Santana

Santana

Lo sciamano del latin-rock

di Mauro Vecchio

La saga del leggendario chitarrista messicano: da Miles Davis al latin rock, dalla stagione hippie, culminata nell'epica performance di Woodstock, ai successi dei 70's e all'imprevedibile riscossa di fine secolo con "Supernatural". Storia di un musicista che ha attraversato i decenni e le mode strenuamente avvinghiato al suo strumento e alla sua concezione multiforme del rock
Eredità messicana

La storia di Carlos Humberto Santana Barragán inizia al centro della piccola città di Autlán de Navarro, poco meno di 50mila abitanti nella regione della Costa Sur, nell'area sud-ovest dello stato di Jalisco, in Messico. Quando viene alla luce, il 20 luglio 1947, il suo sembra quasi un destino forgiato dal fuoco: nella famiglia Santana vivono due generazioni di musicisti professionisti, a partire da suo padre José che guida da anni una banda mariachi. Il nonno di Carlos, Antonino, suonava il corno francese in un'altra banda che cercava di guadagnarsi da vivere alla giornata nella città di Cuautla. Ma se il corno non sembrava lo strumento più adatto per racimolare qualche soldo nei locali in centro, il violino suonato da José diventa il mezzo perfetto per guadagnarsi da vivere nel Messico rurale del dopoguerra. Intriso di folk tradizionale, il violino di papà José è il primo mezzo che permette il fluire di una passione da nonno a nipote, quando il piccolo Carlos ha solo cinque anni.
Trasferitisi da Cuautla ad Autlán, i Santana vivono in maniera semplice, tra musica, preghiere e agricoltura. Si coltiva il granoturco, prima di andare in chiesa e suonare il violino come insegnato da papà Antonino. José sposa Josefina Barragán nel 1940, dando vita a una famiglia a dir poco numerosa: tre maschi, Antonio, Carlos e Jorge, e quattro femmine, Louise, Irma, Lelicia e Maria. Sfamare tutte queste bocche con l'agricoltura non è facile, ecco perché José fa fumare il suo violino con i Los Cardinales, tra melodie messicane e versioni jazz dal repertorio di Duke Ellington e Cole Porter. È proprio questa la prima lezione di musica che José trasmette al piccolo Carlos nel 1952: suonare musica "europea" con il rispetto della tradizione locale.
Ad Autlán mio padre mi ha insegnato come leggere la musica, quando ero molto giovane. E mi ha insegnato a suonare il violino quando eravamo a Tijuana, trapanandomi il cervello con tutta la musica che veniva dall'Europa. Dopo un po' di tempo iniziai ad andare in giro, per strada, con altri due ragazzi che suonavano la chitarra. "Una canzone, signore? Cinquanta centesimi!" In pratica suonavamo tutte le canzoni messicane più stereotipate
In realtà, il giovanissimo Carlos viene iniziato soprattutto alle tre B della musica classica, Bach, Beethoven e Brahms. Una lezione che prende a pugni la tradizione mariachi che è ufficialmente la colonna sonora di ogni festività o celebrazione in Messico. José Santana è un musicista itinerante e poliglotta, i suoi Los Cardinales incarnano la tradizione di origine spagnola che vede una banda costituita da chitarra acustica, violino, tromba, basso acustico e maracas. A dieci anni, Carlos è abbastanza bravo per suonare il secondo violino. Ma la musica dei gruppi mariachi è troppo rigida, ancorata a uno stile che non può essere maneggiato con una vena sperimentale. E nel 1957 Carlos è innamorato dei pionieri del blues americano, da Muddy Waters a Jimmy Reed. Quelli suonano la chitarra, mica il violino in una banda mariachi.
Uno spirito ribelle alberga nel cuore del giovane Carlos, che nel 1961 si trasferisce con la madre Josefina sulla costa pacifica, a Tijuana, a un tiro di schioppo dal sogno californiano. La famiglia Santana è deflagrata dopo la scoperta del tradimento coniugale di José, così è Josefina che si occupa del prosieguo dell'educazione musicale di Carlos. A Tijuana si esibisce infatti una band chiamata TJs, che suona ogni sera pezzi R&B dal repertorio di Chuck Berryo Little Richard. Il chitarrista si chiama Javier Batiz:
Sua madre e un amico lo portarono a casa mia e mi chiesero di insegnargli a suonare la chitarra come me. Io risposi di sì, ma alla condizione di insegnargli prima il basso, semplicemente perché io non avevo un bassista nei TJs. Carlos sapeva già suonare il violino e la chitarra acustica mariachi, ma io gli insegnai come suonare il blues elettrico
Carlos inizia così a suonare la chitarra elettrica, grazie a un amplificatore che papà José gli regala durante la sua lunga assenza nel 1961. "Papa, papa, non mi piace più suonare il violino. Mi piace la chitarra!". E così il giovane Santana si unisce a una band locale di musica R&B, gli Strangers, che rivaleggiano a Tijuana proprio con i TJs di Batiz. Il gruppo è di casa al El Convoy Club, un postaccio sporco e violento dove alla musica si preferisce in genere una formosa stripper. Ma a Carlos importa poco, perché ora ha una chitarra e suona il blues elettrico di Muddy Waters.

"Se stai andando a San Francisco, assicurati di indossare fiori tra i capelli"

SantanaLa famiglia Santana si trasferisce nel Mission District di San Francisco nel 1963. Josefina è da tempo convinta che i suoi figli avranno molte più chance professionali negli States, ma Carlos non è affatto convinto e vuole immediatamente tornare in Messico. Per due motivi, almeno: il suo inglese non è alla pari con quello dei suoi compagni di scuola e, soprattutto, a San Francisco non è affatto facile trovare un club dove suonare. Non come al vecchio e sordido El Convoy. Il giovane Santana è determinato e riesce nel suo intento: torna a Tijuana dove inizia a vivere a casa di un amico di famiglia. Ma la pacchia dura poco, perché Josefina lo costringe a tornare perché gli Stati Uniti sono troppo più importanti per il successo. Una convinzione che si rivelerà tremendamente azzeccata.
Ma Carlos continua con le sue difficoltà di ambientamento a San Francisco, sentendosi estraneo nella sua classe alla Mission High School. Agli inizi degli anni 60 la maggior parte dei teenager ama i gruppi pop come i Beach Boys, sognando spiagge assolate e onde da cavalcare con la tavola da surf. Anche se i riff dell'amato Chuck Berry risuonano simili, i gusti del giovane Santana sono molto diversi, più vicini al pianto blues di B.B. King. Ovviamente c'è anche quel piccolo problema con l'inglese scritto e parlato: da studente, Carlos funziona solo nelle materie artistiche. Nonostante il disagio, riesce a completare tutto il ciclo di studi primari, facendosi anche diversi amici. Due di questi, il chitarrista Gus Rodrigues e il batterista Dan Haro, gli propongono di mettere su una band per raggranellare qualche soldo alle feste. Armato della sua Gibson Les Paul, Santana accetta solo perché gli viene offerto un nuovo amplificatore. Come accaduto con gli Strangers, nessuna incisione ufficiale è oggi disponibile, ma l'esperienza gli fornisce un ulteriore bagaglio stilistico, dal momento che i tre suonano la soul music come uno dei suoi idoli, Steve Cropper.
Verso la metà degli anni 60 arriva il momento di separarsi dalla famiglia. Si guadagna da vivere lavando piatti in un ristorante, andando a vivere per conto suo in una piccola stanza presa in affitto. Nell'area di Haight-Ashbury sta emergendo una nuova concezione di libertà e spiritualità musicale, supportata da un uso sempre più smodato di droghe come mescalina e Lsd. Il movimento hippie attira Carlos come una calamita, soprattutto perché incarna quella cultura della visione e della sperimentazione che ha da tempo segretamente amato. Consumatore abituale di sostanze allucinogene, Santana diventa amico di un barbiere della Bay Area, Stan Marcum. Marcum non sa leggere musica o suonare uno strumento, ma ha una vasta conoscenza della musica jazz-blues e convince Carlos a provarci davvero con il music business. In sostanza, Marcum è la persona che lavora sul rafforzamento della consapevolezza di Carlos, invitandolo a seguire il sogno di una musica "europea", solo imbevuta di acido e versi di Timothy Leary.
Il dado è tratto: Santana diventerà un musicista professionista. La sua prima occasione dal vivo si presenta nel 1966, quando viene scelto insieme ad altri ragazzi per formare una instant-band in sostituzione di un intossicato Paul Butterfield. Bisogna suonare al Fillmore Auditorium di domenica mattina e Carlos telefona alla famiglia per invitarla, dato che non vede i suoi genitori da quasi due anni.

Da Tijuana a Woodstock
È stato mio padre a insegnarmi come entrare in una nota. Quando sei all'interno di una nota, ci devi solo mettere le tue impronte digitali sopra
Santana a WoodstockL'impronta sonica di Carlos Santana parte da molto lontano, dai canti degli schiavi africani che hanno dato origine al blues. Mescolate con la tradizione folk messicana e la maestosità della musica classica europea, le sonorità struggenti della musica del diavolo prendono vita nella prima formazione di successo di Carlos, la Santana Blues Band. La versione embrionale del gruppo vede la partecipazione del secondo chitarrista Tom Fraser con il percussionista Marcus Malone, Rod Harper alla batteria, Sergio "Gus" Rodriguez al basso e Gregg Rolie all'organo. È questa la prima formazione che ha la fortuna di sostituire l'indisponibile Paul Butterfield al Fillmore West, invitata direttamente dal boss del locale, l'impresario rock tedesco-americano Bill Graham.
Nato con il nome di Wolodia Granjonca da genitori di origine ebraico-russa, Bill Graham ha una storia familiare drammatica. Dopo la morte di entrambi i genitori - la madre viene uccisa in un campo di concentramento nazista - il giovanissimo Bill si imbarca su una nave che parte da Lisbona per gli Stati Uniti. Adottato a New York, cerca di sbarcare il lunario tra mille lavoretti prima di trasferirsi a San Francisco per sfondare nel mondo della musica. Diventato manager dei Jefferson Airplane nel 1967, Graham inizia a gestire in prima persona l'auditorium noto come Fillmore West fondando l'agenzia di bookingThe Millard Agency per organizzare i più importanti concerti nella Bay Area. Anche lui amico di Stan Marcum, Bill offre una possibilità alla Santana Blues Band.
Non è una mia decisione. Chiedi a Bloomfield. Se lui dice che puoi suonare, allora suoni
L'esibizione al Fillmore West è una prima incarnazione dal vivo per le visioni soniche di Carlos Santana, innamorato della sperimentazione acida di gruppi come Grateful Dead, ma allo stesso tempo del riff incendiario di Jimi Hendrix. Blues, rock, jazz si fondono in un ritmo latino che ammalia Graham e convince Stan Marcum a diventare il primo manager della Santana Blues Band. Pur non essendo un musicista, Marcum fa la sua prima mossa introducendo il bassista David Brown, seguito dal batterista Bob "Doc" Livingston e dal percussionista Marcus Malone alle congas. Stan è infatti il primo che capisce il potenziale originale dei ritmi afro-latin applicati al rock, una vera e propria mania negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1969. Anche Graham è ormai stufo delle solite jam imbottite di acido e non ha mai ascoltato un gruppo capace di suonare una jam blues e allo stesso tempo sembrare Tito Puente. Infatti è proprio Bill che introduce Carlos al brano di Willie Bobo e del suo chitarrista Sonny Henry "Evil Ways", una mistura di ritmo latino e armonie pop perfetto per diventare la prima hit della Santana Blues Band.
La band si esibisce ormai fissa al Fillmore e nel 1968 incendia il palcoscenico con l'arrangiamento blues-rock di un brano, "Gin-Go-Lo-Ba", che arriva direttamente dalla Nigeria tramite il batterista Babatunje Olatunji. La danza sciamanica di "Gin-Go-Lo-Ba" attecchisce nell'immaginario acido degli hippie, che danzano ad occhi chiusi muovendo il bacino sui ritmi dell'Africa nera. Il successo della Santana Blues Band è tutto qui: un patchwork di generi assorbiti dalla jam rock con una chitarra che sembra piangere blues. Per Carlos è più che suonare, è una questione di vicinanza alla terra, ai suoi genitori, allo spirito del mondo. Ecco perchè all'alba del 1969 è infuriato con le continue avventure mondane della sua sezione ritmica, Livingston e Malone. Se il gruppo deve diventare grande, bisogna prendere gente seria con un background serio. Torna così il percussionista Michael Carabello che a sua volta suggerisce di integrare anche un altro percussionista di origini nicaraguensi, José "Chepito" Areas, che ha già suonato per decine di gruppi di musica latina. Ancora più spettacolare è il rimpiazzo di Livingston, sostituito dal giovanissimo Michael Shrieve che a nemmeno vent'anni sembra già un veterano della musica jazz avendo digerito Miles Davis e John Coltrane. L'inserimento di Carabello, Areas e Shrieve prepara la Santana Blues Band al grande balzo verso l'immortalità dei grandi del rock.
Con la nuova formazione, c'è ancora una piccola questione da limare. La San Francisco Musicians Union richiede forzatamente che ogni gruppo affiliato debba avere un leader designato e, ovviamente, un nome. Per soddisfare questa esigenza, Carlos e soci decidono di chiamarsi semplicemente Santana, come una grande famiglia che suona musica latina. In realtà, famiglia è forse una parola grossa. Ancor prima di entrare in studio con l'etichetta Columbia per registrare il primo album, alcuni membri del gruppo pensano sotto traccia che senza Carlos si starebbe meglio. Il chitarrista è infatti un perfezionista, uno che vuole comandare sulla direzione musicale di tutto il gruppo. Tutti sono imbottiti di droga e soprattutto Bill Graham sta pressando lo stesso Carlos per abbandonare il genere free-form jam per pubblicare successi più adatti al grande pubblico. La verità è che le diverse estrazioni dei membri dei Santana sono una grande opportunità così come un enorme problema: se David Brown vuole fare musica soul, Mike Shrieve vuole fare jazz. Ma c'è un grande evento live a cui si può partecipare, che metterà improvvisamente tutti d'accordo.

La mossa più azzeccata di Bill Graham porta i Santana sul palco del festival Woodstock Music and Art Fair, domenica 16 agosto 1969. È un grandissimo azzardo, perché il gruppo non è conosciuto al di fuori della Bay Area e non ha pubblicato neanche un album. In aggiunta, ci sono oltre trenta band molto più conosciute in cartellone, che dovranno suonare davanti a mezzo milione di persone. In realtà, il primo disco dei Santana è praticamente pronto - verrà pubblicato il 30 agosto 1969 con il nome Santana per la Columbia Records - e sei dei suoi brani incendiano Woodstock. Carlos e soci partono con le percussioni tribali di "Waiting", e migliaia di persone iniziano a muovere il bacino a tempo. "Evil Ways" è il mix perfetto tra ritmo latino, armonie vocali pop e chitarra blues, la prima prova da guitar hero di Carlos sull'ipnotico organo suonato da Gregg Rolie. Esattamente come se Tito Puente iniziasse a fare rock. La platea è sempre più calda, i Santana si lanciano sui territori dell'hard-blues ("You Just Don't Care") prima di infuocare le percussioni e tutta la sezione ritmica magistralmente condotta dall'appena ventenne Michael Shrieve. Il latin-jazz "Savor" apre all'acido tribalismo tropicale "Jingo" per proseguire con la sarabanda funky "Persuasion" e trionfare con il capolavoro esoterico "Soul Sacrifice", una delle migliori performance strumentali mai ascoltate dal vivo. Carlos, all'apice del suo trip da mescalina, è convinto che il manico della sua chitarra sia un serpente; Rolie suona con le mani sovrapposte, mentre Shrieve si lancia in un assolo da veterano della musica jazz. "Soul Sacrifice" scatena la standing ovation del pubblico di Woodstock e lancia l'album Santana nella Top 10 della classifica di Billboard.

"Fame, it's not your brain, it's just the flame"
Il nucleo eravamo noi, io e Gregg Rolie
Dopo la trionfale esibizione a Woodstock, i Santana trovano la quadratura del loro cerchio sonico. La formazione con Rolie, Brown, Shrieve, Carabello e Chepito Areas è praticamente una macchina perfetta che viaggia su più stili musicali alla ricerca di una fusione mai ascoltata prima. Eppure, Carlos non sembra soddisfatto:
Il primo album suonava in modo sano, quando lo abbiamo registrato, molto in fretta. Da persone che non conoscevano affatto la musica o come la musica doveva essere effettivamente registrata

SantanaLa tensione cresce. Nonostante abbia a disposizione musicisti di prim'ordine, Carlos vuole essere leader e prendere direzioni tutte sue. Le prime frizioni tra la direzione di Carlos, supportato dal solo Gregg Rolie, e il resto della band compaiono nel secondo disco della band, Abraxas. I primi due minuti dell'iniziale tessitura strumentale "Singing Winds, Crying Beasts" dicono praticamente tutto sulla nuova scenografia disegnata da Carlos e Rolie, veri e propri amanti nel duetto drammatico organo-chitarra, come a voler lasciare solo in secondo piano gli altri componenti del gruppo. Se in Santana vige l'anarchica regola della jam strumentale che fonde gli stili - soul, funk e latin come nei capolavori "Treat" e "Fried Neckbones" - in Abraxas è Carlos a comandare. Dopo "Evil Ways", la nuova hit è "Black Magic Woman/Gypsy Queen", calda versione del brano registrato nel 1968 da Peter Green e i suoi Fleetwood Mac. Da anni innamorato della musica di Green, Carlos traduce il ritmo rock and roll del brano originale in una nuova architettura poliritmica che fonde rock e latin-sound, condotta da una chitarra che sembra piangere e accompagnare il finale jazz strumentale dal repertorio del compositore ungherese Gábor Szabó. La sorpresa è "Oye Cómo Va", che omaggia il re del mambo Tito Puente ricordando tutti gli spettatori che muovevano il bacino a Woodstock.

Ero convinto che fosse una canzone tipo Louie Louie o Guantanamera. È una di quelle canzoni che, quando le suoni, la gente si alza e comincia a ballare. Tutto qua

In Abraxas non vengono del tutto accantonate le jam sperimentali del primo Santana: "Incident At Neshabur" è un altro capolavoro strumentale scritto da Carlos con l'amico pianista Alberto Gianquinto, un progressive-jazz portato per mano da Shrieve e capace di alzarsi e abbassarsi tra chitarra hard e melodie soul. In netto contrasto, la romantica melodia brasiliana "Samba Pa Ti" è l'imposizione del chitarrista che sfoggia la sua tecnica sopraffina nel passaggio tra lentezza e ritmo da carnevale.
Abraxas è un disco diverso da Santana, perché il ritmo funky-soul di Rolie in "Hope You're Feeling Better" si fonde con le venature hard-blues di Carlos per far capire agli altri membri dei Santana che il vero nucleo è formato solo da due persone. Peccato che i Santana siano un ensemble tra i migliori mai visti sui palchi statunitensi. Abraxasè uno dei dischi più venduti negli Stati Uniti, in classifica per sei settimane consecutive dopo la sua pubblicazione nell'ottobre 1970. Rispetto al primo album, è un successo internazionale e porta a un aumento smisurato nelle richieste per vedere dal vivo i Santana. Nel frattempo, Michael Carabello ha un nuovo coinquilino, un prodigio della chitarra elettrica di appena quindici anni che si chiama Neal Schon. Raccomandato da Rolie e Schrieve, Schon viene accettato nel gruppo da Carlos in persona, anche se entra nel momento più sbagliato possibile.

Entrammo in uno dei periodi peggiori della mia vita. Il successo era troppo. Stavamo provando a registrare 'Santana III', ma l'eccessiva indulgenza in tutto quello che rappresentava un musicista rock and roll di successo stava diventando un vero problema

C'è un altro problema: un aneurisma cerebrale colpisce Chepito Areas, che è costretto a fermarsi per almeno sei mesi. I Santana lo rimpiazzano con Thomas "Coke" Escovedo, contro la volontà di Carabello che crede che la band debba fermarsi per attendere il fondamentale percussionista del Nicaragua. Il gruppo è una polveriera, diviso dall'assunzione di droghe psichedeliche di Carlos - che le reputa fondamentali per espandere la sua visione musicale - e l'abuso di alcolici e cocaina degli altri membri, accusati di non essere sufficientemente disciplinati. È anche una questione di divisione artistica: brani come "Samba Pa Ti" e "Oye Come Va" non piacciono al resto del gruppo, che non li reputa all'altezza dei Santana. Carlos cerca di fare fuori Carabello minacciando di lasciare il gruppo, e il gruppo fa fuori Carlos per un paio di settimane in tour.
Mentre Carlos è sempre più imbevuto di droghe psichedeliche e anti-cultura hippie, i Santana si apprestano a registrare il loro terzo album, ancora chiamato Santana ma successivamente noto come Santana III. Escovedo, nuovo arrivato per rimpiazzare temporanemante Areas, entra subito in conflitto con il guitar hero del gruppo. Non è ancora chiaro infatti chi abbia spinto per l'inclusione degli strumenti a fiato condotti dai Tower Power nella sarabanda soul "Everybody's Everything", quella che dovrebbe essere la nuova hit del gruppo sul mercato discografico mondiale. Eppure, Santana III si apre con "Batuka", breve funk-jam strumentale firmata da tutti i componenti del gruppo tranne Carlos.
Il disco è in effetti testimonianza diretta di una pericolosa polveriera umana: "No One To Depend On" è firmata dal nuovo duo Carabello-Escovedo, ancora ispirata dal canzoniere di Willie Bobo. Introdotto dal numero di jazz psichedelico "Taboo", uno dei punti più alti dell'album è "Toussaint L'Overture", che si parallelizza rispetto al precedente "Incident At Nushbur" come movimento di free-improvisation totalmente anarchico. "Jungle Strut", presa dalla discografia del sassofonista jazz Gene Ammons, schiaccia pesante sul wah-wah del nuovo arrivato Neal Schon. "Para Los Rumberos" è la nuova rumba presa in prestito dal maestro Tito Puente, il ritmo latino che chiude un altro (ultimo) disco magnifico dei Santana.
Subito al primo posto nella classifica di Billboard, Santana III è il canto del cigno del primo, fantastico embrione chiamato Santana. La band che ha incantato Woodstock è prossima all'implosione, devastata dalla mancanza totale di comunicazione e dall'abuso generale di droghe. Anche se Gregg Rolie prova a organizzare un incontro riabilitativo a casa sua, le cose non funzionano più: Carlos rivendica il suo diritto di sperimentare con le droghe psichedeliche, mentre il bassista David Brown spende circa 250 dollari al giorno in cocaina.

La situazione, già pericolante di suo, precipita quando vengono organizzate le registrazioni per l'album dal vivo Carlos Santana & Buddy Miles! Live!. Fin dal titolo si evince che il protagonista del disco è il solo chitarrista messicano, anche se durante il concerto alle Hawaii l'attenzione è tutta per Miles, molto più conosciuto dal grande pubblico per le sue esperienze negli Electric Flag e soprattutto nella Band of Gypsys di Jimi Hendrix. Ma Carlos non sceglie a caso di condividere il palco con il batterista di Omaha: è il suo primo passo verso una direzione musicale che dai territori del blues-funk vira verso quelli decisamente meno commerciali del jazz e del jam rock. I quasi 25 minuti di "Free Form Funkafide Filth" rappresentano quello che alcuni vedranno come un "suicidio commerciale", altri come "un dialogo diretto con l'universalità dell'uomo".
Ad aggiungere tensione, al Sunshine '72 Festival Carlos porta solo i percussionisti Escovedo e Carabello insieme al giovane chitarrista Neal Schon. Dall'hard-funk di "Marbles" ai ritmi jazzy-soul di "Them Changes", il disco registrato ai piedi del vulcano hawaiiano verrà (stranamente) criticato dallo stesso Santana, ma è fondamentale per segnare il passaggio dai primi tre lavori della sua band a quello che verrà subito dopo. Dopo la morte di uno dei più grandi ensemble del rock alla fine degli anni 60.

Amore Devozione Arrendersi: verso lo spirito del jazz

Questo è un suicidio professionale
(Clive Davis, boss della Columbia Records)

Il disco parla direttamente con l'universalità dell'uomo, sia nel suono della musica che nella sua voce
(Rolling Stone)

Carlos Santana non è certo un novellino della musica jazz. Già suo padre gli ha insegnato l'amore per Django Reinhardt o lo swing della big band di Duke Ellington. Quando mette piede sul palco del Fillmore Auditorium nel 1966, tanti gruppi sperimentali lo attraggono, ad esempio la Paul Butterfield Blues Band tanto amata dal boss Bill Graham.

Quando arrivai negli Stati Uniti, la maggior parte del mio linguaggio chitarristico derivava da musicisti come B.B. King, Freddie King o Albert King... Gabor Szabo diventò presto la mia libera uscita proprio da B.B. King, offrendomi un mondo di nuove possibilità alla chitarra. Guadagnai il diritto ad avere il mio stile
santanamilesdavisCarlos è inoltre innamorato delle nuove sperimentazioni di Miles Davis, come suggerito dal suo stesso batterista Mike Shrieve che lo studia da anni. Ultimamente più vicino al funk di band come Sly and the Family Stone o Funkadelic, Davis è il faro che illumina Santana quando entra in studio nell'estate del 1972 per i lavori che porteranno all'album Caravanserai. Il disco vede la partecipazione di una nuova forma dei Santana, con Douglas Rauch che sostituisce David Brown al basso; Tom Coster al posto di un sempre più lontano Gregg Rolie e il nuovo percussionista Armando Peraza. Nonostante i grandi cambiamenti, la band non perde il suo spirito iniziale - la jam "Song Of The Wind" è scritta ancora con Rolie e vede un intenso dialogo tra le chitarre di Carlos e Neal Schon - ma allo stesso tempo si evolve con il suo lider maximo: la composizione afro-brasiliana "Stone Flower" (Jobim) viene completamente stravolta dagli arrangiamenti esotici con la sontuosa prova di batteria del genio Michael Shrieve. Quello di Caravanserai è un autentico jazz cosmopolita, capace di fondere più culture in un'aurea di mistico spiritualismo latino. Strumentale nell'anima, Caravanseraiè un totale azzardo per i Santana, che vengono dai fasti di Woodstock e da tre album di successo. Clive Davis, presidente della Columbia, parla di un "suicidio professionale". Carlos è testardo e non ne vuole sapere, deve passare dal latin-rock al jazz latino.
Due album sono stati per me un momento di svolta: "Caravanserai" e "Welcome". A quei tempi, ero convinto che tutta la mia esistenza girasse intorno a John Coltrane. Mi ricordo che andai alla casa discografica e dissi loro: so quello che volete, ma non posso darvelo perché non lo sento più. Sapevo che avrei pagato il prezzo per le mancate vendite, ma non mi importava
Caravanserai è un vero suicidio commerciale, ma l'intro di "Eternal Caravan Of Reincarnation" è un manifesto d'intenti. Il fatto che Carlos lasci a Neal Schon il compito di dirigere la chitarra fa capire come il progetto musicale importi molto di più del singolo o del successo. Anche se la chitarra messicana torna nel rock-jazz "Waves Within", Carlos sembra fuso con il tutto, finalmente appagato dopo album mal digeriti e contraddizioni violente con musicisti non del tutto rispettati. Qui c'è invece l'inserimento di un bassista acustico, Tom Rutley, che fa coppia con il nuovo Rauch nell'ipnotico capolavoro poliritmico "All The Love Of The Universe". Spesso e volentieri usati dai veterani del jazz, gli accostamenti strumentali acustico-elettrico vengono riproposti al piano ne "La Fuente Del Ritmo", che riassume in poco più di quattro minuti il mix di furia ritmica e sofisticatezza armonica che fa di Caravanserai uno dei dischi più importanti di tutti gli anni 70.

Dopo la pubblicazione dell'album, Carlos prova un senso di appagamento, nonostante le vendite siano incredibilmente soddisfacenti, anche se non come vorrebbe la Columbia. Ormai piegato al volere del chitarrista, Clive Davis suggerisce a Santana di lavorare con John McLaughlin, che già ha suonato con il mostro sacro Miles Davis. Di origini inglesi, McLaughlin è un chitarrista jazz di enorme talento, apprezzato dallo stesso Davis al punto da intitolargli un brano del suo album "Bitches Brew". John ha però deciso di lasciare Miles per fondare una band di fusion-jazz tutta sua, la Mahavishnu Orchestra. Fondato nel 1971 da McLaughlin e il batterista Billy Cobham, il gruppo era l'incarnazione dell'autentica fissazione di John con il guru indiano Sri Chinmoy che lo aveva incoraggiato a scegliere il nome "Mahavishnu" che significa "Divina compassione, potere e giustizia" o semplicemente "Grande Vishnu".

L'album Birds Of Fire (1973) ha un grande impatto sulla nuova direzione artistica di Carlos, che inconsciamente ha già scelto il sostituto di Neal Schon per provare a sperimentare ancora più pesantemente. Tra l'altro, McLaughlin ha già suonato anche con Buddy Miles, amico di Carlos e già compagno in tour.
Ma l'incontro con John non è solo artistico: alla fine del 1972, McLaughlin parla a Carlos del suo guru Sri Chinmoy, che lo porterà ad abbandonare droghe e alcol per abbracciare completamente lo spirito musicale come forma di ringraziamento verso lo spirito divino. L'unione tra Santana e McLaughlin viene firmata dal reciproco amore verso John Coltrane, che con la sua musica ha fuso magnificamente Oriente e Occidente. Vestiti come due angeli, Carlos e John lanciano sulla terra la loro versione di "A Love Supreme", un dialogo spirituale tra chitarre elettriche che si dividono equamente i due canali audio, destro e sinistro.

Love Devotion Surrender è il disco che trascende completamente il rock, si avvicina al jazz ma parla direttamente con la divinità della musica. Santana e McLaughlin abbracciano quella che potrebbe essere definita "jam dell'estasi", ovvero un dualismo strumentale che omaggia Coltrane - ancora nel romanticismo notturno "Naima" dopo "A Love Supreme" - per toccare lo spirito divino raccontato dal guru Chinmoy. Con i soli Doug Rauch, Mike Shrieve e Armanzo Peraza portati dai Santana, Carlos è ormai arrivato all'apice della sperimentazione strumentale, e in compagnia di John può sbizzarrirsi, come in "The Life Divine" e nella chilometrica "Let Us Go Into The House Of The Lord" dove ritrova in parte il sound lacrimante della sua prima chitarra influenzata dal blues e dai ritmi latini. Il suo vero nome è ormai Devadip - in sintesi, la "luce di Dio" - e la sua spiritualità musicale confeziona un altro disco di grande nota, anche se meno universale di Caravanserai.

Anno 1973. Dopo la full immersion nello spiritualismo jazz, la vita di Carlos Santana prende una piega inattesa. Sposa Deborah King, figlia del rispettato chitarrista R&B Saunders King. Lei ha appena lasciato Sly Stone, così come Carlos ha appena lasciato quasi tutti i membri della sua band. Anche King segue la dottrina di Sri Chinmoy, fervente appassionata di yoga e di filosofia indiana. Il nuovo anno inizia con un lungo tour internazionale, interrotto in primavera per le registrazioni del successivo album, Welcome. Per l'occasione, Santana recluta il cantante jazz Leon Thomas e il tastierista Richard Kermode, lasciando il posto libero solo a Rauch, Shrieve, Areas e Peraza.
Welcome è un altro disco particolarmente ambizioso, che si apre con una versione del brano popolare afro-americano "Going Home", mescolato con la sinfonia del nuovo mondo di Dvorak. Santana accelera sulla direzione del fusion-jazz, tornando insieme a McLaughlin in "Flame-Sky" e omaggiando nuovamente Coltrane nella title track. Per alcuni osservatori è una sterzata ancora più evidente verso il jazz sperimentale, più di Caravanserai che resta il disco capace di coniugare magnificamente il vecchio e il nuovo Santana. Welcome è invece un'opera che presenta dei difetti - "When I Look Into Your Eyes" eccede tra cori gospel e ritmi funky da balera - ma colpisce forte con "Love Devotion & Surrender" che fonde più ritmi (jazz, psichedelia, soul, funk) con le voci calde di Wendy Haas e Leon Thomas.
In "Samba de Sausalito" Carlos torna sull'amata musica afro-brasiliana, confezionando un groove perfetto con la collaborazione di "Chepito" Areas. Stesso discorso per il tribalismo sussurrato di "Mother Africa", che racchiude il vero intento della nuova formazione dei Santana: suonare musica del mondo per cogliere lo spirito del centro della terra.

Subito dopo la registrazione di Welcome, i Santana tornano in tour, atterrando in Giappone nel luglio 1973 per la data alla Osaka Koseinenkin Hall. La formazione è la stessa dell'album appena registrato, e i fan sono in visibilio perché sarà la prima esibizione registrata per un disco live. Lotus esce nel maggio 1974 in una edizione limitata per il solo mercato nipponico, un triplo Lp di due ore dove a parlare è solo la musica, lunghe jam improvvisate che fondono la prima incarnazione della band con il nuovo percorso sperimentale. Da una versione magnifica di "Black Magic Woman/ Gyspy Queen" ai quasi diciassette minuti di "Incident At Neshabur", Lotus è un disco lunghissimo, che esalta il talento di Carlos e della sua band.
Il nuovo tastierista Richard Kermode duetta con Tom Coster portando al sound un approccio quasi fantascientifico, da psichedelia dello spazio (le nuove "A-1 Funk" e "Batukada"). L'album rappresenta anche l'occasione per ascoltare un assolo di oltre nove minuti di Micheal Shrieve ("Kyoto") e un'altra lunghissima versione di "Samba Pa Ti". La data giapponese dei Santana è un vero trionfo sonico, dal funk acido di "Free Angela" (Todd Cochran) a "Mantra", introdotta da campane funebri e accompagnata dal free-jazz verso il paradiso dei grandi della musica popolare.

Dopo l'uscita del primo greatest hits della sua carriera, Carlos decide di collaborare con la vedova di John Coltrane, Alice. Suonatrice di arpa e tastiera e votata all'avanguardia, Alice Coltrane offre a Santana un'altra occasione per proseguire sul suo percorso anti-commerciale. Illuminations rappresenta però un eccesso, un disco buono per la meditazione yoga e per gli amanti della new age. Dall'angelo dell'aria all'angelo dell'acqua, la deriva spirituale è forse troppa, tra arrangiamenti orchestrali zeppi di arpa e caldi ritmi da "chiudi gli occhi e rilassati". I fan di Carlos sono completamente spiazzati, perché manca completamente ogni ritmo latino, ad eccezione di "Angel Of Sunlight", dove suonano le congas di Peraza pur fuse con la batteria indiana (tabla) in una sorta di trip a metà tra Ravi Shankar e una jam di latin-jazz.

A differenza degli altri dischi, Illuminations è un vero fiasco commerciale, e porta il marketing della Columbia vicino all'esasperazione. Lo stesso Carlos inizia a capire che la sua fanbase sta pericolosamente diminuendo, e per questo decide di rilanciarsi subito con Borboletta, pubblicato appena un mese dopo. Il disco chiude la trilogia fusion-jazz dei Santana dopo Caravanserai e Welcome, con una decisa virata verso sonorità più afro-brasiliane e funk grazie all'introduzione del percussionista Airto Moreira e al sassofonista della Bay Area Jules Broussard.
Dal funky-jazz "Life Is Anew" si capisce immediatamente che il tentativo di Carlos consiste nel rientrare in territori più radio-friendly, dopo il picco di estremismo improvvisato di Illuminations. Con il contributo del cantante cristiano Leon Patillo e il ritorno del bassista David Brown, Borboletta torna a caldi ritmi afro pur mantenendo l'infrastruttura sonica da jazz sperimentale, come in "Give And Take". Brani come "One With The Sun" e "Practice What You Preach" cercano meno il formato jam per ammorbidire e riscaldare i toni verso un mix tra jazz, funky e ritmi brasiliani più commerciali e vicini a quello che gli aficionados dei Santana hanno perso dopo Caravanserai. Eppure, Carlos non rinuncia ai suoi nuovi desideri e confeziona la splendida cavalcata "Promise Of A Fisherman", per non dimenticare un fervido periodo creativo che non ci sarà più.

Alla fine del 1974 Carlos Santana è un musicista diviso. Da una parte accusa velatamente la sua etichetta discografica di non aver mai voluto davvero assecondare le sue sperimentazioni jazz; dall'altra è preoccupato per l'inevitabile emorragia di fan, ecco perché Borboletta ha tentato di recuperare un sound più commerciale. Se qualcuno dei suoi stessi musicisti lo critica per "voler troppo entrare dentro Coltrane", il vecchio amico Bill Graham gli dice chiaramente che non è affatto soddisfatto della direzione intrapresa, soprattutto dopo i primi grandi successi di latin-rock. Il jazz, dopo tutto, non ha mai attirato le masse e lo stesso tentativo di Carlos di educare i suoi primi fan non è mai andato a buon fine. E se Carlos Santana ha sempre cercato le masse adoranti, ecco che il periodo sperimentale del capolavoro Caravanserai è sfumato per sempre.

Il ritorno dello sciamano del latin-rock
Tu avevi quella qualità da star della strada, con quel fascino etnico zeppo di sudore. Quella qualità piaceva alla gente. Se tu hai creato questo, allora continui a farlo. E puoi continuare a farlo in una maniera magari più controllata, più affinata. Ma in verità non mi piace la raffinatezza, perché tu puoi dire la tua a petto nudo
Così parla a Carlos Bill Graham, che è il principale artefice nel 1975 del ritorno al latin sound della nuova formazione dei Santana. È parte del discorso che il manager e promoter offre al chitarrista messicano prima delle registrazioni di Amigos, pubblicato dalla Columbia l'anno successivo.
Io continuo a non guardare le classifiche di Billboard. Ma tengo alle persone. Andare in tour con gli Earth, Wind & Fire mi ha fatto capire che tante persone stanno ancora aspettando la Santana band, solo ed esclusivamente per ricevere quello che offrivamo loro un tempo
SantanaChe il motivo reale sia la pressione di Graham o il rispetto di Carlos verso i fan, le registrazioni di Amigos non vanno benissimo, perché lo stesso promoter di origini europee vuole che a produrlo sia David Rubinson, già con Jefferson Airplane, Moby Grape e Herbie Hancock. Il problema è che Carlos e David hanno già provato a collaborare senza grande empatia, volendo essere eufemistici. Ma Graham e la Columbia - che decide di rinnovare il contratto ai Santana per altri cinque anni - sono entusiasti della scelta, pronti a tornare sulla cresta dell'onda commerciale. Amigos è anche l'album che vede il ritorno del primo bassista David Brown, anche se Carlos perde il geniale Mike Shrieve sostituendolo con un batterista più latin-oriented, Ndugu Leon Chancler.
Il cambio di direzione è fin troppo evidente già nel brano d'apertura, un misto di salsa condito da riff ballabili intitolato "Dance Sister Dance (Baila Mi Hermana)". In "Take Me With You" torna la chitarra latina sulla scia di Santana III, anche se il brano viene chiuso nello stile più jazzy degli ultimi lavori. Ma è solo una parvenza, perché le successive "Let Me" e "Tell Me Are You Tired" scatenano il funk alla maniera dei primi Sly & The Family Stone o Stevie Wonder. Mentre "Gitano" lascia spazio alla chitarra flamenco e alle percussioni cubane di Peraza, "Europa (Earth's Cry Heaven's Smile)" diventa la nuova "Samba Pa Ti" con la parte seducente di chitarra e le atmosfere romantiche da realismo magico latino-americano.

Con 500mila copie vendute negli Stati Uniti, Amigos è il moderato successo per il ritorno dei Santana, seguito a ruota nel 1977 da Festival, a cui manca tremendamente la ritmica di Peraza e David Brown, sostituiti rispettivamente da Raul Rekow e dal nuovo bassista Pablo Tellez. In pieno movimento punk, Festival è lo specchio di Amigos, perfettamente simile nell'impostazione dei brani, dal samba "Carnaval" allo stile chitarristico di Carlos che tenta ancora una volta il recupero latino dei primi dischi, come in "Let The Children Play".
Gli arrangiamenti sono praticamente identici al disco precedente, dall'afro-funk "Jugando" alle atmosfere soul ("Give Me Love"). Anche in Festival c'è il momento acustico-percussivo ("Verao Vermelho") così come quello dedicato alla chitarra lacrimante, "The River". Praticamente un disco fototessera, nobilitato dalla struggente ballad jazz-blues "Revelations", probabilmente unico picco dell'intero lavoro.

Nonostante gli sforzi del marketing Columbia, Amigos e Festival vengono surclassati in termini di popolarità e vendite dal secondo live Moonflower, che in realtà negli Stati Uniti è il primo in assoluto perché il magnifico Lotus verrà pubblicato solo nel 1991. Diviso su quattro lati, Moonflower è in realtà un mix di inediti da studio - su tutti, il funk futuristico "Zulu" - e brani live registrati durante il tour europeo del 1976. La chicca, sempre in studio, è la cover latinizzata del beat degli Zombies "She's Not There", mentre non possono essere ignorate le chilometriche versioni di "Soul Sacrifice", "Savor" e "Toussaint L'Overture" per un totale di quasi trenta minuti di calde improvvisazioni strumentali.

Il percorso graduale di abbandono della sperimentazione jazz viene portato definitivamente a termine con il sorprendente Inner Secrets, pubblicato nell'autunno del 1978 e composto quasi esclusivamente da cover di altri artisti. Sin dalle note iniziali di "Dealer/Spanish Rose" (dal repertorio dei Traffic), i Santana si lasciano alle spalle anche i ritmi latini, sostituendoli con un genere definibile album-oriented, ovvero una sorta di format da stazione Fm associato al classic-rock. "One Chain (Don't Make No Prison)", cover del gruppo vocale Motown Four Tops, sfrutta la linea di basso del nuovo David Margen per snodarsi su un groove disco-funk.
Inner Secrets annacqua completamente la musica dei Santana, ripescando vecchie hit come "Stormy" (Classic IV) con l'amo del soft-soul; mentre la versione di "Well All Right" non è all'altezza di quella pubblicata dai Blind Faith nel 1969. La sintesi della nuova direzione è affidata al riff hard-metal di "Open Invitation", che praticamente sembra sconfessare in nemmeno cinque minuti tutto il lavoro fatto fino al 1977.

Ancora più sorprendente è il successivo Oneness: Silver Dreams - Golden Reality che viene pubblicato a nome del solo Carlos o Devadip, il nome sanscrito datogli dal guru Sri Chinmoy. Il chitarrista messicano torna all'amore per la musica spirituale, già coltivato nel mediocre Illuminations, per allontanarsi dal mainstream rock-pop e celebrare i rituali dello spiritualismo orientale. In compagnia di alcuni membri della band - dal tastierista Tom Coster a Peraza - Carlos torna alla foga per i numeri esclusivamente strumentali, affidando alla moglie Deborah (o Urmila, in sanscrito) il compito di declamare i versi poetici del guru. Oneness è per questo una sorta di continuum strumentale che non può essere diviso per brani singoli, un flusso di preghiera certamente meno astruso di Illuminations, più vicino a certi generi "inquadrabili" come funk e free-jazz.
Brani come ad esempio "Life Is Just A Passing Parade" sono sulla falsariga degli ultimi album coi Santana, sul cantato soul del cantante Greg Walker. Il disco è però eccessivamente infarcito di archi, armonie celestiali e chitarra quasi in lontananza, come ad esempio nella ballad "Guru's Song" o nella lunghissima title track che pure resta affascinante con uno stile simile a quello di Mark Knopfler.

Probabilmente scoraggiato dall'inevitabile insuccesso commerciale del disco, Carlos ci riprova poco dopo - è il 1980 - con una formazione d'eccezione: Wayne Shorter al sax soprano e tenore, Herbie Hancock al piano e Tony Williams alla batteria. Sono gli ex-membri del fantastico Miles Davis Quintet che ha guadagnato fama e rispetto in ambito jazz alla fine dei Sixties. "Sono i migliori musicisti del pianeta", commenta con entusiasmo Santana alla stampa. Il nuovo progetto si intitola The Swing Of Delight e di fatto segna il tentativo del chitarrista di guadagnarsi il definitivo status di "vero musicista" tra pubblico e addetti ai lavori. Il problema è che Santana è ancora in fissa con il guru indiano, e finisce con lo sprecare malamente cotanta abbondanza di talento inseguendo i soliti mantra indiani, i riff raga e le invocazioni hindu.
Brani strumentali come "Swapan Tari", "Phuler Matan" e "Jharna Kala" - tutti a firma Chinmoy - parlano già con i rispettivi titoli, lunghe jam evocative che mettono il fusion-jazz al servizio della preghiera. Decisamente più accattivanti i dialoghi tra i musicisti protagonisti dei brani non legati al guru, come la melodia purissima di "Love Theme From Spartacus" e il numero affidato a Shorter, "Sher Khan, The Tiger". L'album, in definitiva, è come un colpo mancato, un potenziale capolavoro appiattito sulla forzata devozione al guru hindu.

Alla fine del 1979, tra il flop Inner Secrets e l'ultimo lavoro spiritualista, esce il nuovo disco dei Santana Marathon, che prosegue sulle tracce confuse di Festival. Con il solo Peraza sopravvisuto in formazione, la band vede l'ingresso del vocalist Alex Ligertwood e del tastierista Alan Pasqua. L'album è assolutamente trascurabile, perso tra ritmi dance ("Stand Up"), solita salsa ("Summer Lady") e tentazioni da ballata heavy ("You Know That I Love You"). Diviso tra jazzisti e ritorni commerciali, Carlos non ci mette nemmeno la testa e confeziona il suo disco peggiore in dieci anni di carriera.

Zebop!: gli anni 80

Dopo la pubblicazione di The Swing Of Delightnel 1980, la devozione di Carlos "Devadip" Santana verso il guru indiano Sri Chinmoy inizia a scemare. Due anni dopo, il chitarrista e la moglie Deborah dichiarano pubblicamente di non seguire più Chinmoy a causa di alcune dichiarazioni contro la tennista Billie Jean King che ha ammesso la sua omosessualità pubblicamente.
A tutti i miei amici disse di non chiamarmi o frequentarmi più, perché io ero annegato nel mare oscuro dell'ignoranza avendolo lasciato
SantanaCome a volersi lasciare improvvisamente alle spalle ogni contatto spirituale, Carlos guida i Santana verso la vetta delle classifiche Billboard, abbracciando del tutto un sound mainstream pop-rock privo di qualsiasi velleità artistica. Il primo album di questa "rivolta pop" è Zebop!, uscito nel 1981 con il nuovo batterista Graham Lear e il cantante Alex Ligertwood. Fin dalle prime schitarrate di "Changes", cover di Cat Stevens, l'intento di Zebop! è di riportare i Santana sulla cresta dell'onda commerciale ancora più di Amigos e Festival. Dalla funkeggiante "E Papa Ré" al ritmo salsero di "Primera Invasion", l'album riuscirà anche a vendere negli States - un milione di copie, dati RIAA - ma verrà ricordato più come un tentativo a vuoto, una sfilza di brani poco coesi e buoni solo per la radio Fm. La canzone che ha più successo è "Winning", che pare uscita dal canzoniere dei Journey con un sapore sciapo da anthem-rock. Se alla fine, i migliori brani sono cover - l'altra è "The Sensitive Kind" di J.J. Cale - è una spia allarmante per la capacità compositiva dopo oltre dieci anni di innovazione.

La perdita dell'entità latina è ancora evidente nel successivo Shangó, dove solo tre delle undici canzoni presenti possono dirsi simili alla vecchia Santana band. "Nowhere To Run" è infatti un altro numero da classic-rock in stile Journey, così come "Hold On" scimmiotta il soul romantico senza far perdere la testa. Eppure in Shangó ci sono degli spunti interessanti: ad esempio, la strumentale "Nueva York" vede il ritorno del riconoscibilissimo organo suonato dal vecchio partner Gregg Rolie. Intrigano anche le esotiche fusioni tra ritmi caraibici e africani di "The Nile" e "Oxun (Oshūn)", anche se è poco per parlare bene del disco, che non lascia intravedere grandi spunti di creatività per il futuro dei Santana negli anni 80.

Nel 1983 Carlos torna a lavorare da solista nel disco Havana Moon, che vede la partecipazione di un numero impressionante di musicisti, da Willie Nelson (voce) a Booker T. Jones (tastiere) e Jimmy Vaughan (chitarra). Santana torna a uno dei suoi vecchi amori, lo stile texas-blues degli idoli T-Bone Walker e Freddie King. Ovviamente, se Carlos torna in Texas, Havana Moon diventa un disco dal sound tex-mex, una sorta di antologia delle sue influenze musicali della prima era.
Aperto da "Watch Your Step", successo di Bobby Parker trasformato dal riff ipnotico che ricorda non troppo vagamente "Paperback Writer" dei Beatles, Havana Moon è un disco (almeno) sincero e gradevole, una sorta di soffitta dei ricordi sonici di Carlos. "Who Do You Love?" (Bo Diddley) riscopre l'amore per il beat blues, mentre la title track reinterpreta il totem rock and roll Chuck Berry come al tramonto di una sera cubana. L'album si conclude con il romanticismo da confine "They All Went To Mexico" e la splendida ode mariachi "Vereda Tropical", con la voce del padre José che chiude il cerchio in un disco nostalgico, sincero e per questo migliore di altri realizzati per inseguire le classifiche.
Il coraggio mostrato da Carlos nella narrazione musicale dei suoi ricordi familiari - in Havana Moon partecipa anche il padre José, nonostante abbandoni e tradimenti - è purtroppo solo un caso isolato nella discografia degli anni 80.

Nel 1985, a tre anni di distanza da Shangó, esce il nuovo album con la band, Beyond Appearances. Nato da una gestazione di oltre sette mesi in studio, il disco è un flop clamoroso, sia in termini di vendite che di critica. Carlos rivoluziona ancora una volta i Santana, introducendo il batterista Chester Thompson e il polistrumentista David Sancious, già tra i primi membri della E-Street Band di Bruce Springsteen. Il disco è un tentativo di entrare nel mondo della new wave, ma finisce con l'affogare in un marasma di sintetizzatori e drum machine. Dal pop artificiale di "Breaking Out" ai sotto-ritmi simil-Police di "Written In The Sand", è praticamente impossibile andare "oltre le apparenze", perché l'album è confuso e si perde completamente tra arrangiamenti scialbi ("Brotherhood") e atmosfere sintetizzate come nei peggiori Eighties ("Spirit").

Due anni dopo, è il 1987, il confine tra la produzione dei Santana e quella da solista di Carlos è sempre più confuso. Nello stesso anno viene infatti prima pubblicato Freedom, con il gradito ritorno di Gregg Rolie alle tastiere e la voce di Buddy Miles, che domina la scena sin dall'iniziale funky-rock "Veracruz". Il nuovo lavoro dei Santana non è certo scevro dai ritmi sintetizzati di Beyond Appereances - il soul plastificato "She Can't Let Go" o l'ennesimo funky caraibico "Once It's Gotcha" - ma la chitarra di Carlos torna a confezionare dei numeri interessanti più latin-jazz come negli strumentali "Love Is You" e "Mandela", oltre che nell'elegante ballad firmata con Jim Capaldi, "Before We Go". Freedom non riesce comunque a scaldare pubblico e critica, diventando un altro flop di vendite ma aprendo a un tour mondiale che rivitalizza la fama della band in Europa e Asia.

Da Freedom al nuovo disco solista, Blues For Salvador, passano solo pochi mesi. Eppure il piatto pop-rock sintetizzato dei Santana viene rimpiazzato da uno dei lavori più sofisticati del chitarrista messicano. Vincitore di un Grammy Award per la migliore performance di rock strumentale, Blues For Salvador vede la partecipazione di diversi membri della band, ma è firmato dal solo Carlos, che ritorna all'amore verso Coltrane e Mingus producendo alcune delle sue migliori parti per chitarra solista. Si parte con il nostalgico movimento latino "Bailando/Aquatic Park", seguito dall'applicazione degli insegnamenti del maestro Wes Montgomery nella "Bella" dedicata alla figlia Stella.
L'album suona subito come una improvvisa riapparizione del vero Santana, quello anti-commerciale da Caravanserai in poi. Con la batteria di Tony Williams e le percussioni di Armando Peraza, "Trane" fila veloce sui binari dell'hard-rock, mentre la lunga jam rock "Now That You Know" è la cavalcata chitarristica dal vivo che celebra il suo autore tra ritmi raga e blues elettrico. L'album è dunque un gradito ritorno alle prime influenze musicali di Carlos, prima della svolta latina e dei ritmi jazz. Puro blues, elettrico, romantico e decisamente ispirato.

Nonostante l'apprezzamento della critica e il premio Grammy, Blues For Salvador non riesce a risollevare le sorti commerciali del chitarrista. Il rapporto con la Columbia Records inizia perciò a scricchiolare, quando la casa discografica decide di non pubblicare un nuovo live al celebre Montreux Jazz Festival con il sassofonista Wayne Shorter, che pure con il suo gruppo, Weather Report, ha venduto egregiamente sempre per la Columbia.
La situazione precipita dopo la pubblicazione del triplo Viva Santana!, mastodontica retrospettiva sotto forma di compilation del lavoro dei Santana dalla fine degli anni 60. Se la Columbia si aspetta il solito best of per vendere copie, Carlos agisce di testa sua e compila oltre due ore e mezzo di musica con materiale inedito, chicche live e brani strumentali inizialmente scartati dalle sessioni di registrazione. Viene così alla luce un lavoro di recupero preziosissimo, che aggiunge ancora più valore (soprattutto) ai primi Santana. Evitando di menzionare i classici presenti, in Viva Santana! si parte con l'elegante versione live a Montreux di "Jungle Strut", seguita dal capolavoro latin-progressive "Ballin'" (studio track recuperata dal lontanissimo 1967, ancor prima dell'esordio Santana). Il boogie supersonico e distorto "Super Boogie/Hong Kong Blues" fa a cazzotti con il misticismo della "Song Of The Wind" registrata live a Parigi nel 1977. A chiudere, i ritmi africani di "Bambele" e la trionfale "Persuasion" dal Festival di Woodstock.

Cambiamenti e retrospettive

SantanaAll'alba del nuovo decennio, Carlos Santana rompe il suo rapporto professionale con la Columbia Records, dopo anni di dissapori e divisioni artistiche. Il chitarrista messicano ha sempre vissuto con animo frustrato i suoi contratti con l'etichetta fondata a Washington, spesso accusata di non aver mai capito e promosso a dovere la sua musica. Nel 1990 ha ancora un ultimo album da "onorare", Spirits Dancing In The Flesh, dove si rivede il bassista Benny Rietveld nella nuova formazione con Chester Thompson alle tastiere e il fido Armando Peraza alle percussioni. Aperto dall'inusuale coro gospel in "Let There Be Light", l'album è più vicino alla sofisticatezza di Blues For Salvador che agli ultimi numeri commerciali dei Santana.
Non completamente originale, Spirits Dancing In The Flesh include cover da Curtis Mayfield (la funky-soul "Gypsy Woman") a John Coltrane, ancora una volta omaggiato nella strana e affascinante suite hard-blues "Peace On Earth... Mother Earth... Third Stone From The Sun". Il disco torna al passato con la nuova versione di "Jin-go-lo-ba" (Babatunde Olatunji), ma non è esente dai nuovi difetti tra il sintetico e il commerciale, come in "It's a Jungle Out There" o nel romanticismo da sala da cocktail "Full Moon". Più onesti il robusto blues "Choose" e la danza tribal-jazz "Soweto (Africa Libre)". Tutto il disco prova a smarcarsi da logiche da classifica - è di fatto l'ultimo dei Santana per la Columbia - ma non riesce a piazzare il colpo assassino, a volte annaspando come con l'R&B scialbo "Who's That Lady".

Spirits Dancing In The Flesh è l'ennesimo flop commerciale della band, l'ultimo disastro per la Columbia che lascia andare i Santana tra le braccia della Polydor Records. Il primo lavoro per la nuova etichetta si intitola Milagro, pubblicato nel maggio 1992 e dedicato alla memoria dei recentemente scomparsi Bill Graham e Miles Davis. Come accaduto nell'album precedente, i Santana si lanciano in un moderno eclettismo dal funky-rock latino, "Introduction - Bill Graham (Milagro)", alla ballad gospel "Somewhere In Heaven" aperta dal discorso di Martin Luther King.
Con la conferma di Rietveld e Chester D. Thompson in formazione, Carlos sceglie il repertorio di Marvin Gaye ("Saja/Right On") e lavora di fino con gli arrangiamenti per chitarra, come nella sinuoso gospel-rock "Your Touch". Nonostante il nuovo contratto discografico, la band non scende ancora a compromessi commerciali, lanciandosi nell'ipnotico raga-jazz per basso "Red Prophet" o nei ritmi cubani di "Agua que va caer". L'album, quantomeno, è uno dei più solidi dalla fine degli anni 70, pur con qualche uscita a vuoto come l'inutile reggae "Free All The People (South Africa)" o l'insopportabile soul melodico "Make Somebody Happy".

Dopo l'uscita di Milagro, i Santana si imbarcano in un nuovo tour mondiale che nel maggio 1993 arriva a Mexico City per due date trionfali. Carlos ha ammesso il fratello Jorge come secondo chitarrista, accettando la registrazione delle esibizioni per il nuovo disco dal vivo Sacred Fire: Live In South America che in quasi ottanta minuti racchiude vecchi capolavori - su tutti, la versione di "Soul Sacrifice" con inserti di "A Love Supreme" - e i nuovi brani di Milagro. Gli arrangiamenti scelti da Santana sono però quasi esclusivamente votati al sound latino da ballare, smorzando (non poco) l'antica vena latin-jazz. Il disco, che diventa anche un film documentario popolare negli States, è più importante per l'inserimento del fratello Jorge, che apre al successivo progetto solista di Carlos, intitolato Santana Brothers.

Santana Brothers è il disco che unisce la trinità chitarristica di famiglia con il coinvolgimento di Jorge e del nipote Carlos Hernandez, pubblicato nel 1994 quasi come un progetto alternativo con la piccola etichetta Guts and Grace. La Polydor, infatti, rifiuta di pubblicare un disco prevalentemente strumentale, ma soprattutto inedito per il sound finora portato avanti sotto il nome Santana. L'iniziale "Transmutation/ Industrial" è da shock epilettico per i fan della band, un mix di atmosfere ambient e sonorità heavy-metal mai sentito prima nella discografia di Carlos. La velocità degli strumenti si impenna improvvisamente ("Thoughts"), passando dal romanticismo di "Luz Amor y Vida" al flamenco acustico di "Contigo (With You)", fino all'ennesima riscrittura di "Samba Pa Ti" in "Blues Latino".
L'album, in sostanza, è più un esercizio stilistico dei tre parenti che un lavoro ragionato, un insieme di jam come "La Danza", che non aggiungono alcunché alla comprensione generale del lavoro di Carlos Santana nella storia della musica.

Nel 1995 è tempo di tornare indietro nel tempo: la Sony Records pubblica il triplo disco Dance Of The Rainbow Serpent, che include un booklet di addirittura sessanta pagine con i commenti alle canzoni dello stesso Carlos. La compilation è decisamente interessante, perché include la chicca strumentale live "In A Silent Way", registrata al Fillmore West di San Francisco nel luglio 1971. Altra gemma è la tribale "Se Eni a Fe L'Amo-Kere Kere" con il vate africano Babatunde Olatunji, seguita dal voodoo-blues "The Healer" (con John Lee Hooker) e dal magistrale duetto distorto con il talentuoso Vernon Reid.

Dopo la raccolta The Ultimate Collection, la Columbia Records svuota gli archivi con il doppio Live At The Fillmore 1968, prova sonica della fantastica esibizione dei primissimi Santana al Fillmore West di San Francisco. Ancor prima del disco d'esordio - con Livingstone alla batteria e Malone alle congas - i Santana preparano Woodstock con un live semplicemente perfetto, dalla ipnotica versione di "Jingo" alla lunghissima jam "Soul Sacrifice". Nel mezzo, due chicche come "Chunk A Funk" e "Conquistadore Rides Again", prima della maratona di oltre trenta minuti "Freeway". Con un sound-mix eccelso, Live At The Fillmore è la testimonianza su disco dell'alchimia magica tra la chitarra di Santana e l'organo di Rolie, forse il lascito più importante della band west-coast alla storia della musica popolare.

Con un piccolo aiuto dai miei amici...

SantanaAlla fine degli anni 90, Carlos Santana è come un fantasma che vaga senza meta sul panorama discografico mondiale. L'ultimo disco con la band, Milagro, è datato 1992. Così come il suo ultimo progetto solista, Santana Brothers, è uscito due anni dopo. Nel mezzo, diverse operazioni di recupero, tra live e compilation di varia natura. Riflettendo sulla sua carriera da musicista sempre in bilico tra sperimentazione e tentativi commerciali, il chitarrista messicano decide di fondare con la moglie Deborah la Milagro Foundation nel 1998.
Perso nel vuoto dopo la tragica morte del primo mentore Bill Graham in un incidente in elicottero nel 1992, Carlos trova una nuova guida nel boss della Arista Records Clive Davis, fuoriuscito dalla Columbia dopo un brutto licenziamento. Dalla sua fondazione negli anni 70, la Arista ha sempre lasciato grande spazio a musicisti come Ornette Coleman e Anthony Braxton, tipi già da tempo ammirati da Santana. Non solo. Clive Davis è diventato famoso nel giro del music business per essere riuscito a rivitalizzare le carriere di molti artisti in declino dopo gli anni 60, come Aretha Franklin e i Grateful Dead. Il boss della Arista trova così in Carlos Santana un paziente perfetto per il nuovo miracolo discografico.
L'idea viene quasi spontanea: perché non portare il chitarrista messicano al cospetto delle nuove generazioni degli anni 90? Perché non portare il sound latino o afro-cubano a incontrare lo stile grunge o hip-hop?

Con otto Grammy Awards, trenta milioni di copie vendute nel mondo e il primo posto nelle classifiche di undici paesi, Supernatural porta i Santana al successo commerciale mai visto prima, il sogno proibito della Columbia Records coltivato e raccolto dal genio moderno di Clive Davis e della sua Arista. A sette anni di distanza da Milagro, la band torna con tredici canzoni che fanno innamorare mezzo mondo, complice un sound moderno e la collaborazione con diversi musicisti tra i più amati dal pubblico mainstream.
Supernatural viene ricordato dai più per le super-hit pop-latin "Smooth" (con Rob Thomas), "Corazòn Espinado" (con Manà) e "Maria Maria" con il nuovo mago dell'R&B Wyclef Jean, che ruotano ininterrottamente sulle stazioni radio di mezzo mondo. Al di là dei gusti musicali dei singoli ascoltatori, l'album è confezionato in modo perfetto, capace di mescolare i generi più diversi per rivitalizzare il sound di una band che non azzecca un disco dalla fine degli anni 70. Degne di nota l'inizio tribale di "(Da Le) Yaleo", seguito dall'acida grunge ballad "Put Your Lights On" (con Everlast) e dai ritmi underground-soul-rap della splendida "Do You Like The Way" con Lauryn Hill e Cee Lo Green.
Se "Migra" lavora sui ritmi di frontiera tex-mex, "Wishing It Was" (con Eagle-Eye Cherry) sbanda suadentemente verso il lo-fi. La chitarra di Carlos non è mai stata così elettrica, colma di romanticismo in "Primavera" e finalmente votata allo shuffle-blues sperimentale nello straripante duetto finale in midtempo con Eric Clapton, "The Calling".
Più volte oscurato dal suo stesso successo commerciale, Supernatural è un disco riuscito sotto tutti i punti di vista, unico sbocco artistico possibile per un artista ormai sparito completamente dai radar musicali.
Supernatural porta così Santana in cima al mondo, introdotto da Clive Davis alla 42esima edizione dei Grammy Awards nel febbraio 2000. Solo al Michael Jackson di "Thriller" era capitato di vincere così tanti premi contemporaneamente. Addirittura la National Academy of Recording Arts and Science decide di indire un premio Grammy alternativo per assecondare le richieste degli esponenti della musica latina - in primis Gloria Estefan - che sono rimasti completamente oscurati dal disco. Purtroppo per la Estefan, Carlos si aggiudica altri tre premi per la categoria latin.

Il successo mostruoso di Supernatural si rivela presto un boomerang, soprattutto quando Carlos parte in tour con la band per riproporre dal vivo una serie di canzoni diventate famosissime ai quattro angoli del globo. L'approccio "Santana & Friends" voluto sull'album da Clive Davis è però quasi impossibile da riproporre dal vivo, anche perché mancano tutti gli artisti presenti che hanno dato un imprinting molto forte. Rimane così soltanto il nuovo (e massivo) arrangiamento latino, unica leva che fa smuovere un pubblico più giovane che si è ora avvicinato a un dinosauro che sembrava aver perso qualsiasi direzione artistica.
Mentre la Sony/Columbia prova a cavalcare l'onda del successo dell'ultimo album con due compilation - che però non possono includere brani del nuovo disco per mancati accordi con la Arista - Carlos si trova davanti a un bivio agli inizi degli anni 2000. Quale sarà il prossimo passo? La risposta di Clive Davis è inevitabile: bisogna continuare con il formato di successo, e quindi lavorare ad un Supernatural 2. Il problema è che nel successivo Shaman non sono più presenti mostri sacri del pop-rock come Eric Clapton e Dave Matthews. Davis decide di accelerare con la linea verde e praticamente mette il suo chitarrista al servizio di leve ancora più giovani, come la vocalist diciannovenne Michelle Branch nel nuovo singolo spacca-classifiche "The Game Of Love".
Aperto dal canto africano "Adouma", il più lungo album mai inciso dai Santana - quasi ottanta minuti di musica originale - cede malamente al pop, non riuscendo a ritrovare l'alchimia di Supernatural. Brani come "Nothing At All", con il rapper Musiq, sono buoni solo per i più giovani amanti del genere, con la chitarra relegata a mero ornamento nemmeno troppo gradevole. Shaman è così un disco inutilmente lungo e assolutamente plasticoso, come ad esempio nel duetto cubano "Amoré (Sexo)" che pure presenta la voce suadente di Macy Gray. La chitarra di Carlos sembra ormai slegata completamente dal resto della band, ed è la prima volta che su disco manca completamente qualsiasi "rapporto" con la sezione delle percussioni.
Se il romanticismo strumentale di "Victory Is Won" riporta per un momento la mente alle vecchie atmosfere della band, "America" (con i P.O.D.) viene inserita in modo del tutto ingiustificato con una sorta di mix orripilante tra latin e nu-metal. Straconvinto di bissare il successo di Supernatural con il nuovo format di duetti, Davis riesce sicuramente a livello commerciale (oltre 2,5 milioni di copie solo negli States), ma Carlos floppa clamorosamente con un disco pretenzioso e irritante, chiuso con il botto (fragoroso) della collaborazione con Placido Domingo, dove in Supernatural c'era almeno il bellissimo shuffle con Clapton.

Nel dicembre 2003 esce la nuova compilation intitolata Ceremony: Remixes & Rarities, che sfrutta il repertorio di successo dagli ultimi album per offrire una serie di remix come la nuova versione di "Why Don't You & I" con Alex Band dei Calling. L'anno successivo Carlos e i Santana sono tra gli headliner del prestigioso festival jazz a Montreux, con una nuova sfilza di ospiti d'onore. Questa volta parliamo di mostri sacri del jazz come Chick Corea, John McLaughlin, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ravi Coltrane e Idrissa Diop. Il live finisce in un film pubblicato in Dvd dalla Eagle Rock a testimonianza di un'esibizione trionfale, molto diversa dal sound latino-pop-adolescenziale dell'ultimo Shaman.

I vecchi fan devono così accontentarsi di venue prestigiose per riammirare lo stile più elegante di Carlos. Nel 2005 viene infatti pubblicato All That I Am, praticamente il terzo episodio della saga mangia-classifiche con le nuove generazioni. Con l'eccezione delle iniziali "Hermes"/"El Fuego", che richiamano il sound afro-caraibico senza guest star, l'album relega ancora di più la chitarra messicana a mero accompagnamento della pletora di ospiti, dalla solita Michelle Branch ("I'm Feeling You") a Mary J. Blige nel numero R&B da discoteca "My Man". A scalare le chart ci pensa il numero pop da autoradio "Just Feel Better", con il vecchio rocker Steven Tyler, mentre almeno "Trinity" restituisce dignità allo strumento chitarra con la collaborazione di Kirk Hammett.

Verso il paradiso delle chitarre

Diventato una ricca star del pop-rock mondiale, Carlos Santana si diverte tra concerti benefici e donazioni a tanti zeri tramite la sua Milagro Foundation. Alla fine del 2007 inizia a circolare una indiscrezione sulle pratiche di divorzio avviate dalla moglie Deborah dopo una presunta scappatella del marito, sempre in giro per il mondo. L'ufficio stampa del chitarrista nega, mentre lui le dedica diversi versi d'amore nel booklet della nuova retrospettiva con brani strumentali, Multi-Dimensional Warrior.

Nel frattempo, l'etichetta australiana Mastersong ha pubblicato la chicca The Very Best Of Santana - Live In 1968, un doppio disco che torna ancora agli elettrici giorni del Fillmore West dopo l'introduzione di Shrieve alla batteria. L'album contiene diverse chicche live mai finite su dischi ufficiali, da "Everyday I Have The Blues" alla versione in stile Joe Cocker di "With A Little Help From My Friends". Se rapportato agli ultimi lavori in studio, il sound mistico tra progressive e latin della fine degli anni 60 sembra un fascio di luce che viene da un passato ormai sepolto.

Tra il 2007 ed il 2009 escono altri due dischi live. Il primo è Live At The Montreux Jazz Festival 1988, registrazione del concerto a Montreux con Wayne Shorter nell'estate del 1988. Il secondo è la riproposizione del concerto a Woodstock nel box-set The Woodstock Experience che contiene sia il primo album Santana che la pirotecnica esibizione che consacra la band sulle scene della West Coast.

L'anno successivo esce Guitar Heaven, che è una sorta di appendice della trilogia Arista con il format Carlos & Friends. L'album è costituito da sole cover di brani leggendari del rock, da "Smoke On The Water" a "Little Wing", e presenta il solito duetto tra la chitarra messicana e gente come Chris Cornell ("Whole Lotta Love") e Rob Thomas ("Sunshine Of Your Love"). Le versioni hanno però tutte un sapore plasticoso, buone per la radio più che per gli amanti del genere. A parte qualche numero interessante - "Riders On The Storm" con Chester Bennington - un disco insopportabilmente lungo che poteva essere tranquillamente evitato, soprattutto per la mancanza assoluta di inventiva dopo due album discutibili.

I Santana finalmente tornano band nel 2012 con Shape Shifter, che vede l'introduzione del nuovo vocalist Andy Vargas e l'esclusione totale di guest star. Il disco è il primo pubblicato con la sua nuova etichetta Starfaith, distribuita da Sony Music Entertainment, introdotto dalla nenia indios "Shape Shifter" che quantomeno fa presagire un cambio di rotta dopo anni di duetti pop.
Saturato il conto in banca dopo le "melodie" con Michelle Branch, Carlos può tornare a sperimentare con un disco inatteso e forse troppo coraggioso, ma almeno degno di ascolto con le strumentali e cinematografiche "Dom" e "Nomad". Permane qualche romanticismo di troppo - il piano di "Angelica Faith" e la chitarra flamenco di "Never The Same Again" - ma è pur sempre un piccolo ritorno di un musicista risorto solo grazie alle nuove leve generazionali.
Shape Shifter non è un grande album, ma il cuban-jazz "Macumba in Budapest" e l'omaggio esotico "Mr. Szabo" meritano un plauso, di incoraggiamento.

SantanaNel 2014 esce Corazón, che segna il ricongiungimento con il producer Clive Davis e (inevitabilmente) il ritorno delle guest star. Definito dall'etichetta Rca "il primo album latino", Corazón presenta brani esclusivamente in spagnolo e atmosfere soniche da sud del mondo tra cumbia, salsa e ska caraibico. A dispetto delle apparenze, la chitarra di Carlos è molto più protagonista rispetto a dischi come Shaman. Il formato duetto questa volta è azzeccato, come nell'apertura di "Saideira" con Samuel Rosa dalla band brasiliana reggae-rock Skank. Se la cava bene anche Juanes con il suo cantato croon nella versione de "La Flaca" di Jarabe De Palo.
"Mal Bicho" ruota a ritmo cumbia in maniera aggressiva, mentre "Iron Lion Zion" è un mix efficace di reggae e hip-hop con Ziggy Marley. Al di là dei gusti personali, l'album è solido, impreziosito dalla cover di Pink Martini "Una Noche en Napoles" con il trittico delle delizie canore sudamericane Lila Downs, Nina Pastori e Soledad.
In definitiva, Corazón è un il nuovo passo di avvicinamento dei Santana verso le nuove generazioni, ma almeno stavolta è compiuto in maniera ragionata verso la latin popular music, con una inattesa vitalità.

Subito dopo la pubblicazione di Corazón, Carlos inizia il progetto forse più complesso ed affascinante: riunire la vecchia band per dare seguito a Santana III. Tornano così in studio di registrazione il conguero Michael Carabello, Gregg Rolie, Mike Shrieve e Neal Schon, completati da Benny Rietveld che sostituisce David Brown deceduto nel 2000. Quella che senza dubbio è la migliore versione dei Santana avvia così un processo creativo che dura ben due anni, prima di dare alla luce l'iconico Santana IV nel 2016.
Fin dall'apertura tribale di "Yambu", è chiaro che questo non è l'ennesimo disco reunion di vecchi dinosauri del rock, bensì un album pensato, provato e frutto delle diverse esperienze maturate dai suoi musicisti nel corso di oltre quarant'anni. Senza tradimenti verso il sound originale del gruppo che infiammò Woodstock, Santana IV è un lavoro molto eterogeneo a livello di stili musicali, capace di sprigionare nuovamente la magia delle interconnessioni tra chitarra-organo-batteria che avevano fatto le fortune di Bill Graham alla fine dei Sixties.
"Shake It" è un blues-rock urlante che unisce il ritmo afro-cubano al groove di Peter Green, che torna come una vecchia influenza nel lento in due accordi "Blues Magic", probabilmente il miglior B-side mai pubblicato per "Black Magic Woman". La band è decisamente in forma, come nella lunga jam psichedelica notturna "Fillmore East".
Con oltre 75 minuti di musica, Santana IV non suona certo innovativo o radicale, ma mette in musica in maniera perfetta la magia creata da musicisti di grande spessore che trovano dopo anni il gusto imperdibile di suonare insieme.

Il progetto Santana IV comprende anche un ottimo disco dal vivo registrato alla House Of Blues, Las Vegas, con il ritorno di vecchi classici - "Soul Sacrifice", "Jingo", "Evil Ways" - e ovviamente i nuovi brani sostenuti dalla strepitosa sezione ritmica di Mike Shrieve e Michael Carabello.

Tre anni dopo, nel 2019, i Santana tornano alla normalità con l'Ep In Search Of Mona Lisa, registrato dopo una presunta folgorazione avuta da Carlos, che non aveva mai visitato il Louvre durante i suoi tour francesi. Poco meno di trenta minuti per un progetto altamente discutibile, che merita un ascolto (forse) solo per "Do You Remember Me", un (sonno)lento in salsa cubana con un buon fraseggio di chitarra elettrica.

Decisamente più riuscito è invece l'ultimo progetto Africa Speaks, dopo l'incontro tra Santana e il celebre produttore Rick Rubin, che si chiudono negli studi Shangri-La di Malibu per registrare quasi cinquanta canzoni nel giro di dieci giorni. Con una formazione a forti quote rosa - le vocalist Buika e Laura Mvula più la batterista Cindy Blackman Santana - i Santana omaggiano la musica africana con uno spirito sonico assolutamente sorprendente. Se dalla fine degli anni 60 il ritmo afro-latin è stato spesso predominante, in Africa Speaks si assiste a un dominio del continente nero che quasi non fa nemmeno pensare a un disco dei Santana.
Dalla title track, che strizza l'occhio al flamenco andaluso, l'album è un crescendo di suoni poliritmici di eleganza e potenza invidabili. "Yo Me Lo Merezco" vira verso l'hard-rock con un duello rusticano tra Carlos e Rietveld che rimane una delle migliori prestazioni nell'intera discografia. Dal notturno jazz-blues "Blue Skies" all'umida cumbia "Breaking Down The Door", l'album mette in musica tutto il sud del mondo, chiudendo la trilogia del recupero delle origini iniziata con Shape Shifter. Quando partono le note latin-jazz di "Bembele" sembra di tornare alle atmosfere di "Song Of The Wind" e così al ritorno di un artista che vuole esprimere solo se stesso, senza patemi commerciali e ansie da etichetta discografica.

Santana

Lo sciamano del latin-rock

di Mauro Vecchio

La saga del leggendario chitarrista messicano: da Miles Davis al latin rock, dalla stagione hippie, culminata nell'epica performance di Woodstock, ai successi dei 70's e all'imprevedibile riscossa di fine secolo con "Supernatural". Storia di un musicista che ha attraversato i decenni e le mode strenuamente avvinghiato al suo strumento e alla sua concezione multiforme del rock
Santana
Discografia
 SANTANA 
   
Santana (Columbia, 1969)

9

Abraxas (Columbia, 1970)

8,5

 Santana III (Columbia, 1971)

8

Caravanserai (Columbia, 1972)  

9

 Welcome (Columbia, 1973)

7

 Lotus (Columbia, 1974)

8

 Santana’s Greatest Hits (antologia, Cbs, 1974)

 

 Borboletta (Cbs, 1974)

7

 Amigos (Columbia, 1976)

6,5

 Festival (Columbia, 1977)

6

 Moonflower (Columbia, 1977) 6,5
 Inner Secrets (Columbia, 1978)

5

 Marathon (Columbia, 1979)

 3,5

 Zebop! (Columbia, 1981)

5

 Shangó (Columbia, 1982)

5,5

 Beyond Appearances (Columbia, 1985)

3

 Freedom (Columbia, 1987)

5,5

 Viva Santana! (Cbs, 1988)   7,5
 Spirits Dancing In The Flesh (Columbia, 1990)   5,5
 Milagro (Polydor, 1992) 

6

 Sacred Fire: Live In South America (Polydor, 1993)

 5

Dance Of The Rainbow Serpent (Sony Records, 1995)

7,5

 The Ultimate Collection (Sony International, 1997)

 

Live At The Fillmore 1968 (live, Columbia, 1997)

 8

 Best Instrumentals (antologia, Sony International, 1998)

 

 Best Instrumentals, Vol. 2 (antologia, Sony International, 1999) 
 Supernatural (Arista, 1999)

7

 The Best Of Santana, Vol. 2 (antologia, Sony, 2000)

 

 The Essential Santana (antologia, Columbia, 2002) 
 Shaman (Arista, 2002)

3

 Ceremony: Remixes & Rarities (antologia, Arista, 2003)

 

 Love Songs (antologia, Sony International, 2004)

 

 All That I Am (antologia, Arista, 2005)

 

 Ultimate Santana (Arista/Columbia, 2007)

 

 The Very Best Of Santana – Live In 1968 (antologia, Mastersong, 2007)

 7

 Multi-Dimensional Warrior (Sony, 2008)

 

 The Woodstock Experience (Sony Bmg, 2009)

 

 Guitar Heaven (Arista, 2010)

4,5

 Shape Shifter (Starfaith / Sony, 2012)

5,5

 Corazón (Rca, 2014)

6,5

 Corazón – Live From Mexico: Live It To Believe It (live, Sony, 2014)

 

 Santana IV (Rca, 2016)

7

 Santana IV: Live At The House Of Blues, Las Vegas (Rca, 2016)

7

 In Search Of Mona Lisa (Concord, 2019)

5

 Africa Speaks (Concord/Suretone, 2019) 7,5
   
 CARLOS SANTANA  
   
 Carlos Santana & Buddy Miles! Live! (Columbia, 1972) 7,5
 Love Devotion Surrender (Columbia, 1973)7,5
 Illuminations (Columbia, 1974) 4
 Oneness: Silver Dreams - Golden Reality (Columbia, 1979) 5,5
 The Swing Of Delight (Columbia, 1980) 5
 Havana Moon (Cbs, 1983)6,5
 Blues For Salvador (Cbs, 1987)7
 Santana Brothers (Guts And Grace, 1994) 4,5
 Carlos Santana Live (United Audio Entertainment, 2004) 
 Live At The Montreux Jazz Festival 1988 (Image Entertainment, 2007) 
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