Masha Qrella

Unsolved Remained

2005 (Morr Music) | elettronica

Sono passati molti anni da quando Berlino era la città degli angeli, dove Lou Reed, Brian Eno e David Bowie camminavano, vivevano e respiravano etere. Eppure Berlino continua a essere la città dove tutto nasce spontaneo.
E' il luogo in cui passato e presente diventano composto disomogeneo, caleidoscopio di diversità, nel quale tempo e spazio generano vuoti continui. Luoghi non programmati che si aprono come ferite, dalle quali scorre sangue vitalissimo.
Ed è proprio in questa città, in cui è il sorprendente senso di disorientamento a farla da padrone, che nasce il lavoro di Masha Qrella. Fin da giovanissima è parte attiva del panorama musicale della capitale tedesca, che si propone da anni come promotrice delle avantgard-pop e syntho-elettronica.
Polistrumentista, collabora con ben tre band quali Contriva, Mina e NM Farmer, suonando chitarra, basso e tastiera, e avvicinando già in alcuni pezzi la sua fragilissima voce a suoni ripetuti e smessi. Nella sua formazione sono importanti non solo le sopraccitate collaborazioni, ma di certo anche l'essere stata spalla di gruppi fondamentali della scena alternativa degli anni Novanta, quali Stereolab e Sonic Youth.

Nel 2002 la Monika, piccola etichetta indie, pubblica il suo primo album da solista, intitolato "Luck": un insieme di undici canzoni totalmente estemporanee, che colpiscono immediatamente per la loro freschissima semplicità.
Un album indie-pop, definito da alcuni, come il migliore del 2002.
Ma al di là delle definizioni, quello che colpisce di quest'album è la capacità della giovane Qrella di muovere l'anima di chi ascolta, nella semplicità di suoni dilatati e ripetuti, loop percussivi e timidi accenni vocali con i quali racconta piccole storie di vita e amore, regalando melodie che arrivano dritte in testa, poi nella stanza fino a spegnersi in silenzi, che tanta parte hanno nella costruzione stessa dell'album.

Dopo l'album di debutto segue ora "Unsolved Remained", pubblicato dalla prestigiosa etichetta discografica Morr Music, e nel quale esplicito si fa il contributo della produzione. Un album più costruito, ma che si nutre ancora di minimalismo essenziale e di coraggio nel dichiarare la fragilità delle sue canzoni squisitamente pop, sempre in bilico tra folk ed elettronica, ma dai contenuti fortemente introspettivi.
La bellezza dell'album sta proprio in questa convessità, nella remissività temporale necessaria a comprendere la bellezza di alcuni effetti. Si tratta infatti di un album più complesso, meno spontaneo rispetto al precedente, ma che contiene dentro di sé molteplicità interpretative.
Ovunque sono presenti tagli inaspettati. Le canzoni sono a tratti molto classiche, perlomeno nella parte iniziale, ma a sorpresa accolgono nuove geometrie, e sonorità stonanti che si portano dietro tutta la gioia di essere scoperte.
Quello che lascia lievemente disorientati è che l'effetto-sorpresa sia affidato a brillanti errori e a lacune.
E' lei stessa a dirlo: "Perché io, in verità, trovo piacevole, quando qualcosa non è perfettamente comprensibile, quando qualcosa non si dichiara eclatantemente, bensì si rivela attraverso altre cose, poiché in tal modo credo che resti dentro qualcosa in più rispetto a quando un pezzo è impeccabile".

"Unsolved Remained" assomiglia molto alla bellezza della città in cui è nato.
Fin dal primo ascolto, catturano gli accenni, le salite e le discese, i silenzi e i rumori inquieti di sintetizzatori rotti, quasi che si stia disegnando lo skyline così contrastato della metropoli, di quella metropoli.
Si passa così dalla trasognata voce mista a tecnologia e il solito ibrido di chitarra ed elettronica di "Unsolved Remained" alla ballata di "Sister, Welcome", che brilla sulle corde della chitarra e si costruisce attorno alla sua voce diafana, per passare a pezzi più meccanici ed elettronici, come "No Matter", o trip-hop come "Guided By The Stripes", con qualche tocco blues che stringe lo stomaco.
Non mancano i pezzi più in bilico tra il folk e il pop, quali "Last Night" e "My Day", o il piccolo gioiello di "Feels Like".
Bisogna aspettare le tracce 8 e 9 per giungere a contrasti maggiori, non solo musicali, come in "Everything Shows", in cui il suono strisciante viene rotto dal sintetizzatore, ma anche fisici, perché in "Destination Vertical", pezzo dei Rechenzentrum, le sonorità dance-pop ti catturano in movimenti irresistibili.

E sembra così, ogni volta che si reinserisce questo disco nel lettore (perché questo è uno di quegli album che va ascoltati più volte), di passeggiare tra le strade grigie di Berlino, girarsi da un lato e sentirne il freddo, entrare in una corte ed esserne catturato dai colori primari forti, scomparire su una piazza enorme in mezzo ai grattacieli, scendere nei sotterranei e trovarci la vita, camminare senza avere una meta esatta, ma scoprendo ogni volta istanze nuove, totalmente inaspettate.
  • Tracklist
  1. Unsolved Remained
  2. Last Night
  3. Sister, Welcome
  4. I Can't Tell
  5. C. Bones
  6. New Matter
  7. Feels Like
  8. Everything Shows
  9. Destination Vertical
  10. Guidded By The Stripes
  11. My Day
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