Coughs

Secret Passage

2006 (Load)
noise, no-wave

Rieccoli, i Coughs, più vivi che mai! Appena un anno fa ne lodavamo le gesta recensendo l’ottimo esordio di ““Fright Makes Right”” e, nel tratteggiare i connotati della loro musica, usammo parole del tipo (ci sia permessa un’auto-citazione!): “mistura vibrante di folk-punk a-là Violent Femmes (ma molto più incazzati) e obliqua free-form music con cartilagini funk in odore di Pop Group". Non male, davvero.

Peccato (si fa per dire), che per questo “Secret Passage” la band di Chicago abbia deciso di movimentare un po’ una formula già tellurica e poco incline alle mezze parole. Con la voce sguaiatissima e molto, ma molto incazzata della (ehm…) dolcissima Anya Davidson a farla da padrone in quanto a violenza espressiva, i Coughs sono ora letteralmente più furibondi, in grazia di un uso della struttura ritmica altamente percussivo (con due batterie a pestare a sangue) e in nome di un sound che, dopo aver abbandonato certe soluzioni di out-folk in chiave free e molte deviazioni funky-jazz , diventa molto più compatto, privo di slabbrature, quasi pressurizzato nel suo costante-estenuante attacco all’arma bianca.
A dirla tutta, dunque, solo un ascolto superficiale potrebbe tacciare “Secret Passage” di scarsa eterogeneità, dato che più lo si mette nel lettore e più questa creatura di quaranta minuti circa ci ripaga con la rivelazione di nuovi, intriganti dettagli.

Un ritorno coi fiocchi, a voler essere sintetici. A partire dall’iniziale “Quagmire” (un sabba ritmico molto industrial-oriented) è subito immediatamente chiaro che in questa carneficina non saranno fatti prigionieri. La torrida nevrosi sonica di “Happy Harvest” ci ricorda, en passant, che è pur sempre vero che “la confusione è sesso” e che, perciò, è ancora tempo per far baldoria a suon di deliri eroinomani, mentre intorno scalpitano giostre tribaloidi e segnali Morse mangiucchiano melodie sintetiche (“Dark Powers”). Che dire, di una band che osa mettere giù un noise meccanico immaginando di starsene lì a dialogare con un piccolo brufolo (“Life Of Acne”)? Tutto il bene possibile, mi direte. E diciamolo pure! Anche perché, se decidono di dimostrare tutto il loro valore nel fare punk/funk come il buon Dio comanda se ne vengono fuori con un paio di numeri niente male: “Fencing” (multidirezionale e caotica) e “Bunny Slope” (ipnotica e anarco-minimale).

E, quando passano il rubicone della guerriglia, incendiano una “Colors And The Way They Make You Feel” che annebbia con la sua percussività multipla e rutilante, le sue molotov chitarristiche e la sensazione complessiva di disastro imminente. Oppure, calati in un groove cavernicolo, scavano cunicoli di claustrofobia post-atomica nell’allucinazione di “Ditch That Zero”, con svolazzi di sax strozzato e la Davidson ormai quasi sull’orlo di una crisi di nervi (e crisi vera e propria sarà nella successiva, agghiacciante “15 Hole (Quinze Trous)”. Verso il trionfo ritmico spingono gli stop&go di “Intentional Community”, lanciata in un girotondo ritualistico, mentre al collasso vero e proprio ci pensa la conclusiva “The Horse, He’s Sick”, assalita dal pigolare stridente del sax, cifra ultima di una degenerazione emotiva e psichica che ha in questo suono apocalittico una delle sue più veraci rivelazioni.

10/10/2006

Tracklist

1. Quagmire
2. Happy Harvest
3. Dark Powers
4. Life Of Acne
5. Fencing
6. Bunny Slope
7. Colors And The Way They Make You Feel
8. Ditch That Zero
9. 15 Hole (Quinze Trous)
10. Intentional Community
11. The Horse, He’s Sick

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