Jamiroquai

Dynamite

2005 (Sony BMG) | pop, dance, funky

Dopo due lavori interlocutori (“Synkronized” e “A Funk Odyssey”) e quattro anni d’attesa, torna Jason Key con una collezione di undici nuove canzoni godibili e solari, ottimamente ideate e prodotte.

“Dynamite” è il programmatico titolo, ed in effetti molti brani si presentano potenti nei suoni, come nel caso dell’iniziale “Feels Just Like It Should”, un hard funk bianco pseudo seventies (scelto come singolo battistrada) che sa tanto di Lenny Kravitz prima maniera, personaggio col quale Jason ha molti riferimenti musicali in comune.

L’apporto delle chitarre appare più marcato rispetto al passato: i Jamiroquai nel 2005 si riscoprono con un’anima più rock oriented, anche se il tutto è sempre concepito per essere ballato, vedi la title track, un esempio di disco music allo stato puro che non avrebbe fatto brutta figura nelle migliori produzioni dei Bee Gees di metà anni 70.

 

Ma è “Seven Days In Sunny June” la prima gemma dell’album: parte con una chitarra acustica ed un pianoforte, poi velocemente si veste dei più scintillanti colori, proponendo un ritornello canticchiabile, ritmo trascinante e chitarra elettrica nel finale, un tipo di contruzione che ritornerà più avanti in altri episodi.

Dopo la tecnologica “Electric Mistress”, tocca a “Starchild” tornarci a far respirare il profumo della stagione Acid Jazz, quella che agli albori degli anni 90 contribuì a rendere più cool molte piste da ballo, in controtendenza con l’allora imperante scena Techno – House. I Jamiroquai non dimenticano di aver fatto parte di quel movimento: pur non essendone stati dei pionieri, riuscirono a monetizzarne i frutti quando il fenomeno divenne di massa.

 

“Love Blind” rappresenta in poco più di tre minuti il compendio del Jamiroquai sound: ritmi irresistibili, chitarre divertenti a far da piacevole contrappunto, ritornello catchy ed inserto jazzy.

Ancor più jazz-oriented risulta l’apertura di “Talullah”, che vede sulla coda uno sfavillante assolo di clarinetto: classe da vendere.

In questo rincorrersi di generi ed influenze, la band dimostra tutto il proprio eclettismo, nonché l’indiscutibile capacità di muoversi da un ambiente all’altro con naturalezza e grande padronanza.

 

Jason riscopre anche la propria vena pacifista ed ecologista invitandoci a ballare sfrenatamente (“Don’t Give Hate A Chance”) ma anche a fermarci un attimino a riflettere (“World That He Wants”).

Ma trattasi soltanto di una brevissima pausa, prima di ripartire spediti con i dinamitici ritmi hard funk di “Black Devil Car”, un’esplosione che si placa solo parzialmente nel tramonto tropicale di “Hot Tequila Brown”, come quando dopo una giornata infernale ci si appresta a vivere una nuova notte sconvolgente.

“Time Won’t Wait” chiude i giochi, anche se successivamente verranno pubblicate delle special edition rimpolpate, fra le quali particolarmente interessante è quella per il mercato giapponese, contenente la bonus track “Feels So Good” ed un dvd con due videoclip ed il making of dell’album.

“Dynamite” ci appare come il più caleidoscopico lavoro fin qui realizzato dai Jamiroquai: potrebbe diventare il loro “Sign O’ The Times”?

(10/06/2013)

  • Tracklist
  1. Feels Just Like It Should
  2. Dynamite
  3. Seven Days In Sunny June
  4. Electric Mistress
  5. Starchild
  6. Love Blind
  7. Talullah
  8. (Don’t) Give Hate A Chance
  9. World That He Wants
  10. Black Devil Car
  11. Hot Tequila Brown
  12. Time Won’t Wait
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