Lamb Of God

Sacrament

2006 (Epic) | thrash, death-metal

Difficile stabilire se la colpa di certi parti discografici poco felici sia da attribuire alle strategie di mercato delle grandi transnazionali della musica, interessate a vendere i prodotti di una band a una cadenza biennale (o annuale) o se sia demerito dei gruppi nel sottomettersi alla mercificazione della propria arte e pubblicare album anche quando si è a corto di idee e ispirazione, ma solo perché la deadline di pubblicazione va rispettata comunque. Sicuramente i due fattori sono in concorso di colpa quando a venire alla luce sono dischetti come "Sacrament".

I Lamb Of God, almeno fino a qualche settimana fa, non avevano sbagliato una virgola. Una meritata ascesa durante dieci anni di vita on the road , suonando concerti in lungo e in largo negli States, pubblicando due validissimi e bellissimi album su Prosthetic Records ("New American Gospel" del 2000 e l'indiavolato "As The Palaces Burn" del 2003) che sono valsi al quintetto di Richmond non solo il chiacchiericcio della stampa specializzata, ma soprattutto l'apertura delle porte del colosso discografico Epic. Il 2004, infatti, li vedeva esordire per la grossa etichetta con l'eccellente "Ashes Of The Wake", disco che dissipava ogni dubbio su un'eventuale svendita dell'indole metallara da parte del gruppo. Che, se proprio vogliamo spezzare una lancia a suo favore, è presente anche su "Sacrament". Insomma, qui non c'è certo roba che va in classifica a Top Of The Pops, anche perché stiamo pur sempre parlando di una miscela di death-metal di scuola svedese e thrash americano figlio di Pantera, Testament e Slayer. Il problema, semmai, è un altro, forse peggiore. Ed è una ferocia forzata, condita da un deficit di idee persistente per la gran parte dei poco oltre tre quarti d'ora di durata del platter.

Quello che c'è in "Sacrament" lo trovate in una veste certamente più possente, velenosa, maligna e migliore in "Ashes Of The Wake". I riff sono pressoché gli stessi, oscillanti intorno ai soliti giri armonici e ai prevedibili sdoppiamenti delle due chitarre. Il manto ritmico si districa tra gli stessi passaggi e break di due anni fa, concedendoci il tempo mentale di intuire il prossimo cambio in anticipo. Il copione di svolgimento delle singole canzoni , di conseguenza, si concede ben poco a elementi nuovi. Se da un lato ciò appare come un dato positivo, in quanto il gruppo pare sempre più padrone di se stesso, capace di codificare un peculiare stile e l'approccio alla scrittura, dall'altro era necessario continuare ad alti livelli (non solo formali, ma anche emotivi) un percorso evolutivo che col precedente album aveva trovato uno snodo cruciale.

Si salvano da una solenne bocciatura solo la genuina tensione di "Descending" e "Again We Rise", e la cattiveria sprizzante di "Pathetic" e della conclusiva "Beating On Death's Door". Soprassedendo sulla pessima "Redneck", sorta di cover mal riuscita di un brano dei Lynyrd Skynyrd adoperata dai Pantera a scuola di ritmiche dai Fear Factory, il resto dell'opera vivacchia tra gli sbadigli e un senso di prevedibilità che, in tutta sincerità, non ci attendevamo, soprattutto perché da questo album doveva giungere la definitiva conferma della grandezza dei Nostri.

Per dirla con parole crude, pare invece che gli Agnellini, privati di un'ispirazione decente (e forse, un po' schiacciati dalla pressione di tre album in tre anni e da un'ininterrotta sfilza di show dal vivo), abbiano voluto giocare su un terreno sicuro, proponendo un "Ashes Of The Wake Part II", ma riciclandone e assemblandone gli scarti.
Magari la copertina di "Revolver" arriverà nuovamente e le centinaia di migliaia di copie si venderanno lo stesso, con tanto di certificazione di Billboard. Perché? Perché alle spalle c'è la promozione della signora Epic (e hai detto poco) e la politica del "batti il ferro finché è caldo (prima che il pubblico si possa dimenticare di te)" torna sempre utile. E ti pare poco?

(04/09/2006)

  • Tracklist
  1. Walk With Me In Hell
  2. Again We Rise
  3. Redneck
  4. Pathetic
  5. Foot To The Throat
  6. Descending
  7. Blacken The Cursed Sun
  8. Forgotten (Lost Angels)
  9. Requiem
  10. More Time To Kill
  11. Beating On Death's Door


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