Fat Freddy's Drop

Based On A True Story

2005 (The Drop/ Kartel) | electro-dub, roots reggae, r&b

Un supercollettivo dub. Dalla Nuova Zelanda. Due fattori di novità per un progetto fatto di passatismo roots e avanguardia electro in parti quasi uguali. Queste le prime coordinate della famiglia capitanata da Dj Mu (anche noto con il moniker di Fitchie), nata quasi per caso da un pugno di singoli realizzati a partire dal 2001 e poi raccolti parzialmente nel debutto su lunga distanza, "Based On A True Story".
Ciò che intercorre tra il primo abbozzo di progetto e la definitiva formazione del combo è, dapprima, il rafforzamento della sezione fiati, composta da tromba, trombone, sax alto e tenore (i cui strumentisti provengono da band già abbastanza note nel circuito come Ebb, Trinity Roots e Black Seeds), a fianco dei già presenti vocalist, chitarra e piano, e - fatto non secondario - la fondazione di una propria etichetta, la Drop.

Si comincia proprio con un inciso di piano trillante su una cappa d'ottoni scuri e strascicati, con attacco in levare che introduce alla linea vocale languida per poi dirigersi verso dissonanze, campioni e un arpeggio di acustica. "This Room" è introdotto da un beat elementare che imposta un concerto elettrificato (ma di nuovo scarnificato dal sampler) con spezie di Massive Attack circa "Mezzanine" e tardi Black Uhuru. "Roady" incrocia r'n'b e gangsta rap, acid jazz e funky, Erykah Badu e Erik B & Radim sopra una base dub insistita. "Wandering Eye" ha chitarre e voci quasi soul/philly, un andamento preso in prestito dallo Stevie Wonder di "Innervisions" variato dalle tastiere su un'accelerazione bossanova, e poi ricondotto in territori di reggae progressivo.

Ma la band sa spingersi anche oltre, quasi a calcare le scie deep-electro dal coevo collettivo Stromba. In "Ray Ray" il deus ex machina Mu scandaglia uno strumentale dub-soul per piano elettrico sommesso, per poi aprire una parentesi di libera rielaborazione dei connotati armonici. "Cay's Crays" attacca con chitarra surf e una melodia di piano elettrico, un chorus vocale che riscalda il ritmo in levare (e lo accentua nella produzione), fino a una sospensione dub (sampler di nuovo manipolatore, fiati, fisarmonica) e alla coda di fiati e chitarra acustica sopra il continuo tappeto della sezione ritmica incedente. "Del Fuego" aggancia un battito electro all'acustica e a un canto monocorde, ma disperde pulviscoli melodici in una nuova parentesi prog-ambientale e in un cambio di tempo con nuove incursioni philly. "Hope", tramite un gospel tenue con contrabbasso e organo e vocalizzi su intarsi strumentali, mostra la vena esistenziale dell'ensemble (assieme alla ballata "Dark Days").

Concept auto-referenziale sostanzialmente basato sui brani lunghi, dispensatore di miscele accattivanti e talvolta inconsuete, discreta varietà strumentale. E' tanto un pro quanto un contro; brani convenzionali sono spesso trasformati in una sorta di cantabilità fratturata o ripetitiva, statica o evolutiva. A questo va di certo aggiunta la parte di Mu, instancabile nel suo versare tonnellate d'ironia visionaria, a costo di diventare intrusivo e di sorvolare sul fatto che c'è una personalità ancora da forgiare, che i brani perdono qualcosa in termini di genuinità. Premiazioni dai Music Awards nazionali: band e album dell'anno, oltre al premio del pubblico. Le otto settimane di permanenza alla prima posizione nelle classifiche di vendita hanno polverizzato il record detenuto da un'altra indie-band neozelandese, gli Split Enz.
  • Tracklist
  1. Ernie
  2. Cay's Crays
  3. This Room
  4. Ray Ray
  5. Dark Days
  6. Flashback
  7. Roady
  8. Wandering Eye
  9. Del Fuego
  10. Hope
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