K WATA - Give U Space

2026 (Short span)
ambient, dub

Presenza schiva dei circuiti club newyorkesi, K Wata è un nome tanto in penombra quanto operoso: metà del duo E Wata, parte del collettivo Slink, quest’ultimo impegnato anche in una rassegna di serate che rifugge la cassa dritta e i quattro quarti, per inseguire un piglio notturno e sfuggente, vetrina di chi attraversa le sonorità della nuova ambient dub. Uscito su Short Span, etichetta ormai di culto per questa scena, “Give U Space” è il suo album di debutto, arrivato al termine di una traiettoria misurata in pochi Ep che mischiano i fumi giamaicani con l’astrazione dell’Idm. Parte del disco nasce per il palco, pensata per il festival Sustain Release del 2025, e solo in un secondo momento viene ricondotta in laboratorio e rifinita nella forma organica e mutevole qui presentata.

La copertina, architettonica e sabbiosa, ha il merito di aderire alla poetica che custodisce. Un iter che si insinua tra groove elastici, transienti morbidi e manipolazioni tipiche della scuola dub: delay lisergici e riverberi vellutati adornano un amalgama ricco di dettagli ma anche, e soprattutto, fumoso e ipnotico. Ne scaturisce un lavoro che ricorda i profeti del dub come Mad Professor, ma rifatto da androidi in tuta spaziale, chiusi in quella stessa stanza asettica che l’artwork ritrae, brutalista e ipermoderna.
Non mancano gli echi di Burial, traslati però secondo quella maniacale cura costruttiva propria delle produzioni più contemporanee della scena Uk bass: alla nostalgia letargica del musicista londinese si affianca una dedizione alla stereofonia iperrealista e al subwoofer sghembo.

Anche il titolo è esplicativo: in “Give U Space” il vuoto non è assenza, ma struttura portante, e lo spazio diventa la sostanza stessa di cui il disco è fatto. Ogni elemento occupa la sua coordinata esatta, tarato tanto sull’ascolto in cuffia quanto sui volumi della sala; una precisione millimetrica che trova corrispettivo nei continui cambi di battuta, nei vuoti che intercorrono tra un colpo e l’altro, dove presenza corporea ed evanescenza ricevono pari dignità. I rimandi sono quelli di Rhythm & Sound e Carrier, ma con strutture che restano insonni e materiche, noir e sensuali; manca forse l’intensità mnemonica del progetto tedesco, e i cinquantacinque minuti scivolano più verso l’atmosfera che verso l’urto. Eppure, muovendosi al passo di J. Albert e con la sensibilità degli Space Afrika, l’artista statunitense riesce a ritagliarsi un piccolo ma intenso spazio all’interno della scena.

OndaRock Logo

Cavalca l'onda della grande musica

Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.

26/06/2026

Tracklist

  1. 1. Looking Glass
  2. 2. Give U Space
  3. 3. I Gotta
  4. 4. Whisper Dub
  5. 5. Radio Embrace
  6. 6. Go
  7. 7. There Will Be Love
  8. 8. As I've Always Said