Joshua Convey, Stephen Fiehnn e Steven Hess sono i Fessenden, compagine chicagoana attiva dal 2004 e dedita a un’elettroacustica fortemente imbevuta di tensioni free-form e magnetismo noise.
Sovente accostato a quello degli austriaci Radian, il suono del trio muove, in effetti, alla ricerca di un dialogo suono/spazio/silenzio in cui i significati di musica e rumore siano continuamente destabilizzati, profondamente stravolti, nonostante la direzionalità narrativa riesca sempre a mantenere vivo un carattere visivo, potremmo dire quasi cinematografico (“Not Sleeping, Just Resting”, mix di deturpate registrazioni in presa diretta, orizzonti umbratili, sibili minacciosi e tappeto “dronato”).
E’, tuttavia, con “Mid-Swing” che l’operazione raggiunge per la prima volta la sua forma più verace, con la declinazione ascensionale e, direi, quasi ritualistica di uno strano, nascosto e, finanche, “orribile” mondo metallico, cui solo l’albeggiare glaciale della chitarra elettrica riesce a conferire un volto più umano.
E’ il confine tra l’esperienza del suono e la sua sublimazione mentale, la sua inspiegabile meraviglia fantasmatica (“Diode”). Tra parti lasciate al divenire anarchico dell’improvvisazione ed altre più strutturate, il punto di congiunzione è in quella foresta di simboli che risponde al nome di “A Walk In The Park”, un vero e proprio fields recording riprocessato, decontestualizzato, portato all’astrazione pura.
Dal canto suo, invece, la conclusiva “Peakv-z-sin” scioglie ogni residua incertezza, abbandonandosi al tempestoso brulicare di un noise atmosfericamente harsh.
Niente male: davvero niente male.