Magic Numbers

Those The Brokes

2006 (Emi) | pop

Deve aver avuto delle grosse delusioni d'amore, Romeo Stodart. Le sue canzoni hanno un tema ricorrente: lei che se ne va, quasi sempre col favore delle tenebre, e lui che la implora invano di tornare. Ovvio che tali argomentazioni debbano essere accompagnate quasi sempre da melodie struggenti e atmosfere rilassate, eppure i Magic Numbers riescono a condire il tutto con innato spirito pop. Al punto da ottenere l'etichetta di next big thing dalla solita esagerata stampa britannica, all’indomani della pubblicazione dell'omonimo disco d'esordio, poco più di un anno fa.
L'attesa per il secondo lavoro era tanta, il nome della band ha iniziato a girare vorticosamente e oggi ci ritroviamo fra le mani questo "Those The Brokes", molto simile all'esordio.

Un ascolto distratto potrebbe creare una veloce e approssimativa associazione con Mamas & Papas o addirittura con gli ABBA (anche per via dei legami parentali interni), ma se vi lasciate cullare dai sentimentalismi questo è un disco che potrebbe scavare solchi profondi nel vostro cuore e nella vostra anima.
In effetti la doppia coppia di fratelli (Romeo e Michele Stodart + Angela e Sean Gannon) è molto poco affine alle atmosfere hippy dei Mamas o alle furberie da classifica degli svedesi. Il loro songwriting romantico, ricco di interventi orchestrali, si avvicina semmai a certo pop inglese di elevata qualità estetica, dai Deacon Blue ai Prefab Sprout.

L'unico problema è che i Magic Numbers continuano a essere a un passo dal fare il grande salto e mentre sono lì per farlo, ecco che si svegliano e scoprono che era stato solo un bellissimo sogno.
Prendete ad esempio "This Is A Song": ma perché chiuderla con quello strumentale finale così troppo breve? Un altro paio di giri e si sarebbe sfiorato il capolavoro, anche se quel modo di cantare "I don't wanna tell her, I don't wanna tell her" rimarrà per sempre un marchio di fabbrica indelebile del gruppo.
Riguardo gli ingredienti utilizzati, sarebbe stato meglio mettere un po' meno di miele e aggiungere qualche spezia in più, e in effetti i Magic Numbers quando osano creano quadretti rispettabilissimi, quali il saggio pop "You Never Had It", la quasi nu-jazz "Undecided" con la voce di Michele Stodart prossima alla migliore Joss Stone e lo strepitoso sfogo di "Runnin' Out", dove si raggiungono i più alti bpm del disco.

In altri casi i nostri cantilenano un po' troppo girando a vuoto ("Take A Chance") o dimostrandosi assolutamente innocui ("Most Of The Time", "Let Somebody In", "All I See"), nonostante il dispiegamento di mezzi utilizzati (soprattutto in "Boy", svetta un poderoso quartetto d'archi).
"Carl's Song" e "Take Me Or Leave Me" sono gioiellini di immensa fragilità, da ascoltare in religioso silenzio e in punta di piedi, ma troppo spesso c'è la tendenza a dilungarsi oltre il lecito: laddove si superano i sei minuti ("Slow Down") la melodia rischia di trasformarsi in infinita nenia e il tedio è dietro l'angolo.

Il ponte con il futuro è rappresentato dal celtic-folk della conclusiva "Goodnight", che sembra messa lì quasi a sottolineare che sarà il prossimo disco a dirci quanto valgono realmente i Magic Numbers; per ora il consiglio è di togliere un po' di miele non solo dalla propria musica ma, a giudicare dalle foto del libretto, anche dalla propria dieta. Altrimenti si rischia di restare simpatici ma eterni sfigatelli.

(04/02/2007)

  • Tracklist
  1. This Is A Song
  2. You Never Had It
  3. Take A Chance
  4. Carl's Song
  5. Boy
  6. Undecided
  7. Slow Down (The Way It Goes)
  8. Most Of The Time
  9. Take Me Or Leave Me
  10. Let Somebody In
  11. Runnin' Out
  12. All I See
  13. Goodnight
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