Lenticolare esclusivo
Un elemento da esposizione che rivela una scena chiave del film, pensato come ulteriore omaggio visivo all’estetica di Argento.
Il risultato è un’edizione celebrativa dal forte valore culturale e collezionistico, capace di intrecciare cinema, musica e memoria in un unico oggetto pensato per rendere omaggio a “Profondo rosso” nel suo cinquantesimo anniversario.
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Leggenda vuole che sia stata Daria Nicolodi, spettrale attrice e moglie di Argento, a proporre al marito di contattare i giovani Goblin, dopo essere rimasta sconvolta da un loro brano, "The Swan Is A Murder Part. 1" (e quell'urlo sarà riproposto proprio in una scena del film). Ma sarà poi l'editore Carlo Bixio a presentare il gruppo a Dario Argento negli uffici della Cinevox. E' il classico incontro che cambia la vita. Il feeling col regista scatta subito, e in più, c'è lo zampino di un jazzista coi fiocchi come Giorgio Gaslini, che scrive alcuni brani ("Wild Session", "Deep Shadows", "Scool At Night" e "Gianna"), consentendo a Simonetti & C. di riarrangiarli in chiave prog. Il più celebre tema thriller del cinema italiano nasce in una notte sola. In uno studio-cantina sotto la basilica romana di piazza Euclide, dove campeggia un grande organo a canne (e proprio nella chiesa sarà registrata parte dei suoni). Gaslini assiste i Goblin - cui si aggiungono i fratelli Agostino e Antonio Marangolo, rispettivamente alla batteria e alle tastiere - in session che si susseguono febbrili fino all'alba. E' Pignatelli, però, ad avere il lampo di genio: si inventa il main theme "Profondo Rosso" e fa tombola. Quell'arpeggio ostinato è la chiave di tutto, pochi accordi di chitarra che ricorrono ossessivi come un incubo (riprodotti anche con minimoog e clavicembalo), poi il basso triturante che entra nello stomaco, fino all'apoteosi finale: una sonata di organo cupissima, un requiem grondante sangue (quello della madre di Carlo, una delle vittime, nella fattispecie). E' il tema che farà la fortuna dei Goblin, facendoli conoscere in tutto il mondo, regalando loro il disco di platino (4 milioni di copie venduti) e la permanenza in testa alle classifiche dei 45 giri per circa un anno.
Ma anche il resto del disco è un caleidoscopio di trovate. Nelle loro sontuose architetture sonore i Goblin infilano di tutto: hard-rock, prog, gothic, elettronica, jazz. E ricorrono a marchingegni d'ogni sorta: "Usarono carillon e grandi orchestre, picchiarono sui timpani e infilarono gommapiuma sotto le corde della chitarra per stopparne il suono, usarono rumori come fossero suoni e spinsero al massimo le possibilità delle tastiere (scarse, rispetto a quelle odierne), scopiazzarono ‘Tubular Bells' in ‘Mad Puppet' ("Sì, ma fu Dario a chiederci un pezzo di quel tipo...") e rubarono ai Cherry Five un frammento di ‘The Swan Is A Murderer' per costruire ‘Wild Session'..." (Lucio Mazzi, Pagine 70).
E soprattutto, "Profondo Rosso" centra l'obiettivo di ogni colonna sonora: una perfetta aderenza tra immagini e suoni. Ecco allora l'ouverture con i 16 secondi di raggelanti risatine della marionetta di "Mad Puppet's Laughs", la cantilena mortifera di "School At Night", tra refoli elettronici, ricami di violino e arpa e un carillon che definire "sinistro" è poco; e ancora il prog sull'orlo di una crisi di nervi di "Death Dies", puntellato da un drumming incalzante e dagli sfuggenti rintocchi della tastiera, e il chitarrismo subdolo e morboso di "Mad Puppet". Poi i momenti più soffusi, con sax, piano e flauto a stemperare la tensione in "Gianna" (dedicata a un personaggio del film, la giornalista Gianna Brezzi), gli arabeschi prog nel vortice nero di "Wild Session", e la jam acida di "Deep Shadows", che prelude al gran finale della title track.
"Profondo Rosso" è anche il primo caso di colonna sonora suonata da un gruppo rock italiano e a un volume molto alto per l'epoca. Nella riedizione in cd del '96 sono state incluse anche tutte le diverse versioni dei brani presenti nel film ed escluse dalla versione in vinile: le tracce sono così passate da 7 a 28, con l'aggiunta di alcune chicche (ad esempio, la versione in celesta di "School At Night") ma al prezzo di una certa prolissità che annacqua la tensione dell'opera originaria.