Rihanna

Rihanna

La regina di Barbados

di Tommaso Benelli

Dagli esordi con "Pon De Replay" e "S.O.S." fino alla maturità degli ultimi lavori, le canzoni di Rihanna raccontano l'evoluzione della musica pop. Un successo incredibile che passa anche attraverso l'immagine, la comunicazione, la moda. Ripercorriamo la carriera della più iconica popstar del Ventunesimo secolo
Nata nel cuore dei Caraibi, Robyn Rihanna Fenty è la più iconica popstar del ventunesimo secolo. Lady Gaga potrà essere la più talentuosa, Ariana Grande la più popolare, Beyoncé quella dai dischi più curati e astuti, ma nessuna come Rihanna ha saputo attraversare gli ultimi quindici anni di musica e cultura pop senza mai perdere il suo ruolo di figura centrale. Col risultato che oggi non è più lei a doversi adattare agli schemi mutevoli del pop, ma è il pop stesso, e chi lo muove, a doversi modellare sullo smaliziato carisma della cantante barbadiana.

Da semplice interprete di hit perfettamente congegnate, di pari passo con la sua crescita come cantante, Rihanna è cresciuta come artista e come personaggio, arrivando a maturare una propria e spiccata personalità. Ripercorrere con ordine i dischi e i singoli di Rihanna, dagli esordi con "Pon De Replay", passando per "Umbrella", "Diamonds", fino alla maturità di ANTI, equivale a ripercorre la storia della musica pop degli ultimi quindici anni e, con essa, anche la storia recente del costume. Senza dimenticare che la cantante è ormai divenuta un'icona di moda e di stile universalmente riconosciuta, oltre che una voce forte al servizio di cause tremendamente attuali e necessarie, principalmente legate al superamento degli stereotipi di genere e delle discriminazioni di peso.
Eppure, come perennemente persa nel jet lag tra un volo e un altro, Rihanna non sembra mai "arrivata", e appare sempre sul punto di scoprire una nuova immagine di sé, un nuovo modo di porsi, un'inedita sfumatura della sua voce; qualcosa di nascosto, forse più morboso, sulla sua personalità. Forse è questo ciò che rende davvero interessante la Rihanna cantante, imprenditrice, attrice, modella, attivista: non puoi mai sapere come si sveglierà domani. La sua musica e la sua persona sembrano sempre in un continuo divenire, perennemente irrequiete, smaniose di passare il prima possibile avanti, oltre.
Non ci sarebbe da sorprendersi se domani dovesse uscire all'improvviso un suo nuovo disco, magari radicalmente diverso rispetto ai precedenti; allo stesso modo per cui non risulterebbe troppo assurda l'eventuale notizia di un suo abbandono delle scene musicali per dedicarsi a un nuova disciplina.

Nell'epoca in cui un tweet di Kanye West fa più scalpore di un suo disco, in cui un concerto su Fortnite diviene l'evento live più significativo dell'anno, in cui la costruzione di un solido successo commerciale trascende le convenzionali coordinate che fino a poco tempo fa risultavano sufficienti, Rihanna rimane in prima linea come figura polivalente e di assoluto spicco. Un'artista multidisciplinare, sempre pronta a cavalcare il prossimo cambiamento. Ecco perché, nonostante da ormai quattro anni sia ferma dall'attività di musicista, resta lei il volto definitivo del pop dei Duemila. E i numeri parlano chiaro: con oltre 250 milioni di copie vendute, tra singoli e album, è in assoluto l'artista di maggiore successo commerciale del Ventunesimo secolo.

Gli inizi: da Barbados alla Def Jam

ri1Robyn Rihanna Fenty nasce il 20 febbraio del 1988 a Bridgetown, capitale dell'Isola Barbados. È la sorella maggiore di altri due fratelli, Rorrey e Rajad, la madre Monica fa la contabile e il padre Ronald lavora come supervisore in un magazzino di vestiti.
L'infanzia non è delle più serene ed è segnata dai problemi di alcolismo e tossicodipendenza del padre, spesso causa di forti tensioni in famiglia. Come conseguenza, la giovane Robyn cresce introversa, tendendo a isolarsi e a reprimere le emozioni negative. "Non ho bei ricordi, ma mi hanno aiutato a crescere e mi han reso più forte", dichiarerà anni dopo. "Non volevo piangere, non mi arrabbiavo. Tenevo tutto dentro la mia testa". A otto anni comincia a soffrire di mal di testa cronico, che si risolverà solo quando, a quattordici, i genitori divorzieranno.

Nel frattempo, come valvola di sfogo, inizia a coltivare la passione per la musica, in particolare per quella reggae, assieme a quella per il canto, col sogno nel cassetto di diventare una cantante famosa. A quindici anni, vince la timidezza e forma un trio vocale assieme a due amiche di scuola, esibendosi in vari concorsi in giro per la città. Durante uno di questi, si cimenta in una cover di "Hero" di Mariah Carey (di cui su YouTube si può trovare un reperto), grazie alla quale riesce a ottenere un provino con il produttore e veterano Evan Rogers (Christina Aguilera, Kelly Clarkson), in quei giorni in vacanza all'Isola Barbados con la moglie.
Robyn si reca all'audizione assieme alle due compagne, ma fin da subito è chiaro chi di loro diventerà la futura star. "Nel momento in cui Rihanna è entrata nella stanza, è stato come se le altre due ragazze non esistessero. Si comportava come una star anche a quindici anni", ricorda Rogers. Durante l'audizione, Robyn canta di nuovo "Hero", ma è grazie alla cover di "Emotion" delle Destiny's Child che riesce a far colpo sul produttore. "La sua voce era ancora un po' grezza, ma aveva un timbro assolutamente unico".

Robyn e la madre partono quindi per il Connecticut, negli Stati Uniti, per raggiungere Evan Rogers e lavorare sul futuro della cantante. E compiuti i 16 anni, Robyn si trasferisce in pianta stabile in America. "Quando ho lasciato Barbados, non mi son guardata indietro. Volevo solo fare ciò che dovevo fare".
Sotto la guida di Rogers, e adottato il nome d'arte di Rihanna, Robyn mette assieme un cd demo di quattro pezzi, tra cui figura "Pon De Replay", la sua futura prima hit. Il demo viene inviato alla Def Jam di Jay-Z, ottenendo un'audizione a New York durante la quale la cantante impressionerà sia il rapper che il discografico Antonio 'L.A.' Reid. Colpiti dal potenziale commerciale di Rihanna e di un singolo come "Pon De Replay", quella stessa notte Jay-Z e L.A. fanno firmare alla diciassettenne un contratto di sei album per la Def Jam. Comincia così la carriera da popstar di Rihanna.

"Pon De Replay" e i primi successi

ri2Nella primavera del 2005, il team attorno a Rihanna comincia a lavorare su un singolo d'esordio che possa sfondare. L'obiettivo di Jay-Z e della Def Jam è chiaro: tirar fuori una hit in tempo per l'estate. E quale candidata migliore, allora, della stessa "Pon De Replay"?
Il debutto discografico di Rihanna avviene in data 24 maggio 2005, quando proprio quel singolo viene pubblicato e diffuso nelle radio. Dopo un tiepido esordio, il brano ottiene rapidamente successo, raggiungendo la seconda posizione in classifica a fine giugno.
Se di certo può aver fatto la sua parte il video promozionale, in cui una giovanissima Rihanna fa cadere il dancefloor ai suoi piedi non appena entra nel club, è altrettanto vero che "Pon De Replay" è forse il singolo migliore che potesse capitare tra le mani della barbadiana: un brano dancehall d'impatto e coerente con le origini della cantante, ballabile, in cui una suadente linea vocale si insinua tra i colpi di cassa, mentre Rihanna, esprimendosi nella slang bajan, esorta il dj a "mettere di nuovo" il suo pezzo preferito.
Come Mr. Dj song pon de replay
Come Mr. Dj, won't you turn di music up?
All di gyal pon di dance floor wantin' some more
Come Mr. Dj, won't you turn di music up?

Bisognerà aspettare quasi cinque anni - con l'uscita di "Rude Boy" - perché Rihanna abbia di nuovo un singolo caraibico così caldo. E sull'onda del successo di "Pon De Replay", a fine estate viene pubblicato Music For The Sun, il suo primo album.
In sostanza, il disco funge da semplice contorno al singolo di lancio e l'unica canzone con una certa personalità è la soave "If It's Lovin' That You Want" - che, volendo, anticipa di quasi un anno le atmosfere balearic della "Stars Are Blind" di Paris Hilton. Per il resto, si trovano tanto reggae-pop dozzinale, ballate R&B buttate lì e una palese imitazione della prima Beyoncé ("Let Me").
Siamo nel 2005, sono altri tempi: il pop è spesso poco più che un bene di consumo usa-e-getta, la musica seria risiede in altri lidi e tutto sommato la diciassettenne Rihanna ha già fatto il suo, incassando una delle canzoni più grosse dell'anno; poco importa che il suo disco non regga nemmeno un ascolto. Non è altro che lo scontato trattamento riservato dall'industria discografica a una giovane cantante appena lanciata sul mercato.

Ma è subito chiaro come Music Of The Sun sia servito solo da trampolino di lancio; tempo dell'inizio del 2006, ed è già un capitolo dimenticato. L'intenzione della Def Jam è quella di battere il ferro finché è caldo, e così, a nemmeno un anno dall'esordio, mentre le radio americane vibrano ancora della riddim di "Pon De Replay", è già la volta del secondo album, intitolato A Girl Like Me. Il disco uscirà nei negozi il 10 aprile e raggiungerà subito la quinta posizione in classifica (mentre il precedente si era fermato alla decima).
Ad anticiparlo è il singolo "SOS", che diventerà la seconda grande hit di Rihanna e renderà la barbadiana un nome noto anche in Europa (compresa l'Italia, dove quell'estate parteciperà pure al Festivalbar). Basato su un campionamento della "Tainted Love" dei Soft Cell, "SOS" è un pezzo dance che non brilla quanto la genuina "Pon De Replay", ma è fondamentale nell'introdurre alcuni degli elementi che renderanno Rihanna uno dei volti più caratteristici del panorama pop. La melodia sincopata e robotica valorizza il timbro poco dolce della sua voce, trasformando un difetto in una peculiarità, e quindi in punto di forza. E per la prima volta entra in gioco la sensualità della cantante, che negli anni successivi verrà esplorata nelle più diverse forme, anche le più torbide, e che qui è presente nel desiderio di cui è intriso il testo ("I'm obsessive when just one thought of you comes up"), oltre che nell'estetica del videoclip e nel look adottato da Rihanna durante la promozione dell'album.
La canzone riesce dove "Pon De Replay" non era arrivata, raggiungendo la prima posizione della Billboard. Con "SOS", Rihanna dimostra di essere ben più dell'ennesima one hit wonder, impressione che viene rafforzata dall'ottimo successo del secondo singolo, "Unfaithful", una ballata gonfia di melodramma in stile Evanescence. Sarà invece minore, per quanto significativo, l'impatto del terzo estratto "We Ride", brano soul sorretto da un propulsivo beat hip-hop. Mentre i primi tre singoli spingono verso direzioni più contemporary, i restanti brani in scaletta restano perlopiù ancorati alle radici reggae di Rihanna ("Kisses Don't Lie", "Dem Haters", "Selfish Girl"). A salvarsi dall'anonimato è solo "Break It Off", in duetto con la star internazionale della dancehall Sean Paul, che non a caso sarà pubblicata come quarto e ultimo singolo, centrando di nuovo la top 10 dei brani (nona posizione).
Nel complesso, pur trovandoci di fronte a un album senza alcuna pretesa, A Girl Like Me regge meglio del predecessore, ma il suo più grande lascito non è di certo di natura artistica: passerà agli annali per essere il primo, vero, bestseller di una popstar che da qui in avanti non scenderà mai più dall'Olimpo del pop.

"Umbrella": la brava ragazza diventata cattiva

ri3Il 2007 è l'anno di svolta: a marzo esce "Umbrella", la canzone che scolpirà per sempre Rihanna nell'immaginario comune. Da qui in avanti nulla sarà più lo stesso. In un certo senso, la storia del pop contemporaneo cambia con l'uscita di "Umbrella", una canzone il cui successo diviene tale da imporre a chiunque di prestare attenzione: Rihanna, allo stesso modo di Madonna, Britney Spears e Robbie Williams, entra a far parte della vita di tutti.
Tra coreografie di danza con ombrelli e scene di nudo in vernice argentea, il video è un evento che renderà la cantante un sex-symbol su scala mondiale. Quell'estate "Umbrella" è ovunque e sempre, a qualsiasi ora e in qualsiasi radio (che puntualmente taglia l'intro rappata di Jay-Z): vanta di un incrocio equilibrato e orecchiabile tra melodie pop, arrangiamento rock e sensualità R&B, che culmina in uno tra i ritornelli più appiccicosi che la storia ricordi ("ella-ella-eh-eh": non dimenticatelo mai). Ha dentro un po' tutto, è ammiccante senza essere volgare e piace tanto agli adolescenti quanto alle loro madri. Nel 2007, essere popstar significava anche dover passare in tv, sulle riviste, sulla bocca di tutti - niente a che vedere con le mega-bolle online di oggi in cui poter coltivare la propria trasgressione assieme ai propri trenta milioni di fan. E nel 2007, "Umbrella" aveva tutto: un suono, un volto, un video, un'industria alle spalle, Mtv ancora in voga e un enorme bacino d'utenza tutto da conquistare.

Almeno fino alla pubblicazione di "Diamonds", "Umbrella" rimarrà la canzone-manifesto della barbadiana. Ma è solo il biglietto da visita per l'album che sconquasserà le classifiche di tutto il mondo nei due anni successivi. La giovane promessa s’è fatta star, dunque, e non è più la stessa di prima: Good Girl: Gone Bad.
Composto con un team d'eccellenza, che conta - tra gli altri - sul duo d'oro Justin Timberlake/Timbaland (reduci dal trionfo di pubblico e critica con l'epico "FutureSex/LoveSounds") e sui talenti R&B di Ne-Yo e di The-Dream (autori rispettivamente di "Hate That I Love You" e "Umbrella"), l'album debutta subito in seconda posizione, nella stessa settimana in cui "Umbrella" raggiunge la vetta della classfica dei singoli.
È il primo album in cui Rihanna sembra indossare una veste più matura e calzante, in cui gli arrangiamenti sono meglio curati e le canzoni, anche le meno convincenti, conservano comunque quel tocco glamour che rende Good Girl: Gone Bad uno dei dischi mainstream più caldi del 2007. Il problema resta sempre lo stesso, ovvero che i pezzi riempitivi sono carenti dal punto di vista della scrittura; ma i singoli, questa volta, hanno qualcosa in più.
"Don't Stop The Music" si appropria del classico mamasay-mamasa-mamakusa di Michael Jackson e ne trae un pulsante party anthem sospinto da bassi electro, ritmiche disco e nuovi mantra da pista da ballo ("let's escape into the music", "please don't stop the music"). È un tributo al passato che mantiene il giusto sguardo contemporaneo, e diverrà una delle hit più calde di quell'autunno.
"Shut Up And Drive", con i suoi campionamenti di sgommate e il videoclip girato in officina, sembra stata scritta solo per far arrapare i camionisti, ma in qualche modo si regge in piedi, pur restando una delle hit più scialbe della barbadiana. Fanno meglio le due ballate R&B, la dolce "Hate That I Love You" assieme a Ne-Yo, e la morbida e ariosa "Rehab", composta da Justin Timberlake, che per la prima volta vede Rihanna cantare la fine di una storia d'amore con un taglio meno adolescenziale e più disilluso.

Il successo clamoroso del disco conosce poi un nuovo picco nel giugno 2008, con la pubblicazione della versione deluxe - Good Girl Gone Bad: Reloaded- aggiornata con tre brani inediti: "Take A Bow", graziosa canzone d'amore R&B puntellata da pioggerelle di piano, il duetto coi Maroon 5 in "If I Never See Your Face Again" e sopratutto quel piccolo gioiello dark che è "Disturbia", un esplosivo e conturbante viaggio dance in cui si intrecciano i temi del desiderio e della malattia mentale.
Your train of thought will be altered
So if you must falter be wise
Your mind is in disturbia
It's like the darkness is the light
Disturbia, am I scaring you tonight?
Disturbia, ain't used to what you like
Ma la crudele ironia del destino vuole che Rihanna conosca la pagina più dolorosa e vigliacca della sua carriera proprio mentre la canzone, in parte scritta dal fidanzato Chris Brown, sta scalando le classifiche europee. Nella notte dell'8 febbraio del 2009, a Los Angeles, poco prima che si tenga la cerimonia dei Grammy Awards, Rihanna è protagonista di un'accesa lite con lo stesso Brown, conclusasi con un impietoso e violento pestaggio nei confronti della cantante. La ricostruzione non è mai stata troppo chiara - pare che il diverbio sia iniziato per via di un presunto tradimento ai danni di lei, e che la lite si sia svolta in una limousine dove Brown, sotto effetto di droghe, avrebbe perso il controllo. Fatto sta che le fotografie che documentano la violenza parlano chiaro, e sono agghiaccianti, rivelando al mondo il volto tumefatto di una ventenne quasi picchiata a morte dal suo ragazzo.
Da quella notte, la carriera da popstar di Chris Brown è praticamente morta. In un istante, l'innocenza di star adolescenziale di Rihanna è stata violentata sotto gli occhi di tutto il mondo. L'episodio segna una spaccatura drastica tra ciò che la cantante era stata fino a quel momento e ciò che, da lì in avanti, diverrà. Il pubblico si raccoglie attorno all'ennesima donna vittima di abuso, una ragazza di successo irrimediabilmente ferita e umiliata, e si affeziona alla sua storia. Da questo momento, la Rihanna donna e artista inizia a rappresentare qualcosa di diverso, di più ampio e importante; e ogni canzone, ogni sua presa di posizione, inizia ad acquistare una profondità e un'eco mediatica maggiori.

Negli anni, la cantante si è espressa più volte riguardo all'accaduto e alle intense ripercussioni sul suo stato di salute mentale, arrivando ad ammettere, dopo un lungo percorso di analisi interiore, di aver perdonato Brown. Un perdono che è arrivato solo dopo averne concesso un altro, quello nei confronti del padre. Intervistata da Oprah Winfrey nel 2012, Rihanna ha dichiarato: "Per molto tempo sono stata arrabbiata. Ero buia e questo si ripercuoteva sulla mia musica, sul mio modo di vestire. Ho perdonato Chris e per riuscirci ho prima dovuto perdonare mio padre. Soffriva di una dipendenza, e per quanto fosse terribile certe volte con mia madre, questo non può cancellare quanto straordinario fosse come padre. Ho dovuto scendere a patti con ciò che ha fatto, ho accorciato le distanze, finché tutto ha iniziato ad aver senso. Per molto tempo ho creduto di odiare Chris, poi ho capito che il mio era un amore 'appannato', che sembrava odio perché era 'arrabbiato', 'contorto'. Ho dovuto perdonare Chris, perché gli volevo ancora bene. Solo allora sono riuscita a ricominciare a vivere. Non posso dire al pubblico come considerare tutto ciò, hanno il diritto di sentirsi arrabbiati. Ma io l'ho perdonato".

Vietata ai minori

ri4Nei sette mesi seguenti all'episodio dei Grammy, Rihanna si ritira praticamente a vita privata. Nessuna apparizione in Tv, nessun concerto; salterà persino gli ormai mitologici Mtv Video Music Awards del 2009 - sì, quelli in cui Kanye sale sul palco e interrompe Taylor Swift. Il ritorno sulla scene è in grande stile e avviene durante il Tonight Show di Jay Leno del 14 settembre, dove si esibisce assieme a Kanye West e Jay-Z nel super-singolo "Run This Town" (nella stessa puntata in cui l'infame conduttore porta alle lacrime Kanye chiedendogli cosa avrebbe pensato la defunta madre del suo gesto ai VMAs). È una Rihanna diversa, quella che appare; più riservata, ma non per questo timida. Anzi: più sfrontata, oscura, adulta, provocante, a partire dal look per arrivare al calore e al timbro della voce.

La stessa estetica sarà adottata nella promozione del nuovo album in uscita novembre, dall'emblematico titolo di Rated R, "vietato ai minori". Capello corto e ciuffo biondo, vestiti neri e lucidati, umore scuro e vagamente dannato. Una nuova personalità e uno sguardo più malinconico, i frutti di un trauma ancora vivo e bruciante, esorcizzato da un portamento più duro, smaliziato e sessualmente esplicito. Una ripresa dello stile "Disturbia", ma con un maggior senso d'appartenenza.
Il singolo di lancio vede Rihanna sprofondare negli abissi. La tragica e palpitante "Russian Roulette", ballata avvolta in un'atmosfera di disperazione, si allinea nell'umore dell'anno vissuto dalla cantante. Siamo spettatori di un gioco ad alta tensione: "Puoi vedere il mio cuore battere/ puoi vederlo attraverso il mio petto/ sono terrorizzata, ma non cederò/ so che devo superare questa prova/ quindi premi quel grilletto". Mai Rihanna è stata più attesa nel suo ritorno, e mai la sua musica è sembrata più cupa.
È il preludio di uno degli album più interessanti della barbadiana, in cui la sua voce, avvolta da un'atmosfera scura e controversa, acquista una nuova tridimensionalità: prima sembrava solo interpretare i suoi pezzi, ora sembra viverli. E se "Stupid In Love" pare proprio uno sfogo contro il responsabile di tanta oscurità, in "Cold Case Love" (ancora lo zampino di Timberlake, inconfondibile il suo beatbox), tra battiti algidi e tetre melodie di archi, Rihanna canta come una sacerdotessa dal cuore triste. La saffica "Te Amo", anch'essa estratta come singolo, sposa il medesimo umore decadente in una danza in mezzo a punte di flamenco e a tastiere stroboscopiche, ma col senno di poi è una delle sue hit meno solide.
Ma Rated R, per fortuna, mostra anche un lato più sfrontato, che viene fuori nella brutta "Hard", nella maleducata "ROCKSTAR 101" (con Slash alla chitarra) e soprattutto nella trascinante "Rude Boy", una delle sue migliori canzoni di sempre. Frontale, cafona, martellante: non è più una canzone sensuale, ma sessuale, e lo è in una maniera quasi ossessiva. Versi come "Give it to me baby like boom boom boom" sono sparati sopra un beat dancehall spruzzato di smalto R&B. Uscita come singolo nel febbraio 2010, a un anno dalla violenza subita, "Rude Boy" suona rigenerante come un'intensa scarica dopaminica, una liberazione del corpo e della mente; sarà anche il singolo di maggior successo tratto dal disco.

La nuova regina del pop

RihannaRated R è stato un album un po' a sé, che ha visto Rihanna immergersi nel suo viaggio alla ricerca della luce oltre il dolore. Nello stesso tempo, però, la concorrenza non è rimasta a guardare. Con "The Fame/Monster", Lady Gaga si è rapidamente imposta come la nuova sensazione del mainstream grazie a un approccio più spregiudicato e teatrale alla canzone da classifica, mentre la nuova tendenza di applicare la house al pop, di cui è stato alfiere il dj francese David Guetta, è diventata la ricetta per ogni successo assicurato: basti pensare a "Tik Tok" di Ke$ha, "California Gurls" di Katy Perry, "Sexy Bitch" dello stesso Guetta, tutte hit mondiali giocate sul semplice accostamento di melodie leggere e tastiere da party in piscina.

Nell'autunno 2010, terminato il tour mondiale, mentre la sua voce risuona nelle radio grazie a "Love The Way You Lie" di Eminem, per Rihanna giunge il momento di riappropriarsi della spensieratezza dei suoi vent'anni. Si tinge i capelli di un rosso fiammante, adotta un look più giovanile, nei videoclip torna a sorridere mentre sgambetta in shorts e la sua musica perde ogni veste dark per tingersi, ora più che mai, di colori caldi e solari. Non è più la dark lady avvolta nella sua conturbante sensualità, ma è di nuovo la bomba sexy che fa girare la testa ai ragazzi più in vista. E con Loud, il suo quinto album, torna agguerrita a competere nel campionato del pop da classifica.
Il singolo che anticipa la sua uscita è "Only Girl (In The World)", che vede Rihanna tornare sulla pista da ballo con un esplosivo inno dance-pop. Si parte al galoppo di un groove leggero e contagioso, diretti verso un refrain in cui le tastiere iniziano a scoppiettare come fuochi d'artificio mentre la cantante si immola nella più audace performance vocale in carriera. Nel video, la si vede danzare libera e sola nelle praterie, con la folta chioma rossa al vento.
Want you to make me feel like I'm the only girl in the world
Like I'm the only one that you'll ever love
Like I'm the only one who knows your heart
Only girl in the world
Piaccia o meno, è innegabilmente un tentativo vincente di cavalcare la moda Edm, peraltro seguita dall'uscita quasi contemporanea di "Who's That Chick?", singolo di David Guetta in cui RiRi presta la voce. Altrettanto di successo si rivelerà la collaborazione con Drake in "What's My Name?", uscita proprio nelle settimane in cui si vocifera di una relazione tra i due. È una delle hit più sciocche della barbadiana, ma anche una delle più graziose e amate, forte di un'indovinata e briosa tessitura electro-R&B che ancora oggi la rende orecchiabile.

Giunta a ventidue anni, dopo difficoltà e successi di ogni tipo, Rihanna ha già fatto e sperimentato tutto ciò che normalmente spetterebbe in vita a una popstar, tranne due cose: fallire e cantare un singolo sadomaso. Mentre la prima appare ogni giorno più lontana dal verificarsi, la seconda accade esattamente all'inizio di Loud con "S&M", che viene estratta come singolo nel gennaio 2011 ed è accompagnata da uno "scandaloso" e subito iconico videoclip - lattice un po' ovunque, perversione pop in ogni spezzone, kitsch come parola d'ordine. È la perfetta rappresentazione per una canzone che confessa fantasie come "bastoni e pietre potranno anche spaccarmi le ossa, ma catene e fruste mi eccitano", condite in una pura arroganza electro-pop. Niente di rivoluzionario, dopotutto, ma fornisce quel pepe necessario a imporre, finalmente, Rihanna come la bad gal del pop mondiale. Se non altro, "S&M" ha il pregio di non celare particolari dietrologie o critiche subliminali: è una provocazione pura e del tutto fine a se stessa, e per questo molto più affilata e eccitante.

Loud è senza ombra dubbio l'album giusto al momento giusto e non a caso sarà il suo secondo più venduto di sempre, dietro solo all'imbattibile Good Girl: Gone Bad. È un lavoro che riesce a conservare per tutta la sua durata una leggerezza liberatoria, quasi si respirasse il divertimento e la serenità con cui Rihanna interpreta queste canzoni. È sufficiente ripercorrere la scaletta: "Cheers (Drink To That)", "What's My Name?", "California King Bed", "Raining Men", "Complicated" sono tutti tasselli di un disco pop solido e spensierato. Senza dimenticare "Man Down", coi suoi ram-pa-pa-pam e il suo contagioso ritmo in levare, una straniante confessione in veste reggae dove Rihanna, esasperando il suo accento bajan, canta di aver ucciso un uomo appena fuori dalla stazione: "Non volevo fargli del male/ potrebbe essere il figlio di qualcuno/ e mi sono presa il suo cuore/ quando ho estratto quella pistola".

Nel frattempo, di pari passo con il solidificarsi del suo successo tra il grande pubblico, RiRi inizia ad acquisire una credibilità più trasversale. È infatti la protagonista di "All Of The Lights" di Kanye West, singolo di punta del celebrato "My Beautiful Dark Twisted Fantasy", una canzone delirante in cui Kanye rappa "ho picchiato la mia ragazza" scegliendo proprio la barbadiana, tra tutte le voci possibili, come controparte. A fine 2011, poi, canta il ritornello nell'algida canzone che dà il titolo a "Take Care", il miglior album mai pubblicato da Drake; sempre nello stesso anno, duetta coi Coldplay nella loro "Princess Of China".

Lungo il 2011, Rihanna si riprende velocemente quella popolarità universale un po' ostacolata dalle atmosfere scure di Rated R. E con l'arrivo dell'autunno si assiste all'inizio di un nuovo corso, che conduce, come ormai da tradizione, a un nuovo album a fine anno.
Ad anticiparlo è "We Found Love", una collaborazione col dj inglese Calvin Harris che si rivelerà uno dei maggiori successi pop del decennio. È una perfetta canzone Edm, romantica e piena d'aria come un viaggio in macchina coi finestrini abbassati; un anthemda festival con un ritornello che esplode in una pioggia di tastiere house. E con il fondamentale marchio "d'autore" dato dalla voce di Rihanna, ormai sempre più iconica come cantante.
We found love in a hopeless place
Il disco che la segue a fine novembre, Talk That Talk, cerca in tutti i modi di consolidare il rinnovato successo, ma nonostante la varietà che propone, sia sul fronte sentimentale che su quello swagger (evidente già dalla provocante copertina), si rivelerà uno dei suoi meno riusciti. Fatta eccezione per "We Found Love", gli altri singoli non incidono nella stessa maniera, a partire da "Talk That Talk" (in duetto con Jay-Z) fino a "Cockiness (I Love It)", passando "Where Have You Been", un'ambiziosa canzone dance che spreca un glorioso inciso con un stacco electro-house fuori tempo massimo (sarà uno dei tanti pezzi post-"Party Rock Anthem" a non resistere al passare degli anni). A uscirne meglio, in fin dei conti, è la semplice "You Da One" con le sue genuine vibrazioni caribbean.
In ogni caso, Talk That Talk sarà nuovamente un trionfo commerciale per la cantante e "We Found Love" diventerà il suo singolo più venduto in carriera (oltre 13 milioni di copie). L'anno seguente, Rihanna completerà il suo lungo tour de force discografico - quattro album in quattro anni, tutti usciti a novembre - con la pubblicazione di Unapologetic, un disco che giunge all'apice del suo successo e segnerà anche la fine di un percorso. Ad anticiparlo, a settembre, è una canzone destinata a lasciare il segno.

We're beautiful like diamonds in the sky

ri6Poche canzoni degli anni Dieci, al pari di "Diamonds", sono rimaste ugualmente scolpite nella memoria. È tutt'oggi il brano che più definisce Rihanna come cantante e artista, oltre a essere la sua hit più romantica ed elegante. Scritta da una Sia pre-"Chandelier" - ma già autrice di primo livello - si eleva drammatica e solenne come un canto nel vento, scandita da tristi accordi di pianoforte e abbellita dall'eco lontana di pulsazioni sintetiche. In un'atmosfera di solitudine piena, parole di pace e un senso di levità risuonano forti, e risplendono come diamanti nel cielo.
A un anno dai toni "maleducati" di Talk That Talk, la ventiquattrenne torna con classe, mostrando il suo lato più sensibile, lo stesso che guida anche il secondo singolo estratto da Unapologetic, quella "Stay" essenziale e innamorata, cantata in duetto col cantautore Mikky Ekko: solo due voci, un pianoforte che fraseggia in contrattempo e un bisogno di amore che riempie la stanza. Le due canzoni definiscono una nuova espressività della Rihanna cantante, sempre più coinvolta nell'interpretazione, sempre più padrona della sua voce.
Pur non mostrando un'identità chiara com'era stato per Rated R o Loud, Unapologetic si rivela il miglior album pubblicato dalla barbadiana fino a questo punto, mostrando una popstar al meglio della sua forma e in pieno controllo delle sue canzoni. Canzoni che, attingendo a piene mani dal caleidoscopio del pop del 2012, sono praticamente tutte riuscite. C'è l'arroganza trap di "Pour It Up" e c'è il morbido e melodioso duetto con Future nel pop all'autotune di "Loveeeeeee"; soffiano arie orchestrali in "Get It Over", mentre si fa più contaminato l'approccio dub di "No Love Allowed"; e non mancano i doverosi contentini dubstep ("Jump") e Edm ("Right Now", assieme a David Guetta), entrambi meno pacchiani e più centrati di quanto ci si aspettasse.
Nemmeno l'ospitata di Chris Brown in "Nobody's Business" riesce a rovinare un disco in grado di riservare gemme come "What Now", dalla purissima melodia, e i quasi sette minuti di "Love Without Tragedy/Mother Mary", mini-suite R&B tracciata da chitarre malinconiche e tastiere luccicanti, probabilmente la più bella canzone di Rihanna tra quelle che non son diventate singoli - perlomeno fino a questo momento.
Unapologetic sarà il primo numero 1 in classifica per Rihanna, giusta ricompensa per un disco che otterrà meno favore critico di quanto avrebbe meritato.

Terminati gli impegni promozionali, continuati per tutto il 2013, Rihanna decide di prendersi una pausa dalla sua musica. Niente più appuntamento annuale a novembre con un nuovo disco; non succederà nel 2013, né nel 2014, e nemmeno nel 2015. "Ho voluto prendermi un anno per poter fare ciò che volevo artisticamente, creativamente".
Nel 2013, collabora con Eminem in "The Monster", un brano che porterà i due a intraprendere un tour americano di sei date nell'agosto dell'anno seguente. Sempre nel 2014, Rihanna sarà ospite di Shakira nella latineggiante "Can't Remember To Forget You"; e nel giugno dello stesso anno, verrà incoronata "Fashion Icon" ai CFDA Fashion Awards tenutisi a New York, indossando per l'occasione un abito tempestato di 216 mila cristalli Swarovski.

Bitch Better Have My Money!

ri7Dopo due anni che la vedono principalmente impegnata sul fronte della moda e dell'imprenditoria, il 2015 è di nuovo un anno cruciale nel definire la Rihanna artista per come la conosciamo oggi. A febbraio esce l'inattesa "FourFiveSeconds" assieme a Paul McCartney e Kanye West, una canzone che in poco più di tre minuti condensa al meglio i talenti individuali di questo curioso e inedito trio: c'è l'interpretazione bruciante di Rihanna, c'è la geniale semplicità delle melodie di Macca e c'è Kanye che sperimenta stritolando la sua voce nell'autotune. In accompagnamento, solo una chitarra acustica e un organo.
I credits parlano di circa undici autori, per una canzone che avrà più strati di produzione di quanti siano legalmente consentiti, e che eppure riesce a suonare ruvida e genuina quanto una jam-session tra amici. Pur non essendo il pezzo migliore nella carriera di nessuno dei tre, rimane uno degli esperimenti più interessanti e piacevolmente riusciti del pop degli anni Dieci, impreziosita dal bel videogirato dai fotografi danesi Inez and Vinooh in un bianco e nero plastico. Se di certo la canzone permette di alzare le quotazioni di Rihanna anche tra il pubblico più esigente, è solo con il pezzo seguente che RiRi ci dirà qualcosa di più sulla nuova sé.
Bitch better have my money!
Y'all should know me well enough
Bitch better have my money!
Please don't call me on my bluff
Pay me what you owe me
Ballin' bigger than LeBron
Bitch give me your money!
Who y'all think y'all frontin' on?
Like bra, bra, bra
Pubblicata il 26 marzo, "Bitch Better Have My Money" è Rihanna nel pieno del suo trip gangsta. "Merda, tua moglie è sul sedile posteriore della mia nuova auto/ non fingere di esserti dimenticato": RiRi recita la parte, ma lo fa con un trasporto tale che, se solo non fosse arci-famosa, le si potrebbe credere. Canta con un'aggressività e sfrontatezza inedite, maltratta il cantilenante beat trap - Kanye West e Travis Scott tra i produttori - come una cassaforte da scassinare. Praticamente urla, e lo fa con una confidenza al microfono da rapper navigata. A rafforzare l'impatto della canzone ci pensa il video, uno short-movie in cui Rihanna interpreta il ruolo di una capobanda che rapisce e tortura una donna per il puro gusto di farlo.
La canzone dividerà i fan tra la fazione delusa dagli eccessi del contenuto e quella elettrizzata dalla svolta "cattiva" della barbadiana. Nel frattempo, dopo aver assestato l'ennesimo colpo basso al politically correct e aver posto un altro fondamentale tassello nella costruzione del suo personaggio, Rihanna continua a sguazzare felice nella controversia: non è mai stata più lontana dall'immagine accomodante di "Umbrella", e allo stesso tempo non è mai stata più libera, sicura di sé e fedele alla sua indole. Con "Bitch Better Have My Money" nasce la Rihanna di oggi, popstar smaliziata e inscalfibile, donna di potere al saldo comando della sua immagine e del suo impero.

Sull'onda di questo successo, ad aprile esce la prima canzone patriottica della barbadiana, quella "American Oxygen" passata un po' in sordina rispetto a quelle che, probabilmente, erano le aspettative. È un pezzo interessante, ma non abbastanza per tenere botta con la personalità e alla potenza dei due singoli precedenti: Rihanna si allinea alla grande tradizione della canzone politica, abbracciando il tema del Sogno Americano e della Nuova America possibile, ma la sua proposta non offre spunti particolarmente brillanti. L'aspetto più interessante resta la produzione (di nuovo Kanye in regia), mastodontica nei mezzi eppure dimessa e suggestiva nei risultati.

Il "primo" album di Rihanna

ri8A fine 2015, a sorpresa, vengono annunciate le prime date di un tour mondiale programmato per l'anno seguente. È il segno che qualcosa di grosso si sta muovendo: sono ormai tre anni che Rihanna non pubblica un disco, un lasso di tempo considerevole per una cantante che durante tutta la prima parte di carriera ha occupato costantemente il mercato del pop, abituando il suo pubblico al ritmo serrato di un album all'anno. È ormai diffusa la notizia dell'imminente (seppur non ancora programmata) uscita del suo nuovo lavoro, intitolato ANTI.
Anticipato di poche ore dall'uscita di "Work", il nuovo singolo in collaborazione con Drake, ANTI viene finalmente pubblicato in esclusiva su Tidal il 28 gennaio del 2016. Nessuna delle canzoni pubblicate nell'anno precedente viene inclusa nella tracklist, e il motivo appare fin da subito chiaro: siamo di fronte al primo disco di Rihanna dotato di una reale visione, dove l'interesse commerciale passa in secondo piano rispetto a quello artistico. La stessa cantante figura come co-autrice in tutte le canzoni, segno che, giunta all'ottavo disco in carriera, RiRi ha finalmente ottenuto il completo controllo creativo sulla sua musica. È anche il primo disco non pubblicato per la Def Jam, ma per la Roc Nation fondata dal mentore Jay-Z.
ANTI è il primo album in cui Rihanna riesce a raccontare davvero se stessa, le sue fantasie, le sue tensioni, i suoi sentimenti, il suo corpo. È il suo disco più esplicito, soprattutto sul fronte sessuale, ma è contemporaneamente il più misterioso. Ed è anche il suo lavoro più completo e importante, privo delle solite hit pre-annunciate ma tenuto assieme da un filo rosso di carnalità e seduzione.
Che fossimo di fronte a un decisivo passo in avanti, è stato evidente fin dall'uscita di "Work", un vibrante capolavoro dancehall che solo Rihanna poteva interpretare, e che esiste solo in funzione della sua voce e del suo carisma. Nel ritornello, tutto cantato nello slang bajan, la parola perde forma per diventare percussione, fuoco, ritmo al servizio di una musicalità tagliente. Le due strofe di Rihanna e la terza cantata da Drake sono perfette, e con melodie flessibili levigano un groove che sembra contorcersi su se stesso. "Work" riporta l'atmosfera della musica di Rihanna dall'arena al club di quartiere, rinunciando al respiro aperto in favore di una dimensione più intima e ebbra, calda, pronta da un momento all'altro a perdere l'inibizione. È indubbiamente il trionfo definitivo per un'artista che ha interiorizzato le sue radici culturali ed è ora in grado di riproporle in una chiave personale e caratteristica. "Work" èRihanna più di qualsiasi altra sua canzone.
Work, work, work, work, work, work
He said me haffi
Work, work, work, work, work, work
He see me do mi
Dirt, dirt, dirt, dirt, dirt, dirt
So me put in work, work, work, work, work, work
ANTI è un album "artistico" sotto tutti i punti di vista, dalle scelte compositive fino a quelle estetiche: contiene una cover dei Tame Impala ("Same Ol' Mistakes") e un duetto con SZA, mentre la copertina è opera dall'artista israeliano Roy Nachum e lo spettacolare video di "Needed Me" è diretto da Harmony Korine (bellissimo il dietro-le-quinte dove si scopre che Rihanna è super-fan del regista; chissà se ha visto "Trash Humpers").
Le canzoni rimandano a un ampio spettro di influenze, che, parola della barbadiana, rispecchiano il suo gusto e la sua vocazione: si passa dall'R&B più aggiornato all'hip-hop, passando per l'elettronica, il soul, il rock alternativo. Senza ovviamente scordare il dub, di cui è intrisa l'iniziale "Consideration", un'affermazione di indipendenza in cui Rihanna sfodera un flow cadenzato prima di cedere il posto alla contagiosa cantilena del ritornello di SZA. Romanticismo e nostalgia permeano invece "Kiss It Better", una ballata rock rétro e morbida che si trasporta su uno struggente riff della chitarra elettrica.
Il riferimento principale resta quello al rhythm 'n' blues, affrontato con un approccio sia elegante (la jazzata "James Joint"), che nevrotico (la semi-industrial "Woo"), che spavaldo ("Desperado" e i suoi echi country). "Needed Me", con i suoi bassi vibranti e le sue melodie scalari, mostra una Rihanna sempre più emancipata e insensibile: "Andavi bene per una scopata da fatti/ di che cazzo ti lamenti?/ Sei solo un altro della lista/ che cerca di risolvere i suoi casini interiori con un cattiva ragazza/ So che odi confessarlo/ ma, baby, avevi bisogno di me". Nel video, girato in uno slow motion mozzafiato, la si vede freddare un uomo a colpi di pistola. Ancora più esplicita diventa l'eloquente "Sex With Me": "Il sesso con me, così fantastico/ vodka e acqua e un limone/ e un paio di altre cose che non posso dire".
Ma è altrettanto significativa la seconda parte dell'album, che vede acquietarsi la carica della bad gal per lasciar spazio a un lato più romantico. "Never Ending" e "Close To You" si limitano a portare a casa il compito con due ordinarie canzoni d'amore, ma "Love On The Brain" - ballata doo-wop che si articola in un botta e risposta tra una Rihanna esplosiva e dei controcanti leggiadri - e "Higher" - ubriaca persa, cantata col fuoco in gola - sono a dir poco elettrizzanti e stabiliscono una nuova vetta emozionale nel repertorio di RiRi.

ANTI è un gran disco, e con gusto e stile riporta Rihanna sulla vetta del pop. Poco importa che non ci sia una nuova "Diamonds". Uscito nello stesso anno di "The Life Of Pablo" e "Lemonade", rappresenta anch'esso un'affermazione di personalità di tale forza, e allo stesso tempo così profondamente legata alla persona di Rihanna, da far pensare che difficilmente si avrà di nuovo un album del genere. La Rihanna del 2016 è semplicemente una popstar invincibile, al picco della sua forma e del suo successo. Presenzierà anche nella hit estiva di Calvin Harris ("This Is What You Came For") e nei due dischi rap più grossi e importanti dell'anno, quello di Kanye West (dove reintepreta Nina Simone nella controversa "Famous") e quello di Drake (con cui duetta in "Too Good"). Non a caso ai VMAs di settembre verrà onorata con il "Michael Jackson Vanguard Award", a coronamento di un anno di assoluta grazia.

Dal 2017 ad oggi: poca musica, tanti nuovi progetti

RihannaCon ANTI, Rihanna sembra aver tracciato una momentanea linea d'arrivo nella sua carriera. Dopo essere stata per lungo tempo un'artista "da singoli", e aver venduto più di qualunque altro (uomo/donna/gruppo) nel Ventunesimo secolo, RiRi ha dimostrato a se stessa di poter sfoderare un album di ottima fattura e pensato per un ascolto immersivo. Come musicista, non può che sentirsi appagata. La sua carriera è attualmente in stand by: tutti sanno che prima o poi tornerà, e che potrebbe succedere da un giorno all'altro, ma nessuno sa quando. Lei, dal canto suo, non si è mai sbilanciata troppo. L'impressione è che abbia altro per la testa.
Ad ogni modo, il 2017 la vede ancora presenziare nelle posizioni alte della classifica, ospite di altri artisti. Canta in "Selfish" di Future, in "Loyalty" di Kendrick Lamar, in "Lemon" dei N*E*R*D e soprattutto in "Wild Thoughts", la mega-hit estiva di Dj Khaled: tutti successi in cui la voce e la presenza di Rihanna sono indispensabili e assolute protagoniste. A inizio 2020, dopo oltre due anni senza musica, compare a sorpresa in "Believe It" di PARTYNEXTDOOR, protetto di Drake e frequente collaboratore della barbadiana (è lui l'autore di "Work"). Per il resto, silenzio assoluto.

Oggi, Rihanna è nota anche per la sua attività da imprenditrice, attrice e attivista. Nel 2017 ha fondato la Fenty Beauty, linea di cosmetici focalizzata sull'inclusività di genere, con l'intento di superare gli stereotipi legati al mondo del make up. Parallelamente, è divenuta un'icona curvy e portabandiera del concetto di body positivity. Coerentemente con le sue battaglie, nel 2018 fonda la Savage X Fenty, linea di intimo pensata per tutte le taglie.
E il nuovo album? Si sa ben poco, se non qualche indiscrezione sul titolo (si vocifera un "R9") e sul fatto che potrebbe essere il suo disco reggae. Pur restando sul vago, Rihanna ha voluto specificare: "Il reggae ci sarà, ma non ho voluto pormi limiti. Nella mia carriera ho fatto tutto: ogni tipo di hit, ogni genere. Posso fare tutto ciò che voglio". E ancora: "Non posso dire quando uscirà, ma ci sto lavorando senza sosta".

Rihanna

La regina di Barbados

di Tommaso Benelli

Dagli esordi con "Pon De Replay" e "S.O.S." fino alla maturità degli ultimi lavori, le canzoni di Rihanna raccontano l'evoluzione della musica pop. Un successo incredibile che passa anche attraverso l'immagine, la comunicazione, la moda. Ripercorriamo la carriera della più iconica popstar del Ventunesimo secolo
Rihanna
Discografia
 Music Of The Sun (Def Jam, 2005) 
 A Girl Like Me (Def Jam, 2006) 
 Good Girl: Gone Bad (Def Jam, 2007; Reloaded, 2008)
 
 Rated R (Def Jam, 2009) 
 Loud (Def Jam, 2010) 
 Talk That Talk (Def Jam, 2011) 
Unapologetic (Def Jam, 2012) 
ANTI (Roc Nation, 2016) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Pon De Replay
(videoclip da Music Of The Sun, 2005)

SOS
(videoclip da A Girl Like Me, 2006)
Umbrella
(videoclip da Good Girl: Gone Bad, 2007)
Don't Stop The Music
(videoclip da Good Girl: Gone Bad, 2007)
Disturbia
(videoclip da Good Girl Gone Bad: Reloaded, 2008)
Russian Roulette
(videoclip da Rated R, 2009)
Rude Boy
(videoclip da Rated R, 2009)
Only Girl (In The World)
(videoclip da Loud, 2010)
What's My Name? (feat. Drake)
(videoclip da Loud, 2010)

S&M
(videoclip da Loud, 2010)

Man Down
(videoclip da Loud, 2010)
We Found Love
(videoclip da Talk That Talk, 2011)
Diamonds
(videoclip da Unapologetic, 2012)
Stay
(videoclip da Unapologetic, 2012)
Bitch Better Have My Money
(2015)
Work
(videoclip da ANTI, 2016)
Kiss It Better
(videoclip da ANTI, 2016)
Needed Me
(videoclip da ANTI, 2016)
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