Mountains

Choral

2009 (Thrill Jockey) | ambient

In questo disco potreste trovare cose già sentite, suoni in qualche modo familiari, ricordi, fantasmi, nostalgie o epifanici “moment bienheureux”, eppure la magia sprigionata dai pezzi di “Choral” è qualcosa che va oltre la dimensione di un semplice e melanconico citazionismo. Perché, come nel caso dei Books, quella dei Mountains è una musica saldamente ancorata a un passato non troppo lontano, ma ben conscia del presente. Ma soprattutto è una musica profondamente passionale e intimamente americana, nonostante si dia in livree mutevoli e non di meno sfuggenti.

E’ una storia che parte da lontano, quella di Brendon Anderegg e Koen Holtkamp, amici sin dalle middle school, poi insieme all’istituto d’arte di Chicago in cui ebbero modo di approfondire i loro interessi personali e di scambiarsi idee, influenze e le prime rudimentali composizioni. Quindi la nascita dei progetto Mountains, concepito principalmente come veicolo delle loro performance dal vivo, e di Apestaartje, etichetta personale dove hanno visto luce i loro dischi prima della firma con Thrill Jockey.

Composto a Brooklyn tra l’inverno e la primavera del 2008, “Choral” è il terzo lavoro dei Mountains - non contando la compilaton di "scarti" “Mountains Mountains Mountains” - ed è senza mezzi termini il migliore della serie. Più compiuto e poetico di “Sewn”, più  eterogeneo e multireferenziale dell’omonimo esordio, “Choral” fa della ricchezza armonica il suo punto di forza.
Registrato quasi per intero dal vivo e quasi senza post-produzione, il disco mostra un suono denso, solare, morfinico, ripetitivo e minimale, pur con ampi squarci melodici, capaci di far piangere una statua di bronzo. Ma è la dimensione dell’interscambio tra tradizione e modernità a prevalere, così non meravigliatevi quando scoverete un Fennesz ancor più elegiaco in gita sugli Appalachi (“Telescope”), un John Fahey jammare con i Cluster (“Map Table”), o gli Eno/Fripp di “No Pussyfooting” viaggiare a braccetto con Henry Flynt (“Choral”).

E ancora, non si ricordavano dei Mountains così intensi, ipnotici e romantici (ma non melensi), come in “Melodica”, meraviglia di rarefazione krauta in continuo sfaldarsi basinskiano.
Quando infine il Loren Mazzacane Connors di “Sheets Two” chiude il disco in una quiete paradisiaca, vorresti fuggire in un mondo immacolato. Che meraviglia.

(01/03/2009)

  • Tracklist
  1. Choral
  2. Map Table
  3. Telescope
  4. Add Infinity
  5. Melodica
  6. Sheets Two
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