Beck

The Information

2006 (Interscope) | alt-pop

Se Beck Hansen fa un disco non è mai per caso, non è mai a caso.
Parafrasando la battuta più famosa di un ancor più famoso film, Beck fa delle proposte “che non è possibile rifiutare”. Mescola le sue carte di molteplici semi e innumerevoli valori, cala i suoi assi e spesso ci lascia di stucco per come, dopo oltre tredici anni dai suoi esordi discografici, riesca ancora a produrre album come “The Information”.
Se il precedente lavoro “Guero” aveva deluso qualcuno con la sua debolezza compositiva e la ripetizione di schemi conosciuti che l’avevano portato al successo e all’ammirazione generali, questo ultimo lavoro mostra come ci si possa facilmente sbagliare con Beck preannunciandone la “cottura”.
Suoni analogici ed elettronici come sempre abilmente mescolati, caldi e intensi, mai freddi e distanti, blues, folk e hip-hop molto più “delle origini beckiane” di quanto lo fosse un supposto riassunto della sua carriera il suo precedente lavoro.

Il senso è che Mr. Hansen ha ritrovato il punto che con “Guero” aveva invano cercato, ossia quello lasciato al termine di “Odelay” (o meglio della colonna sonora “Deadweight”) per percorrere una possibile evoluzione e, ritrovato quel punto con questo nuovo disco, percorre un’altra possibile strada che da quel punto si diparte.
La strada di un cantautorato più intimista, meno sregolato e fuori di testa di quanto non fossero le sue prime quattro opere, ma sempre variegato e multicolore.
Il paragone di “The Information” che sorge più immediato nella ormai discretamente lunga discografia beckiana, sia pur con tutta la debita cautela, è proprio con “Odelay”, il suo album migliore.

Questa premessa per dire che con “The Information” è tornato il Beck spiazzante. C’è nuovamente di tutto per tutti.
Come sempre le basi sono blues, folk e rap, e troviamo queste componenti nelle loro varie incarnazioni e mescolamenti con altri generi.
In “Elevator Music” c’è il folk (st)rappato e indianeggiante. “Think I’m In Love” sfoggia la ripresa di temi musicali, ritmici e sonori leggeri degli anni 60 e 70, un filo conduttore che riappare da varie parti, c’è il potente rap/funk/electroclash di “Cellphone’s Dead” (primo singolo), “We Dance Alone”, “1000 Bpm”.
Non mancano le canzoni pop non convenzionali, ma alle quali è impossibile resistere, come “Strange Apparition” – un folk molto più Pearl Jam di quanto i Pearl Jam stessi siano mai riusciti a essere - e “Nausea”.
Il blues/pop/rock straniato di chiarissima derivazione psichedelica e seventies di “Soldier Jane”, “No Complaints” e “Motorcade”, non avrebbe sfigurato proprio su “Odelay”.
Con “Movie Theme” troviamo anche la ballata folk melodiosa e struggente che nasce come scherzo e finisce per intenerire il vecchio cuore rock.
Infine, c’è la ripresa della musica dei padri per spezzarla, ricomporla diversamente e collocarla in nuovi contesti, come nella finale “Inside Out” o nella stessa “Think I’m In Love”, dove funk e disco-music vengono plasmate in una nuova forma, come sempre accade a ogni genere nelle mani di Beck.

Nonostante il disco sia molto lungo, oltre 65 minuti per cui in altri tempi sarebbe stato un doppio album, l’unica parte francamente pesante e compositivamente più debole è la suite di oltre dieci minuti “The Horrible Fanfare/Landslide/Exoskeleton”, dover forse Mr. Hansen pretende troppo dalle sue ormai acclarate capacità.
Il tutto condito dai sempre paradossali inserti sonori elettronici in canzoni acustiche o viceversa acustici in canzoni elettroniche, vocine infantili, bip-bip digitali, campanelli e mood orientali.
E’ vero che essi sono molto meno frequenti rispetto ai tempi d’oro, ma ormai, dimostrato che lo sa fare, Beck si può premettere di far suonare veramente di tutto, persino il segnale a tre toni di “mancata risposta” di una telefonata a un cellulare.

Non ci si devono aspettare guizzi inventivi straordinari, Beck su quel piano ha già abbondantemente dato, bensì musica che dalle mille tessere del puzzle sonoro degli ultimi quarant’anni riesce a trarre una sintesi compiuta con umiltà compositiva (spesso due accordi dicono più di dieci) e spirito d’avventura, nonostante i fasti e le glorie di una carriera ormai lunga.
Nella confezione assieme al cd e incluso nel prezzo è contenuto anche un Dvd con i video di tutte le canzoni del disco. Video surreali, divertenti e molto casalinghi, con effetti rigorosamente vintage, ancora una volta per chi aveva nostalgia di quella prima incarnazione del signor Beck-Hansen-dai-mille-volti.
I temi portanti sono due o tre: la discoteca (rigorosamente anni 70-80), il look militare e ovviamente il gioco, la parodia, lo scherzo infantile, così come alcuni personaggi caricaturali si ripetono in numerosi i video: l’astronauta, il bullo, le ballerine. Godimento raddoppiato.

Ultimo accenno non musicale, doveroso vista l’originalità, per il packaging.
La copertina del disco è vuota e quadrettata per essere riempita a piacere dell’acquirente con una nutrita serie di sticker adesivi di varie dimensioni che si trovano all’interno.
La serie di adesivi è di diversa in ogni confezione. Lo stile, almeno nel caso toccato in sorte al sottoscritto, è estremamente seventies (e ti pareva), molto colorato e surreale.

Concludendo, il giudizio finale non può che essere positivo.
Del resto come dire male di un disco che appena finito viene voglia di riascoltare?
Oggi opere colorate e multiformi come “The Information” non si trovano molto facilmente.

(10/09/2006)

  • Tracklist
  1. Elevator Music 
  2. Think I'm In Love 
  3. Cellphone's Dead 
  4. Strange Apparition 
  5. Soldier Jane 
  6. Nausea 
  7. New Round 
  8. Dark Star 
  9. We Dance Alone 
  10. No Complaints 
  11. 1000BPM 
  12. Motorcade 
  13. The Information 
  14. Movie Theme 
  15. The Horrible Fanfare/ Landslide/ Exoskeleton 
  16. Inside Out
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