Elettrofandango

In Quanto GiÓ Peccato

2009 (Goodfellas et al.)
alt-rock, avant-rock, wave
6.5

Il quartetto veneto degli Elettrofandango si è già messo in mostra con “Radio Taxi” (2007), loro primo album, e soprattutto con una serie di date live improntate a una sanguigna teatralità (suonano spesso mascherati con teste di cavallo), culminate con l’esibizione di supporto a Lydia Lunch, nel maggio 2009. Il loro album di debutto è quindi il manifesto del loro equilibrio, talvolta forzoso, tra scenografia, drammaturgia, ballate da chansonnier, lo-fi, post-wave dark e isterismo latente (con sburre di genere, dal voodoobilly al blues-rock).

“In quanto già peccato” continua il maledettismo a livelli quasi deliranti. “Caino e Ferro” potrebbe essere uno dei capolavori dei Killing Joke, pur accentato di folk-rock e di apocalittica ariosità. Allo stesso modo, la filastrocca a perdifiato di “Formamentis” è esasperata tanto alla maniera di Nine Inch Nails quanto nelle armonie sghembe di Captain Beefheart; così i due scardinati baillamme post-punk di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e “Dal furore alla cenere”.

La compiaciuta teatralità emerge dirompente nella nuova versione della tarantella di “Mandragola” (qui sventrata in scoppi violenti), nel cupo vaudeville con filtri elettronici di “Confessioni di un garibaldino”, nella sceneggiate Waits-iane di “Mi Sigarè” e “Confessioni di un vecchio sporcaccione” (che poi sfocia nel saltarello di “All'ippodròmo”), e nella nenia ubriaca di “Calavera MonAmour”, supportata da continui stacchi acrobatici.

In tutte le sue asperità, tanto difficilotte quanto schiumanti troppo nerbo gratuito, disturbante in tutti i sensi, tende ad arrivare comunque a un risultato portentoso che non si scorgeva dai tempi del mitico post-punk italico: la confluenza tra un’ipotesi machiavellica di post-medioevo e il nostro farfugliante post-industriale, recitata in un idioma sovraccarico di aggettivi.
Accanto ai quattro (Marco Giusto, Giovanni Battista Rizzo, Francesco Montagner, Stefano Scattolin) ci sono “Ragno” Favero, chitarra (e produzione, con Giovanni Ferliga) in “Mandragola”, Remo Remotti voce recitante in “Confessioni di un garibaldino” (su un salmo di Guido Rizzo) e “Confessioni di un vecchio sporcaccione”, Pietro Pontini al violino, Laura Balbinot al cello, Steve Pozza al contrabbasso. Artwork e grafica del creativo trevigiano “eeviac”.

19/10/2009

Tracklist

  1. Caino e Ferro
  2. Calavera MonAmour
  3. Dal furore alla cenere
  4. Formamentis
  5. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
  6. Confessioni di un vecchio sporcaccione
  7. All'ippodròmo
  8. La Danza dei folli
  9. Mandragola
  10. Confessioni di un garibaldino
  11. Mi Sigarè

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