Zincs

Black Pompadour

2007 (Thrill Jockey) | pop-rock

"Black Pompadour", il terzo lavoro della band di Chicago The Zincs, capitanata dall’inglese James Elkington, conferma in pieno quanto già riscontrato nel loro precedente album, “Dimmer” risalente ormai a un paio di anni or sono. Ancora una volta prodotte da John McEntire, le canzoni che compongono questa prova risultano molto eleganti e ben arrangiate. Aiutato in tre brani dall’apporto vocale di Edith Frost, Elkington, con il suo cantato così caldo e suadente, così british, racconta storie dalle atmosfere cupe, accompagnandole con suoni raffinati e uptempo, ove le chitarre e i synth la fanno da padrone. Purtroppo, così come già era accaduto alla precedente raccolta della band, il sound, troppo monocorde e, a tratti, pesante, ancorato a certi stilemi prettamente chicagoani, rende difficile l’ascolto dell’album nella sua completezza, seppure i singoli brani non sfigurino affatto. Su tutte spiccano il bel duetto “Rice Scars” con la voce della Frost a movimentare il brano, il successivo “The Mogul’s Wife”, i cui suoni possono essere avvicinati a quelli di band di raffinato pop concettuale quali Aluminum Group o Sea and Cake, e la ballata “Dave The Slave”, ove, finalmente la band si produce in suoni più rarefatti e delicati, toccando l’apice della propria produzione.

Forse, con il suo gusto per l’arrangiamento mai banale, i richiami a certo post-rock e ad una certa “psichedelia” alla Tom Verlaine, questo album rimane più un affare per raffinati fruitori del verbo rock, piuttosto che per appassionati del pop sbarazzino.

(06/06/2007)

  • Tracklist
  1. Head East, Kaspar
  2. Coward's Corral 
  3. Hamstrung And Juvenile 
  4. Rice Scars 
  5. The Mogul's Wives 
  6. Finished In This Business 
  7. Burdensome Son 
  8. Lost Solid Colours 
  9. Dave the Slave 
  10. Rich Libertines
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