Evidentemente a Christopher Stephen Clark piace accorciarsi il nome. Se prima pubblicava dischi come Chris Clark, adesso preferisce un più conciso Clark. In attesa delle prossime riduzioni, ci ascoltiamo questo “Body Riddle”, anticipato in febbraio dall’Ep “Throttle Furniture”, nonché da tre tracce scaricabili dal sito ThrottleClark.
Tutto buono, gli anticipi come quest’album, a volte anche molto, ma niente di eclatante. D’altra parte, cambia il nome ma il buon Chris resta sempre un po’ incline al manierismo, soprattutto dei modelli “storici” come Squarepusher e il secondo Aphex Twin.
L’iniziale “Herr Bar” (di cui esiste anche una versione con i Broadcast) era già su “Throttle Furniture”, e aveva fatto pensare a un possibile spostamento dalla classicità Warp ai brulicanti sottoboschi sonori di Four Tet e certa indietronica più “dolce”. Ma è più di quanto il nostro faccia in “Body Riddle”, in realtà. Le promesse di questa buonissima apertura vengono mantenute solo in parte.
Clark prosegue il suo cammino di assimilazione e relativo ammodernamento di modelli noti, fra omaggi espliciti (“Herzog” è un regista capace di toccare molte sensibilità) e inevitabilmente consapevoli (se sei un musicista elettronico e inserisci la parola “knuckles” in un tuo brano è impossibile non pensare al grande Frankie anche se il pezzo non ha niente a che vedere con lui). Il già sentito si accompagna a una capacità di sintesi non comune: la seconda compensa il primo e il risultato, per quanto ben lontano dall’essere indispensabile, si rivela piacevole, a tratti anche qualcosa di più.
Ci piacciono quindi gli archi di “Frau Wav”, che fanno perdonare quella batteria così smaccatamente squarepusheriana. E’ vero che ci sta benissimo, ma si perde in personalità. Apprezziamo anche intermezzi alieni come “Springtime Epigram”, e l’uso della voce nell’indemoniata one man jam session di “Roulette Thrift Run”. A “Herzog” abbiamo già fatto cenno. E’ un’elegia schizofrenica vissuta in apnea, e forse il miglior pezzo di “Body Riddle”.
Non ci appassionano, invece, “Ted”, “Vengeance Drools” e “The Autumnal Crush”, che sono un Clark che conosciamo bene, una Warp che conosciamo benissimo. Aggiungono tre figurine a una collezione già ampia.
Anche il noir cyberpunk di “Dew On The Mouth”, per quanto suggestivo, è risaputo. Però quegli archi che danno colore al dramma prima che imploda… Questa traccia rappresenta perfettamente ciò che “Body Riddle” è per chi lo ascolta: un oscillare fra sensazioni gradevoli e momenti in cui i difetti vengono maggiormente a galla, e magari si finisce a chiedersi quale sia il contenuto di questa bella confezione, cosa abbia da dire.
Questo album conferma in buona parte stile e sostanza di Clark, dunque. Quel mimetismo della personalità, quelle tracce di manierismo da seconda generazione sono limiti che il nostro si porta ancora dietro dal suo esordio, anche se va ammesso che sta cercando di liberarsene e qua e là il risultato si sente. Il pregio di un gran gusto nella composizione e nella scelta dei suoni, invece, è sempre stato suo. Speriamo che adesso cresca ulteriormente.