Nile

Ithyphallic

2007 (Nuclear Blast) | brutal-death metal

Due anni dopo l'ottimo "Annihilation Of The Wicked", i Nile s'accasano presso la Nuclear Blast e sfornano questo "Ithyphallic", quinto disco di una carriera già gloriosa. I fan non ci metteranno molto a rintracciare in questi dieci brani la naturale, direi quasi ovvia, prosecuzione di un sound che dopo il capolavoro "In Their Darkened Shrines" è esploso con tutta la sua potenza.
Certo, non si riscontrano sostanziali novità rispetto al passato (e questo, per molti, sarà - giustamente? - un punto a suo sfavore), ma "Ithyphallic" è comunque un disco che merita rispetto, anche perché, a dirla tutta, potrebbe essere proprio in questi solchi che il loro sound diventa "classico". Solita mitologia egizia, solite atmosfere polverose e imponenti, solita esemplare capacità esecutiva. Un carrarmato lanciato a velocità folle contro un muro - anche se non mancano, e forse in misura maggiore rispetto agli altri lavori, parti più lente e cadenzate con cui la band stempera alla grande il proprio furibondo attacco frontale.

"What May Be Safely Written" apre solenne: tamburi colossali e trombe spiegate contro l'orizzonte. Ma è subito tornado brutal-death nel breve volgere di qualche secondo: spaventosi allunghi e mid-tempo puntellati da una batteria monstre e da un assolo di chitarra strascicato ed epico. La perizia tecnica della band ha ormai raggiunto livelli stellari. Incontenibile nel suo erigere muri invalicabili di potenza e furore (si veda, ad esempio, il massacro inconsulto di "Papyrus Containing The Spell To Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is In the Water"), s'adopera anche con lunghi carrelli martellati per definire panoramiche colossali, in cui le emozioni si spogliano di ogni residuo umano per inchinarsi dinanzi all'assoluto ("As He Creates, So He Destroys"); o ancora, per discendere i cunicoli delle catacombe con tutti gli strumenti egregiamente coesi nell'illuminare la via ("The Language Of The Shadows").
Esemplare, allora, per godersi al meglio questo perfetto meccanismo di forza bruta e perizia compositiva, la title track: incipit avveniristico, sviluppo al cardiopalma, interludi che trasportano sapori esotici dentro l'alveo di una psichedelica brutalizzata. Una compenetrazione quasi insostenibile tra liriche e ascesa apocalittica del suono. In slow-motion, si muove "Eat Of The Dead", pachiderma quasi stremato, nella parte centrale, sotto il peso degli strumenti agonizzanti, ma superbamente accompagnato verso la fine dal riverberare malefico della sei corde di Sanders.

Un Sanders, bisogna dirlo, davvero in stato di grazia, sempre pronto a sottolineare i passaggi più importanti con una delle sue poderose escursioni a metà tra il psichedelico e l'esotico. Se alcuni momenti scivolano via senza destare troppo interesse ("Laying Fire Upon Apep", "The Essential Salts" e lo stesso interludio acustico orientaleggiante "The Infinity Of Stone"), resta comunque il fatto che, presa nella sua totalità, l'opera mostra più interesse di quanto ne potrebbe scaturire dalla semplice giustapposizione delle singole parti.
Inoltre, a conclusione di questo ennesimo schiacciasassi sonoro, trova spazio una delle loro composizioni più epiche di sempre: "Even The Gods Must Die", lunga e minacciosa marcia funebre di divinità fin troppo indifferenti. Non male, per un disco che ha "solo" il compito di confermare una stella dell'odierno panorama musicale.

(18/07/2007)

  • Tracklist
  1. What May Be Safely Written
  2. As He Creates, So He Destroys
  3. Ithyphallic
  4. Papyrus Containing The Spell To Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is In The Water
  5. Eat Of The Dead
  6. Laying Fire Upon Apep
  7. The Essential Salts
  8. The Infinity Of Stone
  9. The Language Of The Shadows
  10. Even The Gods Must Die
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