Built To Spill

There Is No Enemy

2009 (Warner) | alt-rock

I rinati Built To Spill, dopo aver dato bella prova di sé con “You In Reverse” e soprattutto con il tour mondiale imperniato sull’esecuzione integrale del loro capolavoro, “Perfect From Now On”, appongono la controfirma con il nuovo album inedito, “There Is No Enemy”. Questo disco, a parte l’affinità grammaticale-semantica con il titolo del loro secondo album (“There’s Nothing Wrong With Love”, 1994), esterna in special modo un’affinità con il “Perfect” anche più evidente del predecessore.

Ma se “You In Reverse” esprimeva ambiguità angosciante (e irrisolta), per un Doug Martsch consapevole di un travaglio emotivo, “There Is No Enemy” la lascia quasi interamente da parte e si rifugia vieppiù in un’eleganza adulta, purtroppo anche rinunciataria.
Il tutto è renitente a mostrare impennate particolari. Se “Aisle 13” e “Done” (con un Martsch incredibilmente paroliere sopra la chitarra, e in cui la jam sembra seguire l’andazzo coscienzioso) sembrano soprattutto ballad populiste alla John Mellencamp, “Hindsight” è persino country-lounge (con decorazioni chitarristiche multiformi). E “Life's A Dream”, “Nowhere Lullaby” e “Things Fall Apart” (persino con organo e assolo di tromba) fanno il paio con gli stilemi da billboard.

Con pezzi come “Good Ol' Boredom”, un rodeo-rock sui generis con le tipiche stratificazioni di chitarra, l’album corre seriamente il rischio di apparire come il disco sudista di Martsch e compagni, ma un guizzo di energia si ritrova nel succinto boogie hard-rock di “Pat”, e le melodie si mantengono efficaci nel gospel funereo di “Oh Yeah”, in cui torna il suo mistico trepestio guitar-noise.
A chiarire che siamo sempre e comunque di fronte a un’opera marcata Built To Spill ci pensa “Tomorrow”, gran finale drammatico in cui Martsch raccoglie le fila del discorso e trova ancora una volta requie, in un collettore di stili post-punk del passato e del presente, amalgamati dalla sua lamentazione vocale-chitarristica.

E’ un Martsch che ha capito come far suonare i Built To Spill nel filone, più tranquillizzante, del rock formato famiglia; semplicemente, i dosaggi sono diversi, gli incroci sonori per nulla scapestrati, il missaggio affilato e poco coraggioso. Il leader qui dialoga con sé stesso, e smarrisce il polso del compositore. L’organo è dell’ormai rodato Sam Coomes, dei Quasi, ma ci sono anche John MacMahon (cellista - non a caso - di “Perfect From Now On”), Scott Schmaljohn (con Martsch nei Treepeople, altra conferma di una tendenza), e - rullo di tamburi - Paul Leary (Butthole Surfers).

(08/10/2009)

  • Tracklist
  1. Aisle 13
  2. Hindsight
  3. Nowhere Lullaby
  4. Good Ol' Boredom
  5. Life's A Dream
  6. Oy Yeah
  7. Pat
  8. Done
  9. Planting Seeds
  10. Things Fall Apart
  11. Tomorrow
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