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Condominium

2004 (Mousikelab/Wide) | elettronica

Benché le compilation vengano spesso, e non senza fondamento, guardate con sospetto dal target dei musicomani professionisti, per via dell'intrinseca incapacità di configurare un universo iconico/uditivo omogeneo, oltre che per la non uniforme qualità dei contenuti, ci tuffiamo in questa "Condominium" con la migliore delle predisposizioni possibili. L'immaginario tirato in ballo, che fa riferimento al "Condominium" di Ballard, da cui la raccolta prende nome, è stuzzicante contesto, utile per costruire una percezione di senso univoca del lavoro. E così come nel romanzo si assiste a un incremento sottocutaneo del climax di tensione e violenza, così nelle compilation, che ne potrebbe esserne ideale colonna sonora, l'inesplosa ma brutale inquietudine viene man mano e costantemente incoraggiata nell'ascoltatore, come un demone sotto pelle che risale dalle viscere verso il cervello, inibendo le percezioni, e rendendo la fruizione sottomessa elusivamente a una sensazione di straniamento.

Mai come in quest'operazione, pur nella diversità degli stili, il concept di fondo sembra essere seguito con pedissequa metodicità dagli artisti, che riescono ad affrescare un paesaggio pregno di angoscia metropolitana, di carne viva succube della decadente degenerazione della civiltà post-industriale, di impulsi primari continuamente sopraffatti dalle regole imposte dall'egemonia incontrastata del pensiero positivo.

Elettronica viva, che descrive ma che in realtà tenta di scongiurare il fosco futuro prefigurato da Ballard, questo nell'intenzione concettuale della raccolta, ma se il disegno può essere inteso come metafora salvifica, la sua realizzazione riesce invece a condensare l'incubo e renderlo palpabile, come nei tre minuti di destabilizzante elettro-kraut dei Tarwater, o nei dronici ectoplasmi sonori che fanno capolino nel silenzio reiterato di "Bitzen" degli Fm3, o ancora nella minacciosa "Electric East Instrumental" di Dj Vadim, melmosa cadenza hip-hop che emerge da cupi fondali ambientali. Architetture aliene, ambient-techno, come negli Autechre più torvi, sono prefigurate nella traccia di "Ether", che sonoramente sembra rispondere all'intenzione (?) di mostrare un landscape kraftwerkiano di agghiaccianti sagome robotiche che si dimenano instabili in un sacco amniotico, in attesa di vedere luce.

Come da stilemi Morr music, il salentino Populous sublima l'arte della rarefazione, immergendo cadenze e disturbi elettronici in nebbie di minacciosa malinconia, mentre i Mum, codificando il consueto ed efficace dream-pop elettronico di incastri melodici e sincopi ritmiche , ci donano una veduta omnicomprensiva del paesaggio, dall'alto, dove l'immagine è sintesi e confusione al contempo. Non potevano mancare all'appello i Retina.it, che evocano fantasmi psichici con il sinistro battito minimale di "Le Buitar", e fa un'ottima figura Claudia Bonarelli con "Tips For Restless Youth", andando a rimpinguare con pungenti glitch uno scarno fluire minimal-dub.

Un bravo a Mousikelab, nell'operato di Marco Messina (99 Posse) e dei Retina.it, che ci ha regalato un ulteriore sguardo sulla dorata putrefazione/prosperità in cui versa la post-moderna società di massa, attraverso le visioni di un condominio di liberi pensatori sonori, di pazzie anarcoidi e anarchiche rispetto a qualunque canone di buon gusto formale, libere da pressioni mercantili, schegge fuori controllo di primitivistica arte emancipata, così come piace a noi.

(13/11/2006)

  • Tracklist
  1. Mondii - "Loif"
  2. Claudia Bonarelli - "Tips For Restless Youth"
  3. Ether - "Contra"
  4. Dj Vadim - "Electric East Instrumental"
  5. Populous - "The Green Guitars"
  6. Slicker - "Lenticchie (Skunk Mix)"
  7. Mùm - "Once A Shiny Morning Puddle"
  8. Modern Institute - "Munibabe"
  9. Frame - "From Y To Z"
  10. Tadd Mullinix - "Shaven Glass"
  11. Pentole & Computer - "Tomet Y Provocar"
  12. Tarwater - "Senefelder"
  13. Retina.it - "La Buitar"
  14. Velma - "Satisfaction"
  15. Fm3 - "Bitzen"
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