Death In June & Boyd Rice

Alarm Agents

2004 (Ner/Tesco) | gothic-folk, industrial

Scorre all'indietro il nastro del tempo e ci si ritrova in compagnia di due figure familiari, che come poche sanno intessere poesie alla notte, che come poche sanno narrare e dar voce all'anima sofferente d'un occidente privo di identità e stretto nella morsa del materialismo più bieco ed emarginante.
E dalla lontana Australia, dal volontario esilio scelto, forse, nel tentativo di preservarsi, ci giunge, come per il tramite d'un piccolo stormo di gabbiani, raffigurati in copertina, che sormonti gli oceani, questo nuovo lavoro dell'ineffabile cantore della rovina, Douglas Pierce, accompagnato dal fido amico Boyd Rice.
Sodalizio che, dopo 13 anni di collaborazioni fruttanti tre album ("Music, Martinis And Mysanthropy", "Heaven Sent" a nome Scorpion Wind, "Wolf Pact"), si scioglie, donandoci quest'ultima testimonianza.

A caratterizzare "Alarm Agents" è l'inconfondibile crooning di Rice, la sua voce calda e profonda, monocorde e profetica, che si fonde, come già successo nel memorabile "Music, Martinis And Mysanthropy", alle ombrose atmosfere orchestrate con perizia e certosina cura da Douglas, che si occupa in toto dell'aspetto musicale, delegando all'amico la redazione dei testi, e a John Murphy la sezione ritmica, molto poco prominente rispetto al passato . E proprio la bellezza di quei testi convinse Douglas ad accantonare e rinviare l'uscita del nuovo album della "Morte in Giugno", quell'album tanto atteso, che già aveva un nome, "Concrete Fountains", e i cui primi semi sono poi germogliati nei brani qui raccolti.

Il clima che pervade questo nuovo lavoro della coppia Rice-Pearce mostra, innanzitutto, un Pearce che, a differenza di quanto propostoci con "All Pigs Must Die", pare essere molto più rilassato e propenso alla "comunicazione", lì dove il suddetto, figlio delle diatribe legali con la World Serpent e dell'amarezza conseguente alla realizzazione d'essere stato ingannato dagli stessi amici d'etichetta, si presentava nella veste d'una vera e propria aggressione sonora, riesumando antichi e dimenticati impeti di puro industrial, rivitalizzati già nell'ostico "Wolf Pact", abbarbicato in una ferrea volontà d'attacco e difesa.

Uno degli acme emotivi dell'album, nonché perfetta esemplificazione del mistero in esso evocato e celato, è il trittico composto da "Deeper Than Love", nel quale riemergono, luccicanti, i vetusti fasti industrial-ambientali di "Death Of A Man," intramezzato, senza soluzione di continuità, dall'abbozzo acustico di "An Ancient Tale Is Told"e che sfocia nella torbida, mefitica, "Are You Out There?".

Si rimane stupiti dalla bellezza di "Get Used To Saying No!", che si impernia su una chitarra acustica fortemente folk, alla Pearls Before Swine, gruppo adorato da Douglas, come mai mi era capitato di sentire su un disco dei Death In June, affogata in un mantra buddista, e con l'impareggiabile Boyd che declama, serafico.
Ma meravigliosi anfratti sonori smaltati di pervicace e stoico isolamento ve ne sono a profusione, e non si possono non menzionare i riverberi malinconici di "You Love The Sun", che fa da spartiacque tra due leggiadre ballate tipicamente Death In June quali "Tears Of The Hunted", con i suoi morbidi tocchi di piano, e "Black Sun Rising", possibile outtake di "Rose Clouds Of Holocaust", e che torna, a più riprese, a illanguidire l'atmosfera dell'album con il suo struggente refrain chitarristico. "Symbols In Souls" è una ballad dal tipico andamento western morriconiano, mentre "Summer Is Gone" è una perfetta filiazione della magica "Down In The Willow Garden" presente su "Music, Martinis And misanthropy", un'elegia dai toni nostalgici e dimessi, una fiamma danzante nell'oscurità, un rigurgito notturno e silvano dall' appeal pagano.

La versione in cd dell'album presenta un brano in aggiunta rispetto all'uscita in vinile, "The Man Who Laughs", con la sua beffarda e sinistra risata in loop, carica di reconditi significati e dai molteplici destinatari, e un diverso mixaggio . Inoltre, i brani "You Love The Sun, Don't You" e "An Ancient Tale Is Told" vengono scomposti in una sorta di cut-up lì dove, sul vinile appunto, li ritroviamo nella loro interezza. Buffo scoprire che, a essere effigiati nelle foto di corredo al cd, ben nascosti da maschere lupesche, oltre ai riconoscibilissimi Pearce, Rice e Murphy, non vi siano che due fan americani della misantropica combriccola.

Sicuramente "Alarm Agents" non è l'album da consigliare a un neofita, ma è un ulteriore, pregiato ricamo apposto su quel meraviglioso drappo tessuto da Pearce e soci tanti anni addietro, con l'aggiunta, questa volta, di un piccolo dono o lascito, che dir si voglia, il "Boyd's gift": "On my own/ Hour after hour/ sipping cocktails and reading Schopenhauer/ living in a world without imagination/ I see that hope is a lack of information/ I turn my back and shut the door/ I lock the key/ a prisoner in my home/ but it's lovely to be free".

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. Untouchable
  2. Black Sun Rising
  3. You Love The Sun
  4. Tears Of The Hunted
  5. You Love The Sun, Don't You?
  6. Storm On The Sea (Out Beyond Land)
  7. You Love The Sun And The Moon
  8. Summer Is Gone
  9. Deeper Than Love
  10. An Ancient Tale Is Told
  11. Are You Out There (Dornier 17 mix)
  12. Sunwheels Of Your Mind
  13. Get Used To Saying No!
  14. Symbols In Souls
  15. An Ancient Tale Is Told Again
  16. The Man Who Laughs
  17. We're All A Little Afraid
  18. Boyd's Gift
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