Pink Floyd, le lettere ritrovate di Syd Barrett: “Roger Waters è un po’ eccessivo, ma è un buon amico”

30-09-2025
Le leggende su Syd Barrett proliferano da oltre 50 anni, ma ora a offrire nuovi spunti è il libro "Shine On - The Definitive Oral History", firmato dal massimo storico dei Pink Floyd, Mark Blake, e in arrivo nei negozi dal 9 ottobre. Il volume, di cui la rivista Mojo ha fornito alcune anticipazioni, riassume 33 anni di interviste con la band in un racconto avvincente, dalle origini musicali dei protagonisti fino al presente.

Nei mesi del 1965, prima che i Pink Floyd diventassero una realtà affermata, Syd Barrett scriveva lettere alla fidanzata di allora, Jenny Spires. Quelle missive, rimaste inedite fino a oggi e ora pubblicate su "Shine On", restituiscono un ritratto sorprendentemente vivido e quotidiano del giovane Syd, ancora lontano dalla leggenda e immerso nella vita di un gruppo in ascesa.
Con tono ironico e spontaneo, Barrett racconta le incertezze del gruppo, che in quel momento aveva addirittura rischiato di sciogliersi: Nick Mason e Roger Waters sembravano avviati verso carriere da architetti, ma presto sarebbero tornati a suonare insieme. Emergono i primi approcci in studio – esperienze che Syd confessa di vivere con disagio (“odiava il suono della sua voce” e si sentiva intimorito dall’ambiente) – e un clima goliardico ma non privo di frizioni.
Syd racconta anche della sua prima sessione di registrazione – odia il suono della sua voce e si sente piuttosto intimidito in un piccolo studio a West Hampstead. C’è anche una battuta deliziosa sul fatto di condividere una stanza a Londra con Roger Waters: "You can have too much of Roger, even though he’s a good mate” ("Roger può essere eccessivo, anche se è un buon amico…”).

Quelle lettere, scritte tra nottate con l'influenza, mal di denti, ascolti degli Small Faces e invenzioni linguistiche come il motto “twistravegrooveygroove”, mostrano un Barrett rilassato, giocoso, che si dilettava a creare illustrazioni pop-art. Ma dietro la leggerezza affiorava già in filigrana la fragilità che avrebbe presto incrinato la sua parabola creativa.
Blake, intervistato da Mojo, sottolinea quanto questi documenti colmino un vuoto: Barrett, infatti, smise di concedere interviste dopo il 1971 e la sua voce diretta è di fatto venuta meno nel grande mosaico della storia floydiana. Ora invece si ha l’impressione che a parlare, accanto agli ex-compagni e alle molte testimonianze raccolte, sia anche lui, giovane e pieno di idee, prima che l’oscurità e l’isolamento prendessero il sopravvento.
A proposito, invece, dello stato attuale dei Pink Floyd, Blake ha sottolineato: “Hanno venduto il loro catalogo alla Sony, credo ci sia la sensazione di lasciar andare, un sollievo nel non sentirsi più incatenati a questa bestia. C’è anche il desiderio di voler avere l’ultima parola – certamente nel caso di David Gilmour, per rimettere alcune cose a posto e spiegare che il suo contributo è stato più rilevante di quanto a volte si sia fatto credere, rispetto all’idea che fosse tutto merito di Roger Waters. Sarà interessante vedere come andranno le cose nei prossimi anni, perché la Sony ha pagato una fortuna. Non resterà in silenzio".

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