel marzo 1998 con un'orribile copertina fantascientifica disegnata da Yoshiyuki Sadamoto. L'album rappresenta un mistero inspiegabile nella discografia di Slowhand, che recupera due pezzi strappalacrime scritti dopo la morte di Conor - "My Father's Eyes" e "Circus" - ma decide di riarrangiarli (come tutto il disco) con un mix atroce di drum machine, sintetizzatori e sinfonie R&B. Viene fuori un disco prolisso (oltre 75 minuti) che dimostra come, a volte, la musica non abbia alcun potere curativo contro il dolore.
A parte (forse) la galoppata country & western "Fall Like Rain" e qualche numero di grezzo blues ("Sick And Tired"), l'album è un flop totale, imbottito di ballate soft-rock senza senso, come la snervante "River Of Tears" e la lunghissima "Broken Hearted". In definitiva, più che "l'album più triste della storia", Pilgrim è il punto più basso mai raggiunto nella carriera di Eric Clapton.

Eric Clapton - Bob DylanLa nuova direzione intrapresa con Pilgrim - che incredibilmente viene annoverato tra i grandi successi commerciali di Clapton con oltre un milione di copie vendute negli Stati Uniti - non piace affatto al vecchio manager Roger Forrester, che dopo oltre trent'anni di onorato servizio, viene messo alla porta. A marzo 1999 muore la madre Patricia Molly, forse la figura più decisiva nell'intera esistenza di Eric.
Alla fine di giugno, al Madison Square Garden di New York è di scena la prima edizione del Crossroads Guitar Festival, il mega-concerto benefico organizzato dallo stesso Clapton per raccogliere fondi per il suo omonimo centro ad Antigua. Al festival partecipano artisti come Mary J. Blige, la nuova amante Sheryl Crow e Bob Dylan. Il format ottiene subito un grande successo di pubblico e verrà recuperato diverse volte fino all'ultima edizione nel 2019.

Come a voler cancellare l'orrendo Pilgrim, l'etichetta Polygram pubblica nel luglio 1999 il doppio disco antologico Blues. La raccolta è meno imponente dell'operazione Crossroads - "solo" due ore e mezza - divisa in due lati (studio e live), ma completamente votata alle radici claptoniane legate alla musica del diavolo. Dalle inedite versioni acustica ed elettrica di "Before You Accuse Me" (riprese dalla produzione di "Backless") ai classiconi "Alberta" e "County Jail Blues", il doppio Blues viene apprezzato particolarmente dalla critica, ma la sua pura bellezza è allo stesso tempo un campanello d'allarme: che la carriera di Clapton sia ormai approdata a un (forzato) eterno ritorno alle tradizioni blues? Perché appare sempre più evidente la differenza tra la versione di oltre dodici minuti di "Stormy Monday" nel secondo disco di Blues e la combo "Blue Eyes Blue" + "Change The World" nella raccolta successiva Clapton Chronicles, in cui Slowhand piazza due orrende ballatone da film strappalacrime con la collaborazione di Babyface.

Eric Clapton - BB KingAll'inizio del nuovo millennio, Clapton è davvero un uomo nuovo, personalmente parlando. Nel 1998 ha incontrato a un party esclusivo Melia McEnery, una ragazza ventiduenne di Columbus (Ohio) che lavora come sales executive per il celebre brand di moda Armani. Melia chiede cortesemente un autografo alla leggenda del blues, ed Eric capisce che è proprio lei la donna con cui stabilire - finalmente - un rapporto sentimentale davvero paritario e duraturo.
Nel giugno 2000 esce Riding With The King, il tanto desiderato album con l'idolo e amico B.B. King. Per l'occasione vengono reclutati i soliti, grandi sessionmen - Doyle Bramhall II e Andy Fairweather Low alle chiarre, Nathan East al basso e Steve Gadd alla batteria - coordinati dal recente produttore di Clapton, Simon Climie. L'album ottiene subito un grande successo commerciale - doppio platino negli Usa - e suggella il ritorno al primitivismo blues iniziato con From The Cradle e poi brutalmente interrotto con Pilgrim. La coppia Clapton-King ovviamente funziona, riuscendo ad amalgamare due diversi stili chitarristici nella hit radiofonica "Riding With The King", ma soprattutto nell'elegante "Three O'Clock Blues". È però da sottolineare come l'album non appaia del tutto all'altezza di fama e rispetto guadagnati dai suoi due autori nel panorama mondiale: brani come "Key To The Highway", "Marry You" e "Help The Poor" sono come troppo ripuliti per un vero disco blues. Come a dire, va bene le leggende, ma un blues che non si sporca le mani non è un vero blues. In definitiva, quasi un'occasione mancata, un buon disco per appassionati, ma Clapton e B.B. King non riescono a creare nulla di magico insieme.

Qualche mese più tardi, Melia annuncia a Eric di essere incinta, poco prima dell'inizio di un lungo tour mondiale con nuovi musicisti tra cui Billy Preston (già con i Beatles e gli Stones) e David Sancious dalla E Street Band di Springsteen. Il lunghissimo giro di concerti serve per promuovere Reptile, nuovo album in studio dedicato alla memoria dello zio Adrian, che esce nel marzo 2001 per l'etichetta Reprise.

L'uomo di famiglia - "Back Home"

Eric Clapton - JJ CalePresentato nel corso di un lungo tour mondiale, Reptile è il disco che forse segna il definitivo ingresso di Eric Clapton tra i dinosauri del rock. La melodia acustica struggente di "Son & Sylvia", alla fine dell'album, è quasi un manifesto del nuovo corso: Eric il drogato, l'alcolizzato, lo sciupafemmine non esiste più, sostituito da una figura di uomo pacato, amorevole verso la sua nuova famiglia, un rocker che si diverte a suonare in giro, rispettato dall'intero panorama musicale. Ancora prodotto da Simon Climie, Reptile è un disco "borghese", ovviamente ben suonato, ma privo di qualsiasi velleità artistica, se non quella di essere "il nuovo disco di Eric Clapton".
Già a partire dalla title track, una strana bossa nova per chitarre acustiche, l'album è solo un insieme di canzoni che mescolano il soul ("Got You In My Mind"), il vecchio Tulsa sound (ancora omaggio a J.J. Cale con "Travelin' Light") e le ultime smancerie soft-rock di Clapton ("Modern Girl"). Ne viene fuori un disco del tutto anonimo, che porta Slowhand verso una nuova fase della sua vita: quella dell'uomo di famiglia e del vecchio rocker riempi-stadi.

Il 15 giugno 2001 nasce Julie Rose Clapton, seguita nel gennaio 2003 da Ella Mae. Dopo la tragedia vissuta con Conor - e con le droghe - Eric ha solo voglia di gestire una famiglia insieme alla moglie. L'unica brutta notizia viene portata dalla morte, a fine novembre 2001, dell'amico fraterno George Harrison. Slowhand eseguirà dal vivo "While My Guitar Gently Weeps" al concerto in sua memoria alla Royal Albert Hall esattamente un anno dopo la morte dell'ex-Beatle.

Nel novembre 2002 esce anche il suo nuovo album dal vivo One More Car, One More Rider, registrato durante due serate nel tour di Reptile allo Staples Center di Los Angeles. Diviso in set acustici ed elettrici, il doppio disco live è per lo più una sequenza di esibizioni senza particolare mordente, soprattutto nella prima parte, dove vengono sciorinati senza eccessive variazioni nuovi brani come "Reptile", "Got You In My Mind" e "Change The World".
La resa dal vivo di Clapton nel tour mondiale del 2001 è piuttosto banale, buona per un greatest hits e ovviamente lontana anni luce dall'incendio blues acceso negli anni 70. E questo è talmente ovvio che l'album si accende solo nel set elettrico sul disco 2, quando tornano i classici allungati come "Have You Ever Loved A Woman", "Layla" e "Sunshine Of Your Love".

Alla fine del 2003, Clapton si riunisce con il suo produttore Simon Climie e la sua nuova band di fiducia, tra cui Nathan East, Doyle Bramhall II e Andy Fairweather Low. L'obiettivo è di lavorare a materiale inedito per un nuovo album, ma le sessioni sono improduttive, non portano a nulla di concreto. È qui che Eric, quasi per scherzo, propone di eseguire alcune cover dell'idolo assoluto Robert Johnson, come per riempire un vuoto creativo. L'album tributo Me And Mr. Johnson - uscito nel marzo 2004 - nasce così, quasi per caso, in realtà fortemente voluto dallo stesso Slowhand per pagare definitivamente il debito artistico con il chitarrista leggendario morto avvelenato a 27 anni. Per il suo personale omaggio al bluesman di Hazlehurst, Clapton sceglie quattordici delle sole ventinove canzoni registrate da Johnson nella sua breve ma folgorante carriera solista.
Dal piano barrelhouse di "They're Red Hot" al boogie di "Stop Breakin' Down", Me And Mr. Johnson è un disco sicuramente sentito, genuino. Accompagnato da musicisti d'eccezione - ottimo il lavoro di Doyle Bramhall II nella sonnolenta "Little Queen Of Spades" e la marziale "Milkcow's Calf Blues", forse la versione più riuscita - Slowhand confeziona un disco-tributo forse troppo reminiscente delle atmosfere elettriche di From The Cradle ("If I Had Possession Over Judgement Day"). Come a dire, va bene la parata di musicisti stellari, ma il disco è un po' seduto e (forse) troppo claptoniano per capire davvero la leggenda del bluesman che fece il patto col diavolo.

A completare l'opera, alla fine del 2004 esce Sessions For Robert J, che racconta - anche in un Dvd - la genesi dell'album precedente. Il disco presenta le novità "Sweet Home Chicago" (che praticamente sembra la cover dei Blues Brothers), "Terraplane Blues" e la più volte eseguita "Ramblin' On My Mind". Paradossalmente, le versioni in formato session sembrano più incisive e sporche di quelle levigate da Simon Climie per l'album originale, e rendono finalmente giustizia all'operazione discografica con cui Eric Clapton paga tributo al genio di Johnson.

Tra ottobre e novembre 2004 iniziano le registrazioni per quello che Clapton stesso chiama "l'album di famiglia", ovvero il disco che racconta in presa diretta il nuovo ruolo di Family Man finalmente conquistato dopo anni di torture psico-fisiche. Ma nel rock vige una regola che spesso non fallisce: dal dolore nascono i capolavori, dalla felicità di essere un uomo di famiglia (spesso) non nasce nulla di buono. Back Home esce nell'estate del 2005 e si preannuncia un disastro fin dalla sua orrenda copertina. Per l'occasione, a parte i soliti sessionmen, vengono reclutati il funambolico John Mayer alla chitarra e addirittura il ritorno dell'amico Steve Winwood. Ovviamente non basta a fare di Back Home un disco da ricordare nella discografia di Mano lenta, che torna alla vecchia fissa del reggae - "Say What You Will" e "Revolution" - ma imbottendosi ancora di tranquillanti con un sound per famigliole in spiaggia, come nella filmica "Run Home To Me".
Trascinato dal singolo pop di lancio "So Tired", Back Home omaggia il soul più banale ("I'm Going Left", cover di Stevie Wonder) e si conclude con l'ennesima ballata acustica strappalacrime ("Back Home") che è diventata come un marchio di fabbrica degli ultimi anni.

Nell'estate del 2004 viene bissato il festival Crossroads Guitars, una tre giorni di musica dal 4 al 6 giugno al Cotton Bowl di Dallas, in Texas. Al mega-raduno partecipano, tra gli altri, Joe Bonamassa, Robert Cray, Bo Diddley, Buddy Guy, B.B. King, Carlos Santana e soprattutto J.J. Cale. L'autore di "Cocaine" e "After Midnight" vive dagli anni 80 da recluso, senza contatti verso l'esterno, e l'ultimo suo disco risale al 1996. Clapton lo invita sul palco tra l'entusiasmo della folla di Dallas: suonano insieme proprio "After Midnight" e l'altro classico di Cale, "Call Me The Breeze". Proprio durante il Crossroads Guitar Festival del 2004 vengono gettate le basi per la prima vera collaborazione tra i due, un album a quattro mani che esce nel novembre 2006 con il titolo The Road To Escondido, dal nome della città nella San Diego County dove lo stesso Cale vive come un eremita di culto del blues.
Dopo l'esperienza del festival, ai lavori per The Road To Escondido accorre la crema del nuovo blues mondiale, dai chitarristi John Mayer, Albert Lee e Derek Trucks alla leggenda Taj Mahal.
La collaborazione tra Clapton e J.J. Cale funziona estremamente meglio di quella con B.B. King, come se si fosse acceso magicamente un rapporto artistico dopo anni di corteggiamenti e tributi in forma di cover. Cale è una figura notturna nel panorama rock statunitense, lontano anni luce dal successo commerciale di Clapton, e per questo restituisce a Slowhand un'autenticità ormai perduta. Che The Road To Escondido sia un album differente lo si capisce sin dall'apertura sinuosa di "Danger", seguita a ruota dalla country ballad di mezzanotte "Heads In Georgia". Ovviamente l'album è reso ancora più prezioso dal lavoro dei musicisti assoldati per l'occasione, come ad esempio la splendida chitarra del talento purissimo di Derek Trucks in "Missing Person". Cale riporta finalmente il Tulsa sound in un disco di Clapton - il singolo "When The War Is Over", "It's Easy" e la splendida contaminazione orientale "Anyway The Wind Blows" - e più in generale prende a calci qualsiasi velleità commerciale o tentazione verso la ballata strappalacrime, accelerando con il country & western "Dead End Road" e rallentando solo in autentica salsa Tulsa, come in "Ride The River" e nella quasi gospel "Who Am I Telling You?". In definitiva, The Road To Escondido è forse il miglior album pubblicato da Clapton dai tempi di Journeyman.

Dopo la nascita della quarta figlia Sophie nel febbraio 2005, Clapton decide di chiedere ai vecchissimi compagni Jack Bruce e Ginger Baker di mettere in piedi una serie di concerti celebrativi della prodigiosa carriera dei Cream. Dal 2 al 6 maggio, alla Royal Albert Hall, un boato accoglie la storia del rock che torna sul palco - nonostante gli acciacchi e i visi provati dal tempo - con i grandi classici, da "Spoonful" a "Sunshine Of Your Love". I biglietti per i quattro concerti spariscono nel giro di un'ora e tra gli spettatori vengono avvistati Roger Waters, Brian May, Paul McCartney e Jimmy Page, a ulteriore dimostrazione dell'assoluta importanza del gruppo nella scena rock britannica.
Il doppio album Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 ottiene un discreto successo commerciale, soprattutto perché contiene due canzoni, "Badge" e "Pressed Rat And Warthog", che non erano mai state suonate dal vivo dai Cream. Spinti dall'ovazione del pubblico, i tre tornano sul palco per altre tre serate al Madison Square Garden di New York, dal 24 al 26 ottobre. Il bis non sarà uguale ai live di Londra, per mancanza di prove del trio e soprattutto per il riaffiorare di vecchie ruggini. È l'ultimo atto dei Cream: Jack Bruce morirà a causa di problemi al fegato nel 2014, mentre Ginger Baker lascerà questo mondo cinque anni dopo a causa di enormi problemi fisici dopo anni di abusi da sostanze stupefacenti.

Nell'estate del 2006 inizia un nuovo tour mondiale con l'inserimento fisso di Derek Trucks e la (tragica) dipartita di Billy Preston, deceduto a inizio giugno a causa di una pericardite. Curioso caso: il tour fa tappa in Italia, a Verona, proprio mentre la nazionale guidata da Marcello Lippi vince il titolo mondiale contro la Francia di Zidane. La vita di Clapton è ormai stabile, fatta di amore familiare, musica live e dischi in studio.

Eric Clapton - Steve WinwoodDal 25 al 28 febbraio 2008, al Madison Square Garden di New York, Slowhand si ricongiunge sul palco con un altro vecchio amico, Steve Winwood. Anche in questo caso si tratta di una reunion venuta fuori grazie all'ultima edizione (2007) del Crossroads Guitar Festival, dove i due suonano insieme ben sei brani tra cui "Hard To Cry Today" e "Can't Find My Way Home". Winwood e Clapton decidono così di esibirsi insieme dopo quarant'anni e Live From Madison Square Garden viene pubblicato in doppio disco nel maggio 2009.
Accompagnati da Willie Weeks al basso, Ian Thomas alla batteria e Chris Stainton alle tastiere, Clapton e Winwood rivisitano con grande eleganza i classici dei Blind Faith, mostrando una buona intesa dal vivo senza prevedibili ruggini prodotte dal tempo. Anche a causa della limitata discografia del supergruppo, la setlist è arricchita da numerose chicche, dal Tulsa sound di "Low Down" alla cover funky-soul di "Them Changes", in onore dell'appena deceduto Buddy Miles (ex-Electric Flag). Non mancano i successi solisti dei due, "Cocaine" e "After Midnight" per Clapton, "Glad" e "Dear Mr. Fantasy" per Winwood. Alla fine, l'operazione è molto diversa dalla reunion dei Cream: il live dal Madison Square Garden è il racconto unificato di due carriere seminali per il rock britannico.
Il sodalizio dal vivo con Winwood funziona, tanto che viene riproposto in una serie di quattordici concerti negli States nel giugno 2009. Qualche mese dopo, in ottobre, l'instancabile attività live di Clapton viene stoppata da un intervento chirurgico per l'asportazione di calcoli biliari.

All'inizio del 2010, Slowhand torna in pista alla nuova O2 Arena di Londra insieme a un altro ex-Yardbirds, Jeff Beck. I tour proseguono frenetici fino a settembre, quando viene pubblicato il diciottesimo album da solista, intitolato semplicemente Clapton. Più che un album concepito con intento o logica artistica, Clapton è puro divertissement, una serie di canzoni - per la maggior parte cover - suonate in scioltezza con un numero mostruoso di ospiti, dai chitarristi Doyle Bramhall II e Derek Trucks a J. J. Cale, fino al pianista Allen Toussaint. Il dispiegamento di forze partorisce un album piuttosto atipico nella discografia di Slowhand, come in uno shaker di stili diversi, dal classico blues al jazz di New Orleans. Nessun dubbio sulla bontà di certe esecuzioni: la marcia blues "That's No Way to Get Along" (ottimo il trio di chitarre slide con Trucks e J.J. Cale), la nenia stonata "Travelin' Alone" e le ballad Dixieland con Wynton Marsalis "How Deep Is The Ocean" e "My Very Good Friend The Milkman".
Clapton è un disco elegante che non punta al successo commerciale, anche se a tratti pecca di manierismo e finisce per diventare bolso (il notturno jazz "Autumn Leaves") ed eccessivamente retrò (il doo-wop "Judgement Day"). Globalmente, peccati che si possono perdonare dopo cinquant'anni di onorato servizio: la doppietta "Hard Times Blues" e "Run Back to Your Side" sono ancora miele per le orecchie degli amanti del suo blues bianco.

All'inizio del nuovo decennio, Clapton è ormai una leggenda vivente, uomo appagato e instancabile macchina da concerti. Dal 7 al 9 aprile 2011 si esibisce al prestigioso Lincoln Center for the Performing Arts insieme al celebre trombettista Wynton Marsalis. L'album Play The Blues: Live From Jazz At Lincoln Center esce a settembre in doppio formato cd e Dvd per documentare anche in video la pregevole esibizione della strana coppia. Collaboratori già da tempo, Clapton e Marsalis si completano dal vivo con una perfetta fusione tra blues e New Orleans jazz, come nell'affascinante versione funebre della super-hit "Layla".
Nonostante si respiri un'atmosfera intima molto simile a quella di Mtv Unplugged, Play The Blues è frutto di un'esibizione completamente diversa, in cui due gentlemen in giacca e cravatta passano con incredibile disinvoltura dalla sarabanda dixieland "Ice Cream" al blues tradizionale di "Fourty-four". Dopo le avvisaglie dell'ultimo album omonimo, Clapton azzecca ancora la mossa, peraltro ancora più coraggiosa: il live con Marsalis è velluto puro, accarezzato dalla melodia da club anni 30 "Careless Love". Con un deciso ritorno a certe atmosfere rurali - il banjo sudista di "Joliet Bound", l'emozionante funeral song "Just A Closer Walk With Thee" con la voce di Taj Mahal e la quasi gospel "Joe Turner's Blues" - il live è quello che un musicista esperto come Slowhand dovrebbe ormai sempre fare: reinterpretare la tradizione con l'eleganza di un abito da sera e la magia di una Gibson ES-335.

Eric Clapton - Pino DanieleAlla fine di giugno, Slowhand accetta l'invito del bluesman partenopeo Pino Daniele e si esibisce allo stadio di Cava Dei Tirreni in provincia di Salerno. A fine anno torna in tour con Steve Winwood in Giappone, poi si unisce ai Rolling Stones per i loro 50 anni di carriera e nel marzo 2013 festeggia i suoi 50 anni di attività con l'ennesimo giro tra Europa e Stati Uniti.
A quasi settant'anni d'età, Eric annuncia ai media l'intenzione di fermarsi definitivamente con i tour a partire dal 2015, a causa di problemi sempre più acuti alla schiena e alle articolazioni. Il nuovo album, Old Sock, ha infatti come un titolo esistenzialista, dalla copertina che mostra il volto di un uomo felice, ma segnato dal tempo. Come un buontempone su una spiaggia caraibica, Clapton non si preoccupa di eventuali giudizi, divertendosi a suonare ancora una volta il reggae - l'iniziale "Further On Down The Road", forse il brano migliore dell'album, e "Your One And Only Man" - come morso da uno spirito caraibico.
La presenza dei soliti special guest, da J.J. Cale nella ballad "Angel" a Sir Paul McCartney nel ritmo da vaudeville "All Of Me", non basta questa volta: Old Sock è un album scialbo, buono solo per un listening veloce e poco attento. Il mix di stili - reggae, soul, country e pop - non ha un senso, a parte il confezionare dodici tracce per il semplice gusto di chiamarsi Eric Clapton e, come un "calzino vecchio", potersi permettere di fare qualsiasi cosa passi per la mente.

Il 26 luglio 2013, all'età di 74 anni, J.J. Cale viene dichiarato morto nella contea di San Diego, stroncato da un attacco di cuore. Il suo ultimo disco in studio, "Roll On", è uscito quattro anni prima con la partecipazione dello stesso Clapton, ora sconvolto dalla notizia. Per onorare ancora l'arte di Cale, Slowhand chiama a raccolta gente del calibro di Tom Petty, Mark Knopfler, John Mayer, Willie Nelson.
The Breeze: An Appreciation Of J.J. Cale esce nel luglio 2014 a nome Eric Clapton & Friends. L'album è un sentito e genuino omaggio al padrino del Tulsa sound, aperto da una commovente versione cajun di "Call Me The Breeze" che è l'unica canzone universalmente famosa di Cale inserita in scaletta. Seguono infatti interpretazioni molto personali dei brani composti da J.J. nel corso della sua schiva carriera, dalla chitarra western di Knopfler per "Rock And Roll Records" e "Someday" allo splendido notturno cantato da John Mayer "Magnolia".

The Breeze è una riuscita operazione tributo da parte di Clapton, che assolda giganti come Willie Nelson e Tom Petty per ridare lustro a ballate country come "Songbird" e la magica "The Old Man and Me". Perfetta poi l'intesa con la chitarra di Knopfler in "Train To Nowhere" e con quella del genietto Derek Trucks nella finale "Crying Eyes". È dai tempi di "After Midnight" che Clapton ha un debito con Cale, e se The Road To Escondido era una bellissima opera a quattro mani, The Breeze è il definitivo (e giusto) omaggio che J.J. avrebbe apprezzato davvero.

La fine - "Little Man, You've Had A Busy Day"

Eric ClaptonLa sera del 21 giugno 2014 Eric Clapton si allontana improvvisamente dal palco del Glasgow Hydro. Torna dopo diversi minuti, per eseguire un'ultima canzone e finire il suo concerto con circa 40 minuti d'anticipo rispetto al previsto. Il pubblico non gradisce, soprattutto per la completa mancanza di spiegazioni da parte della crew di Slowhand. Il giorno successivo, un comunicato spiega che lo stesso Clapton non era in grado di continuare il concerto a causa di "difficoltà tecniche e di suono sul palco". Una settimana dopo, il dio del blues conferma la sua intenzione di appendere la chitarra al chiodo, afflitto da una seria neuropatia che gli sta provocando dolori enormi a tutto il sistema nervoso periferico.

Nonostante la sofferenza, Clapton torna in scena per due show al Madison Square Garden di New York nel maggio 2015, seguiti da una settimana ininterrotta come resident guitarist alla Royal Albert Hall di Londra per celebrare i suoi 70 anni. Da questi spettacoli viene tratto il disco dal vivo Slowhand At 70 - Live At The Royal Albert Hall, con la partecipazione dei fidati Nathan East (basso), Chris Stainton (tastiere) e Andy Fairweather-Low (chitarra). Il doppio album mostra un Clapton in buona forma, anche se costretto per larga parte ai set acustici seduto. Le "novità" del live alla Royal Albert Hall sono la cover di "Somebody's Knockin' On My Door" (J.J. Cale) e quella di Joe Cocker "High Time We Went", con la voce calda di Paul Carrack per "You Are So Beautiful", omaggio all'altro amico scomparso Billy Preston.

Nel maggio 2016, Clapton pubblica quello che (al momento) è l'ultimo album della sua carriera. I Still Do è un altro titolo esistenzialista, perché al di là del dolore e della malattia, la sua Fender "può ancora farcela" senza particolari problemi. L'album è sorprendentemente buono, soprattutto date le ultime uscite come Back Home e Old Sock.
Slowhand riprende i classici temi della sua discografia da solista, dallo standard "Alabama Woman Blues" (Leroy Carr) all'ennesimo omaggio all'arte di J.J. Cale nella quasi funky "Can't Let You Do It" e nel Tulsa spirit "Somebody's Knockin'". Tornano ovviamente anche le atmosfere più soft-rock, a partire dalla chiacchieratissima "I Will Be There", come se a qualcuno fregasse veramente che il nuovo Angelo Mysterioso sia Ed Sheeran.
Eric posa sulla copertina come a voler mettere un punto: eccomi, sono io, sono il dio del blues e la mia carriera è ormai finita. E Clapton riesce a farlo in maniera dignitosa, reinterpretando Dylan ("I Dreamed I Saw St. Augustine") e soprattutto portando (forse) i suoi ultimi rispetti a quel Robert che strinse una volta il patto con il diavolo. Diventare improvvisamente un dio della chitarra per poi precipitare all'inferno del blues. O al paradiso della musica del diavolo.

A mio padre, che per la prima volta ha fatto apparire il divino blues.

Eric Clapton

La Mano Lenta di Dio

di Mauro Vecchio

Apostolo bianco del blues-rock, il chitarrista del Surrey ha costruito uno stile inconfondibile, in una lunga carriera, costellata di trionfi, eccessi e tragedie. Incrociando buona parte della crema musicale del Regno Unito. Dagli Yardbirs ai Cream, dai Derek and the Dominos ai Bluebreakers, dai Blind Faith all'esperienza solista, l'avventurosa storia di un funambolo di nome Slowhand
Eric Clapton
Discografia
 YARDBIRDS 
   
 Five Live Yardbirds (Columbia, 1964)6
For Your Love (Epic, 1965) 7
   
 JOHN MAYALL & THE BLUESBREAKERS 
   
Bluesbreakers With Eric Clapton (Deram, 1966)8
   
 CREAM  
   
 Fresh Cream (Polydor, 1966) 7
Disraeli Gears (Polydor, 1967) 8
Wheels Of Fire (live, Polydor, 1968) 7,5
 Goodbye (Polydor, 1969) 5
 Live Cream Vol. 1 (Polydor, 1970) 
 Live Cream Vol. 2 (Polydor, 1972) 
 Strange Brew: The Very Best Of Cream (anthology, Polydor, 1983) 
 The Very Best Of Cream (antologia, Polydor, 1995) 
 Those Were The Days (antologia, Polydor, 1997) 
 The Alternative Album (antologia, ITM, 1998) 
 The Best Of Cream: 20th Century Masters, The Mille (antologia, Polydor, 2000) 
 Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005(live, Reprise, 2005) 
 
 
 BLIND FAITH 
   
Blind Faith (Polydor, 1969)8
   
 DELANEY & BONNIE 
   
 Delaney & Bonnie & Friends On Tour With Eric Clapton (Columbia, 1970)6,5
   
 DEREK & THE DOMINOS 
   
Layla And Other Assorted Love Songs (Polydor, 1970) 9
 In Concert (live, Polydor, 1973) 
   
 ERIC CLAPTON  
   
 Eric Clapton (Polydor, 1970) 6,5
 The History Of Eric Clapton (Polydor, 1972) 
 Eric Clapton At His Best (Polydor, 1972) 
 Eric Clapton’s Rainbow Concert (Polydor, 1973) 
 461 Ocean Boulevard (Polydor, 1974) 7
 There’s One In Every Crowd (Polydor, 1975)
 6
 E.C. Was Here (live, Rso, 1975)  5
 No Reason To Cry (Polydor, 1974)5,5
 Slowhand (Polydor, 1977) 7
 Backless (Polydor, 1978) 5,5
Just One Night (Polydor, 1980)
7,5
 Another Ticket (Polydor, 1981) 6,5
 Timepieces - Best of Eric Clapton (antologia, Polydor, 1982)  
 Money And Cigarettes (Warner, 1983) 5
 Timepieces Volume 2 - "live" In The Seventies (antologia, Polydor, 1983) 
 Behind The Sun (Warner, 1985) 4,5
 August (Reprise, 1986) 4
 The Cream of Eric Clapton (antologia, Polydor, 1987) 
 Crossroads (box set, Polydor, 1988) 
Journeyman (Reprise, 1989) 7,5
24 Nights (live, Duck, 1991)
 7,5
 Rush (Duck/ Reprise, 1992) 6,5
 Unplugged (live, Reprise, 1992) 
Derek And The Dominos Live At The Fillmore (live, Polydor, 1994)8
 From The Cradle (Reprise, 1994) 7
 The Cream of Eric Clapton (antologia, Polydor, 1995) 
Crossroads 2: Live In The Seventies (live, Polydor, 1996)
8,5
 Pilgrim (Reprise, 1998) 3
Blues (antologia, PolyGram, 1999)
 
 Clapton Chronicles: The Best Of Eric Clapton (antologia, Reprise, 1999) 
 Riding With The King (with B.B. King, Reprise, 2000)6
 Reptile (Reptile, 2001)
5,5
 One More Car, One More Rider (Reprise, 2002)
5
 Me And Mr Johnson (Warner, 2004)6
 

Sessions For Robert J (Reprise, 2004)

 7
 She's So Respectable (Rajon, 2004) 
 Back Home (Reprise, 2005) 4,5
The Road To Escondido (with J.J. Cale, Reprise, 2006)
 7,5
 Complete Clapton (antologia, Reprise, 2007) 
 Live From Madison Square Garden (live, Warner, 2009) 7
 Clapton (Reprise, 2010)6,5
 Play The Blues: Live From Jazz At Lincoln Center (Reprise, 2011) 7
 Old Sock (Duck, 2013) 5
 The Breeze: An Appreciation Of J.J. Cale (Bushbranch/ Surfdog, 2014) 7
 Forever Man (Reprise, 2015)  
 Slowhand At 70 – Live At The Royal Albert Hall (live, Universal/ Warner, 2015) 7
 I Still Do (Bushbranch/ Surfdog, 2016)6,5
 Live In San Diego (live, Reprise, 2016) 
 Happy Xmas (Polydor, 2018) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Cream - Sunshine Of Your Love
(live, 1967
)

Blind Faith - Presence Of The Lord
(live, 1969)

Derek And The Dominos with Eric Clapton - It's Too Late
(live al Johnny Cash TV Show, 1971)

Eric Clapton - Layla
(live, 1972)

Eric Clapton - Bbc Special
(1977)

 

Badge
(Uk Tv Performance, 1977)

 

Eric Clapton - Cocaine
(live at the Civic Center, Hartford, CT, May 1, 1985
)

Eric Clapton - Lay Down Sally
(live, 1985)

Eric Clapton - White Room
(Live Aid, 1985)

Eric Clapton - She's Waiting
(Live Aid, 1985)

 

Eric Clapton & Mark Knopfler - I Shot The Sheriff
(live, Tokyo, 1988)

 

Eric Clapton - Live at The Royal Albert Hall
(
full concert, 1990)

 

Eric Clapton - Live at Budokan, Tokyo, 2001
(Full concert)

Eric Clapton & Steve Winwood - After Midnight
(live from Madison Square Garden 2008)

 

Eric Clapton & Pino Daniele - Wonderful Tonight
(live, Cava de' Tirreni, 24 giugno 2011)

Eric Clapton su OndaRock
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(2016 - Bushbranch/Surfdog)
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(2004 - Reprise Records)
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Live Report
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