Alastair Galbraith

Orb

2008 (Nextbestway Us) | cantautorato lo-fi

Entrare nelle stanze più intime di Alastair Galbraith, una delle tante perle nascoste dell’underground neozelandese, è sempre un’esperienza particolarmente “pericolosa”. Si corre il rischio, infatti, di “inciampare”, involontariamente, tra brandelli di vita vissuta e piccoli mosaici che, invano, tentano di decifrarne l’assoluta unicità. E, nel ritornare alla forma-canzone (a distanza di quasi dieci anni, dopo l’interessante “Cry”), questo rischio diventa, ancora una volta, un lasciapassare per le segrete inflessioni del suo cuore, tra ombre e piccole, indistinte luci.

“Orb” è, così, un disco fatto di frammenti sparsi, di appunti vergati magari anche con una certa distrazione, pur se sempre dominati da un’oscura, impercettibile voluttà per il mistero dell’anima. Ma, e qui purtroppo bisogna non far finta di niente, questa volta Alastair si è lasciato un po’ troppo andare, presentandoci un lavoro eccessivamente ripiegato su se stesso, mai capace di concederci il lusso della decifrazione.

Sbandato, sonnambulo, ubriaco: un cantautorato talmente “privato” da intimorirci (“Here Not There), talmente svagato da rasentare brividi surreali (“Tumbling”, ovvero Nick Drake strafatto di tranquillanti), soprattutto nella sua dimensione più oscuratamente lo-fi (“Lost”) e nei suoi deliri pseudo-rumoristi (“Cut”).
Che sia una viola che si dimena sullo sfondo (“Bird Ghost Viola”) o il vaneggiamento di distanze che racchiudono confini illimitati (“Something Happened”, “Head Down”) o, ancora, visioni di mondi paralleli appena dietro la porta di casa (“Short Dream For Fire Organ”), Galbraith sembra proprio deciso a fare dell’ermetismo la sua ragion d’essere artistica, quasi una cifra del suo terrore, della sua angoscia esistenziale.

Ma, come si diceva poc’anzi, succede, talvolta, che l’ignaro destinatario di cotanto lirismo sfiancato resti allibito e completamente spiazzato per l’eccessiva dissociazione del tutto. D’altra parte, anche quando il medium è più marcatamente psichedelico (“Your Lilt”), magari con qualche fremito noise a far da apripista (“Cloth Master”), la resa è quella che è: inconcludente e, solo in parte, rivelatrice.

(16/05/2008)

  • Tracklist
1. Here Not There
2. Skip
3. One Direction
4. Lost      
5. Head Down
6. Bird Ghost Viola
7. Something Happened
8. Cut     
9. Laws Of Science
10. Tumbling
11. Drift
12. Homesick
13. Cloth Master
14. Short Dream For Fire Organ
15. Gone
16. Core
17. Whanganui River
18. Your Lilt
19. Tylee Cottage
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