Merz

Loveheart

2005 (Gronland) | indietronica

Merz, aka Conrad Lambert, ha avuto il suo momento di notorietà ormai sei anni orsono, quando il suo esordio omonimo iniziò a prendere diffusione attraverso i media inglesi, in contemporanea con un'altra band allora emergente, i Coldplay, con cui divideva palco, amicizia e stima. Al contrario di Chris Martin e soci, il fenomeno Lambert si sgonfiò in breve (chissà come sarebbe ora la storia dell'indietronica se a vendere milioni di copie fosse stato Merz) e non vi fu seguito a quel primo disco.

Tutto questo sino ad oggi, quando nel catalogo della piccola Gronland ha fatto la sua comparsa "Loveheart", l'ormai inatteso capitolo secondo di quella saga. Per capire cos'è la sua musica basta ascoltare il brano di apertura, e uno dei suoi più belli, "Postcard from a Dark Star". Il pezzo scivola su un motivo di pianoforte, romantico e classicheggiante, che, con qualche soffio di archi, si intreccia a dolci manipolazioni elettroniche. Il referente melodico più diretto è però il folk delicato e dall'appeal universale di Simon & Garfunkel e dei maestri inglesi e scozzesi.

A deliziare è l’intero trittico iniziale: dalla dolcezza si passa alla gioiosità, con la giostra per chitarra acustica e harpiscord di "Dangerous Heady Love Scheme", per scivolare poi nell'invocazione di fantasmi di "Verily", con le influenze folk più in evidenza, chitarre tradizionali e tamburi a poggiarsi su lastre di cristalli, che contornano cori lugubri. Ogni pezzo ha la sua emozione da comunicare, che è diversa, a dispetto di una matrice comune (la leggadria dell'esposizione), e lo fa al meglio grazie ad un perfetto dosaggio emotivo e ad un talento altissimo in arrangiamenti e produzione, che crea suoni curati, levigati e al tempo stesso sinceri e penetranti, lavando l'artificiosità electro in pure acque folk.

L'altro pezzo perfetto del disco è "Leaving Song (Yorkshire Traction)", breve commiato su manto di desolazione, dal quale emerge un pugno di note tristi e lucenti. Nel mezzo Merz si lancia in soluzioni diverse: sprofonda nell'abisso catartico senza uscita vitale di "My Name Is Sad And At Sea"; si risolleva nella miniatura percussioni e lap steel, "Butterfly", interpetata col registro di Dylan; approccia al rock con "Warm Cigarette Room", un lungo fremito caricato da chitarre, piano e pulsazione elettronica che non trova via d'esplosione e con "Mentor" che punta più su un taglio epico e rilassato.

La title track, breve e delicata, chiude l'opera con il modus che più la rappresenta. "Loveheart" non è un disco con i crismi dell'eccellenza eppure ha da dire, sa come dire e come farsi ascoltare, trovando un connubio perfetto fra forma e sostanza che riesce a toccare vette elevate in non pochi punti.

(29/12/2009)

  • Tracklist
  1. Postcard from a Dark Star
  2. Dangerous Heady Love Scheme
  3. Verily
  4. My Name Is Sad and at Sea
  5. Butterfly
  6. At Night I Dream Your Bedroom's Crammed With Ducks
  7. Warm Cigarette Room
  8. Mentor
  9. The Leaving Song (Yorkshire Traction)
  10. Loveheart
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