Fear Factory

Demanufacture

1995 (Roadrunner) | industrial-metal, post-thrash

Desensitized by the values of life
Maligned and despaired by government lies

Pochi gruppi possono vantare di essersi conquistati una fiducia tanto alta per il potenziale espresso agli esordi quanto i Fear Factory: dopo la pubblicazione di "Soul Of A New Machine", in particolare, divennero così popolari nell'ambiente underground che Igor Cavalera dei Sepultura li definì "il futuro del death metal". All'interno della propria nicchia, il gruppo si era stabilito fra i pionieri e principali interpreti di una nuova concezione di metal estremo, attingendo dal death-metal, dal thrash-metal, dall'industrial claustrofobico ed efferato dei Godflesh e anche dalla furia marcia del grindcore. Ancora più terrificante era il concept sottostante: un mondo in cui l'umanità ha creato una società iper-tecnologica dove le macchine stanno lentamente prendendo il sopravvento, a partire dagli enti governativi. Il connubio fra uomini e macchine divenne per i Fear Factory una costante: il grido disperato di una società in eclissi.

Nel successivo Ep "Fear Is The Mindkiller" si ha però la definitiva trasformazione del progetto grazie all'opera dei Front Line Assembly, che riassemblano alcuni brani di quell'esordio con una veste elettronica alienante e ossessiva. Per i Fear Factory è una folgorazione, che li porta a realizzare la loro pietra miliare: "Avevamo questa visione di come volevamo suonare e ci volle un po' per afferrare e capire quale fosse il nostro stile, e come giungere a quel punto. All'epoca di 'Demanufacure', tutti i pezzi si congiunsero. Liricamente, concettualmente e musicalmente, gli arrangiamenti, la produzione... tutto funzionava", racconta il cantante Burton C. Bell in un'intervista a Loudersound del 2015. "Quello che volevamo essere era rappresentato da 'Fear Is The Mindkiller', solo che all'inizio non avevamo la tecnologia per farlo. Non avevamo i campionamenti di tastiera, o quei computer all'antica che ragazzi come Rhys (Fulber, dei Front Line Assembly, ndr) usavano. Allora cercammo di emulare quelle macchine con la chitarra, il basso, la batteria e la voce. Se ascoltate vecchi gruppi industrial come i KMFDM o i Ministry, campionano un riff metal e lo mandano in loop così che ci sia lo stesso riff in continuazione. Beh, volevamo copiare quella roba", aggiunge il chitarrista Dino Cazares.

Il secondo album in studio del gruppo, realizzato dopo aver fatto entrare nella formazione il bassista belga Christian Olde Wolbers (che comunque non fa in tempo a contribuire molto al songwriting e in alcuni brani viene sostituito da Cazares), è così l'influente e storico "Demanufacture", che vede una svolta silistica significativa destinata a fare scuola. Il lavoro è ispirato innanzitutto dalla fantascienza cibernetica e post-apocalittica che il gruppo divora, in particolare il film "The Terminator", che forma la base per l'estetica che i Fear Factory vogliono adottare. Ma in realtà il gruppo vuole rapportare il tutto a eventi attuali che vede con i propri occhi, ovvero la rivolta di Los Angeles del 1992 e il successivo terremoto del 1994. Sono le sommosse, gli scontri con la polizia, i saccheggi, i vandalismi, le auto in fiamme, le case crollate a sconvolgere gli americani. "Demanufacture era un concept-album, ma era ispirato da eventi veri. Eravamo in una situazione ostile. Durante l'intero periodo delle rivolte si poteva sentire la tensione nell'aria, fra tutti. Chiunque poteva essere un bersaglio. Nessuno si fidava della polizia. Era surreale. C'erano tizi in cima agli edifici con fucili semi-automatici, per proteggere i loro beni. Vivevamo nell'epoca di Demanufacture, combattendo contro l'uomo e lottando per la sopravvivenza", spiega sempre Bell.

"Demanufacture" descrive, sia liricamente che musicalmente, una inquietante e distopica società futura in cui le macchine hanno preso il sopravvento sull'umanità; solo un uomo, il protagonista del concept, si ribella al corrotto governo tecnocratico che regola e scandisce le attività del mondo, per difendere la sua libertà e identità. La sua però è una battaglia destinata a fallire: ciò che i Fear Factory descrivono è un futuro disumano proprio per l'intrinseca debolezza degli uomini, ormai alienati e schiavi dell'artificiosità, che dipendono dalle macchine al punto da diventare essi stessi componenti subordinate del sistema senza più riuscire a far emergere la propria introspezione. Ed è la coerenza musicale con questo messaggio a rendere efficaci le innovazioni sonore di "Demanufacture".

We are the new breed
We are the future
We are immune to life itself
Cold rules are reality
We have control of destiny
We have control of what's to be
Born, Bred, Beaten

Il produttore Colin Richardson venne allontanato in corso d'opera dal lavoro di supporto al gruppo perché in disaccordo con gli obiettivi della band. Voleva accentuare infatti il lato chitarristico e dare meno spazio a quello elettronico, ma per i Fear Factory l'unico risultato sarebbe stato quello di suonare come un qualsiasi altro gruppo metal. Furono così Greg Reely e Rhys Fulber a collaborare, poiché l'inserimento dell'elettronica era fondamentale per caratterizzare in maniera unica i propri intenti sonori.
L'introduzione dell'album viene affidata ai battiti precisi e martellanti della title track, accompagnati da riff secchi e taglienti, campionamenti elettronici corrosivi e una voce inizialmente statica e melodica che diviene poi aggressiva e quasi ruggita - al contrario, nell'ancor più dura "Self Bias Resistor" la voce è inizialmente feroce per poi diventare molto melodica durante le sfuriate del chorus.
Pesantissimo, "robotico", ma anche fortemente melodico, "Demanufacture" vede un deciso e significativo sviluppo dello stile del gruppo, che si distacca dalle radici death-metal per riallacciarsi a una graffiante matrice del cosiddetto groove-thrash-metal (Pantera, Exhorder, i Sepultura di "Chaos A.D."). Il tutto però è suonato con un'attitudine alienante, tanto negli arrangiamenti quanto nelle atmosfere ricreate. È un album di puro industrial-metal al midollo, ma è un industrial-metal estremo e violento, reso particolarmente meccanico e ossessivo dalle influenze di Skinny Puppy, Prong e Ministry, in particolare nell'anthem quasi da discoteca spiazzante, ossessivo e futurista di "New Breed", ma anche le atmosfere inquietanti della micidiale "H-K Hunter Killer". 

I riff si fanno così meno marci e più bassi e cadenzati, senza disdegnare aperture anche molto melodiche. Ciò avviene pur mantenendo una componente fortemente aggressiva che viene esaltata dalla batteria martellante, micidiale di Raymond Herrera. Proprio la sua precisione chirurgica esalta l'aspetto "disumanizzante" dei brani con la sua velocità e pulizia nelle percussioni, al punto che all'epoca qualcuno sospettò si trattasse in realtà di una drum-machine (ed effettivamente Raymond usa qualche trigger per mantenere il ritmo in alcuni casi, ma la sua furia travolgente è 100% genuina). Tra le sue prove più incisive svettano la brutale "Zero Signal", il fantastico piglio ritmico di "Flashpoint" e la caustica e incalzante "Pisschrist", ma Herrera mostra capacità superbe lungo tutto il disco.

L'altro aspetto innovativo di questo connubio consiste nelle fondamentali aperture elettroniche e nelle melodie canore dei ritornelli, estesi e approfonditi rispetto alle prime sperimentazioni condotte dal gruppo nell'esordio. Così si formano contrasti stupefacenti fra le chitarre abrasive e al tempo stesso capaci di essere molto catchy, il terremoto ossessivo e fragoroso della batteria, nonché la voce tra pulito e growl di Bell. Quest'ultimo si rivela versatile e seminale nell'andare oltre il consueto canto ruggito, di per sé derivato proprio dalle linee vocali di Justin Broadrick dei Godflesh, per interpretare anche sonorità melodiche e d'impatto, che si rifanno più alla darkwave (da lui adorata) e in particolare a Carl McCoy dei Fields of the Nephilim.
Raramente si è visto un cantante alternare con tanta disinvoltura e immersività un growl feroce e violento, un canto urlato hardcore ed esplosivo, e uno pulito così avvolgente e a tratti anche etereo. La sua interpretazione conferisce un fascino peculiare al disco, mostrando anche barlumi di umanità nel terremoto distopico da incubo digitale tracciato dalla strumentazione. Questa vena melodicizzante sarebbe stata poi influente per numerosi gruppi alternative-metal, nu-metal e groove-metal tra i due continenti (da citare senz'altro Korn, Machine Head e Soilwork).
Il lato elettronico è invece appannaggio dell'ospite Reynor Diego, il cui contributo si esalta in particolare nella conclusiva "A Therapy For Pain", una lenta e atmosferica digressione post-apocalittica, dove chitarre e batteria diventano lenti, cadenzati e appena accennati, se non svanendo proprio in secondo piano per lasciar spazio a pattern tastieristici angoscianti e alla voce malinconica.

Il risultato finale è un connubio tanto fulminante quanto d'avanguardia fra il metal estremo e il mondo industriale, disumanizzato dal forte impiego di tecniche come il palm muting o il doppio pedale, ma soprattutto dall'attitudine imponente e meccanica trasposta nel songwriting, essenziale per rendere appieno l'idea della distopia tecnologica descritta dal gruppo, nonché per massimizzare l'atmosfera angosciante del concept. Di tutto questo verrà poi tratto nel 1997 "Remanufacture", un album di remix in chiavi big beat, drum & bass e hardcore-techno, purtroppo molto meno devastante e coinvolgente.

Fungendo da influente punto di paragone per nuove generazioni di gruppi estremi e industriali, "Demanufacture" si rivela alla fine uno dei lavori metal più innovativi e influenti degli anni 90, tanto sul lato strumentale quanto dal punto di vista vocale, senza dimenticare quello tematico per la violenza psicologica che impregna a dismisura tutte le note e che rende il sound ancora più angosciante, cinico e spietato. Senza alcun dubbio è una delle interpretazioni musicali più genuine e suggestive dei conflitti tra uomo, società, politica e tecnologia nel decennio.

Siamo ormai entrati inoltre nell'epoca del cosiddetto "post-thrash", termine ombrello (e forse poco sensato come molti "post-" qualcosa) coniato da un parte della stampa musicale, che verrà applicato inizialmente al solo groove-metal e poi anche a numerosi gruppi fondamentalmente diversi ma che avevano in comune elementi costitutivi thrash e/o groove-metal, abbinati a tendenze estreme e sperimentali (come Sepultura, Nevermore, Strapping Young Lad, Meshuggah, Mnemic ecc.).

The machine is now alive
To wreak havoc in your lives
There's no use to hold me back
I am ready to attack

(09/02/2020)



  • Tracklist
  1. Demanufacture
  2. Self Bias Resistor
  3. Zero Signal
  4. Replica
  5. New Breed
  6. Dog Day Sunrise
  7. Body Hammer
  8. Flashpoint
  9. H-K (Hunter-Killer)
  10. Pisschrist
  11. A Therapy for Pain
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