Don Caballero

Punkgasm

2008 (Relapse) | math-rock

I Don Caballero non dovrebbero più chiamarsi Don Caballero. Della formazione originale è infatti rimasto solamente il maestoso batterista Demon Che, dato che Mike Banfield prima e Ian Williams dopo hanno lasciato progressivamente il progetto. Quelli che sono ora i Don Caballero potrebbe definirsi come un loro (ennesimo) clone stanco e svampito, dedito a un genere a cui rimane ben poco da dire.
Già il precedente “World Class Listening Problem” (2006), manieristico e autorefenziale fino al midollo, avrebbe dovuto far riflettere il povero Demon, convincendolo a lasciar perdere la band (o perlomeno a non infangarne ulteriormente il nome). Invece, senza troppo sgomento, “Punkgasm” rimanda di almeno cinquanta minuti il tanto atteso canto del cigno.

Quello che vuole dirci Che dopo quindici anni di carriera è chiaro sin dalla prima traccia: niente. “Loudest Shop Vac In The World” è il più palese e mortificate esercizio stilistico che ci si potesse aspettare dai Don Caballero: lunga otto minuti, parte lentamente con arpeggi di chitarra cerebrali e batteria in controtempo, si ferma verso la metà per poi ripartire con un riff pesante e granitico vagamente metal.
Il resto del disco continua, tristemente, così; non ci sono novità, più per scelta che per mancanza di idee. Le tracce sono brevi, arrivando raramente oltre i quattro minuti e mezzo, e nessuna spicca sopra le altre. Detto in poche parole, “Punkgasm” è una lunga sequenza di stilemi autoreferenziali per una band che nasce già destinata al manierismo.

Ad affossare ulteriormente la situazione ci pensa un pezzo come “Shit Kids Galore”, ovvero un minuto di assolo di batteria che non dice niente semplicemente perché non vuole dirlo. “Celestial Dusty Groove” prova a inserire la voce nel pastone math-rock del disco ma, paradossalmente, il risultato non cambia. Verso la fine del disco ci riprova “Dirty Looks”, sfoderando anche una ritmica ruffiana e catchy che risulta però stucchevole e inopportuna (chi ha detto Battles?). “Punkgasm”, posta in chiusura, ricorda i Minutemen più hardcore rivisitati in chiave math-rock: il risultato è meglio di quanto si possa pensare ma non risolleva ceramente l’intero disco. Quello che rimane dopo l’ascolto è un senso di indifferenza, totale indifferenza verso un lavoro superfluo e (scusate la ripetizione) spaventosamente autoreferenziale.

“Punkgasm” non è certamente un disco invitante. In questi casi si usa dire che è consigliabile solamente ai fan, che se dotati di molta pazienza e amore verso Demon Che troveranno un altro disco dei Don Caballero come ce ne propinano da “American Don” ad oggi, rasente la sufficienza e mediamente interessante. A chi invece volesse approcciarsi alla band per la prima volta, si consiglia vivamente di procurarsi “What Burns Never Returns”: apice assoluto della band pubblicato dell’anno 1998, solamente dieci anni fa. Certi artisti invecchiano tremendamente male.

(24/08/2008)

  • Tracklist
  1. Loudest Shop Vac In The World
  2. The Irrespective Dick Area
  3. Bulk Eye
  4. Shit Kids Galore
  5. Celestial Dusty Groove
  6. Pour You Into The Rug
  7. Challenge Jets
  8. Lord Krepelka
  9. Why Is The Couch Always Wet?
  10. Slaughbaugh's Ought Not Own Dog Data
  11. Dirty Looks
  12. Who's A Puppy Cat
  13. Awe MAn That's Jive Skip
  14. Punkgasm
Don Caballero su OndaRock
Recensioni

DON CABALLERO

What Burns Never Returns

(1998 - Touch And Go)
La destrutturazione ultima del linguaggio hardcore diventa il manifesto della scena math-rock



Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.