Strano paradosso, oggigiorno, quello di un gruppo che migliora al suo secondo lavoro, abituati come siamo a grandi esordi immancabilmente seguiti da album non all’altezza dei predecessori; qualitativamente parlando, s’intende, perché commercialmente l’esordio degli Art Brut, sospinto anche dall’hype creatogli intorno dal web, è stato più che soddisfacente.
“Bang Bang Rock ‘n’ Roll”, però, con il suo punk-rock piuttosto banale, unito ai testi ironici e all’atteggiamento scanzonato, non riusciva a distinguersi da quel calderone di gruppi che ormai ogni anno fioriscono come funghi.
"It’s a Bit Complicated” cambia invece rotta. Non un cambiamento radicale, sia chiaro, ma quanto basta per rendere migliore l’offerta degli Art Brut; eliminando molto del suono punk che così tanto contribuiva a rendere troppo pesante e monocorde il primo disco, il sound del gruppo risulta finalmente fresco e riesce a mettere in risalto nel giusto modo il canto declamato, quasi parlato, del cantante, rendendolo l’elemento veramente caratterizzante del gruppo inglese.
Così Argos è libero di trasformarsi in un vero cantastorie punk-pop con le sue liriche divertenti e ironiche, che narrano di rapporti annoiati in cui il protagonista viene distratto da una canzone (“I know I shouldn’t/ is it so wrong/ to break from your kiss/ to turn up a pop song” - “Pump Up The Volume”), di gelosie ossessive ma esilaranti (“You’re asleep, I wish I was too/ But I can’t because I’ve got something to prove/ I tried to wake you with a really loud cough” – “Jealous Guy”), dei lati noiosi dell’amore (“People in love, lie around and get fat/ I didn’t want us to end up like that” – “People In Love”) o di serate domenicali tribolate (“Am I feeling unwell/ for what I’ve done, or drunk” – “Late Sunday Evening”).
Anche i fan del primo disco, però, vengono accontentati: non mancano, infatti, pezzi trascinanti e scatenati, in primis “Direct Hit”, che già dal titolo dice tutto e che possiede sia un riff micidiale sia un ritornello da cantare, ma anche il punk-rock scanzonato di “Blame It On The Trains” e quello trascinante di “Nag Nag Nag Nag”, perfetto pezzo che ha fatto da singolo apripista per l’album, o “Post Soothing Out”, a suo agio tra melodioso pop e voluminose schitarrate rockeggianti.
Certo, non tutte le ciambelle riescono col buco: sia “I Will Survive” che “Sound Of Summer” risultano pesanti e noiose, e l’accento cockney di Argos può apparire quasi fastidioso, ciò non toglie però che “It’s a Bit Complicated" sia un album piacevole. Niente di eccezionale, ma divertente, ricco di testi simpatici e di musiche che non si prestano a (troppo) facili stilemi.
Gli Art Brut non aspirano a speciali traguardi, sono solo degli amabili cazzoni che si divertono a raccontare storielle, stavolta con meno furberie finto-intellettuali, un atteggiamento più onesto e anche con un po’ di qualità in più. E questo è già un buon passo in avanti.