Glenn Jones

Against Which The Sea Continually Beats

2007 (Strange Attractors) | fingerpicking

Nella privilegiata posizione di chi ha collaborato con John Fahey - nel notevole “The Epiphany Of Glenn Jones” (Thirsty Ear, 1997) - e conosciuto personalmente Robbie Basho già diversi anni prima della prematura dipartita, Glenn Jones può essere a ragione considerato più che un semplice epigono della Takoma School. Pur degno depositario di quegli insegnamenti, pur dichiarato prosecutore di quella tradizione, il leader dei Cul De Sac spazia con personalità lungo uno spettro compositivo che ne mostra le indubbie capacità rielaborative, ovvero l’abilità  a muoversi con disinvoltura tra i due poli stilistici - bashoiano e faheyiano per l’appunto - nonostante i ferrei dettami di un genere che ha peraltro subito poche innovazioni nel corso degli anni.

“Against Which The Sea Continually Beats”, nuovo lavoro su Strange Attractors dopo il promettente “This is the Wind that Blows it Out" e il non proprio riuscito “Abhayamudra” - in compagnia di Damo Suzuki - giunge ad arricchire la rassegna di una celebrazione ormai perpetua, che nel caso di Jones diviene sentita riconoscenza, ossequio di memorie andate e finalmente decantate, soprattutto in questi ultimi anni. Registrato da Anthony Esposito ai Digital Studios di Martha’s Vineyard (piccola isola del Massachusetts), nel tardo settembre 2006, l’album sembra aver positivamente risentito della tranquillità del posto, recando in dote una sorta di bucolico panteismo, riscontrabile anche negli episodi più concitati,  senza mai scadere in quella sorta di mellifluo epigrafismo di cui spesso difettano alcune produzioni di questo tipo.

Così nel seguire l’evolvere dei pezzi, aiutandosi magari con le piccole ma minuziose narrazioni che ne raccontano la genesi, e che potete trovare nel corposo booklet, si percepisce come il presente atto artistico sia più che mai atto comunicativo, lucidamente scevro da sovracondizionamenti relativi  alla sfera tecnico-compositiva; ciò in “The Teething Necklace (For John Fahey)", dove l’omaggio si scopre emozionale più che stilistico, come in "Heartbrek Hill", sommessa eppure intensa, commovente ricordo di un amico scomparso, o in "Cady", dolce poesia sulla 12 corde dedicata alla nipotina. La malinconia pervade altresì la ruvidezza country-blues dell’iniziale “Island”, di “Richard Nixon Orchid” e della conclusiva “Island 2”, dove pure si intravede il Fahey di "Womblife" a jammare  con Blind Willie Johnson.

Slittamenti percettivi, abluzioni desertiche, memorie mai sopite, è dì ciò che tratta “Against Which The Sea Continually Beats”.

(04/04/2007)

  • Tracklist
  1. Island I
  2. David And The Phoenix
  3. Little Dog's Day
  4. Cady
  5. Richard Nixon Orchid
  6. Freedom Rags
  7. Against My Ruin
  8. The Teething Necklace (For John Fahey)
  9. Heartbreak Hill
  10. Bill Muller On The Eerie Lackawanna
  11. Island 2
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