OndaTop: Le 10 migliori canzoni di Simon Posford e di Devin Townsend

13-11-2013
A questo giro, una puntata di OndaTop davvero particolare. Applaudimmo già mesi addietro la personalissima estetica sonora dei Progenie Terrestre Pura, forti di uno degli esordi in area metal più convincenti e interessanti degli ultimi anni. Raggiungiamo via mail il duo veneto, alla scoperta dei musicisti che più hanno influenzato il loro pensare in musica. Se quindi Nex[1] propone una cernita dei migliori brani di Simon Posford, il guru della trance-music (autore di autentiche pietre miliari nel settore grazie ai suoi progetti Hallucinogen e Shpongle), Eon[0] invece presenta la sua personale top 10 dei pezzi di Devin Townsend, tra i più prolifici e stimati autori di metal progressivo degli ultimi due decenni (vari i progetti a cui ha fatto e fa capo). Una coppia di artisti senz'altro insolita, ma che nei solchi di “Uomini Macchine Anime” ha finito con l'acquistare un senso prodigioso, a suo modo davvero unico. Non commettete l'errore di sottovalutarli.

Nex[1]

10. Shpongle - ...And The Day Turned to Night
La suite degli Shpongle: 20 minuti di paesaggi più che di musica, sostanzialmente l'ambient etnico tipico del primo album "Are You Shpongled?". Ho sempre immaginato questa traccia come un saluto al sole che tramonta, il che non vuol dire per forza che poi tutto si fermi: anzi nella seconda parte sembra quasi descriva la vita notturna, le luci, il movimento incessante nonostante il cielo stellato. Altrove il giorno comincia e via avanti, il mondo non si ferma per un singolo tramonto, fissa l'attimo e poi va oltre.



9. Shpongle - Turn Up the Silence
Difficile scegliere un pezzo da "Nothing Lasts... But Nothing Is Lost" visto che è praticamente un'unica traccia di oltre un'ora. "Turn Up the Silence" mi è sempre piaciuto per il suono più sintetico e moderno, con influenze IDM e il basso slappato, ma allo stesso tempo anche per quel sound ampio cinematico da soundtrack, specialmente nella parte finale. Ovviamente non manca il piglio psichedelico, ma in generale è abbastanza diverso dal solito stile Shpongle.



8. Shpongle - The God Particle
Un viaggio a Berlino? Perché no. In occasione di questo EP, ispirato all'acceleratore del CERN (quindi un viaggio anche a Ginevra!), lo Shpongle-sound cambia un po' e vira verso territori kraut: non manca l'impronta personale, ma in generale c'è una forte influenza della scuola berlinese anni '70 lungo tutta la traccia. Si parte lentamente e via via il pezzo accelera fino all'esplosione, seguita poi da una nuova distensione cosmica; in realtà è un brano incentrato più sul mood che sulla costruzione in sé, anche se c'è da dire che tecnicamente la struttura è perfetta. Una parentesi un po' diversa che di certo non è di minor qualità rispetto al resto.



7. Hallucinogen - Gamma Goblins Part 2
Come suonerebbero i Gong se facessero electronic dance music? Io me li sono sempre immaginati come questo pezzo: super psichedelico, divertente, imprevedibile. Penso che Posford sia stato molto influenzato dal rock psichedelico (ha anche campionato i Pink Floyd all'inizio della traccia "Synthesizzler") e avevo letto che è un grande ammiratore degli Ozric Tentacles. Beh, ha fatto centro, questa traccia è davvero uno spasso!



6. Shpongle - My Head Feels Like a Frisbee
Questo brano è la prova che con certa musica le droghe non servono; basta la musica stessa.
Già a partire dal sample vocale iniziale e dalla fisarmonica sbilenca si capisce che il titolo è perfettamente azzeccato. La sezione centrale poi è qualcosa di assurdo, una svolta che è come un cambio di continente in un istante, migliaia di km in un secondo; verso la fine c'è anche spazio per un'incursione simil-sinfonica prima della ripresa world/salsa. La cosa davvero sbalorditiva è come tutto questo suoni compatto e convincente. "High is the Moon"!



5. Hallucinogen - Deranger
Forse la traccia più potente e "psicoattiva" scritta finora a nome Hallucinogen! Il pezzo più twisted, un crescendo continuo dove tutti gli intrecci e le melodie acid poi esplodono nella sezione finale. In realtà è anche più accessibile rispetto ad altri brani, infatti ricordo che all'inizio era tra quelli che ascoltavo di più, al di là del fatto che di solito ascolto sempre gli album dall'inizio alla fine, vista anche la continuità interna di ogni lavoro, dato che sono assemblati praticamente come un live-mix. Un buon punto di partenza per chi volesse esplorare il suo sound.



4. Shpongle - Behind Closed Eyelids
Classico sound Shpongle: ambient/downtempo esotico, effetti psichedelici, sample vocali a tema, il flauto di Raja Ram a condire il tutto. Questa traccia è l'essenza del viaggio-Shpongle, della struttura che sta dietro ad ogni traccia del duo: c'è sempre un filo narrativo in ogni pezzo, una disposizione logica degli elementi, eppure il tutto suona molto libero, la stratificazione dei suoni e gli arrangiamenti quasi si perdono una volta che l'ascoltatore entra nel loro mondo. Sezioni atmosferiche, altre più movimentate, inserti psichedelici che dialogano direttamente con il cervello bypassando le orecchie. Maneggiare con cautela!



3. Hallucinogen - Snarling Black Mabel
Dopo anni di ascolti, più volte mi sono ritrovato a pensare che questo sia il suo brano goa trance più equilibrato: non eccede né nel versante atmosferico né in quello acido/psichedelico, ma è lì in mezzo sospeso in equilibrio, tutto è al proprio posto. All'inizio è puro viaggio, atmosfera, mood, poi da metà in avanti - quando meno te l'aspetti - madness e via che si parte veramente. Sembra di svegliarsi improvvisamente ed è impossibile star fermi. Epico.



2. Shpongle - Dorset Perception
Il mio primo contatto con l'universo-Shpongle, catturato fin dal primo ascolto.
Traccia non tra le più complesse o psichedeliche (anche se certi effetti comunque si fanno sentire), ma forse proprio il fatto che sia molto vicina alla world music e a certa chill out più accessibile la rende particolare all'interno della discografia del duo. Ho sempre ammirato come siano riusciti a creare un brano tutto sommato semplice/lineare ma allo stesso tempo strutturato e curato fin nei minimi dettagli: percussioni, effetti, arrangiamento, ecc.: tutto è calibrato al meglio.



1. Hallucinogen - Solstice
Il mio primo contatto con l'universo-Hallucinogen, anche qui mi ha preso al primo ascolto; magari mi sbaglio e il primo contatto l'ho avuto con il classicone "LSD", ma è con "Solstice" che ho cominciato ad interessarmi veramente al progetto Hallucinogen.
Quello che mi ha colpito fin da subito è la ricerca del lato atmosferico, non solo cassa dritta e via: anzi di solito la cassa non è così in primo piano, ma gli effetti e i synth lead la fanno da padrone. Nonostante tutto questo rimane comunque dance music. C'è una sorta di equilibrio in questo suo stile, ma non è chiaro se sia studiato o sia del tutto naturale: forse è proprio questa la chiave di tutto.





Eon[0]

10. Devin Townsend - Deep Peace
Adoro questo brano per il suo stacco centrale, “progressive”, profondamente atmosferico ed enfatizzato nelle melodie soliste di chitarra; mi ricorda molto qualche movimento della musica classica. “Terria” è un album unico costellato da canzoni di assoluto valore, anche migliori – in generale – di questa, ma la particolarità di “Deep Peace”, comunque un pezzo magnifico, mi ha sempre stregato e mi è sempre rimasta maledettamente in testa, quel movimento/momento che non vedi l’ora arrivi e che t’influenza anche il resto dell’ascolto.



9. Devin Townsend - Namaste
Questa canzone è come sentire Devin Townsend (il gruppo) suonare in stile Strapping Young Lad; è un mix preciso dei due. Forse, dopo l’estroso “Infinity“, Devin aveva bisogno di movimentare un po’ il terreno anche “a nome proprio” però tenendo alcune sue bizzarre peculiarità. “Namaste” è un brano veloce, potente, energico e carico ma di certo non oscuro, è un’intelligente bordata che trascina in un attimo verso la sua fine; ci si ritrova sempre alla canzone successiva troppo presto. Inchiniamoci a lui.



8. Devin Townsend Project - Deconstruction
Un brano che parte con un peto non può che essere acclamato.
La simpatia e l'eclettismo di Townsend sono ben noti, i suoi show sono costellati dai suoi personali siparietti e credo che questo lungo e strambo brano descriva molto bene questo aspetto di Devin. Sali e scendi vorticosi, groove sregolato, pathos e quegli stessi siparietti portati in musica, il tutto in un contesto molto pazzoide e teatrale. La summa - e title track - dell'ennesimo capolavoro di Devin Townsend, un disco veramente esagerato e stracolmo di sfaccettature: sicuramente il suo lavoro più complesso.



7. The Devin Townsend Band - Suicide
Ricordo  bene le serate in auto ad ascoltare questo pezzo e questo album; a più di un semaforo penso mi abbiano visto sbraitare come un folle cantando questa canzone senza ritegno alcuno. Disco tanto semplice quanto profondo, “Accelerated Evolution“ è forse il lavoro che più mi ricorda “Ocean Machine“ (quindi gli inizi di Devin) in maniera però semplificata; forse era anche il suo intento. Trovo questo album, e quindi questo pezzo (sono tutti molto simili), un lavoro molto “liberatorio”, quasi avesse bisogno di qualcosa di più semplice dopo un esoso “Terria” e gli stancanti S.Y.L., un blocco di canzoni relativamente – per lui – semplici dove scaricarsi un po’ (ecco forse anche la voglia di "traslarsi" - magari anche solo metaforicamente - in una band vera e propria, seppur ovviamente guidata da lui).



6. Devin Townsend - Solar Winds
In questo brano amo particolarmente la parte iniziale, calma e riflessiva, ed il finale in crescendo, bello “pomposo”. La parte centrale la trovo più un ponte – tra le due - in questa composizione, non particolarmente strutturata né complessa, ma senz’altro molto narrativa e comunicativa.
Trovo che “Ziltoid the Omniscent” sia stato un disco abbastanza atipico per una persona altrettanto atipica come Devin, in quanto venne dopo lo scioglimento della The Devin Townsend Band e S.Y.L., in un momento probabilmente anche particolare per se stesso, dove si defilò (o meglio, tentò di defliarsi) dal music-business rinchiudendosi nella sua casa/studio per produrre altri gruppi e dedicarsi maggiormente alla sua vita privata dopo anni di incessante attività musicale. Creò quindi Ziltoid, il suo pupazzo (alter-ego?), scrisse una storia/copione e diede vita, in solitudine, a questo grande album, forse non il suo migliore ma certamente un capitolo importantissimo del “Devin-pensiero”, se così possiamo chiamarlo; un album ben fatto, particolare (come sempre), divertente ma non “stupido”, come il tutto potrebbe magari facilmente suggerire.



5. Devin Townsend Project - The Mighty Masturbator
... e proprio quando pensi che ormai è stato detto tutto, ecco che arriva un pezzo come “The Mighty Masturbator”. Trovo difficile descriverlo, si fa fatica, probabilmente si fa prima a dire cosa non è. Un brano caleidoscopico, il Townsend che decide che una suite non può mancare nel suo repertorio, ed ecco quindi che questo bizzarro e spaventoso mastodonte prende vita, contorto, poliedrico, bizzarro ed imprevedibile, e spaventa la naturalezza con la quale corre impetuoso, al galoppo, senza indecisioni e senz'affanno, vista la sua mole. Spaventa, spaventa perché dà il sospetto che Townsend sia tornato alle sostanze stupefacenti: ma forse non se n'era mai allontanato. Semplicemente incredibile.



4. Strapping Young Lad - All Hail the New Flesh
Il Devin incazzato: l'urlo iniziale esplica bene il concetto. L'abilità di unire questa furia poco controllata con il suo tipico suono ricco, corposo e melodico, in strutture che poi coltiverà a nome Devin Townsend e Devin Towsend Band ma che già aveva ben estrapolato, a ben guardare, in “Ocean Machine” (che uscirà solo qualche mese dopo “City”), è semplicemente geniale; mettiamoci pure l'Hoglan e siamo apposto, la macchina da guerra è completa. Il chorus, poi, è qualcosa d'illegale. Ancora oggi uno dei suoi momenti migliori.



3. Devin Townsend  (Ocean Machine)  - Bastard
Anche se i ritmi veloci li conservò per i suoi S.Y.L., Devin impresse non poca cattiveria nel suo capolavoro (nel 1997) a nome Ocean Machine, “Biomech” (uscito in Giappone, inizialmente, a nome “Ocean Machine”, ma questo è sostanzialmente il suo primo lavoro solista a nome Devin Townsend, infatti verrà poi rilasciato a nome proprio). “Bastard” è un pezzo dall’incedere plumbeo, con un riff portante genialmente semplice ma incisivo (una sua caratteristica, non solo in questo disco), e un Devin che rimarca la sua caratura di cantante. Qui nasce il Townsend che poi tutti abbiamo conosciuto, almeno quello extra S.Y.L. (ma, in realtà, seppur lui “dividesse” se stesso fra questi ultimi e la restante roba solista, era ovviamente tutto un pari passo), qui si fonda totalmente il suo suono carico di effetti, che valorizza perfettamente la tipicità dei suoi riff, le sue atmosfere uniche, la sua visionarietà, da qui nascono poi i vari “Infinity”, il masterpiece “Terria”, i lavori della Devin Townsend Band, ecc. . Non è tanto in sé geniale il pezzo, quanto l’album tutto, il com’è concepito, qualcosa di assolutamente nuovo, come fu “City” poco prima. Si divise in due per creare due entità – entrambe - uniche.



2. Devin Townsend - Earth Day
Probabilmente il suo pezzo più famoso, e non a caso l’ho sempre trovato il suo possibile “inno”. “Earth Day” è molto probabilmente una grande summa del Devin Townsend-style, seppur non sia semplice imbrigliarlo in una sola canzone, anche se la magnificenza di questo brano potrebbe prestarsi bene. In questi 10 minuti, lo stile townsendiano si mostra al suo meglio, uno dei suoi brani-flusso che non abbandonano la struttura di forma-canzone ma neanche la guardano con eccessivo interesse; un midtempo giocato sugli spessi riff di Townsend impreziositi dalle sue tipiche melodie, supportato da sfondi paesaggistici di tastiera e che non disdegna qualche sfuriata, il tutto ovviamente cantato da un Townsend al massimo di se stesso. “RECYCLE!!!”.



1. Devin Townsend - Nobody’s Here
Non ho difficoltà a dire che, ad un’analisi obiettiva, molto probabilmente questo non è il miglior pezzo di Townsend, ma questa non è una classifica obiettiva e quindi, nella mia classifica personale, questo è il pezzo che, alla fine, preferisco. Ho ascoltato tanti capolavori dal pazzo canadese, conosco più o meno a menadito la sua discografia, ma questa ballad è in assoluto il brano che più mi stacca dalla realtà e comunica qualcosa. Sostanzialmente è un lento, impreziosito da qualche suono ambient/spaziale ma, di “strano” non c'è niente di più; arpeggi ed interventi chitarristici, un basso bello presente, una batteria che scandisce il costante ritmo, e Devin che canta. Già, Devin che canta. Tutto normale, come “tanti”, ma la classe è classe, e quella che può diventare ed è una ballata per tanti, qui diventa un capolavoro assoluto per il sottoscritto. Lo diceva qualcuno, e forse più d'uno, che la chiave di tutto è la semplicità, e forse hanno anche ragione.



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