Kesha

High Road

2020 (Kemosabe) | dance-pop, country-pop

Quanta confusione sotto i cieli di casa Sebert! Non tanto per le intenzioni, ché quelle risultano chiarissime a chiunque abbia un minimo di polso con la chiacchierata e caotica carriera di Kesha, quanto per i risultati. Se è vero che anche il tanto decantato (non su queste pagine) "Rainbow", il presunto disco della rinascita dopo anni di silenzio forzato e beghe giudiziarie, mancava di effettivo baricentro e testimoniava in maniera fin troppo urlata la ritrovata libertà creativa, niente lasciava presagire il tracollo che sarebbe seguito due anni e mezzo dopo, con un quarto album che concentra tutti gli stereotipi e i difetti di un percorso artisticamente tutt'altro che luminoso. Abborracciato tentativo di ammodernamento e "maturazione" dell'estetica sporca e caciarona dei primi tempi, "High Road" fallisce sia sul piano del puro divertimento sia sulla paventata maturità autoriale del precedente lavoro, infilandosi in una terra di nessuno che non offre alcuno svago o nuove opportunità di scoperta della persona Kesha. In una seconda fase di carriera partita con ben altre premesse, questa è una regressione che potrebbe costare carissimo.

È un'insicurezza costante, di quelle che si traducono in totale frenesia e assenza di messa a fuoco, quanto emerge in prima battuta dai cinquanta minuti (davvero un'enormità) dell'album, che frulla ogni elemento a disposizione e ne distilla poi la sua versione più banalizzata, liofilizzata per sostenere una scrittura sciatta, spenta, trainata da metriche improvvisate e da un senso melodico del tutto rabberciato, incapace di slancio o di esplosività. Ipotetici party anthem come l'introduttiva "Tonight" inciampano su se stessi con una struttura bipartita che al netto del povero coup de théâtre non offrono nessuno spunto degno di nota, nemmeno un ritornello trash da poter intonare senza vergogna alcuna. Se qualcosa si smuove nell'edm bombastica di "Raising Hell", unico momento di tamarraggine godereccia supportato da una produzione esplosiva, che non riesce a stonare anche a dieci anni dall'apice del successo del genere, ci vuole poco perché il tutto scada in in un patetico teatrino.

Dapprima si grida all'amore col fare di una fanfara memore della Katy Perry più slavata ("Little Bit Of Love"), successivamente si gioca nel campo di una synth-wave che vorrebbe rendere piccante la frizzantezza melodica di Carly Rae Jepsen, fallendo nella sua ossessività metrica e nella trasgressività all'acqua di rose ("Kinky"), per finire con la disinvoltura larger than life di una Lizzo, trattata con un infantilismo che tutto dimostra fuorché convincimento (la marcetta bandistica "The Potato Song (Cuz I Want To)", tarata su misura di un bambino mal cresciuto). Non che sul versante più autoriale si faccia di meglio; a poco servono contributi di lusso come Brian Wilson e Sturgill Simpson se il risultato è "Resentment", una tiepida ballata country che potrebbe risultare uno scarto delle Dixie Chicks, o un tracciato emotivo, insolitamente sottile per gli standard di Kesha, che viene spazzato via dall'ennesimo climax vocale senza alcun pathos, trancia di netto la calma progressione folk con un innesto degno di Demi Lovato ("BFF"). Nel tenere i due piedi nella stessa scarpa, l'incapacità nel muoversi è oltremodo totalizzante.

Più che prendere la strada maestra, come il titolo decanta, Kesha ha qui deciso di scalare una parete liscia, quando non di scavarsi da sola la fossa, e lanciarcisi dentro con assoluta dedizione, inconsapevole che poi riuscirne è impresa ardua. Nel provare a declinare entrambi gli aspetti della sua musica, l'autrice ha perso del tutto di vista l'obiettivo principale: scrivere canzoni efficaci.

(10/02/2020)

  • Tracklist
  1. Tonight
  2. My Own Dance
  3. Raising Hell (ft. Big Freedia)
  4. High Road
  5. Shadow
  6. Honey
  7. Cowboy Blues
  8. Resentment (ft. Brian Wilson, Sturgill Simpson & Wrabel)
  9. Little Bit Of Love
  10. Birthday Suit
  11. Kinky
  12. The Potato Song (Cuz I Want To)
  13. BFF (ft. Wrabel)
  14. Father Daughter Dance
  15. Chasing Thunder




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