Nathan Moomaw

26

2008 (Gazebo Music) | songwriter, psych-folk

Un album può prendere vita nei modi e nelle forme più disparati. E se certamente l’idea di un lavoro in cui i titoli dei brani corrispondono al susseguirsi dei mesi dell’anno non è particolarmente innovativa in sé, essa può tuttavia rivelarsi non solo interessante ma addirittura “originale”, grazie a un appropriato contesto e a una insolita modalità di realizzazione.

Il 7 aprile 2006 Nathan Moomaw compie ventisei anni, e quel giorno sancisce per il giovane cantautore californiano l’inizio di un ambizioso progetto, che lo vedrà impegnato per dodici mesi nella stesura di altrettante tracce audio. La realizzazione è impostata in maniera piuttosto metodica, prevedendo la pubblicazione on-line di un brano per ciascun mese del ventiseiesimo anno di vita di Nathan. Ogni canzone dovrà essere scritta e registrata nel mese corrispondente e infine pubblicata nell’ultimo giorno utile del mese stesso.

Il risultato di questo paziente e certosino lavoro è “26”, una incantevole sequela di brani attestati su sonorità folk, che gli sparsi accenni di psichedelia à-la Olivia Tremor Control non distolgono da un’anima delicatamente cantautoriale, leitmotiv dell’intero album.
I singoli brani di “26” vengono originariamente pubblicati in free download sul sito di Moomaw, ciascuno corredato dal manoscritto originale del testo e da una coverart in tonalità pastello, disegnata dallo stesso Nathan. A poco più di un anno dalla messa in rete dell’ultima delle dodici tracce, l’intero lavoro è ufficialmente licenziato da Gazebo Music, una piccola concept-label di stanza a San Francisco.

Nelle intenzioni originarie, come del resto si evince facilmente dalle modalità di realizzazione del progetto stesso, le canzoni di questo secondo lavoro di Moomaw dovevano essere totalmente slegate l’una dall’altra, senza alcun vincolo sequenziale che non fosse l’ordine cronologico di pubblicazione: nessuna pianificazione stilistica, nessuna restrizione di genere, nessuna riorganizzazione tematica.
Alla resa dei conti, sebbene l’album sia basato esclusivamente sull’ispirazione contingente, la sequenza dei brani si rivela piuttosto indovinata, probabilmente perché, modellato col susseguirsi delle stagioni, “26” ha maturato una propria individualità e, superando qualsiasi barriera formale studiata a tavolino, sembra quasi muoversi autonomamente seguendo i tempi cadenzati della natura.

L’album poggia su atmosfere morbide e lievi, sottolineate in particolare da un arrangiamento chitarristico leggero e mai invasivo, che in alcuni momenti si risolve in un picking gentile e malinconico (“July”, “August”, “December”), altre volte si fa più corposo risvegliandosi in ammiccamenti country-folk (“April”, “September”), per giocare ancora a rimpiattino con percussioni, accordion e ukulele, facendosi da parte o sovrastandoli alternativamente (“May”, “November”, “January”), fino a sorprendersi immerso in un accecante turbinare di bassi dal sapore spiccatamente eighties in  “October”, il solo brano che si discosta inaspettatamente e in maniera piuttosto marcata (forse troppo) dal resto dell’album, inoltrandosi addirittura in territorio dance-pop.
La voce suadente di Nathan, scivolando sorniona sulle tonalità più calde o arrampicandosi smaliziata sui toni del falsetto, si distende sul variegato tappeto sonoro così ottenuto, seguendo quasi pedissequamente le oscillazioni “climatiche” delle melodie.

Il fantasma del collettivo Elephant 6 si manifesta attraverso l’utilizzo di svariati rumorismi e di strumenti poco comuni, tra i quali una menzione a parte va sicuramente alla singing saw, che aleggia sui brani con la sua timbrica spettrale, ammantandoli di un’aura vagamente oscura (“May”, “June”). Tuttavia, pur essendo queste disperse incursioni strumentali un tratto distintivo piuttosto intrigante, l’aspetto forse più interessante della contaminazione elefantina è rappresentato dal mood complessivo dell’album: “26”, infatti, sembra quasi vivere simbionticamente con la natura dalla quale trae ispirazione, percezione che si avverte anche in molti dei lavori provenienti dall’ensemble di Athens, sebbene nei brani di Nathan questo rapporto sia poi vissuto in maniera più elegiaca, delicatamente bucolica, come sottolineato anche dalla semplice poesia dei testi.

Oltre a citare il trascorrere delle stagioni e la sua influenza sulla scrittura di Moomaw, per provare a spiegare razionalmente questa sensazione si potrebbe anche ipotizzare una correlazione spazio-temporale con l’infanzia del cantautore californiano, passata “in the woods of western Massachusetts near an apple orchard”, isolato dal caos cittadino e cullato dalla chitarra di suo padre Mark Moomaw Jackson, cantautore dal quale peraltro Nathan ha ereditato l’essenza del songwriter itinerante, come nella migliore tradizione folk.
Ma le sensazioni, si sa, non possono mai trovare una via di fuga nella razionalizzazione: vanno vissute intensamente come tali, senza pretendere di capirle fino in fondo. E allora forse il modo migliore per riuscire ad apprezzare appieno l'incanto di un album come “26” è quello di abbandonarsi ad esso completamente, senza alcuna riserva mentale.

(28/05/2008)

  • Tracklist
  1. April
  2. May
  3. June
  4. July
  5. August
  6. September
  7. October
  8. November
  9. December
  10. January
  11. February
  12. March
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(2008 - Gazebo Music)

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