Era finalmente riuscito a incanalarsi verso una strada compiuta, il giovane Dave Longstreth. Successo per pochi adepti, l'operetta sbilenca "The Getty Address" definiva coordinate parecchio atipiche. Non s'è accontentato dell'equilibrio precario; nuovi stimoli forniti dal riascolto di un grande amore e un grande classico, "Damaged" dei Black Flag.
Già, perchè il nuovo Dirty Projectors, "Rise Above", è una personalissima rilettura del vecchio capolavoro punk. Longstreth riprende dieci brani e li plasma sul suo stile, ispirandosi a piuttosto che coverizzare ("Thirsty And Miserable" diventa una ballata sorniona e inquieta). Restano i testi, che pure assumono tutt'altro sapore.
In pratica, sempre all'insegna della decostruzione, si tenta di amalgamare l'anima avant-orchestrale e inserti di chitarra-basso-batteria; per di più spesso viene aggiunta una certa tensione soul, specie nell'interpretazione canora. La linearità ne esce fin troppo fiaccata ("What I See"; "No More"); potenziali singoli si disperdono ("Depression"; "Gimme Gimme Gimme").
I parecchi spunti disseminati qui e lì, vengono portati a nitida definizione solo nella bella title track, ballata soul a cuore aperto.
Longstreth s'è fatto mangiar vivo dall'ambizione.
11/09/2007
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