Einstürzende Neubauten

Alles Wieder Offen

2007 (Potomak) | industrial

"Alles Wieder Offen", ovvero Autonomia Operaia 2007. Indipendenti a tutti i livelli, dal finanziamento (con contributi dai fan) alla distribuzione tramite la loro etichetta personale, i Neubauten si ripresentano a tre anni dall'interlocutorio "Perpetuum Mobile". Non son stati tre anni di silenzio però, anzi una pletora di lavori sperimentali, collaterali e di (imperdibili) uscite live hanno subissato i fan degli EN negli ultimi tempi.
Assimilati dunque gli esperimenti degli ultimi anni, "Alles Wieder Offen" si muove però in una dimensione diversa, riagganciandosi semmai alle costruzioni di "Ende Neu", migliorandone la forma e muovendosi con più efficacia e concisione. Album pacato e surreale, in costante equilibrio tra rumorismo e forma-canzone, nutrito con discrezione delle consuete dosi di angoscia e unheimlichkeit, "Alles Wieder Offen" è l'atto di ennesima rinascita del leggendario collettivo berlinese.

Più grezzi e operai, dunque, almeno rispetto alle raffinatezze di "Silence Is Sexy" e alle aristocratiche visioni metropolitane di "Perpetuum Mobile". I Neubauten tornano a occupare fabbriche in disuso, tornano a sporcarsi di cemento e metallo, basti ascoltare l'inno industriale di "Weil Weil Weil": ma anche così restano pur sempre elitari, raffinati, unici. I sentieri dei Neubauten sono ora come un tempo percorribili da loro soltanto, inimitabili e inaccessibili ad altri.

Straordinario il benvenuto che ci danno Blixa e soci con "Die Wellen", nuovo capolavoro della loro poetica del suono-silenzio, voce e piano si insinuano velenosamente in un crescendo di suspence e nevrosi che richiama le opere della loro infuocata gioventù: nel gorgo finale tutto diventa percussivo, persino il piano, persino la voce, tutto avvolto nel terrore. A far da controcanto a un tale incubo ecco la classe di sorridenti gioielli quali "Nagorny Karabach", "Susej" e l'altro capolavoro dell'album, "Ich Hatte Ein Wort", geniale Neubauten-pop; classe che è ordinaria amministrazione per loro, irraggiungibile per chiunque altro.

Sorrette costantemente dal recitato di Blixa e dal basso di Hacke, felpati come non mai, le dieci nuove composizioni si muovono con sicurezza lungo tutto il consueto spettro espressivo della band. Il teatro, loro prima ed eterna vocazione, prende forma nelle pantomime allucinate di "Von Wegen", dove un Blixa sempre più istrionico diverte e si diverte, mentre Moser e Unruh ci danno dentro con le solite percussioni metalliche e gli archi volteggiano deliziosamente. C'è tempo pure per una nuova lezione di industrial-rock sporco e sbilenco, "Let's Do It A Dada".

La title track è un brano non certo originale, anzi, una canzone così l'abbiamo sentita decine di volte in ogni album dei Neubauten; eppure la band riesce sempre a rivestire di nuova vita il proprio cliché. L'eterna giovinezza si sposa all'ormai rodata maturità di un ensemble che ha sempre e comunque da insegnare, capace di sorprendere e catturare come nessun altro.
"Unvollstaendigkeit" è il pozzo senza fondo in cui cade tutto ciò di gentile e di crudele che alimentava i brani precedenti. E "Ich Warte" è il martellante congedo, notturno, lisergico e splendidamente evocativo. Chiusura di un album impeccabile, che pur non portando sostanziali innovazioni (lasciando però intravedere un futuro di impronta forse più "acustica"), consolida ulteriormente, e con disarmante e rivitalizzante facilità, forme ormai (per loro) standardizzate; proprio per questo motivo risulta tra i migliori album della fase post-Tabula Rasa.
Testimonianza della freschezza e dell'entusiasmo di una banda di ragazzini di 27 anni fa. "Alles Wieder Offen", tutto è ancora possibile.

(04/11/2007)

  • Tracklist
1. Die Wellen
2. Nagorny Karabach
3. Weil Weil Weil
4. Ich Hatte Ein Wort
5. Von Wegen
6. Let's Do It A Dada
7. Alles Wieder Offen
8. Unvollstaendigkeit
9. Susej
10. Ich Warte
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