Beirut

Lon Gisland

2007 (Ba Da Ding) | ethno-folk

Uno dei dischi più belli del 2006, "Gulag Orkestar" ci ha innanzitutto rivelato il talento di Zach Condon, un ventenne che, dietro l’aria del ragazzo timido ed indifeso, nasconde una vena creativa davvero ragguardevole e già “matura”. A quell’età, si sa, è difficile starsene con le mani in mano, tanto più che il Nostro è più che abituato a scorrazzarsi in giro per il mondo, meta preferita l’Europa, quella “mentale” dei vecchi film e quella del suono di una tradizione più che millenaria.

“Lon Gisland” (inizialmente uscito su vinile a novembre e oggi ristampato in cd dalla Ba Da Bing) è, in tutto questo gioco di prospettive personali e non, un piccolo passo, uno di quelli che mantengono aperta la porta sul passato, mentre con l’occhio riescono già a sbirciare il futuro. Sarà che ora Beirut è una compagine di otto elementi (tra percussioni, ukulele, piano, violino, fisarmonica, tromba, etc.), sarà che Zach ha le idee già chiare sul da farsi, resta comunque il fatto che in queste cinque nuove composizioni (per un totale di appena 16 minuti), anche se in maniera appena impercettibile, si avvertono già le linee guida di un disegno nuovo, in cui il respiro bandistico si muove delicato verso il totem canzone, un approssimarsi che, per esempio, potrebbe far pensare a dei Magnetic Fields in gita oltre l'ex cortina di ferro, e che ha proprio nel primo brano, “Elephant Gun”, il momento di massima focalizzazione, tra malinconia e zingaresco, festoso ardore.

Quanto al resto, è solita, risaputa festa Beirut, tra la polka-mariachi di “My Family's Role In The World Revolution”, una “Scenic World” più lenta e meditativa, una “Long Island Sound” che è, in sostanza, una reprise strumentale di “Elephant Gun” e il walzer di "Carousels", in cui la malinconia sembra trasfigurarsi in una sorta di delirante felicità, macchiata appena dal senso del disfacimento. Un antipasto di tutto rispetto, insomma, che nel vestire i panni del traghettatore, ancora non evidenzia in toto tutto quello scarto creativo con “Gulag Orkestar” tale da spingermi a consigliarvelo senza riserve.

(05/02/2007)

  • Tracklist

1. Elephant Gun
2. My Family's Role in the World Revolution
3. Scenic World
4. Long Island Sound
5. Carousels

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