Lappetites

Before The Libretto

2005 (Quecksilber) | avant-glitch

Quattro "donne" dai background differenti s'ingegnano per creare suoni adatti a un mondo oscuro e meccanico. Elaine Radigue è stata allieva di un certo Pierre Schaeffer e nella sua vita ha sempre cercato di creare un connubio estetizzante tra suoni e immagini. Le sue performance sanno di avanguardia quanto di innovazione elettronica e sono piacevolissime. Tra le sue opere, da segnalare "Kyema" e "Jetsun Mila". Due lavori caratterizzati da un approccio isolazionista, un continuo distruggersi d'una melodia creata per essere uccisa. Kaffe Matthews è una delle artiste più attive nell'ambito dell'elettronica applicata alle immagini, e dimostra appieno le sue capacità nelle performance dal vivo.

Negli anni è riuscita a trovare un perfetto equilibrio tra sperimentazione digitale e rappresentazione visiva. Realizza suoni per ambientazioni reali (club, gallerie d'arte, sale da concerto, caffè, barche ecc.), collabora con i maggiori rappresentanti dell'elettronica avant (Sachiko M, Ikue Mori, Marina Rosenfeld, Oren Ambarchi, Christian Fennesz) e non lesina alcun tipo di commistione artistica. Particolarmente interessante "Cd Cècile", tra bordate noise e destrutturazioni d'un ritmo mai così martoriato. Ryoko Kuwajima, insieme alla glich-pop-girl Agf (alla anagrafe Antye Greie-Fuchs), rappresenta la nuova frontiera della scomposizione digitale della voce. Sperimentalismi per un corpo ucciso, battuto, picchiato.

Il disco in questione è un lavoro calcolato nei minimi particolari, senza lasciare niente al caso. Varie influenze vengono centrifugate con il gusto che contraddistingue le quattro artiste in gioco. In "Tzungentwist" sembra di sentire una b-side di "Westernization Completed" (album di Agf), "My Within" è un tritacarne sonoro in cui si susseguono staffilate noise, pulviscoli glitch e un cantato che più spappolato di così non si può. Le frequenze disturbate di "Avoiding Shopping" scivolano dentro un tunnel fatto di ghiaccio e di acciaio.

E' un'elettronica algidamente emozionale, frastagliata di espressionismo e strutturata secondo l'emblema di un caotico convergere verso la pienezza del senso. Battono il tempo sinistre scansioni tribaloidi (si veda anche il pastiche di "Kuchen Keiki Cake"), diffuse e deformate dentro l'avvolgersi tenebroso delle voci ("Birken"). "Disaster" è pura laptop-music, tra sciabordio metallico, sfrigolio minimale e drone rumorosi. Come un microrganismo digitale sezionato al microscopio, dentro l'alveo di una profondità kosmische e avvolgente, come accade nel vortice di "Stop No. 394 Falkirk Street" o in quello, più magmatico, di "Prologue".

Se "Aikokuka" è un simpatico intrecciarsi tra animi orientali e pugnalate digitali, con fiotti di sangue che scorrono ovunque, e "Funeral" rappresenta uno dei pezzi di ambient isolazionista più completi e concisi mai ascoltati nel 2005, dal canto suo, "Heimat" sviluppa ulteriormente l'incrocio febbrilmente austero tra corpo digitale e anima post-romantica. Il suono, il suo oblio manifesto e, al contempo nascosto, con bleep che schizzano ovunque, si ritrova ridotto a dover fare i conti con la nitida e assoluta consapevolezza di un'assenza, percepibile come un vuoto marginale eppure meticolosamente condottosi lungo i bordi della percezione. E non è un caso, dunque, che il disco scivoli via con una "Overture", al passo confuso ma sommativo di un'elettronica che sembra voglia aprire, o quantomeno additare con estrema decisione il suo futuro più lontano.

(10/05/2012)

  • Tracklist
  1. Tzungentwist
  2. My Within
  3. Avoiding Shopping
  4. Birken
  5. Disaster
  6. Stop No. 394 Falkirk Street
  7. Kuchen Keiki Cake
  8. Aikokuka
  9. Heimat
  10. Prologue
  11. Funeral
  12. Birthday Mister
  13. Overture
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