I gusti insospettabili di sir Keir Starmer. Il premier inglese ha rivelato di essere un fan del
post-punk e in particolare degli scozzesi
Orange Juice, tra i paladini del cosiddetto "northern soul".
Ospite del programma Private Passions su Bbc Radio 3, il primo ministro laburista ha proposto una selezione dei suoi brani preferiti – da Beethoven a Čajkovskij fino a Elgar – e ha ripercorso il proprio cammino musicale, ricordando gli anni in cui studiava violino insieme a Norman Cook, il futuro Fatboy Slim.
Appassionato di musica fin da bambino, Starmer ha suonato flauto, pianoforte, flauto dolce e violino, tanto da ottenere una borsa di studio alla Guildhall School of Music and Drama. Ancora oggi, ha raccontato, ascolta musica ogni giorno.
Parlando degli
Orange Juice, ha descritto la band come “assolutamente fantastica”, ricordando di averne scoperto la musica negli
anni Ottanta, quando si trasferì a Leeds per studiare legge: “Fu un’esperienza culturale totale, passare dalla vita in un piccolo villaggio a una città viva, ricca e diversificata come Leeds. Con quel cambiamento arrivò anche un nuovo capitolo musicale. Amo le canzoni degli Orange Juice, i testi, ma soprattutto ciò che rappresentano per me: il ricordo di quegli anni”.
Nell’intervista, registrata a Chequers la settimana scorsa, Starmer ha anche parlato dell’amore della sua famiglia per il northern soul: “Immaginatemi in cucina, con le maniche rimboccate, mentre cucino felice ascoltando northern soul e mia figlia che canta a squarciagola”.
La sua prima scelta musicale nel programma è stata un brano dal “Lago dei cigni”, in omaggio alla passione della madre per il balletto. Starmer si è commosso parlando della morte del fratello minore Nick, scomparso il giorno di Santo Stefano dello scorso anno, a 60 anni: “Volevo solo piangere per mio fratello. E la musica mi ha offerto un rifugio, un luogo in cui potermi nascondere da tutto questo”.
Infine, Starmer ha toccato il tema delle difficoltà che la Brexit ha creato per i musicisti britannici in tour in Europa: “L’effetto è stato fortemente limitante. E non credo che nessuno, qualunque fosse la sua posizione nel referendum, abbia votato per rendere più difficile a musicisti e artisti esibirsi all’estero. Capisco bene la necessità e l’urgenza di intervenire, e sono determinato a fare tutto il possibile per semplificare la situazione”.