Crooked Fingers

Dignity And Shame

2005 (Merge) | country-rock

Eric Bachmann è uno dei musicisti più interessanti degli anni Novanta. Chitarrista e cantante della rock band Archers Of Loaf, autore di strumentali tra world-music e new age nel progetto solista Barry Black e ora canalizzatore di tutte le sue influenze sotto l'egida della tradizione americana con i Crooked Fingers. Bachmann è tutto questo, ma soprattutto è autore di livello: "Dignity and Shame" (quarto lavoro del suo ultimo progetto) non fa che confermarlo. Questo nonostante non ci si ritrovi dinanzi a un disco talmente brillante da incantare senza remore: trattasi semplicemente di una sfilza di canzoni, di belle canzoni, qualcuna più, qualcuna meno, l'alter ego country-folk dell'ultimo disco dei National, "Alligator".

Ad aprire il disco, invero, è un tex-mex strumentale dal sapore Calexico, "Islero", condotto da una chitarra acustica, scandito dalle percussioni e sostenuto dalle ripetute entrate dei fiati. Non vi ingannino i cupi archi che introducono il secondo brano: "Weary Arms" (uno dei pezzi più riusciti) è una delicata e perfetta pop-song cesellata da fiumi di slide, con il timbro profondo ed evocativo di Bachmann accompagnato da una voce femminile (l'uso della doppia voce caratterizza praticamente tutto il disco). Segue "Call to Love", che presenta un passo maggiormente sostenuto, rock di mezzavia, memore di Springsteen, ma meno incisivo e più amoroso.

Nella lunga elegia di "Twilight Creeps" è invece il pianoforte a dominare la vallata su cui si dipanano, piene, le liriche di Bachmann: soli di tromba a metà e fine brano sono nobili sussulti. Altro apice, il maggiore in assoluto, è "Destroyer": percussioni secche e piano (stavolta in arrangiamento) accompagnano la trama di chitarra che dipinge una piana rilassata e poi cresce sino alla deflagrazione tenue di chitarre elettriche sullo sfondo con colpi di batteria sempre più invasivi.

D'ora in avanti si incontrano un paio di riempitivi: ci riferiamo allo scalcinato (per quanto lo possa essere in un disco d'impostazione classica come questo) country-rock di "Valerie" e all'inno di "Coldways", basso pulsante e vortice di elettrica, declamato dalla doppia voce in coro. Al repertorio maggiore vanno ad attribuirsi invece l'incantata serenata di "You Must Build a Fire", per acustica e contrappunto di slide, l'accorata e tesa "Andalucia", dall'andatura killer (che ricorda a tutti la formazione rock di Bachmann) prima di sciogliersi nell'inciso, e la conclusiva ballata pianistica della title track. Con una dozzina di anni di carriera e una dozzina di dischi alle spalle, Bachmann mostra di possedere ancora reale ispirazione e per questo gli va riconosciuto un grosso plauso.

Purtroppo, "Dignity and Shame" non è un disco innovativo o "nuovo", anzi, si posiziona alquanto lontano dalla dimensione musicale attuale e questo lo condanna (almeno qui in Italia, dove quella tradizione nel cui contesto va inserito il disco non è certo radicata) a finire del dimenticatoio. Un vero peccato.
  • Tracklist
  1. Islero
  2. Weary Arms
  3. Call to Love
  4. Twilight Creeps
  5. Destroyer
  6. You Must Build a Fire
  7. Valerie
  8. Andalucia
  9. Sleep All Summer
  10. Coldways
  11. Wrecking Ball
  12. Dignity & Shame
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