Pengo

Toadstools Amongst the Tombstones

2007 (Qbico) | psichedelia, impro-noise

"Cosmology Of The Broken Saints" lo aveva chiarito: i Pengo sono un collettivo da tenere d’occhio, nonostante viva appartato nel sottosuolo. Musica psichedelica subliminale, stramba ma con un obiettivo: imbastire una sorta di rituale, produrre indolenza e ipnosi, aprire la mente ma concentrandosi, dapprima, sul lato più oscuro della stessa.

“Toadstools Amongst the Tombstones” (nuovo, interessante documento della loro piccola epopea) esce in formato vinilico e raccoglie ancora registrazioni live, questa volta provenienti dal tour del 2003. Tuttavia, a differenza del precedente lavoro, John Schoen, Jason Finkbeiner e R. Nuuja hanno cercato di assemblare le tracce in maniera tale da rendere il tutto molto più vicino all’idea classica di “disco”, per cui, a conti fatti, la tracklist dimostra una progressione “strutturale” che rende il tutto forse ancora più godibile e “significativo”.

Apre "After The Impossible Happened", uno dei loro brani più ambigui: una prima parte per basso torbido e covante, peripezie elettroniche in stile computer music e polluzioni di mbira; una seconda che associa conati oscurantisti e gemiti indistinti alle solite fragranze indianeggianti, ancora presenti, ma con enfasi più pronunciata e “solare” nella successiva "Doboce (Albino Poseun)”, la cui introduzione da manicomio verbale la dice piuttosto lunga... Le cupe frequenze e gli scenari Lynch-iani di "Voices Inside The Circle" fanno pensare a dei This Heat collassati, allo sbando dentro catacombe cibernetiche.

Il "notturno" post-industriale di "The Day It Came Crawling", tutto un mosaico sfaldato di scordature, dissonanze sparse e squittii d'acciaio convoglia in una bolgia molesta che, a sua volta, sfocia in un delirio di urla e accordi scagliati via come sassi. E’, insomma, la catarsi collettiva, quella in cui anche il pubblico smette di suoi panni di polo passivo della comunicazione artistica e, in barba alle buone maniere, fa la voce grossa, e che cazzo!

Adorabile, poi, la serpentina scorreggiante che porta “One Eyes Looks North" (ah, l’occhio della programmatica copertina!) a diventare lamento moribondo sorretto da una chitarra scheletricamente austera che quasi quasi pensi a dei Charalambides infestati dal demonio. E, se ad accoglierci, prima dell’uscita, troviamo un folk “percussivo” coi sixties nel cuore ("Let's Levitate The Outhouse"), il gran finale per fuochi d’artificio assortiti e deragliamenti out-space-noise non fanno di certo torto all’aggettivo “weird” e al sostantivo "shit” affettuosamente usati per cercare di “razionalizzare” il tutto.

Non perdiamo le loro tracce, il disco della definitiva consacrazione è dietro l'angolo...

(31/03/2007)

  • Tracklist
1.     After The Impossible Happened
2.     Doboce (Albino Poseun)
3.     Voices Inside The Circle
4.     The Day It Came Crawling
5.     One Eyes Looks North
6.     Let's Levitate The Outhouse
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