L’ Hajouj, ovvero un basso di budello, legno e pelle, e il Doudouk strumento a fiato della tradizione armena (noto grazie a Djavan Gasparian) sono i due strumenti che danno il nome a questo interessante
ensemble attivo da anni. Sei album e una carriera
live molto rilevante per Loy Ehrlich, Steve Shehan, Didier Antonin Malherbe, tre musicisti dal passato illustre, tra cui spiccano molte collaborazioni con artisti
world come Touré Kunda, Geoffrey Oriema ma anche di rilievo internazionale, come
Peter Gabriel e
Brian Eno. Ciò che poi stimola è la presenza di Didier Antonin Malherbe ex componente dei
Gong.
Musica etnica e jazz, una fusione spesso priva di emozioni forti, intrappolata dall’eccesso di tecnica e di prevedibilità, ma l’approccio quasi
naif del trio sviluppa armonie e intrecci che evitano l’aridità di molte proposte del genere. Se ciò era già evidente nei dischi in studio, con il
live “Baldamore” vengono a galla tutte le qualità del gruppo.
L’Hadouk Trio getta un ponte tra la musica colta e l’etnica, sfruttando la geometria del jazz. Le note si distendono creando suggestione. L’impeto delle radici etniche non copre gli spazi, mentre la musica diventa autonoma liberandosi dai canoni che rendono l’etno-jazz freddo e snob. La voce dell’affascinante Malouma Mint Meïddah vibra nei pochi episodi vocali del disco, “Nnew” e “Nnew 2”, spezzando i toni, che a volte sono vicini alle elaborazioni strumentali di
Jon Hassell e
David Sylvian, e le atmosfere delicate sono interrotte solo dal finale giocoso di “Bal Des Oiseaux”.
Volendo segnalare gli episodi migliori, propenderei per “Train Blue Des Savanes”, dove Malherbe fa la parte del leone, o le più
jazzy “Ereboni Solo“ e ”Parasol Blanc”, che non mancano di rievocare il
Miles Davis dei tardi 70 con gusto e brio.
In sostanza, un buon album, che riesce a colpire sia in sottofondo sia a un ascolto più attento. Il Dvd che accompagna le prime copie del cd rende merito a un ottimo
ensemble, capace di regalarci un suono lontano dalle mode del momento.