Il secondo album del gruppo di Brighton, “
Transparent Things”, era foriero di alcune gradevoli intuizioni, e di composizioni che valorizzavano lo scenario
dance con inflessioni vocali morbide e raffinate, che si distendevano su soluzioni musicali dalla genia nobile, dai
Can ai
Kraftwerk passando per il pop giapponese.
Fujiya & Miyagi tentano di ripetere il miracolo che determinò la ripubblicazione, un anno dopo, dei loro due album in Europa e negli States, sull’onda del successo spontaneo di alcune ottime canzoni.
“Lightbulbs” è una conferma di classe e gusto, ma è anche un album che chiarisce ogni dubbio sulla reale portata del gruppo. Le influenze
kraut-rock si attenuano in virtù di un suono
pop-funk dai colori elettronici che ricorda quel suono
post-punk virato verso il funk e l’avanguardia, al punto che gli episodi migliori sembrano degli scarti dei
Fall.
Musica perfetta per
party londinesi, con tocchi
euro-disco devoti alla lezione tedesca, ma l’ombra degli
Human League si staglia tra le pieghe di canzoni come “Knickerbocker”, “Uh” e “Hundred & Thousands”, mentre le venature
indie impreziosiscono gli episodi migliori. “Pickpocket” è un raffinato
soft-funk-disco alla maniera di Momus, “Goosebumps” brilla per soluzioni armoniche e melodiche suggestive, “Dishwasher” offre un eccellente funk minimalista degno dei
Gang Of Four.
Il resto scorre senza infamia e senza lode pur conservando un
sound elaborato e raffinato. Fujiya & Miyagi ostentano una consapevolezza eccessiva che pone limiti alla loro creatività.