In The Nursery

Praxis

2003 (Itn Corporation) | elettronica, avantgarde, gothic

Inossidabili, infallibili, imperterriti lungo la loro personalissima strada, senza concessioni alle mode, senza tradire di una virgola il loro stile ormai consolidato, i gemelli
Klive e Nigel Humberstone e i loro due collaboratori storici (Q alle percussioni e Dolores C. alla voce) realizzano l'ultimo gioiello della loro sterminata discografia, figlia di vent'anni di sperimentazioni elettro-sinfoniche che hanno dato una nuova statura intellettuale alla musica "sintetica" degli anni Ottanta: non c'è area, dal gothic alla new-age, dall'industriale all'ambient, che i due fratelli inglesi non abbiano lambito con la loro orchestra elettronica, sempre all'insegna di un romanticismo esasperato, di una maestosità e di una ricchezza sonora che nessun altro gruppo di "synth" è stato capace di eguagliare, nonché di una costante e tremenda tensione di fondo. I loro brani sono costruiti su continue esplosioni, i sovratoni sono la regola, non l'eccezione.

"Praxis" non aggiunge né toglie nulla al loro standard: gli In The Nursery hanno sempre avuto il loro punto di forza nella naturalezza sconcertante con cui riescono ad amalgamare fonti sonore enormemente distanti tra loro: e proprio come in tutti i lavori che hanno fatto seguito a quell'irraggiungibile capolavoro che fu "Koda" (anno 1988), che in un certo senso chiuse il loro primo periodo più "impetuoso", gli Humberstone si confermano innanzitutto straordinari costruttori di sonorità complesse e articolate che dall'alto di una maestria tecnica fuori dal comune sgorgano e fluiscono sempre limpide e delicate, anche nei momenti apparentemente più tesi e aggressivi.

La title track, divisa in due movimenti che aprono e chiudono l'album, è una delle loro tipiche piece di musica classica "sintetizzata", un'orchestra artificiale che simula la grandeur della musica sinfonica e al tempo stesso ne congela l'impatto emotivo: la pulsazione elettronica conferisce al brano un'andatura sincopata, ansiosa, minacciosa. Le melodie sono come sempre all'insegna della ripetizione minimalista: ma negli
In The Nursery ciò che più conta è sempre stato lo "sfondo", quegli improvvisi e imperiosi momenti in "staccato" che si innalzano dalle figure di primo piano, quelle meravigliose strutture armoniche che sorreggono i loro imponenti castelli sonori.

Nei brani cantati, che con gli anni sono diventati molto più frequenti rispetto agli esordi, la carta vincente diventa invece il contrasto tra la grandiosità delle musiche e la voce spettrale di Dolores C. che in questo album impreziosisce la cervellotica partitura di "Vocopolis", la raffinata e malinconica new-age "cosmica" alla Enigma di "Memento" e "Amer", quest'ultima forse il brano con le armonie più suggestive dell'intero album, e infine quello strano ibrido tra trip-hop e musica da camera per flauto, oboe e pianoforte di "Argent". Gli Humberstone sono aiutati anche da un'altra cantante, Katz Kiely, per lo splendido lied "Outburn", e si cimentano loro stessi alle vocals in "Concept", un altro elegante adagio orchestrale accoppiato stavolta a un gelido battito "industrial".

"Praxis" è un album costruito sul mestiere, è lontanissimo dai loro capolavori degli anni Ottanta (come il già citato "Koda" e la soundtrack "Stormhorse", che contiene quella "Subito Regal: Miracle of the rose – L455" che, a detta di chi scrive, resterà il loro capolavoro assoluto nonché una delle più alte dimostrazioni di come la musica sinfonica e l'elettronica possano sposarsi a meraviglia) e rinuncia alle tentazioni sperimentali e più "colte", ma forse anche meno riuscite, di molta loro produzione più recente. Al tempo stesso esalta una volta di più la pura "bellezza" del loro sound, la profondità culturale della loro ricerca, la strepitosa abilità degli Humberstone nel tessere arrangiamenti elettro-sinfonici che risultano enormemente più spontanei delle pomposità orchestrali (nel senso di vere orchestre di sessanta elementi) che fin troppo spesso hanno ingombrato i dischi di tanti gruppi "rock".

Album che è consigliabile tanto a chi conosce e ama visceralmente la loro ventennale carriera, quanto a chi volesse scoprire queste sonorità che ormai, anche e soprattutto grazie a loro, fanno parte a tutti gli effetti del bagaglio musicale del grande pubblico (il successo commerciale di progetti come Enigma è lì a dimostrarlo). Non c'è nessuna novità, forse ci sono addirittura passi indietro, forse è un disco troppo orecchiabile rispetto al loro standard, forse è addirittura anacronistico rispetto agli standard musicali attuali: ma qual è un altro gruppo che al giorno d'oggi può dirsi capace di tanta raffinatezza ed eleganza? Una musica fuori dal tempo, una band talmente innovativa, talmente seminale che ogni sua nuova uscita rappresenta un evento, nonché un album di qualità comunque sopraffina. Anche un disco in definitiva minore come può essere questo "Praxis" è un toccasana che suscita nostalgia e ammirazione.

(28/10/2006)

  • Tracklist

1 Praxis
2 Vocopolis
3 Concept
4 Memento
5 Error Theory
6 Outburn
7 Ethics of Belief
8 Amer
9 Argent
10 Praxis (Reflection)

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