Per celebrare l’800° episodio di "The Simpsons", finale della stagione 37, Michael Stipe è tornato a Springfield in versione animata reinterpretando "Everybody Hurts" dei R.E.M. con un nuovo titolo: "Everybody Kirks".
L’operazione riprende una consuetudine consolidata della serie, che nel corso degli anni ha ospitato numerosi musicisti reali. I R.E.M. erano già comparsi nel 2001 nell’episodio "Homer the Moe", eseguendo "It’s the End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)" in una delle sequenze musicali più ricordate dello show.
Nel nuovo episodio, intitolato "Homer? A Cracker Bro?", Stipe rielabora la ballata del 1993 adattandola alla vicenda di Kirk Van Houten. Dopo un temporaneo successo imprenditoriale accanto a Homer, il personaggio precipita in una fase di crisi personale. La parodia gioca sul tono malinconico dell’originale, trasformando il messaggio di conforto in chiave ironica, con versi modificati come "Everybody Kirks, crumb times" e riferimenti ai "crumbless crackers".
L’account ufficiale dei R.E.M. ha condiviso immagini dallo studio di registrazione, con Stipe accanto al testo della parodia, definendosi "onorato di essere stato invitato di nuovo nell’universo dei Simpsons con questo grande messaggio di speranza".
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Pubblicata nel 1993, "Everybody Hurts" è tra i brani più riconoscibili del repertorio dei R.E.M., spesso associata a un’idea di solidarietà nei momenti difficili.
Le esili terzine del piano elettrico sorreggono una melodia robusta, intonata da Stipe con piglio da soulman e con la potenza lacerante di un lamento funebre, fino al culmine del pathos, con l’irruzione degli archi e della chitarra elettrica. Dal testo, però, trapela un messaggio di speranza, un invito a non mollare, di fronte alla sofferenza e alla disperazione che a volte possono spingere anche a farla finita. Perché la notte non dura per sempre. “Mia sorella è insegnante, e una ragazza che conosceva, di 15 anni, aveva tentato il suicidio”, spiegherà Stipe a Robert Hilburn del Los Angeles Times, svelando lo spunto autobiografico del testo. Uno spirito che – come ricorda Buckley - riecheggia quello di “Don’t Give Up”, il celebre duetto tra Peter Gabriel e Kate Bush del 1986, ma che riporta alla mente – non si sa quanto consapevolmente – anche un altro celebre suicidio della storia del rock, quello inscenato da Ziggy Stardust in “Rock’n’Roll Suicide”. “Just turn on with me, and you’re not alone”, e “gimme your hands, ’cause you’re wonderful”, cantava Bowie. “No, no, no, you’re not alone” gli fa eco Stipe. Ma la grandeur di quell’inno glam è stemperata in un’austerità quasi cameristica. Tutto il dolore del mondo condensato in pochi, semplicissimi versi.
La versione proposta nella serie conserva l’impostazione vocale e l’intensità melodica, piegandole però alla comicità tipica di Springfield.
Il cameo conferma il ruolo della serie come spazio di incontro tra televisione e musica popolare, dove l’omaggio convive con la satira e i classici vengono riletti attraverso il filtro dell’ironia.