Si fa un gran parlare, specialmente all’interno delle bolle analitiche e spesso autoreferenziali dei social media, di un presunto ed inesorabile “oblio” nel quale sarebbe progressivamente scivolato il nome dei R.E.M., interrogandosi a cadenza quasi regolare su quanto le nuove generazioni abbiano ormai smarrito la cognizione strutturale di ciò che i padri nobili del college-rock hanno rappresentato per la costruzione dell’alt-rock mondiale. Si tratta tuttavia di un paradosso logico prima ancora che critico: il fatto stesso che si continui a dibattere animatamente attorno al peso specifico della loro eredità e alla quantità di spazio mediatico che viene loro riservata dimostra, con lapidaria evidenza, come la band di Athens non sia mai davvero uscita dal perimetro del discorso culturale contemporaneo. A distanza di tre lustri dallo scioglimento definitivo, la sigla R.E.M. appare ben lontana dal dissolversi nell’ombra della storiografia musicale, alimentata da una presenza costante che vive sia nelle celebrazioni esterne, come dimostra l’annuncio, giunto solo ieri, dell’ennesimo tour tributo ideato dall’attore Michael Shannon e da Jason Narducy per omaggiare i quarant’anni di “Document”, sia nelle iniziative filologiche promosse dagli stessi componenti della band, che oggi svelano i dettagli della riedizione estesa pensata per il venticinquesimo anniversario di “Reveal”.
Pubblicato nel maggio del 2001, “Reveal” immortalava una formazione ormai pienamente addentrata nella fase autunnale e monolitica della propria parabola artistica, chiamata a gestire la complessa transizione seguita all’abbandono traumatico dello storico batterista Bill Berry, un evento che aveva già segnato la genesi del controverso “Up” nel 1998 e che aveva costretto Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills a reinventare dalle fondamenta la propria identità esecutiva e compositiva. Se il precedente capitolo cercava una via di fuga attraverso trame frammentate e fascinazioni elettroniche, “Reveal” scelse di deviare verso un’eleganza solare ma disincantata, capace di recuperare le leggendarie architetture jangle-pop degli esordi per rileggerle attraverso una produzione stratificata, calda e venata da una consapevole rassegnazione adulta. Accolto all’epoca con reazioni contrastanti da parte di una critica disorientata dal cambio di passo, il disco ha progressivamente conquistato, all’interno della comunità degli appassionati, la fama di opera incompresa e fortemente sottovalutata, rendendo questo nuovo progetto di riemissione l’occasione ideale per operare una doverosa ed approfondita contestualizzazione storica.
Curata sotto il profilo visivo dallo storico graphic designer della band Chris Billheimer, la nuova edizione affianca al disco originale, sottoposto a un completo restauro sonoro disponibile sia in altissima risoluzione che nel formato multicanale 5.1 surround, un prezioso ed inedito documento d’archivio intitolato “The Black Sessions Revealed”, il quale documenta nella sua interezza la performance di diciassette brani registrata dal gruppo negli studi parigini di Radio France proprio nel maggio del 2001, resa disponibile anche come pubblicazione autonoma in doppio vinile.
A completare la veste deluxe dell’operazione intervengono infine un comparto video su supporto Blu-ray, contenente i videoclip promozionali dell’epoca e il raro Electronic Press Kit originale, unitamente a un volume cartonato di 32 pagine arricchito da saggi analitici e liner notes firmate dalla giornalista e critica musicale Birgit Fuss. Di seguito la versione live di “Imitation Of Life”:
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