Da vent’anni Espen Reinertsen è una presenza costante della brillante scena scandinava, capace di mescolare i linguaggi delle diverse tribù jazz, elettroniche e finanche pop. Per il suo nuovo disco, “Venus Er I Håret”, pubblicato come il precedente sull’etichetta di Susanna Wallumrød, si fa aiutare solamente dal fidato Erik Nylander (batteria) e dal solito Eivind Lønning (tromba).
Il suono dell’album è minimale e allo stesso tempo tempo trasversale: Espen canta con un filo di voce consumata da chissà quale gelido fiordo e l’effetto a tratti assomiglia a quello che l’immortale Wyatt trovò in compagnia dei folletti Ultramarine a inizio anni 90. L’elettronica manipolata da Reinertsen utilizza spesso suoni monofonici, evocando le colonne sonore dei mitici videogiochi Arcade. Sonorità semplici che servono a costruire atmosfere notturne e avvolgenti, sottolineate dalla batteria a tratti appena sfiorata con le spazzole. Anche la tromba si limita a suonare i temi e poco più, non coprendo mai il racconto della voce.
Il disco si apre con il movimento più uptempo della raccolta, “Derfor Tok Det Aldri Slutt”, lo scheletro del trip-hop dei Portishead illuminato dalla fredda luna artica. Il brano si muove lentamente lungo i suoi quasi sette minuti di durata, lasciando il tempo e lo spazio alla tromba di lanciarsi in un breve quanto efficace assolo. “Til Noens Dype Muskelvev” continua sulla falsariga del precedente: un basso sintetico guida il lento groove verso un sentiero oscuro e allo stesso tempo rincuorante, dove la malinconia non sconfina mai nella disperazione.
Espen si muove in equilibrio tra sperimentazione e pop: “Skal Jeg Iølge Deg Til Havet” e “Muskelminner Fra Arkanoidepoken” nascono intorno a ganci melodici che lentamente scivolano su passaggi decisamente più liquidi e sperimentali. L’omonima “Venus Er I Håret” chiude l’album con i suoi abbondanti dieci minuti di durata: una sorta di fanfara solenne suonata con ironia e distacco.
“Venus Er I Håret” è stato registrato e mixato dallo stesso Espen Reinertsen. Il master è stato curato da Helge Sten, alias il mitico Deathprod.
29/06/2026